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Intervista con Pensiero Nomade

9 min read

Esce il nuovo album, il nono, di Pensiero Nomade, “Le umane preghiere”, per Filibusta Records (distrib. digitale Altafonte Italia, distrib. fisica I.R.D.,)

“Le umane preghiere è l’ultima tappa del viaggio del progetto Pensiero Nomade. Per molti aspetti prosegue la ricerca di Ultime foglie, di cui mantiene l’approccio etnico delle percussioni. La composizione invece riscopre aspetti della musica più tradizionalmente occidentali, a partire dagli strumenti e dalle strutture. Si può considerare una sorta di “viaggio di ritorno” L’arrangiamento di tutte le tracce è volutamente costruito a partire da un’intenzione cinematica. Vorrei infatti che queste tracce fossero vissute, da chi ascolta, come un’esperienza di abbandono al flusso sonoro e all’immaginazione”.

Pensiero Nomade è il progetto portato avanti dal musicista siciliano Salvo Lazzara, inizialmente dedito alla new wave e alla dark wave elettronica, e alla fine degli anni ’90 avvicinatosi al progressive rock, con la storica band dei Germinale, ha proseguito dagli anni 2000 sperimentando con Pensiero Nomade in ambito jazzrock, contaminazioni etno, acustiche ed elettroniche, trovando una miscela originale e personale.

” Le umane preghiere

A un dio assente o distratto

Le ascolti la sera

Con l’umore di chi aspetta

Che accada qualcosa

Forse la ricompensa

Per un male non fatto

Per un bene annunciato

Le umane preghiere sono bugie

Raccontate per appartenenza

Simulacri di benedizioni

Sperate e mai meritate”

(Salvo Lazzara)

Line up

Salvo Lazzara: harpoud, basso elettrico, contrabbasso, chitarra elettrica, touch guitar 9 corde, piano e tastiere, soundscapes, programmazione e arrangiamenti.

Giorgio Finetti: violino, piano e tastiere, programmazione e arrangiamenti.

Davide Guidoni: batteria, percussioni.

Marc Papeghin: tromba e corno francese.

Editing, Mixing and Mastering: Salvo Lazzara – Produttore artistico: Salvo Lazzara

Graphic artwork by Davide Guidoni

Produttore esecutivo: Filibusta Records – Publishing: Filibusta Records

Tracklist

A che serve il ricordo / A passo lento / Cercando Quiete / Danzare Ancora / Il mare in fondo alla strada / Inutile Attesa / Invito al cuore ribelle / Krly / L’altro canto / La processione delle nuvole / La vigilia della festa / Le umane preghiere

Compositore: Salvo Lazzara, eccetto per i brani Inutile Attesa, Krly di Giorgio Finetti

L’album è disponibile sulle principali piattaforme di streaming musicale come Spotify e nei negozi in formato fisico tramite i canali di distribuzione ufficiali come La Feltrinelli.

https://www.filibustarecords.com

Precedenti interviste:

http://www.kultunderground.org/art/17759 (Imperfetta solitudine)

https://kultunderground.org/art/1877/ (Materia e memoria)

https://kultunderground.org/art/18288/ (Da nessun luogo)

https://kultunderground.org/art/40296/ (Un cerchio perfetto)

Intervista

Davide

Ciao Salvo e ben ritrovato su queste pagine. “Le umane preghiere” segue il precedente “Ultime foglie” del 2024, nonché molti altri lavori a cominciare dal 2007, anno del tuo esordio solista con “Di questi e altri naufragi” dopo esserti affacciato sul panorama musicale come uno dei membri fondatori e colonna portante della prog-rock band Geminale. Come “Le umane preghiere” racchiude oggi la tua evoluzione stilistica?

Salvo

Ciao Davide, grazie per questo spazio e per l’attenzione che riservi da sempre ai miei progetti. “Le umane preghiere” è nato con l’idea di fare una sintesi aggiornata dei miei precedenti percorsi, cercando di semplificare certe riflessioni, certe strutture, di rendere il tutto anche più fruibile, mantenendo la riconoscibilità dello stile, l’approccio alla composizione e alla scrittura.

Davide

Pensiero Nomade è ancora un laboratorio aperto in cui fondi jazz, elettronica, ambient, post-rock e world music. Quali musicisti sono stati coinvolti nella attuale formazione di Pensiero Nomade e nelle registrazioni de “Le Umane Preghiere”?

