
Dopo essere stato anticipato da due singoli, dal giorno 17/04/26 è disponibile sulle principali piattaforme digitali “ETEREA”, ottavo album di SONIA SPINELLO, con Sonia Candellone e tre ospiti internazionali, edito da Abeat Records su CD e distribuito nei migliori negozi specializzati.
https://www.abeatrecords.com/music/categoria-prodotto/sonia-spinello/
Con sette album alle spalle, di cui uno -“Wonderland”- premiato nel 2016 in Giappone dalla rivista Critique Magazine come “miglior album voce femminile” dell’anno, ed una carriera consolidata nel panorama jazz e della musica d’autore, Sonia Spinello scrive un nuovo avvincente capitolo evolvendosi verso un minimalismo suggestivo, dove il silenzio e la sottrazione diventano elementi
narrativi fondamentali e la voce strumento sempre più duttile. La sua ricerca stilistica si distingue per una capacità rara di scavare nell’intimità, trasformando il suono in un’esperienza sensoriale, spirituale e rigeneratrice. I suoi ultimi progetti, “Silence” e “Flow”, sono difficilmente collocabili in un solo genere musicale, tanto che di lei si è scritto “un canto al femminile che si trasforma in jazz di ricerca, con composizioni in stile ECM” (Guido Michelone). Sonia Spinello, voce e composizione testi e melodia, è affiancata dalla talentuosa pianista Sonia Candellone. Impreziosiscono il progetto Achille Succi, eclettico clarinettista e sassofonista, Daniele di Bonaventura, bandoneonista di classe sopraffina, e Piotr Schmidt, raffinato trombettista polacco.
Il cuore del progetto sovrappone melodie e testi inediti a musiche classiche ma contemporanee di autori del 1900 come Erik Satie, Jeroen van Veen e Graham Fitkin. Si aggiungono quattro originali: uno di Sonia Spinello e tre da lei scritti a quattro mani con Sonia Candellone, per dieci tracce in totale.
Un estratto dalle note di copertina, a cura di Mario Caccia, fondatore di Abeat Records: “Sonia Spinello è un’artista che non conosce stasi. Inarrestabile, curiosa, mai doma, affronta ogni progetto come una nuova sfida creativa, trasformando ogni disco in un vero concept album, vissuto e costruito con totale dedizione. La nostra collaborazione, nata oltre dieci anni fa, rappresenta ancora oggi uno dei capitoli di maggiore orgoglio del mio percorso professionale. (…) Alcuni suoi lavori
sono diventati autentici best seller: “Wonderland” è ormai un evergreen in Giappone, anche grazie a un prestigioso riconoscimento audiofilo. (…) Con questo album Sonia Spinello raggiunge una maturità stilistica e compositiva di rara forza e autorevolezza nel panorama italiano contemporaneo. “Eterea” la rappresenta pienamente ed il titolo è emblematico di questa sua costante tensione tra il mondo reale e quello “oltre”.”
Sonia Spinello – voce
Sonia Candellone – pianoforte
Achille Succi – clarinetto basso
Daniele Di Bonaventura – bandoneon
Piotr Schmidt – tromba
I N F I N I T E V I B E S Booking & Press Agency
Partner Abeat Records www.abeatrecords.com
Paola Tieppo
Precedenti interviste
https://kultunderground.org/art/41524/ (Risvegli)
https://kultunderground.org/art/42125/ (Flow, con Eugenia Canale)
Teaser
https://www.youtube.com/watch?v=K19VDr3gegA
https://www.youtube.com/watch?v=f0tOxohvPow

Intervista
Davide
Ciao Sonia e ben ritrovata su queste pagine. Come è nato e si è sviluppato “Eterea”, riprendendo ed evolvendo quale tuo percorso musicale e artistico, giungendo quindi a quale capitolo del tuo racconto?
Sonia Spinello
Ciao Davide, grazie per avermi dedicato questo spazio. ETEREA rappresenta un altro passaggio della mia “vita musicale”. La musica che scrivo è da sempre un mezzo per comunicare, per raccontare frammenti di vita e di esperienze, ma questo lavoro ha segnato un altro grande cambiamento.
