- #370 ::
Post-остранение šklovskijana e teorica del guasto come strategia del tardomodernismo letterario
7 min read
Wundt scrive, in Grundzüge der physiologischen Psychologie del 1908: «[…] Reize, die sich häufig wiederholen, verlieren allmählich ihre Fähigkeit, die Aufmerksamkeit zu erregen […]» (II, 219) e «[…] Die Aufmerksamkeit ist kein notwendiger Bestandteil der Empfindung; sie kann fehlen, ohne dass die Empfindung aufhört zu bestehen […]» (II, 212). Dopo l’Aristotele dei De Anima e Metafisica, l’Hume del Treatise of Human Nature e il Bergson di Matière et mémoire e Le rire («[….] La perception est essentiellement pratique. Elle isole, dans l’ensemble des choses, ce qui nous intéresse […]») (I, 11) entra in azione la clinica, col binomio attenzione (Aufmerksamkeit) /appercezione (Apperzeption) che conduce ad una attenuazione percettiva da ripetizione. W. Köhler, nella versione inglese del 1929, in Gestalt Psychology afferma: «[…] Experience tends to assume the simplest and most stable form possible […]» (10); K. Koffka, in Principles of Gestalt Psychology del 1935, afferma: «[…] Incomplete figures tend to be perceived as complete […]» (150). Šklovskij si oppone alla Gestaltpsychologie. W. James, in The Principles of Psychology, sostiene, sull’automatizzazione della ricezione/percezione, «[…] The more of the details of our daily life we can hand over to the effortless custody of automatism, the more our higher powers of mind will be set free for their proper work […]» (I, 122): la delegazione all’automatismo è riduzione dello sforzo cosciente (contra Šklovskij): W. James definisce l’abitudine «[…] the enormous fly-wheel of society […]» e sottolinea come essa riduca lo sforzo mentale e diminuisca l’attenzione cosciente (The Principles of Psychology, [I, 113–122]; è contro questa delega percettiva all’automatismo che Šklovskij elaborerà il procedimento dell’остранение, traducendo la psicologia pragmatica in una strategia estetica e politica. Šklovskij, come battuta iniziale, accetta integralmente la diagnosi che la percezione/ricezione quotidiana è abitudinaria: «[….] Привычка пожирает вещи, платье, мебель, жену и страх войны […]», in Искусство как приём del 1917 (12/13); in seconda battuta Šklovskij scarta e sostiene che ogni automatismo sia un nemico tecnico «[…] Автоматизация съедает предметы […]» (11) e che l’arte sia anti-forma di sabotaggio di ogni automatismo nella ricezione «[…] Приём остранения состоит в том, чтобы сделать формы трудными […]» (13). In О теории прозы del 1935 Šklovskij chiude, contro l’economia ricettiva (James, Gestalt): «[…] Формы искусства меняются, потому что меняются приёмы восприятия […]» (18). L’incipit della riflessione šklovskijana è l’osservazione secondo cui l’esperienza quotidiana è dominata da processi di automatizzazione percettiva/ricettiva. L’essere umano, immerso nella ripetizione delle pratiche sociali e linguistiche, non percepisce l’oggetto nella sua concretezza sensibile, lo riconosce attraverso schemi stabilizzati: la percezione ordinaria è un meccanismo economico che riduce la complessità del reale. Šklovskij assegna all’arte la funzione di restituire la sensazione della vita (non trasmettere contenuti ideologici, né di esprimere stati interiori dell’autore, né di riprodurre mimeticamente il reale); Šklovskij, col il concetto di остранение, indica il meccanismo mediante cui l’arte rende gli oggetti «strani», sottraendoli alla sfera dell’uso automatico. Elemento centrale della teoria šklovskijana è la nozione di priëm (procedimento). Procedimenti stranianti, individuati da Šklovskij, si annoverano: 1. Descrizione indiretta (l’oggetto viene descritto senza essere nominato), 2. Point of view defamiliarizzato (l’adozione di visuali marginali consente di sospendere le categorie interpretative abituali), 3. Deformazione linguistica (l’uso di sintassi spezzata, ripetizioni, arcaismi o neologismi interrompe la fluidità del discorso) e 4. Dilatazione temporale (eventi minimi vengono narrativamente rallentati, scomposti e analizzati, in modo da impedire una fruizione rapida e automatica). Šklovskij rifiuta l’idea secondo cui l’opera d’arte sarebbe espressione di un vissuto interiore (?) dell’autore: in un mondo in cui il linguaggio tende costantemente alla semplificazione e alla trasparenza funzionale, l’arte, attraverso lo straniamento, riapre lo spazio dell’esperienza sensibile, restituendo complessità, durata e intensità al nostro rapporto con il reale. Šklovskij non basta. Nel Manifestes du surréalisme del 1924 A. Breton asserisce: «[…] Le réel quotidien doit apparaître étrange et inattendu, comme si nous le regardions pour la première fois […]» (34) e «[…] Nous voulons libérer la perception de ses habitudes et découvrir le merveilleux dans le banal […]» (57); T. Tzara, in Sept manifestes Dada del 1918 scrive: «[…] Nous voulons que les mots deviennent étrangers, que le langage cesse de désigner pour devenir expérience […]» (12); A. Artaud, in Le Théâtre et son double del 1938, asserisce: «[…] Le théâtre doit réveiller les sens et frapper l’automatisme de la perception, afin que l’esprit ne se repose pas dans l’habitude […]» (29). Artaud riprende Šklovskij e il surrealismo, trasformando l’остранение in esperienza sensoriale: rompere l’abitudine percettiva dello spettatore, colpirlo