Salvo

Intanto partirei da Giorgio Finetti, che ha suonato tutti gli archi, alcune tastiere e ha contribuito fortemente agli arrangiamenti. Sue sono per altro due delle composizioni (Krly e Inutile attesa), poi elaborate insieme. C’è Davide Guidoni alla batteria e ad alle percussioni, come in tutti i miei cd, e infine Marc Papeghin alla tromba e al corno francese. Strumenti meno etnici se vuoi, anche se l’intenzione world è rimasta.

Davide

Sospeso tra disciplina esecutiva e libera immaginazione, qual è stata l’intenzione artistica che ha attraversato i dodici episodi sonori del disco?

Salvo

Il cd nasce per sviluppare un concetto preciso. Dopo molti progetti di ricerca, era arrivato li momento di rimettere in chiaro alcuni aspetti della composizione, magari rimarcando l’importanza di alcune strutture tradizionali, più occidentali. La parte di improvvisazione è più contenuta, riservata ai momenti più jazzistici, per i quali ho ripreso la chitarra elettrica, che non suonavo in maniera solistica da un po’.

Davide

L’album accoglie suggestioni derivanti dal jazz contemporaneo e da pratiche musicali transnazionali. Le integra però in un orizzonte linguistico coerente, senza cedere a facili ed estemporanei mix di facciata. Cos’è per te la interculturalità piuttosto che la multiculturalità? In che modo la tua musica dialoga con le diverse culture musicali?

Salvo

Diciamo che l’epoca della world music alla Real world ce la siamo lasciata alle spalle, per fortuna (con tutti i suoi retaggi, se vuoi, post-colonialisti). Credo che sia arrivato il momento di ripensare la “musica che arriva dal mondo” come “musica del mondo”, cioè libera di scorrere fra i confini delle nazioni e delle culture, senza prevalenze e primati che derivano dai nostri pregiudizi da occidentali. In questo la possibilità di far arrivare tutta la musica (da Bach ai gamelan, dai cantanti di Tuva ai King Crimson) contemporaneamente sulla stessa piattaforma ha permesso di abbattere molti tabù.

Davide

Si può parlare di musica per un “cinema dell’anima”, cioè una musica che possa stimolare la sensibilità o la visione interiore dell’ascoltatore, guidandolo in un viaggio emotivo e immaginifico dentro se stesso? Che tipo di viaggio nell’anima è stato innanzi tutto per te?

Salvo

Ogni traccia del cd mi ha portato dentro un racconto preciso (al punto che ne ho scritto uno per ognuna di queste). È come se ci fosse stata una storia da fare emergere dietro ogni brano. Non le puoi legare fra loro in un racconto più ampio, ma puoi seguirle in sequenza.

Davide

La precarietà dell’esistenza trova la sua spiegazione più profonda proprio nel legame linguistico con la preghiera (precarius). Davanti alla fragilità del proprio destino, l’uomo antico rispondeva con la preghiera. La musica e la preghiera condividono da millenni la stessa radice esistenziale: entrambe nascono per esprimere ciò che supera il limite del linguaggio ordinario e per colmare l’intrinseca precarietà dell’uomo. Quando la parola non basta più per invocare o ringraziare, si trasforma naturalmente in canto e ritmo. Come hai affrontato il “potere” di trascendenza della musica? Perché “Le Umane Preghiere”?

Salvo

Proprio perché stavo cercando un’idea di musica che si facesse preghiera, laica, materiale, contemporanea. In fondo io faccio musica per ritrovare una serenità che altri trovano nella meditazione, nella fatica. Per me suonare è avvicinarmi a quella parte di me che troppo spesso nascondo, o lascio in sottofondo, ma che mi definisce meglio di altre.

Davide

In copertina c’è un grande occhio umano, reso in uno stile pittorico espressivo e materico. L’occhio è circondato da pennellate astratte, dinamiche e corpose. L’occhio, “specchio dell’anima”, è uno dei simboli archetipici più potenti e diffusi della storia umana ed è spesso associato alla divinità, simboleggiando la capacità di vedere oltre il visibile. A me ha ricordato in particolare Terzo Occhio nelle tradizioni induista e buddista, quello che rappresenta la visione interiore, la chiaroveggenza, l’illuminazione e la capacità di percepire la realtà oltre le apparenze fisiche. Perché dunque un occhio come copertina ne “Le Umane Preghiere”?

Salvo

È un dipinto di mia figlia Agnese, che mi ha colpito immensamente dal primo momento. Ha un’energia profonda e quieta, i colori sono pulsanti, è come se mi guardasse all’interno. Ho pensato che fosse giusto per introdurre all’ascolto. Nel cd c’è poi un altro dipinto, stavolta di mio figlio Oliviero, che rappresenta un’idea di natura viva, non ideale.

