
Voices of Human Consciousness
Il nuovo album della batterista e compositrice polacca
Dieci musicisti provenienti da paesi diversi, un album corale dal respiro e dalle influenze internazionali.
Disponibile in cd e digitale dal giugno 2026 per Inner Circle e Teraz Teraz.
Si chiama Voices of Human Consciousness il nuovo album della batterista e compositrice polacca Dorota Piotrowska, disponibile dal 1 giugno 2026 in cd e digitale e pubblicato per le etichette Inner Circle Music e Teraz Teraz.
La musica come linguaggio universale, dall’energetica scena newyorkese fino ai confini dell’Europa. Dieci musicisti provenienti da paesi diversi, riuniti in un album corale, dal respiro e dalle influenze internazionali.
Nata in Polonia e formatasi tra Amsterdam e New York, la batterista Piotrowska ha costruito la propria identità musicale nel confronto continuo tra la scena jazz europea e quella statunitense. Un crocevia in costante fermento, dove forme, culture e linguaggi differenti si incontrano, generando nuove possibilità espressive.
Per questo progetto Dorota ha dato vita all’ensemble Sound Circle, riunendo intorno a sé musicisti diversi per stile e provenienza. Il sassofonista Greg Osby e il contrabbassista Ameen Saleem dagli Stati Uniti, il trombettista Hildegunn Øiseth dalla Norvegia, il pianista Tarek Yamani dal Libano e il percussionista Barbaro Crespo da Cuba. A questi, si aggiungono, in qualità di special guest, la cantante Sanem Kalfa dalla Turchia e la violista Marlena Grodzicka Myślak, il violoncellista Jakub Myślak e il pianista Leszek Możdżer dalla Polonia.
La visione d’insieme di Dorota Piotrowska, compositrice, bandleader e artefice del progetto, rappresenta il filo conduttore che tiene unite personalità artistiche così diverse. Nel guidare l’ensemble, la batterista costruisce uno spazio musicale aperto in cui ogni voce conserva la propria identità, contribuendo al disegno collettivo. La varietà timbrica, culturale e stilistica dell’organico genera così energie e colori sempre nuovi, spesso sorprendenti.
In questo dialogo emergono le differenti sensibilità dei musicisti: dalle pulsazioni ritmiche di matrice cubana alle suggestioni mediorientali, passando per il lirismo europeo e la tradizione afroamericana del jazz. Elementi che non vengono semplicemente accostati, ma assimilati all’interno di una scrittura organica, che trova nel jazz il proprio naturale punto d’incontro.
“Aspettavo il momento giusto per registrare questo album da circa dieci anni. Questo progetto è il mosaico musicale che immaginavo da tempo”, dichiara Piotrowska. “Le composizioni dell’album pongono al centro il dialogo che la musica può generare. Spero che chi ascolti questo lavoro possa trovare qualcosa capace di ispirare.”
A completare l’opera, la copertina di Wojciech Siudmak, tra i più importanti pittori polacchi contemporanei ed esponente del realismo fantastico, la cui immaginazione visionaria dialoga perfettamente con la dimensione evocativa dell’album.
Voices of Human Consciousness è il risultato di un lungo percorso artistico e umano: un’opera che trasforma provenienze, esperienze e linguaggi differenti in una conversazione aperta, dimostrando come la musica possa ancora essere uno spazio di incontro, ascolto e costruzione di nuove connessioni.
Dorota Piotrowska è una batterista jazz, compositrice e bandleader polacca, riconosciuta come una delle figure più interessanti nella scena jazz europea e newyorkese che si è distinta per il suo swing profondo, definito dal grande Greg Hutchinson come “un approccio rigenerante che fonde Tony Williams, Elvin Jones e la sua personalissima voce”. Dopo otto anni di formazione e attività professionale a New York, ha sviluppato una carriera internazionale che l’ha portata a esibirsi in prestigiose sale come Carnegie Hall, Lincoln Center e Konserthuset di Stoccolma.
