
Pont de Vie: “ponte della vita”.
Il chitarrista polacco Maciek Pysz, vero pellegrino del mondo, ci regala un album profondamente ispirato, calibrato, denso di memorie, di ricordi, di incontri, di momenti di passaggio. L’album si muove tra melodie liriche e paesaggi sonori cinematografici, traendo energia sottile dal jazz e dalle tradizioni popolari europee, qui incarnate anche grazie al contributo di straordinari partner di viaggio: il russo Yury Goloubev e l’italiano Daniele di Bonaventura. Un lavoro di eccezionale fattura, grandi composizioni, intensità e qualità del suono letteralmente straordinaria!
https://www.abeatrecords.com/music/artist/maciek-pysz/

Intervista
Davide
Buongiorno Maciek. La tua carriera discografica include diversi album acclamati dalla critica, quali “Insight” (2013), “A journey” (2015), “Coming home” (2017), “A view” (2019). Cosa continua e cosa cambia “Pont de vie” rispetto a quanto fatto finora?
Maciek
Direi che il mio approccio alla melodia e all’armonia rimane lo stesso, mentre ciò che è cambiato è la presenza di più spazio nella musica. In passato ero più attratto da composizioni complesse e dense, che mettevano in evidenza le mie capacità come chitarrista.
Con il passare degli anni, e anche crescendo come ascoltatore, ho iniziato a orientarmi di più verso una musica con qualità melodiche e atmosferiche piuttosto che strutture molto complesse. Ho sempre creduto che una composizione debba essere memorabile, e penso sempre all’ascoltatore.
Anche da musicista, trovo che molta musica jazz oggi possa essere piuttosto faticosa da ascoltare e spesso sembri puntare più a impressionare altri musicisti che a connettersi con le persone. A volte si perde l’importanza di una buona melodia.
In sintesi, direi che nel mio modo di comporre mi sono ammorbidito.
Davide
In senso metaforico, il ponte è uno dei simboli più potenti dell’esperienza umana. Può essere il passaggio da una fase all’altra della vita, come la crescita, un cambiamento di carriera o una trasformazione interiore. Oppure il legame tra due mondi, due modi di pensare o tra l’umano e il divino. O ancora la capacità di attraversare ostacoli o vuoti per raggiungere una nuova consapevolezza. Cos’è il tuo “Pont de Vie”? Intorno a quale tema centrale è nato e si è sviluppato questo tuo ultimo lavoro?
Maciek
L’idea del ponte come titolo e come concetto dell’album nasce da uno dei primi brani che ho scritto per questo progetto, “Le Pont de Passage” (“Il ponte del passaggio”).
È stato ispirato dalla morte improvvisa e molto dolorosa di mio padre, avvenuta quasi due anni fa. Questo mi ha portato a riflettere sull’idea dell’aldilà e sul concetto delle anime che passano da uno stato all’altro.
Mi sono poi reso conto di quanto il simbolo del ponte sia potente per noi esseri umani: rappresenta transizione, crescita e cambiamento. Nella mia vita ho vissuto molti momenti di passaggio, sia da un luogo a un altro sia da una relazione a una nuova, che fosse di amicizia o sentimentale.
Quindi il lavoro è nato inizialmente intorno all’idea della morte e del passaggio oltre, ma è stato anche influenzato da cambiamenti personali nella mia vita, il trasferimento in un nuovo luogo e la fine di una relazione importante.
Davide
Tue le composizioni tranne “Sogno di primavera”, di Daniele di Bonaventura, “Cjavalì” di Yuri Goloubev… (“Cjavalì”, per altro, nel senso della parola “cavalli” nella lingua friulana o furlan?). Il trio è un tipo di formazione cardine nell’evoluzione jazzistica, definita come una “monade” musicale per il suo equilibrio tra solismo e interazione. Come è stato lavorare a questo nuovo capitolo con Daniele di Bonaventura con Yury Goloubev?
