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Intervista con Artura

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Ghosting è il quarto lavoro degli ARTURA, in uscita a quattro anni dal precedente.

Prodotto, registrato e missato da Matteo Dainese, alias Il Cane, nasce al La Cuccia Studio di Udine per la prima volta da lunghe sessioni di jam dei complici Tommaso Casasola (basso) e Dainese (batteria), che hanno dato vita alle prime trame musicali.

Da queste sono germogliate canzoni dove i fiati visionari di Mirko Cisilino e gli scratch multilingue di DJ Cic incontrano i testi in spagnolo e il timbro di mond.frutz., oltre a una costellazione di voci italiane, tipo quelle delle ragazze del Gruppo di Educazione alla Cittadinanza dell’Ass. Get Up di Udine, luogo di creatività, cittadinanza attiva e protagonismo giovanile.

Cislino porta una nuova dimensione timbrica, generando un dialogo corale e istintivo. Come se a una session prog-funk partecipassero voci dedite alla narrazione, all’intensità; mai all’“esercizio”. Da un’estetica più elettronica suonata e intimista, gli Artura approdano a un’altra forma canzone, spostando la ricerca sulla metrica vocale, sull’incontro tra lingue (arabo, polacco, spagnolo, italiano), timbri e sensibilità diversi. È un suono rinnovato, che non ne snatura l’istintività, l’apertura, la curiosità. Anzi, lo Studio per l’occasione è diventato un laboratorio di ricerca artistica e sociale, zona di dialogo tra storie, linguaggi e generazioni.

“Al centro di Ghosting c’è la bipolarità sempre più diffusa nella comunicazione tra gli esseri umani; l’isolamento, la presenza senza contatto, l’assenso di un laconico like, il ‘ciascuno per sé’. Non per scomodare Italo Calvino, ma ci sono riaffiorate alla mente le vicissitudini de Il Cavaliere Inesistente, perché alla fine siamo fantasmi che attraversano le relazioni senza toccarsi. Si sa, ‘Agilulfo Emo Bertrandino dei Guildiverni e degli Altri di Corbentraz e Sura, cavaliere di Selimpia Citeriore e Fez’ vorrebbe essere un eroe affermato. Tenace discepolo della causa sposata, dà vita a una corazza vuota, se ne prende cura lustrandola e rendendola impeccabile, come la sua condotta in campo. Accecato dalla missione, non riesce a esistere, anela alla perfezione, la pretende dagli altri, inciampa nei fallimenti, nella solitudine, innescando nel lettore il pirandelliano ‘sentimento del contrario’. Bando alle iperboli e alle interpretazioni, a tradurre le sensazioni in immagini ci ha pensato Pietro Nicolaucich, il disegnatore di una copertina cui non servono didascalie”, spiegano gli Artura.

LORO SONO:
MATTEO DAINESE, aka Il Cane: batteria, percussioni, Fender Rhodes, Moog, ukulele, chitarra.
TOMMASO CASASOLA, aka MerciMerci: basso
DJ CIC.1: scratch
MIRKO CISILINO: tromba, trombone, corno francese

newmodellabel.com

matteite.com/matteite

https://www.youtube.com/watch?v=Z9B0oHLd-RI

video di “Alterazione”

Intervista

Davide

Ciao. Ben ritrovati tra queste pagine. “Ghosting”, anticipato dal singolo Alterazione, è il vostro quarto album in studio pubblicato a quattro anni di distanza dal precedente lavoro. Cosa continua e cosa aggiunge di nuovo al vostro percorso artistico, concettuale, discografico e, certo, anche umano?

Artura – Il Cane

Ciao Davide, ben ritrovato anche a te! Dunque, sicuramente rimane costante la voglia di sperimentare e di giocare, anche in contesti che possono sembrare solo apparentemente pop. La grande novità, invece, è sicuramente l’aggiunta di nuove voci, interpretate da tante persone diverse per età e background culturale: a volte scelte volutamente, altre completamente a caso. Proprio per questo si è creata una complicità e una curiosità umana molto importanti.

Davide

Qual è stato il processo creativo che ha portato alla creazione di questo album?

Artura – Il Cane

Il processo di creazione è completamente diverso dai precedenti tre dischi perché, per la prima volta, le canzoni nascono da lunghe jam di basso e batteria, seguite dagli arrangiamenti di fiati di Mirko Cisilino, dal Rhodes e dagli arrangiamenti di voci de Il Cane, cantati da più di 20 ospiti, che dialogano con gli scratch vocali multilingue di DJ Cic e le registrazioni vocali raccolte durante dei viaggi in giro per il mondo.

Davide

Il titolo del vostro ultimo album, Ghosting, evoca la tendenza moderna a svanire improvvisamente dalle vite altrui. Quali dinamiche delle relazioni umane avete voluto esplorare in questo lavoro e come si riflettono questi temi all’interno dei testi e delle atmosfere del disco?

Artura – Il Cane

Il lato umano che sicuramente abbiamo voluto approfondire è quello dell’amicizia, ma la cosa più forte è sicuramente il fatto di aver voluto chiamare l’album Ghosting perché, proprio a livello pratico, un sacco di persone sono scomparse nel nulla durante il processo creativo di questo album. Come sorpresa, di conseguenza, ne sono arrivate altre, portando con loro nuova energia e nuove visioni.