Nel corso della sua carriera ha collaborato con artisti quali Jeremy Pelt, Anthony Wonsey, Curtis Brothers, Cæcilie Norby e Jan Lundgren, partecipando a numerose produzioni discografiche, tra cui Sisters in Jazz pubblicato da ACT Music. Diplomata alla The New School for Jazz and Contemporary Music di New York, è inoltre fondatrice e direttrice artistica del programma educativo New York Jazz Masters.
FORMAZIONE
Greg Osby – sassofono contralto
Hildegunn Øiseth – tromba e bukkehorn
Tarek Yamani – piano
Ameen Saleem – contrabbasso
Dorota Piotrowska – batteria & percussioni
Barbaro Crespo “Machito” – congas, udu, voce
Special guest:
Sanem Kalfa – voce
Marlena Grodzicka Myślak – viola
Jakub Myślak – violoncello
Leszek Możdżer – piano
www.dorotapiotrowska.com
www.innercirclemusic.com
Gaito Ufficio Stampa e Promozione
Guido Gaito

Intervista
Davide
Hai dichiarato di aver aspettato circa dieci anni per registrare questo album, definendolo il mosaico musicale che immaginavi da tempo. Cosa ha fatto scoccare, finalmente, la scintilla decisiva dopo così tanto tempo? E, pensando a questo mosaico ideale, quali sono le tessere fondamentali che hai voluto accostare e verso quale più ampio disegno?
You have said that you waited almost ten years to record this album, describing it as the musical mosaic you had envisioned for a long time. What finally sparked the decisive moment after so many years? And, thinking about this ideal mosaic, what were the essential pieces you wanted to bring together, and toward what larger vision?
Dorota
Ci sono voluti quasi dieci anni per trovare il coraggio e la visione necessari a esprimere chi sono come artista. Quando ho lasciato New York per tornare in Polonia, ho preso la decisione consapevole di mettere su famiglia. I miei figli sono nati proprio all’inizio della pandemia e, com’è naturale, sono diventati il centro del mio mondo.
Man mano che crescevano, ho pian piano ritrovato lo spazio per tornare a me stessa come artista. Allo stesso tempo, mi sono resa conto di sapere finalmente quale storia volevo raccontare e, cosa forse ancora più importante, con chi volevo raccontarla.
Il mosaico è composto da tutti i luoghi, le amicizie e le esperienze che mi hanno formata negli ultimi vent’anni. Ogni musicista presente in questo album rappresenta un capitolo importante di questo viaggio. Insieme creano qualcosa di molto più grande della somma delle singole parti: un dialogo musicale tra culture che riflette sia le nostre differenze, sia ciò che condividiamo fondamentalmente come esseri umani.
It took almost ten years for me to find courage and vision necessary to express who I am as an artist. When I left New York and returned to Poland, I made a conscious decision to start a family. My children were born just as the pandemic began, and naturally they became the center of my world. As they grew older, I slowly found space to return to myself as an artist. At the same time, I realized that I finally knew what story I wanted to tell and, perhaps even more importantly, who I wanted to tell it with.
The mosaic is made of all the places, friendships, and experiences that shaped me over the last twenty years. Each musician on this album represents an important chapter of that journey. Together they create something much bigger than the sum of its parts—a musical dialogue between cultures that reflects both our differences and what we fundamentally share as human beings.
Davide
Il titolo dell’album è forte e profondo. In che modo la tua musica si fa specchio dell’anima per dare voce alla coscienza umana, e cosa speri che si risvegli dentro chi la ascolta? Qual è il tema profondo che fa da filo conduttore?
The album’s title is powerful and profound. In what way does your music become a mirror of the soul, giving voice to human consciousness? And what do you hope will awaken within those who listen? What is the deeper theme that runs through the album?
Dorota
Il titolo “Voices of Human Consciousness” (Voci della Coscienza Umana) racchiude diversi livelli di significato.