Questa volta non si è trattato solo di un viaggio personale, di ricerca e di scoperta come anima che viaggia, impara e sperimenta. ETEREA affronta in maniera molto concreta e terrena il cambiamento fisico di una donna e il passare del tempo; parla di quelle esperienze che ti segnano e ti trasformano, lasciando segni sul viso che sono evoluzione. È imparare a lasciare andare, a dimenticare e a fare i conti con il “perdono”, il perdonare e il perdonarsi. È crescita.
Il disco arriva dopo “Sospesa, Silence e Flow”, tre album che hanno dato vita a un percorso di scrittura simile a un libro di cui non si conosce ancora il finale, perché siamo anime in continuo cambiamento. ETEREA è un capitolo di questo libro, con un inizio e una fine, ma resta un capitolo: ci sarà ancora molto altro. Sono però davvero grata di essere riuscita a concretizzare questo lavoro, perché lo sento come un passaggio importante
Davide
Leggo che il silenzio e la sottrazione diventano qui elementi narrativi fondamentali. Il minimalismo o altre forme musicali “sottrattive”, che pur sempre aggiungono rispetto al silenzio, non è privazione, ma un modo per lasciare andare il superfluo e dare valore all’essenziale. E, allora, cos’è stato per te essenziale in “Eterea”?
Sonia Spinello
Da Sospesa in poi, uscito nel 2019, ho sentito la necessità di una ricerca timbrica e di una “spazialità” diversa. Ho sentito quanto il mio gusto musicale andasse in una determinata direzione, sempre più rarefatta e minimale: lasciare spazio, vuoto e respiro per me è diventato fondamentale.
Il percorso di meditazione personale e di ascolto profondo mi porta a cercare una musica che mi pacifichi, mi calmi e crei tranquillità. In una vita caotica e frenetica, io cerco il silenzio e la quiete, dentro e fuori. Infatti ho cambiato casa: vivo ai margini di un bosco in un piccolo paesino, dove sono circondata solo dai suoni della natura. Ricerco una vita calma, nonostante tutti gli impegni di lavoro e le cose di cui mi occupo; quando torno a casa la sera, se ascolto musica, deve essere rarefatta e delicata, deve potermi “curare”.
Il potere della musica è immenso e mi piace pensare che la mia musica, la nostra musica, possa essere terapia per l’anima, un luogo dove sollevarla. In questo album abbiamo voluto “togliere” per dare spazio, lasciar respirare e far sentire “tutto” in maniera “cristallina”.
Davide
Ci presenti gli altri musicisti che sono stati coinvolti nella realizzazione di questo disco. Che tipo di esperienza è stata, come vi ha unito? Come hai condiviso questo progetto con la pianista Sonia Candellone?
Sonia Spinello
Ho conosciuto Sonia Candellone molti anni fa, era davvero giovanissima, un talento incredibile. Ho visto in lei la sua forza, la sua capacità e unicità; collaboriamo da circa otto anni, lei insegna pianoforte nella mia scuola, l’ho vista crescere sotto ogni punto di vista e, dopo averla sentita suonare in “solo”, ho pensato che sarebbe stata la persona giusta per questa trasformazione, questo nuovo passaggio. Sonia è una pianista di estrazione classica con un amore per la musica contemporanea; è stata lei a farmi scoprire Graham Fitkin e Jeroen van Veen. La parte legata alla realizzazione del disco è arrivata naturale, come un flusso.
Per quanto riguarda gli altri, conosco Achille da molti anni e ho avuto la fortuna di poter collaborare con lui molte volte, ha partecipato anche al disco “Flow”. Achille è un musicista e una persona di rara sensibilità e dolcezza, perfetto per questo lavoro; oltretutto avevo chiaro in mente quali suoni avrei voluto su questi brani, nel suo caso clarinetto basso e clarinetto contrabbasso: profondità e sostegno, le radici della centratura, le fondamenta. Lui è solido e radicato, concreto e sognatore. Perfetto!
Piotr Schmidt è un trombettista polacco che ho avuto il piacere di conoscere grazie a una cara amica; il suo modo di suonare (nord europeo) sposa totalmente i miei gusti musicali: rarefatto e flautato, comunicativo e libero.
