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Pyramidice

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gioco per 1-4 persone

Autore: Luigi Ferrini

Editore: MS Edizioni (www.msedizioni.it)

L’Antico Egitto è un’ambientazione che i giochi da tavolo hanno sfruttato da sempre, abbiamo titoli che sono diventati dei classici, come Ra, Kemet, Ankh, Amun-Re, Thebes, Cleopatra e la Società degli Architetti, e che hanno attinto a piene mani dalla sua storia, dall’architettura e dal ricco pantheon di divinità (nonché dai nomi storici). Nel 2023 è stato pubblicato questo “Pyramidice”, un gioco di gestione risorse e gestione dadi (sia da lanciare che da impilare, e a chi non piace impilare i dadi?), che ha potuto beneficiare di una presentazione fuori dal comune, ovvero una serata organizzata al Museo Egizio di Torino, dove chi è intervenuto ha potuto provare il gioco tra le sculture esposte nella Galleria dei Re; difficile immaginare un’atmosfera più adatta di questa. Ma vediamo nel dettaglio come è stato realizzato il gioco…

La scatola è di dimensioni medie (come quella di “Carcassonne”) e contiene:

– plance per le piramidi e la Sfinge,

– plance per i giocatori,

– segnalini di legno,

– dadi standard a sei facce,

– vari mazzi di carte,

– segnalini di cartoncino,

– il regolamento (in italiano).

I materiali sono di buona qualità, con cartoncino spesso, i segnalini di legno sagomati (a forma di lavoratori e di gatti), i dadi sono grandi e facili da maneggiare e le carte leggermente telate (non si manipolano spesso; quindi, si possono usare senza imbustarle); unica eccezione le plance giocatore, che sono realizzate in cartoncino sottile (secondariamente, il segnapunti poteva essere realizzato con incavi per aumentare la stabilità delle pedine, quindi ci vuole un po’ di attenzione per evitare urti che le possano spostare). Le carte sono ben illustrate, soprattutto quelle delle divinità, numerose e ognuna con la propria personalità (mentre le carte Progetto e Scarabei sono più blande). La maggior parte delle carte ha solo dei simboli, ma ce ne sono anche con scritte in lingua; quindi, conviene giocare con l’edizione in italiano.

Per preparare una partita si dispongono le piramidi (di Cheope, Chefren e Micerino, in numero corrispondente ai giocatori meno uno), la Sfinge (dove si metteranno i segnapunti, le tessere Riposo e i quattro dadi Preghiera), si prepara un mazzo di carte Divinità (in base al numero dei giocatori) e se ne scoprono tre; si piazzano i dadi Pietra (sempre in numero relativo a quello dei giocatori), la tessera Faraone e si preparano le riserve dei lavoratori e dei gatti. Ogni giocatore riceve una plancia, dove mette quattro lavoratori, un dado Pietra e un gatto, il segnapunti del proprio colore (per tenere traccia dei punti Fama, ovvero dei punti vittoria), poi pesca una carta Progetto (da tenere segreta) e due carte Scarabeo (userà il potere speciale di una, mentre l’altra andrà scartata). Infine, si sceglie il primo giocatore e si può iniziare.

Nel proprio turno il giocatore dovrà scegliere se effettuare un Lavoro o un Riposo, ovvero, nel caso di un turno di Lavoro dovrà eseguire queste fasi:

– spostare tutti i dadi sulla propria plancia nella Cava (sotto la Sfinge),

– prendere e lanciare tanti dadi quanti sono i lavoratori sulla propria plancia (scegliendo tra Pietra e Preghiera), potendo, una sola volta nel proprio turno, rilanciare tutti i dadi ancora inutilizzati,

– usare i dadi in queste azioni: ottenere una carta Divinità (pagandone il costo in dadi, lavoratori e/o gatti) e piazzarla a lato della propria plancia (d’ora in poi il suo potere, se è di tipo continuo, si attiverà); mettere un dado Pietra sulla piramide (utilizzando le eventuali risorse indicate, e ottenendo tanti punti vittoria quanto indicato dal numero sul dado; notare che la piramide più grande può contenere tre livelli di dadi, quella intermedia due, ovvero si potrà piazzare un dado sopra un quadrato di due dadi per due); attivare il potere speciale di una Divinità (che andrà girata); spendere un dado qualsiasi per scartare una carta Divinità e pescarne una nuova; spendere due dadi qualsiasi per ottenere un punto vittoria. Notare che scartando un gatto si potrà modificare di una unità il risultato di un dado (utile per spenderli nell’acquisto di Divinità o per piazzare un valore preciso in una piramide).

– una volta eseguite tutte le azioni che si vuole i dadi inutilizzati vanno rimessi nella cava, e si controlla quante Divinità si posseggono, nel caso in cui siano superiori a lavoratori e gatti posseduti, si dovrà scartare una propria Divinità. Se ci sono meno di tre carte Divinità sotto la Sfinge, andranno pescate per riportarle a tre; infine si riattivano le proprie Divinità utilizzate e si passerà il turno al giocatore successivo.

