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Intervista con Bruno De Angelis – Mana Erg

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Dopo quindici anni di silenzio, il leggendario ma raramente ascoltato progetto Mana ERG ritorna con il suo ultimo album, Concealed Under a Strange Tongue. Interamente scritto dal fondatore e compositore Bruno De Angelis, questa raccolta di dodici brani non va considerata un ritorno, ma piuttosto un tardivo addio ai devoti fan e sostenitori della band e un ringraziamento a tutti quei musicisti che, nel corso degli anni, hanno contribuito al progetto.

Dedicato alla memoria di Deborah Roberts, illustre soprano di musica rinascimentale, studiosa, direttrice di coro e direttrice di festival, questo album onora uno spirito unico. Roberts era rinomata per la sua capacità di unire pubblici eterogenei, programmando concerti che fondevano armoniosamente ensemble di musica antica, gruppi jazz e persino rock band in un’unica esibizione. Mana ERG era uno di questi gruppi; Nonostante si tratti di un progetto poco conosciuto con formazioni mutevoli, Deborah, una vocalist di immenso calibro, non ha avuto problemi a prestare la sua voce al sound distintivo di questa band, spesso descritto come “una strana colonna sonora per un film inesistente”.

L’album segna un deliberato cambio di tono rispetto ai recenti lavori elettronici di Bruno sul progetto LHAM. Pur mantenendo quella caratteristica “atmosfera da colonna sonora cinematografica”, Concealed Under a Strange Tongue si orienta maggiormente verso strumentali sofisticati che non sono così semplici come potrebbero apparire a prima vista. Partendo da motivi che potrebbero indurre a delle previsioni, brani come Alea Iacta o Concealed mutano lentamente in territori inaspettati, offrendo un’evoluzione imprevedibile che premia gli ascolti ripetuti.

Prodotto e mixato dallo stesso Bruno De Angelis, l’album è stato masterizzato dal pluripremiato ingegnere del suono Marc Urselli nel suo studio all’avanguardia Audio Confidential a Manhattan, New York.

https://www.soundohm.com/product/concealed-under-a-strange

Precedenti interviste

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Intervista

Davide

Ciao Bruno. Concealed Under a Strange Tongue rompe un silenzio durato quindici anni per il progetto Mana ERG. Eppure, nelle note di presentazione si legge che questo lavoro non è un vero e proprio “comeback”, ma piuttosto un tardivo addio e un ringraziamento collettivo. Come mai hai avvertito l’esigenza di riattivare questa sigla proprio ora, e perché hai scelto di farlo per siglare un congedo definitivo?

Bruno

Originariamente avevo cominciato a registrare questi pezzi iniziando da uno stadio basilare, che chiamo lo “scheletro della composizione”. In un secondo tempo, l’aggiunta di materiale da parte di Giuseppe avrebbe costituito “la carne” di questa creatura nascente, dopodiché io gli avrei messo “il vestito” e cioè avrei aggiunto rifiniture, dettagli finali, assicurandomi che il tutto scorra in modo fluido. La fase finale è il mastering di Giuseppe, che ci assicura che dal punto di vista tecnico la registrazione non faccia una piega. Questo è più o meno il nostro modus operandi, ma a quel tempo Giuseppe era impegnato sia con suoi progetti personali che rimandava da tempo, sia per motivi di famiglia. Nello stesso periodo la mia salute andava deteriorando, soprattutto la vista ha gravi problemi. Cominciavo ad avere le mie prime esperienze ospedaliere e questo mi faceva riflettere sul passato, su persone che non vedo da anni. Ho sentito il desiderio di ricontattarle e invitarle a un banchetto musicale. Come sempre nel caso di Mana ERG ogni musicista invitato offre la sua parte da aggiungere allo “scheletro” che avevo già pronto, dopodiché ho dovuto solo aggiungere un mio ulteriore strato e rielaborare il tutto in un’unica espressione sonora. Perché tutto questo proprio ora, mi chiedi? Perché ora più che mai sento che… ”del doman non c’è certezza”

Davide

Il disco è dedicato alla memoria di Deborah Roberts, straordinaria figura della musica antica scomparsa nel 2024. Se in passato Idiosyncratic aveva rappresentato un punto di rottura e di separazione anche personale, in che modo oggi hai affrontato questo viaggio musicale nel suo ricordo? Che tipo di rielaborazione, emotiva e artistica, ha guidato la composizione?