E poi Daniele di Bonaventura: la poesia. Non ha bisogno di presentazioni, il bandoneon evocativo, ancestrale, intenso; il suo modo di suonare e la sua poeticità hanno incorniciato i nostri brani. Con rispetto e delicatezza si è saputo collocare con la sua grande personalità e forza; non a caso ho scelto lui per l’ultimo brano, “Ma Réalité”, il pezzo che chiude il disco e chiude il capitolo. Struggente, intimo, rotto, senza tempo né spazio: un brano che mi mette completamente a nudo.
Davide
Il disco è aperto da un testo e una melodia cantata sulla meditativa, quasi esoterica “Gnossiene n. 3” di Erik Satie, una composizione che fa parte della serie di sei Gnossiennes, brani che hanno rivoluzionato la musica per pianoforte introducendo uno stile minimalista e privo di barriere strutturali classiche. Tra l’altro, come le altre prime Gnossiennes, il brano è scritto senza divisioni in battute, lasciando al pianista una grande libertà interpretativa nel ritmo. Invece delle classiche indicazioni di tempo, Satie ha inserito nel brano frasi poetiche e bizzarre come “Conseillez-vous soigneusement” (Consigliatevi con cura) o “Ouvrez la tête” (Aprite la testa). Com’è nata questa rielaborazione, attraverso quali (auto)consigli e aperture della mente?
Sonia Candellone
Il nostro desiderio non era intervenire sulla parte pianistica, ma entrare in dialogo con il brano, rispettandone l’identità. La scrittura di Satie, dalla forza evocativa straordinaria e priva di barriere metriche rigide, suggerisce già di per sé uno stato d’ascolto profondo: le sue indicazioni sono diventate per noi un invito all’apertura, spingendoci a entrare in quello spazio sonoro con cura e abbandono.
È stata proprio questa qualità sospesa a guidare il nostro approccio, lasciando che fosse la musica stessa a suggerire direzione e gesto. Abbiamo così affiancato al pianoforte una linea vocale nata in tempo reale, dove la voce di Sonia Spinello si è lasciata guidare dal respiro del mio tocco e dalla dimensione temporale del brano; ne è nata un’alchimia spontanea, in cui il canto non è un’aggiunta, ma il naturale prolungamento del gesto pianistico, capace di trasformare ogni frammento in una storia che emerge dal silenzio.
Davide
Il secondo brano, “Nothing is like before” è del compositore minimalista olandese Jeroen van Veen, celebre tra l’altro per le sue incisioni di opere di Philip Glass, Steve Reich, Ludovico Einaudi e Simeon ten Holt, noto per alcune stravaganze, come l’aver suonato un pianoforte funzionante fatto di oltre 30.000 mattoncini LEGO e per i suoi “concerti sdraiati”, dove il pubblico ascolta la musica restando disteso. Anche in questo caso – così come in altri brani a seguire – hai rivisitato una composizione strumentale aggiungendovi testo e melodia, quindi voce e canto. Come è nata questa necessità di creare una melodia cantata ad alcuni brani del repertorio minimalista strumentale, attingendo in particolare a Satie, a van Veen e anche a Graham Fitkin?
Sonia Candellone
La necessità di creare queste melodie vocali è nata in modo naturale ed estemporaneo dall’ascolto dei brani: questi suggerivano spontaneamente una dimensione ulteriore, come se nella loro scrittura esistesse già uno spazio per la voce.
La scelta degli autori per Eterea è avvenuta seguendo affinità estetiche e una sensibilità condivisa. Erik Satie è stato il primo punto di incontro tra me e Sonia Spinello, un vero amore comune da cui tutto ha iniziato a prendere forma.
Nel caso di “Nothing is like before”, la relazione tra la stabilità della scrittura pianistica — con i suoi arpeggi costanti e ripetuti — e la trasformazione evocata dal testo, crea una tensione sottile ma significativa: ciò che resta immobile diventa lo spazio in cui il cambiamento può emergere con maggiore evidenza, come se la ripetizione rendesse udibile una trasformazione interiore.
In Fitkin emerge una scrittura che unisce le tecniche del minimalismo a contaminazioni jazz e blues, fondendo rigore strutturale e libertà espressiva. La cantabilità era già inscritta nella materia musicale; la voce ha raccolto quel canto latente, trasformandolo in un filo narrativo che unisce i movimenti. Così il testo del primo riaffiora nel terzo, come memoria che ritorna.
