GENTLE BREATH
Crescendo Sphere feat. Fabrizio Bosso

Un disco che fonde melodie dall’innato lirismo con ritmi complessi e armonie della tradizione eurocolta. Si presenta così Gentle Breath, album d’esordio del quintetto Crescendo Sphere in uscita lunedì 20 ottobre per l’etichetta Emme Record Label. la band nasce dall’incontro di giovani musicisti della scena italiana, già vincitori di prestigiosi premi internazionali ed è guidato da Stefano Proietti (band leader, pianoforte, tastiere, composizioni, arrangiamenti, live electronics, Sound Editor – Cubase Engineer), Gian Marco De Nisi (band leader, batteria, percussioni, composizioni, arrangiamenti, live electronics, Sound Editor – Cubase Engineer), Aldo Di Caterino (flauto in do, flauto contralto, composizioni), Vittorio Cuculo (sax contralto e soprano), Giordano Panizza (contrabbasso, basso elettrico) con la partecipazione speciale di Fabrizio Bosso, uno dei più acclamati solisti della scena italiana ed internazionale, che si è integrato nel gruppo con grande entusiasmo, attraverso l’improvvisazione e il dialogo fra tradizione e innovazione.
Il progetto si articola in una serie di composizioni originali che spaziano dal jazz contemporaneo alla musica classica, con influenze provenienti dall’elettronica e dalla musica per immagini. Il virtuosismo e il lirismo di Fabrizio Bosso guidano l’ensemble in un viaggio in continua trasformazione, dove l’eleganza del suono si intreccia con energia, ricerca e spontaneità espressiva. Crescendo Sphere rappresenta una delle nuove voci del jazz italiano, capace di unire raffinatezza compositiva e potenza comunicativa, coinvolgendo tanto gli appassionati quanto il grande pubblico. L’album è stato concepito interamente come un’unica opera, in cui ogni brano contribuisce a costruire un percorso narrativo, fatto di contrasti e di respiro, di tensione e rilascio. Il titolo Gentle Breath racchiude il senso profondo del progetto: il “respiro gentile” come metafora della vita, del gesto creativo e dell’ascolto reciproco tra i musicisti. Un soffio che diventa musica, dialogo, equilibrio e libertà.
Crescendo Sphere:
Fabrizio Bosso (tromba, effetti)
Stefano Proietti (band leader, pianoforte, tastiere, composizioni, arrangiamenti, live electronics, Sound Editor – Cubase Engineer)
Gian Marco De Nisi (band leader, batteria, percussioni, composizioni, arrangiamenti, live electronics, Sound Editor – Cubase Engineer)
Aldo Di Caterino (flauto in do, flauto contralto, composizioni)
Vittorio Cuculo (sax contralto e soprano)
Giordano Panizza (contrabbasso, basso elettrico)
Realizzato al Tube Recording Studio di Fara in Sabina (Ri) da Francesco Lupi
https://www.emmerecordlabel.it/release/gentle-breath/
Intervista
Davide
Ciao Gian Marco e Stefano. A quale punto arriva “Gentle Breath” lungo il vostro percorso musicale e in quello dei “Crescendo Sphere”: cosa chiude, continua, apre o riapre?
Stefano e Gian Marco
Questo progetto nasce dalla nostra idea di voler unire ragazzi under 35 e collaborare con artisti del panorama nazionale ed internazionale. Questo gruppo continua in realtà una spirale di lavori già iniziati negli anni precedenti, grazie alla collaborazione dei diversi membri del gruppo in altri contesti. “Gentle Breath” è il nostro primo album, quindi continua nel tempo e cresce nel futuro.
Davide
Il nome “Crescendo Sphere” richiama un’idea di espansione sonora (“crescendo”) e organicità (“sphere”), dove ogni brano è concepito come un organismo vivente che respira e si evolve? La sfera è anche un potente simbolo di perfezione, totalità e infinito, e rappresenta l’unità primordiale e l’armonia dell’universo. Cos’è dunque questo crescendo sferico?
Gian Marco e Stefano
Il crescendo sferico è un movimento continuo, una crescita che non punta semplicemente “verso l’alto”, ma che si espande in tutte le direzioni. È un suono che respira, che si dilata, che avvolge. Non è lineare, è immersivo. La sfera, con la sua idea di totalità e infinito, rappresenta proprio questo: uno spazio in cui ogni elemento è connesso agli altri. Ogni brano è come una cellula di questo organismo più grande, e vive in relazione con tutto il resto.
Davide
Perché avete scelto “Gentle Breath” come titolo del disco?
