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Intervista con Simone Basile

10 min read

Simone Basile con John Patitucci e Antonio Cerfeda

Perspectives

Il chitarrista e compositore Simone Basile presenta Perspectives, il nuovo album uscito ad aprile del 2026 per Encore Music. Registrato nello storico Bunker Studio di New York e impreziosito dalla partecipazione del bassista John Patitucci, il disco mette in luce l’eleganza compositiva, la maturità espressiva e la ricerca sonora, che definiscono oggi il percorso artistico di Simone Basile.

Interamente composto e ideato da Simone BasilePerspectives vede il leader alla chitarra, Antonio Cerfeda alla batteria e John Patitucci al basso. Musicista di riferimento della scena internazionale, Patitucci ha legato il proprio nome a collaborazione storiche come Chick CoreaManhattan Transfer o Roger Waters. «We did it kind of in the style of some of the older Pat Metheny records, like Bright Size Life», racconta Patitucci, richiamando una direzione musicale che ha unito lirismo e interplay.

L’album nasce al termine di una lunga tournée che ha portato Basile in Cina, Giappone e Stati Uniti. Nel giugno 2025, durante l’ultima tappa newyorkese, l’incontro con Patitucci si trasforma nell’occasione concreta di dare forma a un progetto condiviso. Insieme ad Antonio Cerfeda, i tre musicisti entrano così nel Bunker Studio di New York, spazio creativo che negli anni ha ospitato artisti come Brad Mehldau, Brian Blade e Mark Giuliana.

Perspectives è un disco che non pretende di dare risposte definitive, ma invita ad aprire lo sguardo e l’ascolto. Ogni musicista trova la propria voce nel confronto con l’altro, in un equilibrio costante tra suono e silenzio. Visioni e prospettive diverse convivono e si intrecciano in un linguaggio essenziale, dove il virtuosismo resta sempre misurato e al servizio della musica.

Tutti i brani portano la firma di Simone Basile, che – anche grazie al lavoro del tecnico del suono John Davis – ha dato vita a un album di ampio respiro, solido e autentico. Il suono, limpido e ricercato, guarda alla scena jazz newyorkese contemporanea, da sempre attenta alla qualità dell’interplay e alla raffinata ricerca timbrica.

Nato a Taranto e residente in Puglia, Simone Basile è tra le voci più interessanti della nuova scena jazz italiana. Si è laureato con il massimo dei voti sotto la guida di Umberto Fiorentino presso il Conservatorio Luigi Cherubini, conseguendo la laurea in chitarra jazz.

FORMAZIONE:

Simone Basile, chitarra

John Patitucci, basso

Antonio Cerfeda, batteria

Registrato al The Bunker Studio, Brooklyn, New York

Date: 26 Giugno 2025

Registrato da John Davis

Mixato da Antonio Castiello, Jambona Lab

Masterizzato da Antonio Castiello, Jambona Lab

Grafiche di Vittorio Bartoli

Etichetta Encore Music BD1872

Gaito Ufficio Stampa e Promozione

Intervista

Davide

Buongiorno Simone. Cosa continua e cosa evolve “Perspectives” rispetto alla tua discografia in studio fino al precedente disco “Watch what happens” del 2024?

Simone

Buongiorno a te, Davide, e grazie per questa bella chiacchierata assieme!

“Perspectives” continua la mia ricerca nello spazio sonoro del guitar trio puro, che è iniziata con “Time” (2018), il mio disco di esordio. Differenzio sempre i lavori in organ trio come “Watch What Happens” dal resto della mia discografia, perché nascono da una mia esigenza di voler padroneggiare un certo tipo di repertorio jazzistico; mentre in “Perspectives”, come in “Time” e “Morning Raga” la musica nasce da me. Questo mio ultimo disco è uno sviluppo di un discorso iniziato nel 2018, così da poter vedere a distanza di otto anni cosa è cambiato in me musicalmente e quale direzione sonora poteva darmi questa formazione che ad oggi posso dire essere la mia preferita.

Davide

Come si è formato questo trio d’eccezione con John Patitucci e Antonio Cerfeda che ha registrato l’intero lavoro in studio direttamente a New York, coronando una lunga tournée internazionale?