Il tema più profondo è la connessione umana. Come esseri umani abbiamo tutti la nostra “voce” individuale ma, a prescindere dal paese o dalla cultura, attingiamo a un unico flusso di coscienza. Questa idea è potente perché può invitarci ad ascoltarci l’un l’altro con più attenzione. Credo che la musica da sola non possa risolvere le divisioni del mondo, ma se questo album riuscirà a creare anche solo un breve momento di riflessione, un senso di meraviglia per la bellezza della diversità del nostro mondo o una sensazione di pace interiore, allora avrà raggiunto il suo scopo.
Il titolo parla anche dei tempi in cui viviamo. Mentre l’intelligenza artificiale entra sempre più nei campi creativi, volevo dare vita a un album che celebrasse ciò che è unicamente umano: le nostre emozioni, i ricordi, l’intuizione, le imperfezioni e le identità culturali. Volevo celebrare il puro flusso di coscienza che si esprime nel momento della creazione — nel nostro caso in studio, dove l’ascolto intenso e la presenza nel momento presente si manifestano in musica. Riceviamo una pagina piena di pallini neri, ma è attraverso questo flusso di coscienza che possiamo renderla viva e meravigliosa. Nessun algoritmo può riuscirci. Credo che ci debba essere ricordata la forza e il potere che tutti noi portiamo dentro.
The title “Voices of Human Consciousness” has several layers of meaning. The deeper theme is human connection. As humans we all have our individual “voice” but no matter what country or culture, we draw from one stream of consciousness. This idea is powerful because it can invite us to listen more carefully to one another. I believe music alone cannot solve the world’s divisions, but if this album creates even a brief moment of reflection, a sense of wonder at the beauty of our world’s diversity, or a feeling of inner peace, then it has fulfilled its purpose. The title also speaks to the times we live in. As artificial intelligence increasingly enters creative fields, I wanted to make an album that celebrates what is uniquely human—our emotions, memories, intuition, imperfections, and cultural identities. I wanted to celebrate the pure stream of consciousness that is expressed in the moment of creation – in our case in the studio, where intense listening and being present in the moment manifests in music. We get a page of black dots but it is through this stream of consciousness that we can make it alive and beautiful. No algorithm can achieve this. I think we have to be reminded about the strength and power we all carry within.
Davide
Per dare forma a questo specchio dell’anima hai creato il Sound Circle, riunendo dieci musicisti con stili e background radicalmente diversi. Come hai scelto queste specifiche personalità e come si riflettono le loro diverse anime all’interno del progetto?
To give shape to this mirror of the soul, you created Sound Circle, bringing together ten musicians with radically different styles and backgrounds. How did you choose these particular personalities, and how do their different artistic identities reflect within the project?
Dorota
Sono stata molto attenta nell’assemblare il gruppo. Avevo in mente la visione di un suono specifico, capace di mostrare la diversità del nostro mondo attraverso la musica. Ma la cosa più importante per me era la connessione umana: tutti questi musicisti erano diventati, in un modo o nell’altro, parte del mio percorso artistico e personale. Erano miei amici, mentori e fonti di ispirazione. Sono orgogliosa e profondamente grata che abbiano accettato di collaborare con me a questo album. Alcuni li ho incontrati mentre studiavo nei Paesi Bassi, altri durante i miei anni a New York, e altri ancora attraverso collaborazioni che si sono trasformate in amicizie durature. A unirli non era la geografia, ma l’apertura, la curiosità e la generosità. Ogni musicista porta la propria lingua e la propria cultura all’interno della musica e, insieme, queste voci creano qualcosa che non avrebbe mai potuto essere scritto da una sola persona. Questa è forse la forza più grande di questo album.
I was very careful when assembling the group. I had a vision of a specific sound in mind, one that would show the diversity of our world through music. But the most important for me was the human connection – all these musicians had become, in one way or another, part of my own artistic and personal journey. They were my friends, mentors and inspirations. I am proud and deeply grateful that they agreed to collaborate with me on this album.