Maciek
Conosco sia Daniele che Yuri da molto tempo. Ho registrato il mio primo album, “Insight”, con Yuri nel 2013, e il secondo, “A Journey” (2015), includeva già entrambi—abbiamo anche registrato un brano in trio in quell’album (“Story of a Story”).
Successivamente ho realizzato un album in duo con Daniele, “Coming Home” (2017). Ho sempre avuto un forte legame con entrambi, sia musicalmente che a livello umano, quindi quando si è trattato di scegliere la formazione per questo disco, sono stati una scelta naturale.
C’era anche un aspetto pratico: entrambi vivono in Italia e ho registrato l’album nel mio studio preferito a Udine, Artesuono Recording Studio, con il fantastico Stefano Amerio.
Immaginavo questo album senza batteria, concentrato su spazio, interazione e delicatezza, e questo trio mi sembrava perfetto. È anche una rilettura della formazione classica del trio jazz, che di solito include pianoforte o chitarra, contrabbasso e batteria.
“Cjavalì” è il brano che Yuri ha portato in studio e ho deciso di includerlo anche in una versione in duo con lui al pianoforte. Avevamo programmato di registrare “Sogno di Primavera” di Daniele in duo, ma non c’è stato tempo prima che dovesse andare via. Avevo già in mente una versione per chitarra sola, quindi è stato naturale registrarla così durante la sessione.
Lavorare con Daniele e Yuri è stato, come sempre, bellissimo. Sono musicisti molto generosi, con una voce forte e riconoscibile, li riconosci già dalla prima nota. Sono anche capaci di creare suoni molto ricchi ed espressivi, ed è per questo che ho sentito che questo trio fosse sufficiente per esplorare un ampio spettro musicale, con Daniele tra bandoneon e pianoforte, Yuri anche con l’arco, e io che passo dalla chitarra classica alla steel-string.
Davide
E poi “La chanson d’Héléne” di Philippe Sarde, dal film “Les choses de la vie” di Sautet, considerato un capolavoro del cinema francese che narra di un uomo in coma dopo un grave incidente stradale il quale rivive così i ricordi della sua vita tra banali dettagli quotidiani che ora assumono un valore immenso. Perché hai scelto questo brano?
Maciek
Avevo ascoltato questo brano diverse volte nel corso degli anni e mi ha sempre colpito. Ha una qualità molto speciale, che solo pochi pezzi riescono ad avere.
Un altro esempio per me è la musica di Cinema Paradiso di Ennio Morricone, ho registrato il tema d’amore nel mio album “A View”.
Mi piace includere uno o due brani di altri compositori, e sentivo che questo si integrava perfettamente con l’atmosfera e la strumentazione del disco.
In realtà non ho ancora visto il film, anche se conosco la storia, lo farò sicuramente. La scelta però non è stata influenzata dal film, ma esclusivamente dalle qualità musicali del brano.
Davide
Il tuo stile melodico fonde influenze jazz, classiche e world music. Anche la fusione di musiche è un ponte tra diverse tradizioni musicali che permette anche di aprirsi alla sperimentazione? Qual è il tuo ponte musicale ideale e verso cosa?
Maciek
Sì, la mia musica è un insieme di influenze diverse e, in questo senso, è anche un ponte, un altro livello di significato del titolo.
Non mi piace quando la musica viene chiusa in categorie o divisa per generi. Preferisco creare in modo organico, lasciando emergere tutto ciò che mi ispira.
Quindi sì, la mia musica può essere vista come un ponte tra tradizioni diverse. Dove porta? Non lo so, e non necessariamente voglio saperlo. Preferisco lasciare che sia la musica stessa a decidere dove portarci.
Davide
La scelta degli strumenti è un passo importante per definire il colore del brano, la sua forza evocativa. Daniele, nei diversi brani, alterna il pianoforte e il bandoneon. Il bandoneon ha un suono nostalgico, malinconico e intenso, la sua voce è dolce, passionale o struggente e si avvicina alle frequenze della voce umana, conferendogli un feeling quasi umano e parlato. Quando hai preferito il pianoforte oppure il bandoneon nell’unirsi alle tue corde e a quelle del contrabbasso di Yury? Quando invece lasciare il compito alla tua sola chitarra?
