
L’album “Sentieri” del chitarrista jazz Daniele Morelli è un racconto sonoro che unisce influenze geografiche e culturali distanti, pubblicato dall’etichetta di Bruxelles OFF Rècord.
Il concetto e le sonorità
Il disco nasce dall’esperienza transoceanica del musicista toscano, che vive e lavora stabilmente tra l’Italia e il Messico. Questo costante movimento si riflette in un jazz contemporaneo contaminato dalla musica tradizionale italiana e dai ritmi dell’America Latina. La figura simbolo dell’album è il camaleonte, inteso come metafora della vita: un animale che cambia, si adatta e si ridefinisce continuamente senza mai fermarsi.
“Sentieri” è un album introspettivo che esplora le molteplici fasi del viaggio della vita. Attraverso ogni brano, ho cercato di catturare momenti di cambiamento, crescita e riflessione.
Il camaleonte incarna il passaggio della vita stessa: in costante mutamento, adattamento e ridefinizione della propria identità. Proprio come noi, si muove attraverso ambienti diversi, mai statico, sempre in divenire.
Nato in Toscana nel 1984 (originario di Forcoli), Daniele Morelli inizia precocemente il suo percorso musicale studiando pianoforte classico a 7 anni e chitarra a 11. Approfondisce in seguito lo studio del jazz a Siena. Il suo stile musicale è caratterizzato da un’apertura costante verso generi differenti. Inizia con il blues, per poi avvicinarsi alla world music (musica africana, turca e indiana) grazie all’esperienza nell’Orchestra Atmaniam. Nel 2004 fonda il progetto rock progressive Milvus, con cui registra due album e si stabilisce per un anno ad Amsterdam. Da circa dieci anni vive e lavora stabilmente facendo la spola tra l’Italia e il Messico (principalmente tra Città del Messico e Oaxaca). Qui ha fondato diverse formazioni, come il Daniele Morelli Standard Trio, la Dada Beat Orchestra e il Gruppo Tsikuaki, quest’ultimo noto per fondere il jazz con la musica tradizionale indigena Wixarika del deserto messicano.
https://stilll-off.bandcamp.com/album/sentieri
La formazione e gli ospiti
Per dare vita a queste sfumature, Morelli ha riunito un gruppo di musicisti dalle diverse radici artistiche:
- Tommaso Iacoviello alla tromba
- Federico Bertelli all’armonica.
- Fabio Di Tanno al contrabbasso.
- Abraham López Calderón alla batteria.
La tracklist
Tè negro
L’aruspice
Perso in un sogno
Tsikuaki
Cinco pètalos
Onde
Moodscape
El beso del agave
Tra i silenzi
La ruota della memoria
Suspiros
Cambiaventi
Bosque de niebla
Sentieri
Intervista
Davide
Ciao Daniele. Il tuo percorso artistico è un vero e proprio viaggio geografico e sonoro. Se guardiamo alla tua evoluzione — dall’esordio prog-rock con i Milvus nel 2007 alla svolta solista jazz di Misión Azul nel 2016 ispirata al Messico, fino alle sperimentazioni concettuali di Consistenza Umana del 2024 dedicate alla storia di NOF4 al manicomio di Volterra — si nota una costante ricerca antropologica e spirituale. Come si inserisce il tuo nuovo album Sentieri in questo variegato cammino esplorativo? Cosa porta con sè del tuo passato e in cosa, invece, segna un’evoluzione?”
Daniele
Ciao Davide. Sì, Sentieri è un album dove esploro diverse direzioni, sia a livello compositivo che a livello sonoro. Penso che a differenza degli album precedenti dove mi concentravo su alcune caratteristiche o concetti precisi, in questo album si uniscono vari aspetti sonori del mio intendere la musica e cerco di esplorare appunto più sentieri, a volte dolci a volte impervi. Credo che è quindi un album che porta con sè tutte le mie esperienze passate ma con un nuovo livello compositivo e immaginativo.