Some I met while studying in the Netherlands, others during my years in New York, and others through collaborations that grew into lasting friendships. What united them was not geography, but openness, curiosity, and generosity.
Each musician brings their own language and culture into the music, and together those voices create something that could never have been written by one person alone. That is perhaps the biggest strength of this album.
Davide
Guidare un ensemble di questo calibro richiede un grande equilibrio. Come hai gestito il tuo ruolo di bandleader per garantire a ciascun musicista la massima libertà espressiva, mantenendo però saldo il tuo filo conduttore?
Leading an ensemble of this caliber requires great balance. How did you approach your role as bandleader to give every musician complete artistic freedom while maintaining a clear artistic direction?
Dorota
Per me la leadership si basa sulla fiducia piuttosto che sul controllo. Avevo una visione molto chiara del mondo emotivo che volevo creare ma, all’interno di quello spazio, volevo che ogni musicista si sentisse completamente libero di contribuire con la propria personalità. Non ho mai voluto che questo progetto suonasse come un gruppo di musicisti che esegue le istruzioni di qualcuno. Inoltre, mi fidavo ciecamente delle scelte e delle idee portate da questi meravigliosi musicisti. Tutto ciò di cui avevamo bisogno era un’atmosfera di supporto, amicizia e fiducia, elementi che sono stati tutti presenti durante la registrazione e che credo emergano chiaramente nella musica.
Il jazz si fonda sull’ascolto. Se tutti ascoltano davvero, la musica trova naturalmente il proprio equilibrio.
For me, leadership is based on trust rather than control. I had a very clear vision of the emotional world I wanted to create, but within that space I wanted every musician to feel completely free to contribute their own personality. I never wanted this project to sound like musicians executing someone’s instructions. Besides, I trusted the choices and ideas brought by these wonderful musicians. All we needed was the atmosphere of support, friendship and trust which were all present during the recording and I think it comes out in the music.
Jazz is built on listening. If everyone truly listens, the music naturally finds its own balance.
Davide
L’album è composto sia da brani tuoi che da pezzi scritti da altri membri del progetto come Greg Osby, Tarek Yamani, Hildegunn Øiseth e Kamil Pełka. Come hai gestito questa eterogeneità di voci compositive per fare in modo che l’album mantenesse un’identità organica e fluida?
The album includes compositions by yourself as well as Greg Osby, Tarek Yamani, Hildegunn Øiseth, and Kamil Pełka. How did you ensure that these different compositional voices formed one coherent artistic statement?
Dorota
Quella diversità è stata intenzionale fin dall’inizio. Volevo che l’album parlasse collettivamente piuttosto che individualmente. Invece di cercare di far suonare ogni composizione come se fosse mia, mi sono concentrata sulla creazione di una continuità emotiva attraverso la sequenza dei brani, la scelta della strumentazione e i musicisti stessi.
Compositori diversi hanno portato prospettive diverse ma, poiché lo stesso gruppo di musicisti ha interpretato la musica con una sensibilità condivisa, l’album ha sviluppato in modo naturale una propria identità unitaria.
That diversity was intentional from the beginning. I wanted the album to speak collectively rather than individually. Instead of trying to make every composition sound like mine, I focused on creating an emotional continuity through the sequencing, instrumentation, and the musicians themselves.
Different composers brought different perspectives, but because the same group of musicians interpreted the music with a shared sensitivity, the album naturally developed its own unified identity.
Davide
Nel jazz il drumming ha storicamente un ruolo di motore timbrico e propulsore dinamico. In questo lavoro, come hai utilizzato le percussioni e la tua batteria per tessere la trama narrativa e dialogica dei brani? Che tipo di interazione ritmica, timbrica e melodica hai voluto costruire con gli altri musicisti per gestire lo spazio sonoro complessivo?
In jazz, drumming has traditionally served as both the rhythmic engine and the dynamic force of an ensemble. On this album, how did you use percussion and the drum set to shape the narrative and dialogue within the music?
