“Cross River People”, il nuovo romanzo dello scrittore, regista, sceneggiatore e attore italo-americano Joshua Sinclair.

Casa Editrice: Selvatiche Edizioni – Seed
Collana: Fameliche
Genere: Narrativa storica e sociale
Pagine: 448
Prezzo: 22,00 €
Codice ISBN: 979-1281923195
“Cross River People” di Joshua Sinclair racconta una storia intensa e drammatica ambientata durante l’espansione coloniale britannica in Africa Occidentale, concentrandosi sulle profonde contraddizioni morali che l’hanno accompagnata. L’interesse dell’autore è rivolto al modo in cui quel sistema politico e culturale riuscì a convincere degli uomini e delle donne, sinceramente persuasi di operare per il bene, a partecipare più o meno consapevolmente a un progetto di dominio destinato a lasciare delle ferite profonde.
In questo romanzo i ruoli di vittima e carnefice sono spesso sfumati: vi sono colonialisti mossi da buoni propositi e nativi oppressi che non esitano a spargere sangue innocente; vi sono missionari che utilizzano la fede come strumento di dominio e altri che invece vogliono davvero portare compassione e cura in una terra martoriata, specialmente dalla lebbra. La responsabilità individuale emerge dunque come uno dei cardini della narrazione: ogni personaggio è chiamato a confrontarsi con le proprie convinzioni, con il proprio ruolo e con il prezzo delle proprie scelte.
Tutto ciò fa di quest’opera una storia di prese di coscienza: l’ingerenza in Africa dell’impero britannico, con le sue mire espansionistiche e con la sua granitica certezza di rappresentare il vertice della civiltà occidentale, porta come conseguenza nefasta la distorsione nella percezione del diverso. Gli africani sono visti come esseri inferiori, e come tali vengono trattati: come bestie da lavoro, come schiavi, come fragili soggettività da manipolare. Alcuni dei personaggi, però, tenteranno di cambiare le cose: Francis Conrad, medico del lebbrosario di Tada Kupela, ed Emma Elizabeth Stanford, l’esempio puro di coscienza ridestata, e di dedizione totale verso i più bisognosi.
Joshua Sinclair pone inoltre al centro della narrazione il concetto di memoria: la trama si svolge come un lungo confronto con il passato, come un tentativo di comprendere ciò che, per troppo tempo, è rimasto taciuto o raccontato soltanto dal punto di vista dei vincitori. La scelta di inserire la vicenda in una comunità segnata dalla lebbra amplia ulteriormente il significato dell’opera; questo morbo, infatti, riguarda tanto la sofferenza fisica quanto quella interiore: i malati vengono isolati, temuti, dimenticati. Una dinamica che richiama, su un piano più ampio, il destino delle popolazioni sottoposte al dominio coloniale: private della propria autonomia e dignità pezzo dopo pezzo, proprio come fa la lebbra che divora lentamente ma inesorabilmente il corpo.
“Cross River People” ci ricorda che i meccanismi attraverso cui una cultura costruisce l’immagine della propria superiorità non appartengono soltanto al passato: ancora oggi assistiamo infatti ad episodi sconvolgenti in cui la vita umana sembra perdere di valore agli occhi di chi si sente detentore di una verità assoluta, a cui solo gli stolti possono credere.
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