Davide
Entrando nel vivo del nuovo album: come sono nate concretamente queste composizioni e attorno a quali temi si sviluppano i tuoi ‘sentieri’ musicali? Ma soprattutto, guardando alla mappa ideale di questo viaggio, dove confluiscono alla fine questi percorsi? Esiste un principale luogo dell’anima verso cui converge tutto il disco?
Daniele
Tutte queste composizioni sono nate in un periodo vissuto a Città del Messico, in solitudine proprio per dedicarmi alla composizione in una maniera forse più viscerale rispetto agli album anteriori. L’anima è un mistero e la musica è una forma artistica che può aiutare a decifrarla. La vita è fatta di ricordi e i ricordi di emozioni. In questo album cerco di andare a cercare questi ricordi del passato e raccontarli attraverso l’armonia e le melodie. Più che risposte credo che questo album sia pieno di domande. Domande a volte antiche a volte misteriose e che non cercano davvero delle risposte ma solo vivere emotivamente delle circostanze.
Davide
In copertina spicca il primo piano di un camaleonte dai colori vividi, un animale che da sempre evoca la metafora dell’adattabilità e della resilienza. Questo simbolismo ha però una doppia faccia: da un lato c’è l’aspetto positivo della crescita personale, dell’introspezione e della capacità di accogliere il cambiamento con serenità; dall’altro, la sfumatura più ambigua dell’opportunismo o della dissimulazione. Nel contesto di Sentieri, cosa rappresenta per te questo animale e come si posiziona tra questi due estremi? In che modo la sua intrinseca dualità si riflette nelle atmosfere e nei contrasti musicali dell’album?
Daniele
Il camaleonte rappresenta la capacità di affrontare situazioni nuove e mutevoli. In questo caso per me è un simbolo di evoluzione personale, di crescita e rinnovamento. Indica la capacità di assumere ruoli diversi o di muoversi con agilità tra contesti differenti. Per me è importante nella musica la capacità di sperimentare e allo stesso tempo di adattarsi a diversi contesti.
Davide
Passando alla genesi del gruppo: come si è formata la linea con Tommaso Iacoviello, Federico Bertelli, Fabio Di Tanno e Abraham López Calderón? E, dal punto di vista prettamente timbrico, cosa ti ha guidato nella scelta della tromba e, in tre tracce specifiche, dell’armonica al suo posto per definire l’armonia e la melodia insieme alla tua chitarra? Come dialogano questi fiati e ance con la classica sezione ritmica di contrabbasso e batteria?
Daniele
Tommaso è un trombettista incredibile, ci conosciamo da pochi anni ma gli ultimi concerti con il mio quartetto italiano sono sempre stati con lui e ha la capacità di entrare velocemente nel contesto indicato, ha un lirismo impeccabile. Con Federico, invece, è la prima volta che collaboriamo in una registrazione e sono davvero felice del suo lavoro, la miglior armonica Jazz che ci sia qui in Italia.
Fabio è un fratello musicale da tanti anni, sapevo che avrebbe fatto un lavoro puntiglioso e preciso con il contrabbasso e mi conosce talmente bene che non c’è mai bisogno di parlare della musica. Infine Abraham, grande batterista originario del Chiapas, Messico. Con Abraham abbiamo suonato più di dieci anni insieme in tanti progetti diversi, ci conosciamo benissimo ed è stata la scelta giusta per avere una ritmica consistente e sicura.
In generale amo il quartetto con la tromba, ma ho voluto inserire l’armonica di Federico su tre tracce, uno strumento che riporta ad un immaginario americano e con una capacità di improvvisazione incredibile. Questo ci ha permesso di poter anche improvvisare insieme su alcune parti, di poter dialogare senza paura e con tutta la libertà espressiva possibile.