Simone

Negli ultimi anni ho avuto la fortuna di suonare tanto e in diverse parti del mondo, e questo ha influenzato il mio modo di scrivere musica. Per esempio, il lavoro per quintetto “Morning Raga” mi ha permesso di sperimentare tanto, anche live, su questa formazione “allargata”. A un certo punto ho sentito la necessità di tornare a una realtà più intima come il guitar trio. Antonio ed io siamo amici di vecchia data, abbiamo iniziato a studiare insieme jazz al Conservatorio di Monopoli ed è ormai uno dei miei punti di riferimento sulla batteria. Oggi vive a New York e suona con i nomi di punta della scena jazz newyorkese. Grazie a lui ho conosciuto Patitucci, con cui è nato da subito un feeling sia musicale che personale; è stato subito un “colpo di fulmine”, forse dato anche dal fatto che ha origini nel Sud Italia, proprio come me ed Antonio.

Davide

Il fulcro del lavoro che emerge mi è parso, da ascoltatore, la ricerca sonora legata alla tua raggiunta maturità artistica ed espressiva e all’esplorazione dell’eleganza all’interno del jazz moderno. Tu quale fulcro o idea portante avevi e quali prospettive o, appunto, “perspectives” sono nate dall’interazione con Patitucci e Cerfeda? Qual è stata l’energia del vostro confronto?

Simone

La mia idea di partenza sul sound del disco era “Bright Size Life” di Metheny. Ho sempre amato il suo modo di scrivere e la capacità di trasportarti all’interno delle composizioni. Di fatto, a livello compositivo la mia musica è molto melodica e rievoca un po’ questo mondo metheniano. Mi piace scrivere temi che possono essere cantati e ricordati, andando a lavorare, come suggerisci tu stesso, sull’esplorazione dell’eleganza: silenzi, note e accordi lunghi, suoni più aperti e limpidi. Ad oggi ascoltando il disco le mie “Perspectives” si sono realizzate quasi tutte e quello che ha fatto la differenza in studio è stato il mettersi tutti sullo stesso piano e al servizio della musica. Dal primo minuto John ci ha fatto sentire in un ambiente sereno dove l’ascolto reciproco è stato fondamentale, e non nascondo che l’emozione e l’energia di avere al mio fianco una leggenda del jazz come Patitucci è stata tanta.

Davide

L’album si apre con “Back home”, un ritorno a quali radici?

Simone

Si, la scelta non è stata casuale. Dopo 15 anni di girovagare ho deciso di ritornare a vivere in Puglia, in particolare a Lecce, città di mia moglie e devo abbiamo deciso di costruire una famiglia. Quindi sentivo di voler raccontare in musica questa nostra decisione importante. È il mio brano preferito del disco, mi trasmette un forte senso di serenità.

Davide

Registrare a New York ha sicuramente permesso di collaborare direttamente sul posto con il leggendario bassista americano John Patitucci, icona del jazz mondiale. Essere lì, nel centro nevralgico dell’innovazione stilistica, ha rappresentato un traguardo e, al tempo stesso, un nuovo punto di partenza per la tua maturità artistica? Come ti ha stimolato la “Grande Mela”?

Simone

Ogni volta che arrivo a New York è molto emozionante. Qui, ogni giorno che passa, è un’opportunità di scoprire e conoscere ciò che può fare la differenza nel tuo modo di suonare, di essere musicista. Anche solo una session a casa di amici può illuminarti e farti capire determinati aspetti della musica, l’interplay vero. Mi ricordo la prima volta che entrai allo “Smalls” con amici musicisti e mentre scendevamo i gradini del locale uno di loro mi disse: “Adesso sentirai come suona davvero un quattro sul piatto”, ed aveva ragione, è una cosa che senti solo li, è magia.

Davide

The Bunker Studio è nondimeno uno dei complessi di registrazione più rinomati di Brooklyn, celebre per le sue due suite analogiche con console storiche Neve, che garantiscono quel calore e quell’interazione acustica spontanea fondamentali per un trio come il vostro. Inoltre, la sessione d’incisione è stata gestita dal fonico John Davis, traducendo in musica quell’energia e quel sound newyorkese che fanno da sfondo a tutto l’album. Cosa infonde registrare al The Bunker Studio, un tempio frequentato dai più grandi nomi del jazz mondiale?

Simone

Per me era la prima volta al The Bunker Studio e devo dire che il livello di professionalità è molto alto. John Davis ci ha fatti sentire a casa sin dall’inizio. Al nostro arrivo era già tutto pronto e dopo qualche chiacchiera, per stemperare un po’ la tensione, abbiamo iniziato subito a registrare. Tutti i miei miti hanno registrato li: Brad Mehldau, Brian Blade, Mark Giuliana, ecc… è inutile dire che è stato emozionante!