Se invece il giocatore sceglie un turno di Riposo, allora dovrà attivare le Divinità particolari che eventualmente possiede; poi prenderà e attiverà una tessera Riposo tra quelle sotto la Sfinge, ottenendo i vantaggi indicati; infine riattiva le Divinità utilizzate, se ha tre tessere Riposo dovrà rimetterle sotto la Sfinge, scartare e ripescare una carta Divinità (sempre tra quelle sotto la Sfinge) e passare il turno al giocatore successivo.

La partita procede in questo modo fino a che durante il turno di un giocatore non avviene una di queste due condizioni: è stato preso l’ultimo dado Pietra dalla riserva, è stata pescata l’ultima Divinità dal mazzo; il giocatore corrente prenderà la tessera Faraone, e quando il turno tornerà a lui e lo completerà, la partita sarà terminata.

Ogni giocatore aggiungerà al proprio punteggio i punti per gli Scarabei, le carte Divinità, e quelli per le condizioni indicate dal Progetto (ovvero disposizioni di valori particolari sui dadi delle piramidi). Il giocatore con il punteggio più elevato vincerà la partita; in caso di parità si controlleranno le risorse (lavoratori e gatti) e in caso di ulteriore parità si condividerà la vittoria.

La struttura di gioco è apparentemente lineare, si svolge un turno di Riposo per ottenere risorse, e un turno di Lavoro per impiegarle, ma ci sono comunque tante scelte da fare: nel turno di Lavoro la scelta è tra impiegare i dadi per ottenere una Divinità o per costruire, nel primo caso bisogna valutare tra le carte offerte quale sia la più adatta per ottenere vantaggi successivamente, e quindi bisogna avere le risorse necessarie per ottenerla, secondariamente, gli spazi per le risorse sulla propria plancia sono limitati (massimo otto) e quindi non se ne gestiranno mai grandi quantità (per cui ogni singola risorsa ha la sua importanza); anche ottenere molte Divinità può essere un problema, perché conservarle significa tenere impegnate risorse senza poterle utilizzare, quindi bisogna essere pronti a rinunciare a quelle Divinità che non si possono più mantenere (e quindi anche qui fare la scelta più corretta su quale rinunciare).

Non c’è interazione diretta tra i giocatori, ma c’è la possibilità di ostacolare l’avversario prendendo una Divinità che poteva essergli utile, costruire in determinati punti delle piramidi (ma le carte Progetto sono segrete, quindi questo aspetto è difficile da sfruttare); notare che anche usare molti dadi nel propri turno può essere controproducente, visto che diventeranno disponibili per il giocatore successivo (viceversa, lasciargli pochi dadi può essere una buona mossa per ostacolarlo).

La varietà delle partite è garantita da quali carte Divinità si otterranno (e in pochi giocatori non si vedranno tutte in una partita) e da quale carta Scarabeo si è scelta all’inizio (e quindi su quale abilità speciale si potrà contare durante la partita); poi c’è da mettere in conto l’aspetto aleatorio: i dadi si possono “aggiustare” utilizzando i gatti, ma non sempre è fattibile o vantaggioso farlo, e quindi si deve tenere pronto un piano alternativo da usare quando otteniamo dal lancio dei risultati sfavorevoli.

Per il gioco in solitario si prepara una partita in due giocatori, contro un “Grande architetto” che gioca con regole automatiche; nel gioco sono presenti quattro architetti (sul retro delle plance giocatore) con un potere speciale che determina uno tra quattro livelli di difficoltà (conviene partire con quello più basso, e aumentarlo una volta ottenuta la vittoria).

Il giocatore utilizza le regole standard (unica eccezione è che non si usano le carte Scarabeo), mentre l’architetto svolte il proprio turno in questo modo:

– prende la carta Divinità col valore più alto,

– prende un dado Pietra dalla cava e lo lancia, se il valore corrisponde a una tessera Riposo, la prende e la piazza sopra la propria plancia (ottenendone l’eventuale valore in punti), se tutti gli spazi sono completati le tessere Riposo andranno rimesse nella Sfinge, poi si scarterà una Divinità e si rimetterà il dado nella cava; se invece il valore corrisponde a uno spazio vuoto il dado verrà utilizzato per costruire una piramide (ottenendo i punti relativi e cercando di seguire quanto indicato dalla carta Progetto). Le condizioni di fine partita rimangono inalterate, così come il calcolo dei punti, l’unica eccezione è che in caso di parità, vince l’architetto.

In conclusione, abbiamo un gioco dall’ambientazione sempre ricca di fascino, che si gioca in un tempo contenuto (intorno all’ora), dal costo non eccessivo, e dalle regole tutto sommato semplici (sulle plance ci sono simboli che ricordano sempre le opzioni a disposizione); la stanza in cui giocate non avrà la stessa atmosfera del Museo Egizio (a meno che non siate Zahi Hawass), ma potrete sempre sopperire con l’immaginazione (e magari con una buona dotazione di gatti).

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