Davide
Ascoltando il disco, si nota una scelta artistica molto interessante: il solismo è affidato prevalentemente ai fiati, mentre il tuo lavoro alla chitarra, più di sponda, si concentra soprattutto sull’accompagnamento ritmico e sulla creazione di trame sonore ed effettistiche. Che tipo di sperimentazione hai condotto sul tuo strumento e sull’elettronica applicata alla chitarra per ritagliarti questo ruolo di vero e proprio ‘regista’ del suono?
Daniele
Sono i sentieri che ho percorso negli ultimi anni, negli ultimi album. Ho concentrato il lavoro delle chitarre sugli arrangiamenti sia armonici che ritmici, come se fosse una piccola orchestra di chitarre elettriche; sarebbero diventate troppe corde se gli avessi riservato anche il lavoro melodico. Così ho affidato le melodie soprattutto ai fiati. E cerco sempre di usare la chitarra anche per creare paesaggi sonori con piccoli rumori attraverso la manipolazione di delay, reverberi e l’uso del pedale Freeze che mi permette di congelare rumori della chitarra per poi modificarli dal vivo. Questo mi permette di creare un immaginario ancora più sensibile. Mi piace che l’ascoltatore abbia tanti spunti creativi per immaginarsi la storia di ogni brano.
Davide
Anche se in Sentieri hai scelto di lasciare grande spazio lirico ai fiati, ci sono momenti e squarci nel disco in cui la tua chitarra torna a prendersi la scena con parti solistiche, come accade magnificamente in ‘Suspiros’. Quando decidi di uscire allo scoperto e prenderti il centro della scena, che tipo di linguaggio utilizzi? Nel tuo solismo sembra riemergere con forza l’eredità del rock progressive, non tanto come genere, ma come attitudine esplorativa e dinamica: come si fonde questa tua radice con un linguaggio jazz ed estemporaneo?
Daniele
Da ragazzino ascoltavo tantissimo rock progressive prima ancora di dedicarmi completamente al Jazz. Il progressive come linguaggio per niente tradizionale permette di sperimentare continuamente anche nello stesso brano. Una piccola storia raccontata dall’inizio alla fine per cui che necessita di continui cambi melodici. Anche il Jazz negli ultimi anni ha adottato questo linguaggio che possiamo appunto chiamare Jazz Progressive. Ma mi è sempre difficile dare delle caratteristiche specifiche alla mia musica, anzi quello che amo è proprio usare linguaggi musicali differenti per creare qualcosa di nuovo. Il Jazz e l’improvvisazione hanno come atteggiamento proprio una certa attitudine esplorativa e dinamica.
Davide
In Ars Musica (2023), il tuo terzo lavoro per la OFF Rècord, hai utilizzato la chitarra in solitaria per gestire contemporaneamente melodia e ritmo, esplorando in chiave sonora le suggestioni delle religioni più antiche della storia. In Sentieri, invece, l’indagine sembra spostarsi sulla spiritualità messicana: cosa hai voluto esplorare di questo universo attraverso la musica? E, soprattutto, perchè su tutto sembra emergere la figura di Tsikuaki, maschera della cultura indigena Wixárika (Huichol) che personifica lo spirito dell’umorismo e il ‘folle ingannatore’ (trickster)? Che legame c’è tra questa sacralità ironica e il tuo cammino?
Daniele
Tsikuaki è il nome che avevamo dato a un progetto dove suonavo circa dieci anni fa in Messico. Eravamo un trio Jazz con musicisti del Chiapas e altri musicisti wixarika del nord del Messico. Avevamo un repertorio di canzoni tradizionali e non, cantati in lingua wixarika e con degli arrangiamenti nostri che rendevano il tutto un po’ più moderno. Tsikuaki sono delle persone che durante le cerimonie indossano delle maschere facendo degli scherzi, una sorta di pagliacci cerimoniali che entrano a far parte delle tradizioni rituali di questa etnia.