Bruno

Nel corso dei tredici anni che abbiamo vissuto insieme, Deborah era sempre la prima ad ascoltare le mie composizioni. Attendevo con ansia il suo parere, che si è sempre dimostrato costruttivo; nonostante fossimo separati da molti anni, la nostra grande amicizia non era mai venuta meno. Poi la sua scomparsa ha riportato alla mente quegli anni, gli anni di Mana ERG. Cerco di immaginare cosa penserebbe di questi nuovi brani, ma sono abbastanza certo che li apprezzerebbe più di un mazzo di fiori. La differenza ovvia stavolta è che non dobbiamo discutere di come saranno le voci… non avrebbe potuto essere nient’altro che un album strumentale, in cui la cosa più bella forse è proprio ciò che viene omesso.

Davide

Deborah Roberts aveva la rara capacità di far dialogare ensemble rinascimentali, jazz e rock. In quale misura il tuo spirito musicale ha riflettuto questa sua visione così eclettica e priva di barriere accademiche?

Bruno

Io, Deborah e suo figlio, che è cresciuto come fosse il mio, avevamo gusti musicali differenti ma eravamo molto uniti come famiglia e così ogni sera, mentre cenavamo, ascoltavamo qualcosa di diverso. Facevamo a turno: quando era la mia serata si ascoltava rock, dal classico al più estremo, quando era il turno di Joe era tutto Jazz da Scott Joplin, che lui suonava al piano da quando aveva 9 anni, al suo amato Wayne Shorter passando per l’immancabile Miles Davis, quando la scelta toccava a Deborah era quasi sempre musica pre-classica e non solo europea. L’enfasi naturalmente era sulla Musica Antica di autori (anzi spesso erano autrici) semi sconosciuti, non per niente il gruppo da lei fondato si chiamava Musica Secreta, un termine usato nel tardo Rinascimento per indicare una musica per pochi intenditori privilegiati. Così, mentre si ascoltava, si discuteva si commentava si imparava… In questa casa immersa nella campagna del Sussex, insomma, si ascoltava o si faceva musica tutto il giorno, ogni giorno. Adesso che ci penso devo aggiungere che quando Deborah era via in tournée coi Tallis Scholars, io e Joe ne approfittavamo per spararci a tutto volume le produzioni di Warp Records che lei trovava alquanto insopportabili…

Davide

Il sound dei Mana ERG è stato spesso definito come “una strana colonna sonora per un film inesistente”. Rispetto al taglio prettamente elettronico del tuo recente progetto LHAM, come si è evoluto questo approccio cinematico all’interno delle sofisticate trame strumentali del nuovo album?

Bruno

Non credo che si sia evoluto, direi semplicemente che è il frutto di una sola mente invece che di due, forse adesso è un po’ più chiaro qual è il mio ruolo nel sound di LHAM.

Davide

In passato mi avevi confessato di sentirti più attratto da strutture dilatate, ambientali e non troppo ritmiche. In Concealed Under a Strange Tongue, invece, non solo la componente percussiva torna a farsi sentire con forza, ma assistiamo anche a un recupero a tratti di sonorità rock e all’uso di chitarre elettriche. Cosa ti ha spinto a riabbracciare questa urgenza così fisica ed elettrica, e che valore espressivo assume oggi per te questo ritorno alle radici della strumentazione rock?

Bruno

Sai meglio di me che il ritmo c’è sempre, a volte non è così marcato, a volte è sottinteso, a volte accelera e a volte rallenta. Il cuore umano non è un metronomo, ma negli ultimi anni la maggior parte della musica registrata è sottomessa a un metronomo implacabile. Che differenza c’è tra il ritmo di una banda militare e four on the floor della musica dance? Tutte e due hanno la funzione di ipnotizzare, di irreggimentare il tuo pensiero, se non annientarlo addirittura. Questi sono i ritmi che voglio evitare. Per quanto riguarda le sonorità rock invece c’è un altro motivo: alla mia età sento di dover tirare le somme, troppe volte mi sono illuso di poter essere un “musicista d’avangurdia” ma alla fin fine sono solo un rockettaro per sempre desideroso di comporre cose nuove, un vizio che non riesco a togliermi.

Davide

Tracce come Alea Iacta o la stessa Concealed sembrano iniziare con motivi che invitano alla previsione, per poi mutare lentamente verso territori del tutto inaspettati. C’è una volontà metodologica nel voler “ingannare” l’ascoltatore, destrutturando la forma canzone tradizionale?

Bruno

Mi viene da sorridere… no, non c’è nessuna volontà di ingannare l’ascoltatore ma a volte la mia immaginazione va a briglia sciolta, mi diverte perdermi nel bosco a metà di un brano per vedere come riesco a trovare una strada per uscirne. Secondo me il compositore ideale deve essere una specie di guida che conduce gli ascoltatori attraverso luoghi fantastici e sconosciuti, ma il “metronomo” di cui parlavo prima è lì per assicurarsi che la mente non esca dal percorso condizionato dei corridoi obbligati. Più che ingannare gli ascoltatori cerco di fare lo sgambetto ai loro preconcetti.