Davide

“Bouncin'” rappresenta uno dei momenti più energici e incalzanti del disco, bilanciando la complessità del jazz moderno con una grande freschezza melodica. Pur registrando a Brooklyn, mantieni un approccio alla chitarra fortemente cantabile e lirico, tipico della tradizione musicale italiana. La melodia rimane sempre chiara, riconoscibile e accessibile, senza mai perdersi nell’astrattismo puro. Lo stesso Patitucci, pur essendo un’icona del jazz americano, vanta forti origini italiane e il suo stile si sposa alla perfezione con questa visione, offrendo linee di basso non solo ritmiche ma profondamente melodiche. Possiamo dire che questa freschezza melodica, presente anche nelle altre tracce, sia il frutto di una melodicità italiana che agisce come vera e propria radice culturale, bilanciando l’impatto energico e ritmico del jazz newyorkese?

Simone

Secondo me si. Il mio approccio melodico alla musica ha fatto la differenza, e John lo ha abbracciato sin da subito. Lui stesso mi ha detto di voler suonare i due temi di “Back Home” e “Federica” perché lo ispiravano. Nell’ultimo lavoro di Patitucci “Spirit Fall” emerge molto questa sua inclinazione melodica nella composizione.

Davide

“Yin and Yang” traduce in musica la filosofia orientale degli opposti complementari e di due forze diverse o perfino opposte ma che si completano a vicenda e quali?

Simone

Questo brano nasce a Pechino, durante il tour in Cina con l’organ trio, in un momento di pausa in hotel. Suonavo la chitarra ed è comparsa questa idea melodica principale, che forma il primo tema del brano. Tornato in Italia ci ho lavorato sopra aggiungendo un intermezzo in guitar solo e un secondo tema finale in contrasto con quello iniziale. Da qui nasce il brano “Yin and Yang”, due temi opposti, diversi che però si completano, l’uno è il continuo dell’altro. Con il titolo ho voluto omaggiare questa esperienza fantastica in oriente che non dimenticherò mai, spero di ritornarci presto per presentare il nuovo disco.

Davide

Dopo la dedica a “Federica”, il brano “To Johnny” funge da congedo dell’album, esplicitando forse fin dal titolo l’omaggio diretto e la profonda stima nei confronti del leggendario bassista del trio, John Patitucci, o è rivolto ad altro Johnny?

Simone

Purtroppo questa dedica è un po’ amara, non c’entra nulla con Patitucci. L’ho voluta inserire come brano di chiusura del disco proprio per rappresentare la fine di qualcosa. Il nostro cane Johnny ci ha abbandonati di recente e ho voluto tramutare in musica questo dolore. Il tema che suono infatti è quello di “Back Home”, ma qui è suonato diversamente rispetto alla traccia iniziale: più respirato, pieno di reverbero, nostalgico, a simboleggiare un ritorno a casa differente, che ho dovuto accettare, ahimè…

Davide

La copertina di Perspectives non sembra una semplice scelta estetica: gli uccelli volano in una direzione comune ma con battiti d’ali unici. Lo stormo di uccelli in volo rappresenta insomma una pluralità di elementi che si muovono insieme e nella quale ognuno, pur volando nella stessa direzione, mantiene la propria traiettoria e la propria inclinazione. Ma anche il volo e lo spazio dello sfondo evocano un senso di ricerca e di viaggio ancora in corso. Come è nata questa immagine e con quali significati?

Simone

La scelta della copertina è stata la cosa più difficile di tutto il disco, più di registrarlo, oserei dire! Un giorno, Vittorio Bartoli, direttore artistico dell’etichetta Encore per cui è uscito il disco, mi manda questa immagine, scrivendomi: “Secondo me è questa”.

Ho riguardato questa immagine per giorni e giorni e alla fine abbiamo scelto lei per diversi motivi.

Il volo degli uccelli mi trasmette libertà, che a livello musicale è molto importante, e voglia di esplorare l’incognito, la ricerca di qualcosa che ancora deve venire e che non mi sento ancora di aver raggiunto con la formazione in trio.

Il dettaglio che preferisco sono i tre uccelli alla sinistra che si staccano dallo stormo e volano più in basso, il trio, in disparte alla ricerca di qualcosa di nuovo, ma volando basso senza troppe aspettative.

Davide

Cosa seguirà?

Simone

Non so ancora cosa seguirà a livello discografico, ma spero di poterlo suonare il più possibile live nei prossimi anni. Partiremo a Settembre con un tour di 15 giorni nei migliori club tra Germania, Belgio e Austria, dove per una data avremo come ospite Robin Eubanks, non vedo l’ora!

Grazie a te Davide per la bellissima chiacchierata! Un abbraccio!

Davide

Grazie e à suivre…

John Patitucci

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