Dorota
Come batterista, penso sempre al di là del ritmo. In effetti, per me è difficile essere creativa senza l’apporto emotivo della musica che sta dietro al ritmo. Le emozioni che provo mentre suono danno forma ai ritmi e alle orchestrazioni che utilizzo. Queste si attivano come risposta a ciò che accade sul momento. Se registrassimo questo album oggi, suonerebbe in modo completamente diverso.
Gli strumenti a percussione sono come i colori o le sfumature di colore su un dipinto. Aggiungono strati di profondità e coesione. La batteria può creare spazio, tensione, silenzio, movimento ed emozione. A volte la decisione più importante non è cosa suonare, ma cosa tralasciare. Come compositrice, pensavo anche all’architettura generale di ogni brano, assicurandomi che il ritmo sostenesse la storia anziché limitarsi a spingerla in avanti.
As the drummer, I always think beyond rhythm. In fact, it is difficult of me to be creative without the emotional input of music behind rhythm. Emotions I feel when playing shape the rhythms and orchestrations I use. Those are triggered as a response to what happens in the moment. If we recorded this album today, it would sound completely different.
Percussion instruments are like colors or shades of colors on a painting. They add layers of depth and cohesion. The drums can create space, tension, silence, movement, and emotion. Sometimes the most important decision is not what to play but what to leave out. As the composer, I was also thinking about the overall architecture of each piece, making sure that rhythm supported the story rather than simply driving it forward.
Davide
Zdzisław Beksiński e Wojciech Siudmak hanno profondi punti di contatto, tanto da essere considerati, insieme ad artisti come Jacek Yerka, i massimi esponenti della straordinaria scuola polacca del realismo fantastico e del surrealismo del XX secolo. La copertina del disco porta proprio la firma di Siudmak: in che modo questa specifica composizione visiva riflette la dimensione evocativa e profonda della musica di “Voices of Human Consciousness”?
Zdzisław Beksiński and Wojciech Siudmak share deep connections, so much so that they are considered—alongside artists like Jacek Yerka—the greatest exponents of the extraordinary 20th-century Polish school of fantastic realism and surrealism. Given that the album cover bears Siudmak’s signature, in what way does this specific visual composition reflect the evocative and profound dimension of the music on “Voices of Human Consciousness”?
Dorota
Il lavoro di Wojciech Siudmak ha sempre esplorato l’immaginazione, il simbolismo e le dimensioni invisibili dell’esperienza umana. Ho sentito che il suo linguaggio visivo risuonava in modo naturale con il panorama emotivo dell’album.
L’opera d’arte non illustra la musica: apre un’altra porta sullo stesso mondo. L’immagine ha risuonato immediatamente con il concetto che sta alla base del disco. L’occhio centrale simboleggia la coscienza umana: la nostra consapevolezza, la percezione e il modo in cui sperimentiamo sia noi stessi sia il mondo che ci circonda. Le labbra rappresentano la voce umana, il mezzo universale attraverso il quale comunichiamo le nostre emozioni, idee e storie.
Per me, le labbra rosse racchiudono un ulteriore significato. Evocano la voce femminile, che è ancora relativamente sottorappresentata in molti ambiti del jazz, in particolare nella leadership strumentale e nella composizione. Allo stesso tempo, alludono alle mie radici europee, diventando un sottile ponte visivo tra identità, cultura ed espressione artistica.
Insieme, questi simboli riflettono l’idea centrale di “Voices of Human Consciousness”: che ogni voce umana è unica, plasmata dalla propria storia e cultura, eppure capace di entrare in dialogo con gli altri.
The work of Wojciech Siudmak has always explored imagination, symbolism, and the invisible dimensions of human experience. I felt that his visual language resonated naturally with the emotional landscape of the album.
The artwork doesn’t illustrate the music—it opens another door into the same world. The image immediately resonated with the concept behind the album. The central eye symbolizes human consciousness—our awareness, perception, and the way we experience both ourselves and the world around us. The lips represent the human voice, the universal means through which we communicate our emotions, ideas, and stories.