Davide

Cosa si nasconde, concretamente e metaforicamente, dietro una “strana lingua” (a strange tongue)? A quale codice ti stai riferendo e in che modo la musica diventa uno strumento superiore o alternativo di fronte all’inesprimibile delle lingue parlate?

Bruno

Dietro strani linguaggi misteriosi si nascondono le élites di sempre che pretendono di sapere cosa sia bene per l’umanità intera. Dietro tutt’altri linguaggi, spesso non meno misteriosi, l’arte cerca di svegliare chi dorme. Lo scopo dei primi è il controllo, usando il potere per farti sentire debole, impotente, isolato; i secondi, come suggerisci, hanno un potere che va al di là delle parole e se hanno uno scopo è quello di ricordarti chi sei, che la risposta è dentro e non fuori di te: non c’è niente di nuovo insomma, l’eterna guerra continua…

Davide

Il titolo dell’ultimo brano evoca immediatamente Kreuzberg, un distretto che a fine anni ’70 rappresentò per David Bowie e il collega Iggy Pop un magnete creativo insostituibile durante le sessioni ai vicini Hansa Studios. Per loro, e per intere generazioni successive, quel quartiere è stato un polo multiculturale unico e il cuore pulsante della scena underground e punk europea. Che legame c’è tra la tua musica e quella specifica geografia urbana? È un omaggio a quell’immaginario storico o il riflesso di una tua esperienza personale?

Bruno

Ci passai un paio di settimane qualche anno fa, ospite di un amico artista russo, c’è un’atmosfera davvero particolare che mi è rimasta dentro ancora più del luogo fisico. Durante quella visita ho accumulato molto materiale visivo con lo scopo di utilizzarlo per i miei video. Mi piace fare video ma, come dicevo prima, ultimamente la mia vista è peggiorata molto e non so se mai ne farò ancora, forse sarebbe ora che qualche creatore di video si accorga di come la mia musica ben si adatti alle immagini.

Davide

Nonostante la genesi solitaria e insulare, per il mastering ti sei affidato a una figura pluripremiata come Marc Urselli a Manhattan. Come è nata questa collaborazione e che tipo di valore aggiunto ha portato il tocco del suo studio Audio Confidential al suono finale del disco?

Bruno

Conosco Marc dal 2004, quando scrisse una magnifica recensione di “The Blind Watchmaker”. A quel tempo penso fosse ancora solo assistente negli studi EastSide Sound, uno dei primi studi di registrazione di NewYork e ancora oggi uno dei più prestigiosi. Eventualmente giunse ad essere Chief Engineer, e solo un paio di anni fa apri il suo proprio studio, Audio Confidential, nella zona del Madison Square Garden, anche se allo stesso tempo è ancora il principale responsabile di EastSound. Oggigiorno tutti i mastering engineers tendono a comprimere eccessivamente il suono, secondo me, per poi sparare il volume al massimo. Sembra che questo voglia la maggioranza dei loro clienti. Ma per la mia musica è importante la dinamica: non dico che deve andare dal pianissimo con tre p (ppp) al fortissimo con tre f (fff), non è musica classica tradizionale, ma se viene appiattita troppo perde la sua forza emotiva. Marc la pensa come me, per questo era la persona ideale per questo lavoro.

Davide

L’impatto visivo della copertina unisce un minimalismo claustrofobico a un forte senso di mistero. Al centro dell’artwork troviamo una lampadina solitaria che emana una luce fioca e calda su una parete grezza, mentre in basso una luce spettrale illumina degli strani caratteri incisi, quasi fossimo in un sotterraneo o in un luogo dimenticato. Che significato assume questa immagine? La lampadina rappresenta una flebile resistenza, una memoria che non vuole spegnersi, e a quale codice o “strana lingua” appartengono quei caratteri incisi sulla pietra?

Bruno

Talvolta ci sono momenti in cui, trovandoti in un luogo reale o anche immaginario, ti capita di vedere qualcosa che ti sembra familiare ma allo stesso tempo non riesci a interpretarla. Hai la percezione sottile di una presenza che sfugge alla logica: in uno scantinato poco illuminato, una scritta in Galach, il linguaggio fittizio usato in un noto film di fantascienza, con le parole: “formorta okazaĵo” (evento di estinzione di massa).

Davide

Cosa seguirà?

Bruno

Ah una domanda facile! Risposta: non ne ho la più pallida idea :-))

Davide

Grazie e à suivre…

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