
“Sul sentiero del gatto. Il delitto della Maggiolina”: quando il giallo si trasforma in romanzo dell’ossessione
Fox And Sparrow Edizioni
Narrativa
Pagg. 240
ISBN 979-12-81942-29-5
Prezzo 17,00€
Non tutti i romanzi d’indagine si reggono sull’urgenza di arrivare alla soluzione finale. In “Sul sentiero del gatto. Il delitto della Maggiolina”, Carlo Frapiccini sceglie una strada diversa: il mistero esiste, accompagna il lettore per tutta la durata del libro, ma ciò che davvero interessa all’autore è osservare il modo in cui un evento violento riesce a deformare le vite di chi resta.
Il centro della narrazione non è il delitto in sé, ma ciò che il delitto lascia dietro di sé. Franco Imelio, il protagonista, non viene presentato come un uomo travolto improvvisamente dalla tragedia. Al contrario, appare già dall’inizio come qualcuno che vive in una forma di stanchezza permanente, quasi incapace di partecipare davvero alla propria esistenza. L’omicidio dei coniugi Ganzer non fa altro che incrinare definitivamente un equilibrio già precario.
Da questo punto di vista, il romanzo lavora molto sul concetto di ossessione. Franco osserva, ricorda, collega dettagli, torna continuamente sugli stessi pensieri. Tutto diventa segnale, possibilità, rimpianto. Giovanna Ganzer non resta soltanto la donna che ha amato: si trasforma in una presenza che continua a occupare ogni spazio della sua mente. È interessante il modo in cui Frapiccini costruisce questa dinamica, perché evita di raccontare il dolore in maniera enfatica. Franco non si abbandona mai completamente alle emozioni, anzi tende spesso a trattenerle, a soffocarle, a renderle parte della sua routine. È proprio questa compressione continua dei sentimenti a rendere il personaggio credibile.
Uno degli aspetti più riusciti del romanzo riguarda il rapporto con il tempo. La storia procede alternando presente e ricordi, e questa scelta contribuisce a costruire una tensione diversa da quella tipica del thriller. Il passato entra continuamente nel presente, lo interrompe, lo modifica, lo rende instabile. Ogni incontro, ogni luogo, ogni oggetto sembra riportare Franco verso qualcosa che credeva di aver lasciato indietro. La memoria non viene usata soltanto come espediente narrativo, ma come forza che agisce sui personaggi e li condiziona.
Carlo Frapiccini lavora molto anche sugli spazi chiusi. Le case, i bar, il commissariato, gli uffici, le automobili: quasi tutto accade in luoghi delimitati, spesso soffocanti, che sembrano riflettere la condizione psicologica dei personaggi. Le villette della Maggiolina, dietro l’apparenza rassicurante, custodiscono segreti e tensioni; il bar dove Franco si rifugia diventa uno dei pochi luoghi in cui riesce ad abbassare le difese; persino il commissariato non viene percepito come uno spazio di protezione, ma come un ambiente freddo, attraversato da sospetti e diffidenza.
La scrittura insiste spesso su piccoli elementi materiali: bicchieri, pioggia, sigarette, automobili parcheggiate, rumori del quartiere, oggetti lasciati nelle stanze. Sono dettagli che potrebbero sembrare secondari, ma che finiscono per avere un peso importante nella costruzione dell’atmosfera. Il romanzo restituisce spesso la sensazione di un mondo fermo, dove ogni cosa resta al suo posto anche quando la vita dei personaggi si sta sgretolando.
Interessante anche la scelta di evitare personaggi completamente positivi o completamente negativi. Nessuno appare davvero innocente fino in fondo, ma nessuno viene nemmeno ridotto a una caricatura del male. Franco è fragile ma spesso passivo, Giovanna è amata ma incapace di prendere una decisione, Antonio Ganzer resta ambiguo, Laura Caneva si muove costantemente sul confine tra lucidità e inquietudine. Questo rende il romanzo più sfumato e meno prevedibile rispetto a molti gialli contemporanei.
Nato a Recanati nel 1991 e residente a Milano, Carlo Frapiccini mostra di conoscere bene i luoghi che racconta e soprattutto il tipo di solitudine che attraversa molte vite urbane. “Sul sentiero del gatto. Il delitto della Maggiolina” non è soltanto un libro su un omicidio: è una storia di persone che hanno smesso di parlarsi davvero, che si nascondono dietro le abitudini, che rimandano continuamente le scelte importanti finché qualcosa non esplode e rende impossibile continuare a fingere.