For me, the red lips carry an additional meaning. They evoke the female voice, which is still relatively underrepresented in many areas of jazz, particularly in instrumental leadership and composition. At the same time, they allude to my European roots, becoming a subtle visual bridge between identity, culture, and artistic expression.
Together, these symbols reflect the central idea of “Voices of Human Consciousness”: that every human voice is unique, shaped by its own history and culture, yet capable of entering into dialogue with others.
Davide
Nell’album convivono ritmi cubani o sudamericani, suggestioni ispaniche o mediorientali, jazz afroamericano e musica classica europea. Qual è il motore interiore che ti spinge ad assimilare e ad amalgamare espressioni musicali diverse per farne una tua personalissima sintesi?
The album combines Cuban rhythms, Middle Eastern influences, Afro-American jazz, and European classical lyricism. What inner force drives you to absorb and unite such different musical expressions?
Dorota
La curiosità. Fin dall’infanzia sono sempre stata affascinata dalle diverse culture. Ho studiato Filologia francese, in seguito Relazioni internazionali, e nel corso di tutta la mia vita ho sempre cercato di comprendere sia ciò che unisce le persone, sia ciò che le divide.
La musica è diventata il mio modo di esplorare queste domande perché comunica al di là del linguaggio. Attraverso le amicizie che ho stretto nel corso degli anni, quelle culture sono diventate autenticamente parte della mia stessa vita, e in questo album volevo dare loro una voce
Curiosity. Since childhood I have been fascinated by different cultures. I studied French Philology, later International Relations, and throughout my life I have always tried to understand both what connects people and what divides them.
Music became my way of exploring those questions because it communicates beyond language. Through the friendships I’ve developed over the years, those cultures genuinely became part of my own life, and I wanted to give them a voice on this album.
Davide
La tua formazione alla New School e i complimenti ricevuti da figure come Greg Hutchinson testimoniano un profondo legame con la tradizione. Quale insegnamento dei grandi maestri del jazz senti di aver espresso maggiormente in questo disco?
Your studies at The New School and the praise you’ve received from musicians like Greg Hutchinson demonstrate your deep connection with the jazz tradition. Which lesson from the great jazz masters do you feel is most present on this album?
Dorota
Forse la lezione più importante è l’autenticità.
I grandi musicisti con cui ho avuto la fortuna di studiare non hanno mai incoraggiato l’imitazione. Hanno incoraggiato l’onestà.
Ralph Peterson, Greg Hutchinson, Nasheet Waits o Reggie Workman — ognuno di loro aveva una voce inconfondibile. La loro lezione più grande non è stata come suonare come loro, ma come scoprire la mia stessa voce.
Perhaps the most important lesson is authenticity.
The great musicians I was fortunate enough to study with never encouraged imitation. They encouraged honesty.
Ralph Peterson, Greg Hutchinson, Nasheet Waits or Reggie Workman —all of them had unmistakable voices. Their greatest lesson was not how to sound like them, but how to discover my own voice.
Davide
La tua identità musicale si è formata tra Amsterdam, New York e la Polonia. In che modo l’energia travolgente della scena newyorkese e il lirismo intimo europeo si fondono e si bilanciano all’interno delle tracce di questo album?”
Your musical identity was shaped between Amsterdam, New York, and Poland. How do the energy of New York and the intimacy of Europe meet within this album?
Dorota
La Polonia mi ha dato le mie radici, Amsterdam ha ampliato la mia prospettiva e New York mi ha insegnato il coraggio. La musica europea dà spesso valore allo spazio, al lirismo e alla sottigliezza, mentre New York mi ha insegnato l’intensità, il rischio e la dedizione.
Non vedo questi mondi come opposti. Penso che si completino a vicenda, e “Voices of Human Consciousness” è il luogo in cui si incontrano naturalmente.
