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Intervista con Eugenio Renzetti

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“THREEGORIA”

“30′ (Live at Altera / Fanfulla 5/A)” è l’esordio del trio jazz sperimentale threeGoria, pubblicato il 10 aprile 2026. L’album live è stato pubblicato dall’etichetta Filibusta Records. Il lavoro è un’esplorazione sonora nata durante una performance estemporanea e racchiude una sessione di improvvisazione radicale registrata dal vivo a Roma al Fanfulla 5/a di Roma per la rassegna “Altera”. I tre musicisti creano un paesaggio sonoro sperimentale bilanciandosi tra astrazione melodica e distorsione materica. Il disco ha una durata complessiva di circa 31 minuti ed è suddiviso in 5 tracce (numerate semplicemente in cifre romane).

Àltera è una rassegna musicale a cadenza mensile focalizzata sulla musica improvvisativa, sperimentale e creativa. Il format punta a far incontrare musicisti di estrazioni e generazioni diverse all’interno di una cornice che unisce jazz, elettroacustica, contemporanea e sperimentazione sonora. La rassegna si definisce anche come spazio di “Musica Istantanea”, dove l’atto musicale è vivo, irripetibile e libero da barriere di genere o stile. Di norma l’evento propone tre set distinti di musica creativa nella stessa serata, ideati da musicisti appositamente invitati dal collettivo organizzatore.

La formazione dei ThreeGoria è composta da:

Eugenio Renzetti al trombone

Daniele Fiaschi alla chitarra

Pino Pecorelli al contrabbasso

Precedente intervista:

https://kultunderground.org/art/43773/ (Eugenio Renzetti Group Zero)

Intervista

Davide

Ciao Eugenio. Una anno fa parlammo di “K/024”, lavoro pubblicato a nome di Eugenio Renzetti Group Zero, ispirato e dedicato a Franz Kafka, nel centenario della sua morte e con la voce di Federico Sanguineti. Cosa è successo in questo ultimo anno e come ha preso vita il trio dei threeGoria?

Eugenio

Caro Davide. Prima di tutto permettimi di ringraziarti per l’attenzione che sin da K/024 hai posto verso il mio lavoro. Quest’ultimo anno, complici diverse situazioni più o meno piacevoli, ha rappresentato uno spartiacque. Una barricata che permette di definire un “prima” e rincorrere un “dopo”. threeGoria nasce con un avvenimento ben preciso: la partecipazione alla rassegna Altera in cui alcuni musicisti vengono invitati a formare gruppi per affrontare un set di trenta minuti di improvvisazione radicale. Altera rappresenta a mio avviso – e non solo per Roma – la grande opportunità di mettere in connessione personalità e idee, e, contestualmente, di assistere alla creazione delle nuove forme del pensiero musicale contemporaneo.

Davide

La musica estemporanea creata in questa occasione non si è basata su partiture scritte o strutture predefinite, ma è nata dall’assoluta istantaneità dell’atto performativo? Come si crea l’architettura di un brano in tempo reale tra più musicisti, presumo, senza gerarchie? O, per lo meno, come è avvenuto tra di voi? Avevate già suonato insieme?

Eugenio

Con Daniele e Pino, due musicisti davvero INCREDIBILI, avevamo condiviso già esperienze musicali ma in contesti decisamente differenti da quello proposto da Altera. Per rispondere alle tue domande non basterebbero decine di pagine di saggio sul legame tra interplay e musica improvvisata. Io credo, centrifugando una serie di pensieri, che la possibilità di esprimersi estemporaneamente in maniera collettiva – questo tanto nella musica quanto nella società – è racchiusa nell’attenzione che poniamo alla pratica dell’ascolto.

Davide

La ricerca estetica dell’improvvisazione radicale si fonda sul rifiuto della riproducibilità per celebrare l’evento sonoro nel momento esatto in cui nasce. Perché dunque avete voluto fissare su disco quella che è nata essere una performance estemporanea e irripetibile?

Eugenio

Due sono i fattori che ci hanno spinto a fissare qualcosa che di natura esiste nella sua irriproducibilità. Il primo nasce dalla sensazione, immediatamente successiva al “concerto”, di aver fatto qualcosa di sincero e di vivo. Di aver vissuto un incontro fortunato tra anime belle. Il secondo, qui parlo a nome più squisitamente personale, è di natura scientifica. La rassegna Altera, in quanto luogo di incontro socio-culturale, acquisisce una posizione di assoluta centralità nello scambio delle conoscenze. Il disco in questo senso ha anche un valore archivistico nella speranza che esperienze come quella di Altera possano essere sempre più diffuse e indagate.

Davide

A meno che non c’entri il quartiere di Trigoria, “Three” indica chiaramente il numero dei componenti della band, mentre “-goria” è una radice greca legata al concetto di “parlare in pubblico”, di radunarsi o di esprimersi in una pubblica piazza (agorà). Unendo i due frammenti, il nome potrebbe assumere il significato de “il discorso pubblico dei tre” o “la piazza dei tre”, la stessa dove non avete eseguito uno spartito scritto in privato, usando invece il palco (o la piazza) come uno spazio pubblico di confronto immediato tra di voi e nondimeno aperto e trasparente davanti al pubblico? Come nasce questo pseudonimo musicale e in che modo il pubblico ha partecipato al o influito sul vostro confronto “in piazza”?