L’idea non era proporre una semplice successione di brani, ma creare un dialogo tra estetiche diverse e la nostra scrittura originale, mantenendo un filo conduttore personale e riconoscibile.
Davide
Per Michelangelo, scolpire non significava creare una forma dal nulla, ma liberare l’idea (o la figura) che era già prigioniera all’interno del blocco di pietra. Hai estratto le melodie come nella scultura che si fa “per forza di levare”, come insomma nell’atto di “vedere l’opera nel marmo e levare la materia”, come nel cuore della poetica di Michelangelo? Qualcosa è rimasto tuttavia a lottare per uscire dalla musica (come dalla pietra), lasciando parti del blocco non lavorate per enfatizzare questo processo di rivelazione? Qual è stato l’equilibrio su cui ti sei mantenuta tra la precedente composizione e quella così rinnovata?
Sonia Spinello
Come ho già detto in altre occasioni di chiacchiera e conoscenza, per me la mia scrittura è un filo diretto con ciò che mi accade e vivo: senza maschere, senza costruzioni, pura libertà di espressione. Ed è incredibile perché, in realtà, nella mia vita di tutti i giorni sono molto riservata, ma quando scrivo è quasi una forma di “psicanalisi”; esce tutto, come un fiume in piena.
Quindi “do forma” a ciò che già esiste, vibra ed echeggia dentro di me. L’equilibrio è, in realtà, per me qualcosa di instabile; penso che come esseri non solo di carne ed ossa, ma anche e soprattutto fatti di energia, tutto si muova. Quindi, se di “equilibrio” si può parlare, credo che ci sia sempre la libertà di muoversi tra le emozioni e la concretezza dei fatti. Oggi, alla mia età e con il mio vissuto, mi sento “solo” più libera di scrivere senza timore del giudizio.
Davide
Come avete lavorato ai tuoi/vostri brani rispetto all’insieme (Kibou, Ego ibi tibi ero, Eterea, Ma réalité), ovvero come dialogano con gli altri, attraverso quali affinità e connubi ideali di estetica e poetica?
Sonia Candellone
Il lavoro su Eterea e sui brani originali si è sviluppato come un unico percorso, in cui composizioni e reinterpretazioni non sono state pensate come elementi separati, ma come parti di uno stesso paesaggio sonoro e di un’unica narrazione. Il disco, infatti, si articola come una storia: un viaggio attraverso stati emotivi e trasformazioni interiori, in cui ogni brano rappresenta una tappa di un racconto più ampio.
Il minimalismo rappresenta un riferimento importante, ma non esclusivo: più che uno stile definito, è un punto di partenza che ci ha permesso di costruire un linguaggio aperto, basato sull’essenzialità del gesto e sull’ascolto profondo della ripetizione. Su questa base si innestano poi sensibilità diverse, in particolare quella jazzistica di Sonia Spinello e il contributo degli altri musicisti coinvolti, che attraverso l’improvvisazione hanno ampliato lo spazio espressivo dei brani.
All’interno dell’album, quindi, i brani non si contrappongono ma si rispecchiano: composizioni originali e riletture si influenzano a vicenda, condividendo la stessa poetica fatta di essenzialità, trasformazione e ascolto reciproco.
Davide
La tua voce dal bel timbro morbido e “confidenziale” evoca intimità e profondità. Qual è stato l’insieme delle scelte stilistiche, dei temi e della visione del mondo che hai voluto esprimere attraverso le parole di “Eterea”?
Sonia Spinello
Innanzitutto grazie per questi aggettivi, mi risuonano molto: “profondità e intimità” sono ciò che ricerco nella vita, nelle relazioni, nelle amicizie. Non amo stare in superficie, soprattutto con le persone a cui tengo; voglio scavare, andare nel profondo delle persone, delle vite, delle situazioni. Conoscere, capire, se me lo concedono, talvolta, “avvolgere” e “sentire”. La “morbidezza” di cui parli è anche un atto materno, cosa che sento radicata in me pur non avendo figli; forse, attraverso la morbidezza, si torna di nuovo al concetto di cura e carezza.