Ovviamente questo brano è la mia interpretazione musicale di queste figure eccezionali e misteriose, ma quello che mi accende la curiosità è l’intenzione di ironizzare sulla sacralità non come una mancanza di rispetto ma come una forma di leggerezza. Non prenderci mai troppo sul serio, e poi il gioco e lo scherzo sono alla base della scoperta, della sperimentazione e anche della musica, perché no? Il folle ingannatore riesce a toglierti la terra da sotto i piedi, certe sicurezze che una persona può prendere per certe in questo contesto vengono meno e allora dal non sapere cosa può succedere, dall’imprevisto giocoso nasce l’illusione e la immaginazione.
Davide
I brani di Sentieri vivono di un equilibrio delicatissimo tra la componente acustica e le tue sperimentazioni elettroniche alla chitarra. Pensando alla dimensione live, come si trasforma questo album sul palco? State già pianificando un tour?
Daniele
Stiamo pianificando dei concerti di presentazione di questo album. Dal vivo ovviamente non ho intenzione di ricreare tutte le chitarre che ci sono nell’album perché avrei bisogno almeno di altri cinque chitarristi. Per me la dimensione live è sempre diversa dal lavoro di registrazione in studio. Il lavoro in studio permette di aggiungere di sovraincidere chitarre mentre dal vivo preferisco dare più spazio all’interplay tra i musicisti e che sia proprio un’esperienza molto diversa dal disco.
Ci tengo a marcare questa differenza tra l’ascolto di un album e di un concerto dal vivo. Le esperienze sono totalmente diverse.
Davide
Per chiudere questo nostro viaggio: vivi e lavori facendo la spola tra l’Italia e il Messico ormai da circa dieci anni. Dopo aver esplorato la sua musica, la sua terra e la sua spiritualità profonda, cosa rappresenta per te oggi il Messico, sia come uomo che come artista?”
Daniele
Sia come uomo che come artista il Messico mi ha dato la possibilità di liberarmi da sonorità troppo occidentali e da etichette preimpostate. È un paese intrigante, affascinante per il suo sincretismo e per la sua storia. In Europa mi ha sempre attirato il surrealismo ma in Messico (come si chiama là anche una corrente letteraria) ho trovato il realismo magico che è meno intellettuale dal punto di vista europeo e più poetico. Oggi il Messico per me rappresenta la libertà creativa legata alla storia di un territorio. Ho continuamente scoperto forme artistiche creative originarie del Messico e popolari, come los alibrijes. Diciamo che mi ha aiutato e mi aiuta a togliere i limiti creativi a cui un’artista potrebbe incorrere nel corso della vita. Un po’ come trovare una formula musicale e ripeterla tutta la vita, ecco, il Messico per me rappresenta il contrario di questo, una profonda spiritualità e allo stesso tempo una profonda leggerezza.
Davide
Se Sentieri è l’album del camaleonte, della metamorfosi e della capacità di non restare mai fissi in un unico spazio, la domanda sorge spontanea: quale pelle pensi che cambierai adesso? C’è già un nuovo sentiero, geografico o musicale, che ha iniziato ad attrarre la tua curiosità di esploratore? Cosa seguirà?
Daniele
Ci sono due progetti che ho in mente di realizzare. Uno è un trio senza basso. Chitarra, tromba e batteria. Con Tommaso Iacoviello alla tromba e Pietro Borsò alla batteria abbiamo già registrato un album che sarà pubblicato il prossimo ottobre. È un trio con delle composizioni e delle improvvisazioni libere e mi ha sempre affascinato avere un trio così senza basso per sperimentare altre forme di libertà musicale e improvvisativa.
L’altro progetto è fare un album, su cui sto lavorando, che sia ancora più legato alle tradizioni musicali messicane, è una idea che mi porto dietro da anni e non ho mai realizzato. Un omaggio personale a questa terra.
Davide
Grazie e à suivre…