Poland gave me my roots, Amsterdam broadened my perspective, and New York taught me courage. European music often values space, lyricism, and subtlety, while New York taught me intensity, risk, and commitment.
I don’t see these worlds as opposites. I think they complement each other, and “Voices of Human Consciousness” is where they naturally meet.
Davide
Come musicista va ricordata la tua presenza come batterista e co-creatrice in diversi album di livello globale; tra le partecipazioni più importanti spicca quella in ‘Sisters in Jazz’ di Cæcilie Norby per la prestigiosa etichetta ACT Music, un progetto fondamentale per il jazz europeo tutto al femminile. La tua splendida bravura, il tuo swing profondo e la tua straordinaria sensibilità tecnica dimostrano quanto la musica sia pura espressione di talento, senza barriere di genere. Eppure, nel mondo dell’arte e della musica si avverte ancora spesso il preconcetto che vuole determinati ruoli — come la direzione d’orchestra o la batteria — quasi come un esclusivo appannaggio maschile. Nel corso del tuo percorso artistico, ti sei mai scontrata con questo tipo di pregiudizio e come hai affrontato queste dinamiche seguendo il tuo talento e credendo nella tua visione?
As a musician, your presence as a drummer and co-creator on several world-class albums must be highlighted; among your most notable collaborations is your performance on Cæcilie Norby’s Sisters in Jazz for the prestigious ACT Music label, a seminal project for all-female European jazz. Your wonderful skill, deep swing, and extraordinary technical sensitivity demonstrate how music is a pure expression of talent, free of gender barriers. Yet, in the worlds of art and music, there is still an analytical prejudice that often views certain roles—such as conducting or drumming—as almost exclusively male domains. Throughout your artistic journey, have you ever encountered this type of bias, and how did you navigate these dynamics while staying true to your talent and believing in your vision?
Dorota
Certamente ci sono stati momenti in cui sono stata sottovalutata semplicemente perché ero una donna dietro la batteria. A volte ci voleva un po’ di tempo prima che “i ragazzi” accettassero la mia presenza, invece di dileguarsi durante le jam session. Ma non ho mai voluto che la mia carriera diventasse un dibattito sul genere. Volevo che riguardasse la musica. Quindi ero lì, a prescindere da tutto. Ho ascoltato, ho imparato, sono diventata un membro della famiglia musicale e ho guadagnato il rispetto necessario; a quel punto il genere è passato in secondo piano. La mia voce interiore, unita alla fiducia e al sostegno dei miei mentori, mi ha sempre dato il coraggio di non arrendermi.
Se la mia presenza sul palco incoraggia le ragazze più giovani — o anche le donne più grandi — a credere che anche il loro posto sia lì, allora questo è qualcosa a cui attribuisco un valore profondo.
Of course there were moments when I was underestimated simply because I was a woman behind the drums. Sometimes, it took some time before “the guys” would embrace my presence instead of disappearing during jam sessions. But I never wanted my career to become a conversation about gender. I wanted it to be about music. So I was there, regardless. I listened, I learned, I became a member of the musical family and I gained the necessary respect and gender became secondary. My inner voice combined with the trust and belief of my mentors always gave me courage not to give up.
If my presence on stage encourages young girls—or even older women—to believe they belong there too, then that is something I value deeply.
Davide
Tu sei anche fondatrice e direttrice del programma New York Jazz Masters e credi nella musica come linguaggio universale. Quale messaggio speri che i giovani musicisti e gli ascoltatori traggano da un’opera così variegata, corale e interculturale?
As founder of New York Jazz Masters, what message do you hope young musicians and listeners will take away from such an intercultural project?
Dorota
Spero che comprendano che la grande musica, così come le grandi conversazioni, inizia dall’ascolto. Non solo ascoltare le note, ma ascoltare le persone e le storie che ci sono dietro.
La tecnica è importante, ma la curiosità, la generosità e l’apertura mentale sono altrettanto fondamentali. La musica cresce attraverso il dialogo, e spero che questo album incoraggi le persone a rimanere curiose nei confronti del mondo e degli altri.
