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Crimini della sicurezza – Yuleisy Cruz Lezcano

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prefazione di Maria Giorgini
vignette di Vauro
Il Ponte Vecchio (Cesena, 2026)
pag. 206
euro 15.00

“Ci sono libri che informano, libri che denunciano e libri che commuovono. “Crimini della sicurezza è un libro che riesce a fare tutte e tre le cose insieme”, Yuleisy Cruz Lezcano affronta il tema degli infortuni sul lavoro con uno sguardo delicato e nello stesso tempo potente, capace di tenere insieme la ricostruzione dei fatti, la memoria delle persone e la forza evocativa della poesia”. Non è stato per avere gioco facile, come si dice, che abbiamo scelto le righe introduttive di Giorgini, segretaria cigiellina, per cominciare a parlare dell’ultima opera della poetessa, scrittrice e attivista di origini cubane che vive a Marzabotto. La prima pagina del libro è amara. Ché mette appunto in scena una tragedia arrangiata da versi veloci e fendenti dell’autrice e un disegno di Vauro, che, per dire dei costi sulla sicurezza ridotti all’osso, porta sulla pagina lo scheletro di un operaio. Poi la testimonianza di un torneo di calcio destinato a fare da memoria di un operario appassionato del campo da gioco, portato via alla famiglia e agli amici dal crollo di una diga. E Pasqualino Zenere abbattuto da un carcinoma. Fra le cose più amare: “(…) Il 29 aprile Mattia uscì di casa presto, come sempre. Nessuno può riconoscere l’ultima volta mentre la sta vivendo. Nel cantiere di via Magellano, a Montebelluna, il lavoro aveva smesso di assomigliare alla dignità. Era diventato una catena di subappalti, responsabilità sparse come polvere nel vento, sicurezza dimenticata dietro la fretta e il profitto. Un carico di quindici quintali di impalcature si sganciò da una gru e lo colpì alle spalle. Così vent’anni finirono in un istante”. Un libro che fa davvero dolore e memoria, critica e interrogativi. “Non esiste dolore d’argilla / che possa farsi fragile e lontana; / la mano si confonde con la ferita / e si scioglie il tempo nella sua tana. / Restano specchi, immagini, assenza / il dolore permane, senza clemenza.”. Noi, figli di operaie e operai, proletari senza prole, siamo incazzati e spaventati.

 

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