fisicamente e mentalmente, creare uno stato di coscienza attiva («[…] La cruauté n’est pas de la violence gratuite, mais un moyen d’intensifier la perception et l’expérience […]»). Artaud è modello della rivisitazione delle Erziehung radbruchiana e ostensive-inferential process di Sperber/Wilson del tardomodernismo letterario italiano: «[…] Il faut briser la continuité habituelle, le rythme de la perception quotidienne, pour que le spectateur se trouve dans un état d’éveil total […]» (50), ricorda il binomio ἐπίδειξις/θαυµα di Bruno Gentili. A. Spatola in Variazioni belliche (1966) scrive: «[…] Le parole diventano rumore, ogni segno è evento, il lettore deve ricostruire significato ad ogni passo […]», nel collage verbale ogni sintagma acquista valore cognitivo; Sanguineti, il maestro, in Laborintus del 1962 afferma «[…] Il testo non scorre, esplode; il lettore non legge, percepisce e ricompone […]» (5); N. Balestrini, in Tristano (1966): «Ogni parola è collocata come oggetto sonoro e visivo, il senso è costruito dal lettore in azione» (12). Il lettore diventa, nella modernità, attore della letteratura. Calvino, in Se una notte d’inverno un viaggiatore del 1979, scrive: «[…] Il lettore diventa protagonista, sospeso tra storie interrotte e collages narrativi […]» (5); G. Perec, con La Vie mode d’emploi del 1978 afferma «[…] Chaque objet, chaque espace, chaque phrase nous force à reconstruire un monde impossible à automatiser […]» (45). Pozzoni, in base alla trasformazione socio/giuridica dell’остранение e al binomio ἐπίδειξις/θαυµα di Bruno Gentili, crea un остранение politico‑performativo: secondo Pozzoni l’остранение šklovskijano è strumento di critica sociale, culturale e cognitiva che rompe l’automatismo percettivo/ricettivo e di interpretazione imposto da media, istituzioni culturali e pratica consumistica dell’arte. Il tardomodernismo letterario mira a: 1. Interrompere la ricezione automatica dei testi e dei linguaggi mediatici, 2. Riallocare l’esperienza estetica dal soggetto individuale (ego‑centrico) alla pratica collettiva e performativa e 3. Combinare strategie cognitive e neuroestetiche attraverso linguaggi frammentati, plurilinguismi e riot‑texts. Con Kolektivne NSEA (2024) c’è la tendenza letteraria del tardomodernismo italiano a plurilinguismi, latinismi, gergalità, tecnicismi, ironia e carnevalizzazione: si identifica un linguaggio non lineare e deliberatamente disturbante, un uso della parola come evento percettivo e politico (piuttosto che come espressione lirica), una pratica di scrittura che sfida spettatori/lettori a riattivare la percezione critica. Il tardomodernismo tardomodernizza Šklovskij: Šklovskij interrompe l’abitudine percettiva del lettore, Pozzoni interrompe l’automatismo percettivo dei media e della cultura; Šklovskij rende visibile l’oggetto letterario attraverso il distanziamento, Pozzoni rende percettivamente e cognitivamente attivo il lettore/spettatore; Šklovskij sospendere l’abitudine, rallenta la percezione, deforma la lingua, Pozzoni organizza l’hacking dei testi e del contesto sociale, collage, multinguismo, dedoublement, ostinazione collettiva; in Šklovskij il lettore percepisce il testo come oggetto nuovo e significativo, in Pozzoni il lettore/collettivo (fake) collabora attivamente alla ricostruzione del senso. Il tardomodernismo letterario tardomodernizza l’остранение šklovskijana (post-остранение šklovskijana). Šklovskij concepisce l’остранение come strumento di percezione estetica. La funzione principale è rallentare la lettura e rompere l’automatismo cognitivo del pubblico. Le tecniche includono: distorsione temporale della narrazione, figure retoriche insolite; uso di metafore e sintassi che obbligano a leggere. L’obiettivo è meramente estetico, rivolto a migliorare la consapevolezza ricettiva del lettore. Pozzoni estende l’остранение oltre la dimensione estetica. Gli obiettivi sono: attivazione collettiva, critica sociale, politica culturale. Nei riot-texts e nei testi programmatici, Pozzoni utilizza: linguaggio frammentato e plurilingue, collage e ironia, carnevalizzazione e parodia, hijacking dei media e degli spazi performativi, dedoublement, cioè scissione tra soggetto e testo, per destabilizzare le abitudini percettive e cognitive. Šklovskij stabilisce i fondamenti dell’остранение come strumento per percepire il mondo in modo nuovo, opponendosi alla meccanicità percettiva dell’abitudine. Pozzoni prende questo concetto e lo espande radicalmente, trasformandolo in dispositivo di attivazione cognitiva, critica sociale e politica, integrando pratiche collettive e linguaggi performativi. Pozzoni trasforma l’остранение da principio estetico a strumento di partecipazione e resistenza culturale, confermando la continuità teorica con Šklovskij e Artaud e ampliandone l’orizzonte applicativo. Il tardomodernismo letterario, diffuso, nel mondo, da Pozzoni, Meneghelli, Tzivras, Propinatiu, K. Hermandez, Mutlu, Markovic, Gauri, Maslic, Čorbić, Ijaz, Hondo, Zhao Zong Quiang, Ashraf Dali, Ajbouh, Mwanaka o Alameh et alia, tardomodernizza il concetto di остранение šklovskijana trasformandolo in una nozione di post-остранение šklovskijana socio/giuridicizzata con minore fiducia nel lettore («pubblico» della praxia) e maggiore fiducia nella strategia del «guasto» letterario.