Davide

L’uso di lingue diverse nei testi di Ghosting evoca una sorta di moderna Babele. Questa scelta stilistica nasce dalla volontà di rappresentare l’incomunicabilità e la frammentazione dei rapporti odierni, o c’è anche il desiderio di trovare un codice universale attraverso la musica?

Artura – Mond.Frutz

È vero che esteticamente può sembrare una Babele, ma in realtà rappresenta il desiderio di scoperta e di ricerca dell’altro, l’accettazione dell’alterità e l’incontro attraverso la musica! Non è sempre necessario comprendere esattamente quello che l’altro o l’altra dice, ma si riesce comunque a esprimersi.

Davide

Oltre al sax di Ivan Kidd, l’album ospita più di venti voci diverse. Da cosa nasce l’esigenza di un coro così polifonico e frammentato? Ha a che fare con la volontà di rappresentare la moltitudine di relazioni che si incrociano e poi svaniscono, come suggerisce il titolo Ghosting?

Artura – Il Cane

Analisi impeccabile: hai centrato perfettamente il nostro nuovo trip.

Davide

All’interno del disco si nota una netta divisione dei ruoli vocali: alle voci maschili è affidato lo spoken word, declamato e declinato in varie forme, mentre la melodia cantata è prerogativa delle voci femminili. Dietro questa precisa scelta espressiva si nasconde una precisa intenzione concettuale o narrativa?

Artura – Il Cane

Sì, direi che la necessità è decisamente narrativa e, di conseguenza, anche estetica, non concettuale! Con tutte queste voci ho sentito l’esigenza di dare a tutti dei ruoli ben precisi, in modo da creare un incastro equilibrato, che si aggiunge anche agli scratch vocali multilingue di DJ Cic!

Davide

L’illustrazione in copertina di Pietro Nicolaucich mostra un cavaliere in armatura medievale abbandonato e ormai sopraffatto dalla natura. In che modo questa immagine di guscio vuoto e dimenticato dal tempo dialoga con il concetto di ghosting e con le atmosfere sonore dell’album?

Artura – Pietro Nicolaucich

L’armatura del cavaliere morto in battaglia è un involucro vuoto che, da sepolcro, rinasce per ospitare una nuova vita vegetale: uno spazio infestato tipico dei fantasmi, la rappresentazione di un progetto per cui, come ne Il cavaliere inesistente di Calvino, il contenitore si fa contenuto.

Davide

Quasi ogni brano riporta insieme al titolo un featuring. In un disco che si intitola Ghosting e che parla di assenze, che valore assume per voi il concetto di featuring? È un modo per contrastare l’isolamento attraverso una rete globale di connessioni?

Artura – Il Cane

Assolutamente sì. Per noi il featuring non è una strategia, ma una relazione: ogni voce è una presenza che lascia una traccia e contribuisce a costruire una piccola e magari nuova comunità dentro il disco.

Davide

Pubblicare un album fisico nell’era dello streaming e della smaterializzazione digitale è quasi un atto di resistenza. Perché per un disco intitolato Ghosting è fondamentale esistere anche come oggetto reale e tangibile?

Artura

Intanto grazie tantissimo per la resistenza! Il CD, il vinile, la cassetta, il libro, il DVD, gli oggetti in generale, il supporto fisico sono sempre stati essenziali nel mio percorso. A maggior ragione ora che sono a rischio di estinzione.

Davide

Il vostro è stato definitivo un collettivo krautpop, con chiaro riferimento a quello che è stato il krautrock degli anni ’70. In questo termine si fondono due anime apparentemente distanti: la sperimentazione destrutturante del krautrock e l’accessibilità del pop. Cosa c’è di programmatico di quell’attitudine nel vostro attuale approccio alla composizione? In quale misura vi sentite eredi di quella specifica attitudine sperimentale e come l’avete riadattata nel vostro contesto contemporaneo?

Artura – Tommaso Casasola aka MerciMerci

Ogni lavoro degli Artura contiene un lato fortemente sperimentale, frutto di una visione molto laterale ed istintuale di quella che è la scrittura dei brani. Anche se in questo disco si abbandona gran parte della scansione ritmica bizzarra dei lavori precedenti (che veniva raggiunta con degli artifici aleatori di scrittura nel concetto non dissimili dalle famose carte di Brian Eno) in favore di un metodo di scrittura più “classico” da sala prove, i pezzi finiscono sempre per trovarsi in un limbo tra orecchiabile, strano, familiare, inquietante, energetico, deprimente.

Da qui l’idea di “sfruttare” un termine che racchiude l’idea di passaggio come “Kraut”.

A cui affianchiamo “Pop” perchè siamo dei paraculo.

Non si può negare che questa scelta di nomenclatura del genere venga anche da una necessità di collocarsi , cosa per niente facile in uno scenario musicale sicuramente vario, ma che non favorisce chi non si incasella in un genere/sottogenere/nicchia. Una deriva dovuta alla sempre più stretta relazione con playlist e sistemi di catalogazione volti alla elaborazione e sfruttamento dei dati che costringono sempre più l’artista a dover parlare il linguaggio della macchina.

Asciugata da anziano a parte, lo troviamo calzante con il sound!

Davide

Cosa seguirà?

Artura

Intanto proviamo a lasciarci andare su un palco, poi spero di sorprenderci nuovamente in studio!

Grazie un sacco per l’analisi e le sazie domande Davide, un abbraccio Artura collective!

Davide

Grazie e à suivre…

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