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The Rehab Diaries – Filippo Annibali

4 min read

prefazione di Davide Giannella
Nero (Roma, 2026)
pag. 299
euro 23.00

La prima meraviglia di questo romanzo di Annibali l’ho ricevuta addirittura dalla composizione tipografica della copertina, e poi la successiva dal fatto che la stessa fu ricevuta in sogno da Giorgio Orbi dall’autore stesso autore.

Filippo Annibali, alias Phil Sick, è nato a San Vito al Tagliamento la notte di Natale del 1976. Ha vissuto a Los Angeles, a Londra, sulla Cassia profonda, in Umbria, alcuni reahb, diversi palchi, migliaia di autobus notturni. Per molto tempo, al suo fianco un cane sordo di nome Tappo. La sua opera letteraria rimasta inedita è in corso di pubblicazione da parte di Nero.

Annibali è morto nel 2024. E davvero sono molto sconvolto per non averne sentito parlare prima, per non aver letto mai cose sue. Ho un grande debito. Mai potrò colmarlo interamente, ma qualcosa proverò davvero a farlo.

Nelle prime pagine sentiamo dai Cesaroni a Tondelli, con tanto di metafora che cita Hitler e, quasi allo stesso tempo, Carlo Rambaldi; sino, addirittura, a Morgan e Paolo Brosio, sì davvero quel Brosio…

Inutile specificare che in qualche misura l’ambientazione ci porta a vedere e pensare la comunità di San Patrignano, con tanto ovviamente di critica feroce al modello di contenzione della struttura romagnola. Qui la lingua di Filippo Annibali si scioglie nel racconto di un testimone diretto, dopo che già ci ha dimostrato quanto e come possa funzionare il rapporto diretto con le droghe: in mente accade allora l’immagine-ricordo a una scena proprio tondelliana, dove un tossicodipendente si buca nei bagni di una stazione. In tutto ciò inizia a montarsi l’ulteriore scenografia, quella del Reahb dentro il quale è spesso ambientata la storia: ed ecco che Annibali ci presenta il metodo di comunicare all’interno del posto: Radio Isola.

Due tipi di tossici, esistono. Ce lo ricorda Annibali. Ed esiste il Sert con il dottore un poco Sordi del film che sappiamo (Terzilli) e la psicologa, invece professionista più professionale. Che sente cantare la Preghiera del Serenase. Verso il natale dei tossici, ancora. Ancora con il narismo come gioco.

Questo libro è stato una rivelazione. Una delle poche opere partorite dall’editoria moderna in grado di uscire dal mucchio dei libri di consumo, delle pubblicazioni richieste comandate e volute dalla contingenza economica di questa domanda di banalità diffusa, di testi scritti tutti assecondando gli stessi temi e gli stessi argomenti.

Con la lingua di Annibali che, sarà anche perché adesso ho queste limitazioni, ci ricorda la passione estrema degli scatti del fotografo riminese Marco Pesaresi. Purtroppo anch’egli morto troppo giovane.

 

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