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Giardino di vetro – Milos Jankovic

4 min read

Besa Muci Editore

Poesia

Pagg. 64

ISBN 978-88-3629-436-7

Prezzo Euro 14,00

Sensibilità di poeta

I Balcani sono un sistema montuoso fra Bulgaria e Serbia e da tempo immemorabile quelle popolazioni hanno costituito un calderone ribollente, fonte di attriti, di scontri e anche di guerre, tutto per rivendicare un’unità nazionale a discapito di altre unità nazionali.

Appare evidente che questi stati di tensione abbiano riflessi su quelle genti, in particolare che sensibilizzino marcatamente chi presenta caratteristiche di emotività che sono spesso peculiari di chi scrive poesie. In questo contesto non meraviglia la silloge Giardino di vetro di Milos Jankovic, autore di Belgrado e quindi serbo, e che essendo nato nel 1963 è stato testimone delle guerre che hanno insanguinato i paesi dell’ex jugoslavia nel periodo 1991 – 2001 con protagonista principale sempre la Serbia.

Ora che i cannoni tacciono è possibile fissare la memoria di quel periodo ed è ciò che ha fatto appunto Milos Jankovic, la cui sensibilità è tale da cogliere la tragedia umana dall’olocausto al conflitto che ha sconvolto il suo paese. Il suo poetare in proposito non è né un urlo, né un lamento, non vuole cioè riversare su altri il dolore di chi ha subito, gli basta invece porre in evidenza, affinché non possano essere dimenticati questi drammi collettivi. Di conseguenza il suo linguaggio è asettico, con una voce che racconta con l’imparzialità di una video camera.

E’ così che la sua poesia può essere un elenco di nomi, una piccola confessione o anche una sensazione, senza un preciso filo logico, come frammenti che a sprazzi e all’improvviso emergono dalla memoria, qualcosa che c’è sempre stato e che nel subconscio ritorna. Tutto questo nel caso della raccolta intitolata Giardino di vetro, perché il libro ne presenta anche un’altra, Lamento Kaddish, ispirata dall’olocausto. Il Kaddish, per quanto ne so, è una delle preghiere più antiche della liturgia ebraica, ed evidente pertanto il riferimento a chi ha subito il genocidio nazista. In questo caso, forse perché di quanto accaduto parecchio tempo fa è già avvenuta una sedimentazione, la frammentarietà, pur presente, si riduce e in ogni caso resta quell’equilibrio senz’altro apprezzabile che fa sì che i versi non vengano urlati. Sarà forse perché siamo consapevoli ormai di quella tragedia, documentata da numerosi filmati d’epoca, che leggiamo attenti, ma senza lasciarci prendere dall’ansia. Non è tuttavia possibile restare indifferenti alla Cartolina mai spedita (E’ una mattinata gelida. C’è nebbia / Umidità. Brivido. Torbida è la Vistola. / Il cielo è pieno di uccelli bagnati. / Un nodo alla gola mi fa male. / …), oppure a Sognare ad occhi aperti (Sogno un fiume e uccelli che volano / le baracche e il filo spinato / sogno una stella che brilla nel cielo / sogno un pezzo di pane ammuffito. /…). In entrambe le poesie, in contrapposizione a una lucida e tragica realtà, c’è il desiderio di evadere, di contrastarla con il sogno, di volare oltre il luogo e oltre il tempo, in un canto che è di libertà.

In Jankovic c’è un desiderio di pace che è un vero e proprio anelito, che scolpisce nero su bianco nell’ultima poesia della raccolta, Fratellanza (agli ebrei serbi) (…./ Dovremmo ricordare per sempre, sia i vivi che i morti, / la nostra fratellanza, / la fratellanza che accomuna tutte le vittime.). In questi ultimi versi che chiudono il libro c’è tutto il cuore dell’autore, ma c’è anche l’universalità, perché in una guerra si è tutti vittime, chi vi muore e chi resta, basterebbe questo a dissuadere dal far nascere ulteriori conflitti, che purtroppo sono sempre sul piatto.

Da leggere, senz’altro.

Milos Jankovic, nato nel 1963 a Belgrado, ha trascorso parte della sua vita lavorativa nel campo della cultura. Come artista indipendente, scrittore, ma anche come direttore in diverse case editrici, ha lavorato anche in organi dell’amministrazione statale, a livello governativo. È autore di oltre novanta libri di prosa e poesia, e come curatore, coautore ed editore ha firmato oltre un centinaio di progetti editoriali. Nel 2010 l’Associazione degli scrittori serbi, di cui Janković è membro dal 1992, gli ha conferito lo status di artista e creatore indipendente di spicco nel campo della cultura. Ha ricevuto numerosi riconoscimenti e premi per la sua creatività letteraria e per il contributo alla cultura serba. Da dicembre 2022 è presidente del consiglio di amministrazione dell’Associazione degli scrittori serbi.

 

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