Gian Marco e Stefano
Abbiamo scelto “Gentle Breath” perché riassume perfettamente lo spirito del disco. Anche se è una composizione di Stefano, rappresenta un’idea condivisa: un respiro delicato, uno spazio di pace e ascolto. In un periodo così complesso, volevamo trasmettere calma ed equilibrio. Tutti i brani, nascono da questa stessa visione: creare un flusso organico, autentico, che si sviluppa in modo naturale.
Davide
Leggo nella copertina che “Crescendo Sphere” è un gruppo jazz che esplora la fusione di melodie liriche con ritmi e armonie della tradizione culturale europea. Cosa distingue la tradizione culturale europea da quella americana dal punto di vista dei “Crescendo Sphere”, su cosa di essa focalizzate in particolare la vostra musica e quella di “Gentle Breath”?
Stefano e Gian Marco
Dal nostro punto di vista, la tradizione europea porta con sé un forte legame con la melodia, con la forma e con una certa sensibilità timbrica che deriva anche dalla musica classica. Rispetto a quella americana, che è alla radice del jazz e ha un approccio più legato al groove e all’improvvisazione, noi sentiamo l’esigenza di lavorare molto sull’aspetto lirico e narrativo del suono. Nell’album questa influenza si traduce in un’attenzione particolare alle dinamiche, al respiro delle frasi e alla costruzione di atmosfere. Ci interessa creare musica che abbia una profondità emotiva e una dimensione quasi “cantabile”, pur rimanendo aperta all’interazione e all’improvvisazione. Più che contrapporre le due tradizioni cerchiamo di metterle in dialogo, trovando un equilibrio tra struttura e libertà.
Davide
Come avete lavorato insieme a questo disco, attraverso quale consolidamento o progredire peculiare del vostro interplay, mantenendo quale tipo di dialogo fluido tra improvvisazione e la scrittura? E come è nata e si è svolta e inserita la partecipazione di Fabrizio Bosso alla tromba?
Gian Marco
Il lavoro su questo album è stato molto incentrato sulla ricerca di colori e timbri: volevamo costruire un suono riconoscibile e uniforme, capace di accompagnare ed enfatizzare le composizioni. Tutto il processo di arrangiamento ed editing, a cui ho lavorato insieme a Stefano, è stato seguito direttamente da noi, con l’obiettivo di mantenere una direzione artistica comune e coerente. L’interplay si è sviluppato in modo naturale, trovando un equilibrio tra scrittura e improvvisazione: le strutture sono definite ma anche aperte, permettendo un dialogo fluido tra i musicisti. La partecipazione di Fabrizio Bosso, presente in alcune tracce, chiude idealmente il cerchio delle sonorità che cercavamo: il suo stile, al tempo stesso virtuosistico e profondamente lirico, si è integrato in modo naturale, arricchendo e completando una delle identità del progetto.
Davide
L’immagine della copertina è dominata nel centro da una sfera di luce bianca intensa, simile a un nucleo o a una stella, da cui si sprigiona l’intera composizione. Attorno a questo centro si intrecciano orbite circolari sottili e bianche, che ricordano la struttura schematica di un atomo. Lo sfondo è caratterizzato da nuvole di fumo o nebulose nei toni caldi del rosa, arancione e giallo, che contrastano con l’oscurità del fondo nero. Questa combinazione evoca un’atmosfera cosmica, quasi come un’esplosione di energia nello spazio profondo. Cosa volevate rappresentare rispetto ai contenuti musicali del disco?
Stefano e Gian Marco
La copertina è la metafora visiva del disco: la sfera di luce al centro è il cuore pulsante della nostra musica, da cui tutto esplode. I sei fasci di luce siamo noi, sei personalità che alimentano l’energia del progetto senza compromessi. Le orbite sottili collegano ogni brano, ogni idea, come in un organismo vivo che non smette di respirare.
Davide
C’è un brano intitolato “Maurice”. Il brano esplora le affinità tra l’impressionismo francese e il jazz moderno, puntando su raffinatezze timbriche e armonie ricercate. Se l’album “Gentle Breath” si propone di fondere il jazz contemporaneo con le armonie della tradizione classica europea o “eurocolta”, il pensiero va perciò subito a Ravel, noto per la sua raffinata ricerca timbrica e per l’influenza che lui stesso subì dal jazz dei primi del Novecento. Maurice Ravel rappresenta un punto di riferimento ideale per il vostro stile? E quali altri sono i vostri riferimenti ideali?