ETEREA in realtà è una parte di me, del mio percorso, della mia trasformazione continua e del cambiamento. Immagina che descriva tutto ciò che è così leggero e puro da sembrare fatto di sola luce, quasi come se non appartenesse alla materia, a questo mondo, ad un anima che è qui sulla terra solo a metà. È un concetto che unisce due sfumature bellissime: da un lato l’Akasha, che gli antichi consideravano una sostanza invisibile e spirituale che avvolge l’universo, una sorta di “memoria del cielo” che connette ogni cosa; dall’altro la natura diafana, ovvero quella trasparenza limpida che si lascia attraversare dalla luce senza opporre resistenza.
In fondo, dire che qualcosa è etereo è un modo molto dolce per dire che è un piccolo ponte tra la terra e l’infinito: una bellezza così SOTTILE che non si può afferrare, ma solo sentire con l’anima.
Davide
“Etereo” è un aggettivo che descrive qualcosa di spirituale, incorporeo, impalpabile o celeste, derivante dall’etere, la parte più alta e pura del cielo. Ed “Eterea” è per me un lavoro purissimo, sospeso (e alto), praticamente sublime. Purissimo innanzi tutto per la sua chiara autenticità creativa. Quest’opera nasce da un’urgenza artistica interiore ed esprime sentimenti o visioni del mondo indipendentemente da tutto il resto, che si fa esso stesso superfluo. Perché dunque hai scelto il titolo di “Eterea”?
Sonia Spinello
Davide, mi commuove la tua sensibilità e il tuo ascolto, ti ringrazio profondamente. Come ho descritto, ETEREA rappresenta un ponte, più ancora nello specifico tra cielo e terra, tra ciò che è materico e ciò che è impalpabile.
Da ”Sospesa” in poi ho sentito l’esigenza di cui parli e qui è come se si fosse liberata, avesse preso il volo per fluttuare leggera, in uno spazio senza tempo, come qualcosa che abbia a che fare con mondi paralleli. Ricordo ancora dove mi trovavo e come è arrivato il titolo: è arrivato, è uscito dalle mie labbra. Inizialmente era ETEREO, ma quasi subito si è trasformato in ETEREA, e sento che sia stata la scelta più adatta. È assolutamente rappresentativo.
Davide
Peraltro è proprio il brano “Eterea” ad essere invece quello apparentemente meno “etereo”, trattandosi fondamentalmente di un blues. E il blues non è etereo, né astratto o lontano dalla realtà. Al contrario, è una musica profondamente terrena, viscerale e radicata nell’esperienza umana. Ma è anche una forma d’esperienza emotiva, non solo carnale, che parla bensì di emozioni reali e vissute, ma che spesso è descritta come una “fede” o uno stato d’animo, piuttosto che semplice intrattenimento. Che tipo di esperienza emotiva e spirituale, oltre che intellettuale, è stato lavorare a “Eterea”?
Sonia Spinello
Davide, ancora una volta grazie per questa domanda, dove in realtà hai già racchiuso la risposta; questo la dice lunga sul tuo saper sentire, oltre che ascoltare.
È proprio così: è il brano meno etereo del disco, anzi, quasi “profano” all’interno di questo lavoro. Infatti segna un cambiamento, una presa di coscienza all’interno del capitolo stesso; è un risveglio di “femminilità”. È il momento in cui ho sentito che nel profondo, anche se “dormiente” come una creatura rinchiusa in un bozzolo, questa parte di me sentisse di poter uscire ancora, con un’altra forma, sentire di nuovo delle parti di sé che aveva dimenticato. Il colore della voce e l’espressione profonda, rotonda e blues, lasciano emergere il risveglio del femminile, e preferirei non aggiungere altro.
Davide
Satie torna con “Where are you?”, tuoi testo e melodia sulla “Gymnopédie n.1”, tra i brani più iconici del suo repertorio per la sua atmosfera eterea e malinconica. Satie scrisse le Gimnopédies sfidando i canoni accademici dell’epoca e sono spesso indicate come precursori della musica d’ambiente (o “musica d’arredamento”, come la definì lo stesso autore), pensata per essere cioè ascoltata come sottofondo senza richiedere un’attenzione forzata. E oggi sempre di più la musica viene ascoltata in modo accessorio e distratto, anzi, più che ascoltata, sentita passivamente? Cos’è “l’ascolto” per te e come ti coinvolge, come ti connette tanto con la tua sfera interiore, quanto con il tuo ascoltatore ideale?