Davide

Molti gli strumenti da te suonati anche in questo disco: chitarre, harpOud, basso e contrabbasso, elettronica, piano, tastiere e la touch guitar a 9 corde, che si suona principalmente con la tecnica del tapping, fondamentale per creare i tappeti armonici tipici del tuo stile. Pur suonando molti strumenti, tendi a “nascondere” il virtuosismo della tua chitarra, “azzerando” l’ego del virtuoso per lasciare spazio al dialogo corale e all’amalgama del gruppo e, soprattutto, alla musica, ma forse anche al silenzio come elemento strutturante che dà forma, direzione e significato emotivo e, quindi, al valore del “non suonato”?

Salvo

Non mi sono mai sentito un virtuoso della chitarra, in senso rock (il tipo da assoli), nelle corde cerco l’intensità più che la forza, e per questo mi sono sempre rivolto alla chitarra, come all’oud e agli altri miei strumenti, con l’idea di ricavarne prima di tutto strutture, legami, armonie.

Davide

Le composizioni si basano su cellule tematiche mobili ed essenziali e gli strumenti sembrano intervenire solo quando strettamente necessario per evitare derive puramente ornamentali o decorative. Si può parlare di musica molecolare?

Salvo

Sicuramente, nel senso di una musica che procede per aggregati sonori, per strutture che emergono, a volte anche dall’interplay. In questo cd, per esempio, abbiamo fatto dialogare molto le corde con gli archi secondo questa intenzione.

Davide

A proposito di “preghiere”, cosa domandi più di tutto alla musica o attraverso la musica?

Salvo

Oggi in particolare la serenità, un ritmo più naturale, un suono meno urlato o distorto, più raccolto.

Davide

Cosa seguirà?

Salvo

Il cammino è chiaro, ma non escludo qualche bivio sonoro…

Davide

Grazie e à suivre…

Discografia

Pensiero Nomade:

1. Pensiero Nomade – per questi ed altri naufragi (Filibusta Records, 2007)

2. Pensiero Nomade – Tempi migliori (Filibusta Records, 2009)

3. Pensiero Nomade – Materia e memoria (Dodicilune Records, 2010)

4. Pensiero Nomade – Imperfetta solitudine (Zone di Musica, dal 2016 Filibusta Records)

5. Pensiero Nomade – Da nessun luogo (Filibusta Records, 2015)

6. Pensiero Nomade – Canti del disincanto (Filibusta Records, 2020)

7. Pensiero Nomade – Un cerchio perfetto (Filibusta Records. 2021)

8. Pensiero Nomade – Ultime foglie (Filibusta Records, 2024)

9. Pensiero Nomade – Le umane preghiere (Filibusta Records, 2026)

Altri progetti:

1. Lazzara, Pietropaoli – Guided by noise (Filibusta Records, 2017)

2. Giannotti, Lazzara, – La vostra ansia di orizzonte (Ma.Ra.Cash Records, 2017)

3. Salvo Lazzara, Luca Pietropaoli, Davide Guidoni, Claudio Milano – Appunti per una teoria delle maree (Filibusta Records, 2018)

4. ALP Trio / Fabio Anile, Salvo Lazzara, Luca Pietropaoli – Controra (Filibusta Records, 2022)

Germinale:

1. E il suo respiro ancora agita le onde (Mellow Records)

2. Cielo e terra (Mellow Records)

3. Scogli di sabbia (AMS BTF)

Bio

Sono Salvo Lazzara, siciliano di origine, romano di adozione.

Le mie esperienze musicali sono iniziate con la new wave e la dark wave elettronica.

Alla fine degli anni ’90 mi sono avvicinato al progressive rock, che ho portato avanti con i Germinale. Con questo gruppo ho composto tre cd e partecipato con brani ad alcuni cd tributo ai principali gruppi del genere.

Ho studiato jazz e improvvisazione a Roma con Fabio Zeppetella e Umberto Fiorentino e all’inizio degli anni 2000 è nato il progetto “Pensiero nomade”.

L’idea di base del progetto è sempre stata quella di sviluppare un approccio nomade alla ricerca musicale. Il punto di partenza della mia musica sono le ispirazioni tradizionali ed etniche, una matrice acustica con forte contaminazione elettronica e con ispirazioni in ambito jazzrock, che spaziano dagli Oregon di Ralph Towner a Steve Tibbetts a Terje Rypdal, e in generale al jazz di provenienza ECM.

 

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