Eugenio

Intanto ti ringrazio per l’approfondimento! Seppur l’approccio che proponi colga nel centro il valore che sottende al gruppo, threeGoria è un omaggio, neanche troppo velato, alla Roma. Ci sembrava tanto simpatico quanto identificativo.

Davide

Il format della rassegna in cui è nato 30′ prevede che musicisti di estrazioni differenti si uniscano per la prima volta per dare vita a set di improvvisazione radicale della durata esatta di trenta minuti in totale libertà; così è la regola. Come condiziona il tempo a disposizione, che qui assume quasi un valore concettuale, soprattutto se l’intesa via via cresce e il discorso sembra farsi magari sempre più interessante e coinvolgente, ma che infine è obbligato a cessare?

Eugenio

Il tempo, a mio avviso, è l’unico elemento che assicura e permette l’esistenza. Il mio maestro mi ha confessato di aver sviluppato la sua idea di tempo grazie a Morton Feldman. Quest’ultimo affermava che gli europei sono necessariamente troppo legati a Hegel. Gli americani invece, geograficamente distanti, hanno costruito un’idea del tempo come qualcosa di infinito che non prevede il contrasto tra un prima e un dopo. Un tempo che non ha né un inizio né una fine nel quale è soltanto possibile immergersi.

Davide

Perché per te è importante ridefinire costantemente i concetti di spazio, interplay e dialogo sonoro (o cos’altro)? Cos’è per te un atto creativo puro?

Eugenio

Critizzare le categorie, qualunque esse siano, è un esercizio imprescindibile per l’accettazione della pluralità. Nel nostro tempo l’atto creativo più puro e, aggiungerei, urgente, è (r)esistere… in tutti i sensi possibili.

Davide

In che modo consideri, valorizzi e integri l’errore, magari anche cercandolo, oppure la “cosa giusta”? Ma poi, esistono l’errore e la “cosa giusta” nell’improvvisazione integrale, almeno sul piano tecnico-formale? Esistono piuttosto su un piano etico, relazionale e dell’ascolto o cosa?

Eugenio

L’errore è quella piccola distanza infinita che intercorre tra l’indice di Dio e quello dell’uomo nella Cappella Sistina di Michelangelo. È la dichiarazione più meravigliosa dell’esistenza. In quanto tale rappresenta l’umano per eccellenza e ne offre visioni poliedriche sempre rinnovate.

Davide

Forse è un controsenso o un ossimoro… Può esistere una “Accademia” dell’improvvisazione radicale?

Eugenio

Forse il termine “Accademia dell’improvvisazione” è un po’ forzato. Corsi di improvvisazione radicale esistono eccome. Mi viene in mente il workshop di improvvisazione Comporre dialogante curato da Alessandro Sbordoni per l’associazione Nuova Consonanza, associazione della quale faccio parte da un anno…tanto per tornare alle cose successe in questo anno.

Davide

La nascita della musica estemporanea e dell’improvvisazione radicale ha ridefinito i confini del suono tra la fine degli anni ’60 e gli anni ’70, muovendosi parallelamente al Free Jazz e alla musica d’avanguardia. Alcuni nomi rilevanti: Derek Bailey, Evan Parker, The Spontaneous Music Ensemble di John Stevens, Peter Brötzmann, Anthony Braxton o, in Italia, il GINC… Senza dimenticare Chick Corea, quello per esempio dei Circle (ora che ci penso, “Gorìa” suona simile a “Corea”…) Quali sono i tuoi principali riferimenti al riguardo, quali gli album chiave?

Eugenio

Devo confessare che non ho riferimenti sonori a riguardo. Bach, Beethoven e Stravinskij (e tu ti chiederai che c’entra!?) rimangono i riferimenti più alti. Stando sul concetto, invece, credo che musicisti come John Cage, artisti come Mario Schifano e pensatori come Umberto Eco siano fondamentali. Ma qui il discorso si farebbe complesso e non mi sembra il caso di andare oltre.

Davide

È nato qualcosa che farà continuare il progetto dei threeGoria? Si è stabilita una voglia di riprendere e sviluppare per il futuro questo inizio o sarebbe un pianificare a tavolino che andrebbe a modificare l’alchimia provata e trovata in questi occasionali primi e ormai irripetibili 30′?

Eugenio

Date le premesse, problematizzare l’esistenza futura di questo gruppo potrebbe in effetti essere argomento di studi nei corsi di filosofia. Ne stiamo discutendo proprio in questi giorni.

Davide

Cosa seguirà anche rispetto ad altri tuoi progetti?

Eugenio

Non lo so. Ma, qualunque cosa succederà, spero di tornare a parlarne con te.

Davide

Grazie e à suivre…

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