Sonia Spinello
Satie e in particolar modo Gymnopédie n. 1 mi hanno accompagnata sin da quando ero bambina. È stato un innamoramento: io funziono così, sento, ascolto e mi immergo quasi istantaneamente. Quando ho scoperto Satie, è diventato per me quella “culla”, quel “ristoro” di cui ti parlavo, una sorta di colonna sonora della mia vita, quasi una necessità di ascolto quotidiano; quell’ascolto che calma.
Poter scrivere un testo e una melodia che si potessero inserire in questo capolavoro mi preoccupava ma, come il resto dei brani, è arrivato naturalmente e lo abbiamo accolto. Inoltre, come spesso mi è capitato, questo è uno di quei brani “echeggianti-premonitori” già scritti nel mio registro dell’universo, che si è svelato proprio in questi giorni. Tutto arriva e si manifesta attraverso un sentire profondo: la meditazione, il silenzio, raggiungere quelle parti di noi così profonde ci connette a spazi che sono rivelatori. La musica è un veicolo potentissimo per questo.
“L’ascoltatore ideale” per me è colui che sa stare in silenzio, un silenzio anche della mente, che riesca davvero a sentire oltre la musica: da dove è arrivata, come si è materializzata, quale è stato il pensiero che ha attraversato il momento della scrittura. Qualcuno che possa vedere i paesaggi, le immagini, i colori e le sensazioni che emergono dalla musica.
Davide
Il disco, tutto cantato in inglese, si chiude con “Ma réalité”. Perché hai usato il francese dopo l’inglese? Si tratta di una scelta estetica, trattandosi di una lingua melodiosa, elegante e romantica, spesso percepita come dolce al suono, o quali altri motivi?
Sonia Spinello
A dire la verità, inizialmente mi immaginavo dei brani in italiano, ma anche qui è stato un flusso: sono arrivati così. Ho sentito che la lingua inglese fosse più adatta. Premetto che io non lo parlo fluentemente, il minimo per la sopravvivenza, ma quando canto è diverso. Quando compongo, a volte mi arrivano delle suggestioni già in questa lingua.
Su “Ma réalité”è stato naturale, il brano che chiude il disco… svelarsi ancora una volta…
Adoro il francese, la trovo una lingua meravigliosa; mi sento legata alla Francia, c’è stato un periodo della mia vita in cui avevo pensato di trasferirmi lì. Il brano è nato in una mattina, in pochissimo tempo: è arrivato a chiudere il capitolo ETEREA. Una parte di me è emersa e si è raccontata nella malinconia, avvolta da visioni e ricordi. “Ma réalité” è il brano senza spazio-tempo, forse non di questa vita.
Davide
Cosa seguirà?
Sonia Spinello
Sono in continuo movimento, nel flusso, e mai come nell’ultimo anno ho scritto davvero tanta musica: sono già pronti altri nuovi dischi.
Un probabile secondo “Flow”insieme ad Eugenia Canale (musicista che adoro, con cui ho grande intesa); un lavoro in duo con il musicista curdo-siriano Ashti Abdo, con il quale abbiamo un bellissimo rapporto di amicizia e stiamo lavorando a un progetto dove esploriamo sonorità etniche con strumenti non convenzionali, creando una fusione difficilmente incasellabile.
Un progetto in trio con Cettina Donato e Federica Michisanti; un progetto, per ora “Un preludio all’essere”, con Roberto Olzer (musicista meraviglioso e grande amico a cui devo moltissimo) e un grande progetto con un altro musicista e anima con cui ho un legame atavico, un’affinità elettiva, ma qui lascerei un po’ di mistero… Seguo il flusso e mi lascio trasportare…
Ti ringrazio di cuore per questa bellissima intervista: è stata profonda e gratificante, le tue domande hanno mosso molte emozioni. Complimenti e buon lavoro.
Davide
Grazie e à suivre…