Stefano
Non solo Ravel, ma tanti compositori della musica europea colta sono un punto di riferimento per noi, soprattutto per la cura dei dettagli timbrici e la sensibilità armonica. In “Maurice”, ho voluto esplorare questo dialogo tra impressionismo francese e jazz moderno, tra eleganza e libertà improvvisativa. Dal lato jazz guardiamo a musicisti come Wayne Shorter e Chick Corea, ma anche all’intera dimensione della musica per immagini, perché ci interessa creare un senso di viaggio attraverso le composizioni: ogni brano ha una narrazione e uno spazio emotivo da percorrere. Il nostro stile nasce dall’incontro tra queste dimensioni: la raffinatezza della tradizione europea, la spontaneità del jazz e l’ampiezza narrativa tipica della musica per film.
Davide
Come ricordato da Ennio Morricone, la musica “non ha sembianze, è come un sogno” e prende corpo solo nel momento in cui viene eseguita e ascoltata. “Dreamlike Thoughts”, traccia d’apertura dal carattere contemplativo, introduce l’ascoltatore nel mondo onirico del disco, dove il suono della tromba di Bosso si intreccia con le trame pianistiche di Stefano Proietti. La musica, esperienza intangibile e soggettiva, può essere paragonata a un sogno? La musica non intrattiene soltanto, ma può trasformare un momento in un’esperienza collettiva, unendo cuori e pensieri in una sorta di sogno ad occhi aperti? Quale il vostro?
Stefano e Gian Marco
“Dreamlike Thoughts” l’abbiamo scritto insieme: Stefano ha composto il brano e Gian Marco ha curato l’arrangiamento. Volevamo creare un’atmosfera sospesa; la tromba dialoga con il pianoforte e il groove della ritmica creando una trama che guida chi ascolta in un mondo dove tempo e spazio sembrano dissolversi. Per noi la musica è un’esperienza viva, che può unire chi ascolta e farlo sentire parte di qualcosa di più grande: il sogno a cui aspiriamo è questo spazio condiviso.
Davide
“Fragments of Tomorrow” sembra proiettarsi in una dimensione più futuristica, anche grazie all’uso di sonorità elettroniche che emergono in diversi momenti del disco. È come se il linguaggio di “Gentle Breath” iniziasse già a guardare oltre se stesso: cosa rappresentano questi “frammenti di domani”?
Gian Marco e Stefano
“Fragments of Tomorrow” è un brano che ha scritto Gian Marco e che ha arrangiato insieme a Stefano, in cui le sonorità elettroniche ampliano il nostro linguaggio e si intrecciano con gli altri elementi del disco. I “frammenti” sono idee, visioni e possibilità ancora aperte, qualcosa che sta prendendo forma. È una traccia che guarda a ci che verrà, anche rispetto ai concerti e alle collaborazioni future.
Davide
“Lunar View”, traccia finale, chiude l’album con uno sguardo “spaziale”, un panorama notturno e rarefatto che sintetizza l’unione tra jazz e atmosfere sognanti. E il “Lunar View” è anche il nome del modulo chiave del Lunar Gateway, la futura stazione spaziale che orbiterà attorno alla Luna come parte del programma Artemis, l’iniziativa internazionale guidata dalla NASA per riportare l’umanità sulla Luna. La luna è stata da sempre fonte di ispirazione per filosofi, letterati, poeti, artisti e musicisti. Qual è la tua “Luna”, o quella al quale si è concluso il viaggio musicale di “Gentle Breath”?
Gian Marco
“Lunar View” nasce proprio con questa idea di movimento sospeso: il brano è costruito su accenti in levare che spostano continuamente l’ascoltatore, portandolo da una sensazione di staticità al disequilibrio. In realtà non è una conclusione, ma l’inizio di un viaggio in continuo movimento, qualcosa che resta aperto e continua a trasformarsi anche nei concerti.
Davide
Nel disco emerge una forte identità sonora, anche grazie al lavoro di produzione, composizione, arrangiamento, editing ed elettronica. Quanto è stato importante per voi seguire direttamente questi aspetti per definire il suono di “Gentle Breath”?
Stefano e Gian Marco
Per noi è stato fondamentale. Abbiamo seguito direttamente tutta la fase creativa, costruendo così un suono davvero nostro, senza mediazioni. All’interno del disco ci sono anche due composizioni di Aldo Di Caterino (traccia 4 “New Experience”, traccia 5 “Through Uncharted Waters”), su cui abbiamo comunque lavorato sempre insieme, mantenendo una visione condivisa. È stato un processo molto profondo e consapevole, che ci ha permesso di definire in modo chiaro l’identità sonora del disco.
Davide
Cosa seguirà?
Gian Marco e Stefano
Nuovi concerti, nuove idee, nuove registrazioni e collaborazioni. Il progetto è in continuo movimento, proprio come la musica che facciamo: non si ferma, evolve.
Davide
Grazie e à suivre…