La musica è così bella perché
I hope they understand that great music just as great conversations begin with listening. Not only listening to notes, but listening to people and to stories behind them.
Technique is important, but curiosity, generosity, and openness are equally important. Music grows through dialogue, and I hope this album encourages people to remain curious about the world and about one another.
Davide
L’album si chiude con due splendide tracce: ‘Circle 1’ e ‘Circle’, quest’ultima cantata da Sanem Kalfa, un’artista le cui canzoni parlano profondamente delle donne, della loro forza, del potere, dell’amore e del dolore che sperimentano. La tromba qui richiama lo stile splendido e sussurrato di Jon Hassell, fautore della Fourth World Music fatta di tecnologie d’avanguardia ed elementi etnici, con un suono modificato per ricordare proprio il canto e la voce umana. In questo dittico finale è straordinario il dialogo tra la voce di Kalfa e lo strumento di Hildegunn Øiseth. Com’è nato questo brano e perché hai scelto proprio questa atmosfera per chiudere un viaggio musicale così profondo?”
The album closes with two splendid tracks: “Circle I” and “Circle,” the latter featuring vocals by Sanem Kalfa, an artist whose songs speak profoundly of women—their strength, power, love, and the pain they experience. The trumpet work here recalls the beautiful, whispered style of Jon Hassell, the pioneer of Fourth World music that blends avant-garde technology with ethnic elements, utilizing a modified sound explicitly meant to evoke the human voice. In this closing diptych, the dialogue between Kalfa’s voice and Hildegunn Øiseth’s instrument is extraordinary. How did this piece come together, and why did you choose this exact atmosphere to close such a profound musical journey?
Dorota
Visto come un’unica composizione estesa, “Circle” è probabilmente il brano più personale dell’intero album.
L’ho scritto principalmente di notte, dopo che i miei figli si erano addormentati. Parla dei modelli ricorrenti nelle nostre vite — a volte tramandati di generazione in generazione — e della possibilità di trasformazione. Per me è quasi una preghiera.
Sanem Kalfa e Hildegunn Øiseth hanno portato una sensibilità straordinaria in questo pezzo. Il loro dialogo sembra quasi quello di due voci umane in cerca di guarigione, e non avrei potuto immaginare una conclusione più adatta per l’album.
Inizialmente erano stati registrati come un unico lungo brano, che poi abbiamo diviso in un’introduzione, “Circle I”, e nella traccia “Circle”. L’edizione in vinile mantiene la versione originale del brano.
Seen as one extended composition, “Circle” is probably the most personal composition on the album.
I wrote it mostly at night after my children had fallen asleep. It speaks about recurring patterns in our lives—sometimes inherited through generations—and about the possibility of transformation. For me, it is almost a prayer.
Sanem Kalfa and Hildegunn Øiseth brought extraordinary sensitivity to the piece. Their dialogue feels almost like two human voices searching for healing, and I couldn’t imagine a more fitting conclusion to the album.
Initially they were recorded as one long piece which we divided into and intro :”Circle I” and “Circle”. The vinyl edition keeps the original version of the track.
Davide
Cosa seguirà?
What comes next?
Dorota
Il prossimo passo è portare questa musica al pubblico di tutto il mondo.
Stiamo sviluppando il capitolo successivo di “Sound Circle” e costruendo la squadra giusta per sostenere il suo futuro internazionale. Allo stesso tempo, continuo a comporre, perché sento già che questo album non è la fine di un viaggio: ci sono ancora molte storie non raccontate nella mia testa, che aspettano solo di vedere la luce.
The next step is to bring this music to audiences around the world.
We are developing the next chapter of “Sound Circle”’ and building the right team to support its international future. At the same time, I continue composing, because I already feel that this album is not the end of a journey—there are many stories untold in my head, already waiting to see daylight.
Davide
Grazie e à suivre…