Maciek
Ho fatto queste scelte in base all’armonia, all’atmosfera e al carattere di ogni brano. Alcune decisioni sono state prese prima della registrazione, altre sono nate spontaneamente in studio, anche ascoltando cosa funzionava meglio secondo Daniele e Yuri.
Ci sono due brani per chitarra sola, che sentivo funzionare meglio nella loro forma più essenziale, così come due duetti con chitarra e pianoforte.
Vale anche la pena notare che nell’ultimo brano, “Cjavalì”, è proprio Yuri a suonare il pianoforte.
Davide
Federico García Lorca descrive la chitarra come uno strumento che “piange” una malinconia inarrestabile, un pianto che evoca cose perdute, deserti solitari e frecce senza bersaglio. La chitarra è vista come un’anima ferita che traduce il dolore in melodia. Pablo Neruda celebra la chitarra come uno strumento essenziale di gioia, amore e connessione profonda con la natura. Nella sua “Ode alla chitarra”, la definisce una “sottile linea pura di cuore sonoro” e “chiarezza tagliata al volo”, lodandone il canto immortale e la forma le cui curve morbide e la vita stretta invitano all’abbraccio e alla creazione musicale. Cos’è per te la chitarra?
Maciek
È un mezzo che mi permette di esprimere emozioni che vanno oltre le parole. Spesso mi sento una sorta di messaggero, perché molta della musica arriva in modo molto spontaneo, e il mio ruolo è semplicemente quello di trasmetterla e condividerla.
Sono stato attratto dalla chitarra fin da piccolo, quindi è diventata naturalmente il mio strumento. Può esprimere ogni tipo di emozione, gioia, felicità, tristezza, malinconia.
Per me la chitarra non ha una sola identità: contiene tutte le possibilità. Dipende solo da ciò che scegli di dire attraverso di essa.
Davide
Una domanda sulla copertina: la torre del ponte sospeso che vi appare nella nebbia mi pare quella del Golden Gate che, se da una parte è stato dichiarato una delle meraviglie del mondo moderno, dall’altro ormai rievoca la tristezza del suo primato di ponte dei suicidi e a me personalmente anche il controverso documentario di Eric Steel. Perché hai scelto l’immagine del Golden Gate bridge come copertina a “Pont de Vie”?
Maciek
Era una delle immagini proposte dal grafico dell’etichetta, ed è stata quella che mi ha colpito di più.
Non avevo approfondito la storia del Golden Gate Bridge o le sue associazioni più tragiche, è la prima volta che ne sento parlare.
Ho semplicemente sentito una connessione con l’immagine, e mi è sembrato che rappresentasse molto bene il messaggio dell’album.
Ora che lo dici, posso vedere come anche queste storie si colleghino al concetto di Pont de Vie, dandogli un significato ancora più profondo.
Davide
Alla musica può essere affidata una missione poliedrica, che spazia dal benessere individuale all’impatto sociale e culturale, umanizzando, curando, educando, unendo, agendo sia come linguaggio interculturale che come strumento di crescita personale e collettiva. Qual è la tua meta attraverso la tua musica?
Maciek
Per me l’obiettivo è far provare qualcosa alle persone, portarle in un viaggio. Vorrei che l’ascolto fosse un’esperienza rilassante e in qualche modo anche curativa, ma allo stesso tempo capace di far riflettere.
Posso dire con certezza cosa non è il mio obiettivo: non è impressionare altri musicisti.
Quello che conta davvero per me è creare una connessione autentica con chi ascolta e offrire un’esperienza più profonda, sia dal vivo che a casa.
Davide
Dove possiamo seguire i tuoi aggiornamenti e ascoltare la tua musica? Cosa seguirà?
Maciek
Il modo migliore per seguire i miei aggiornamenti è il mio Instagram: http://instagram.com/maciekpysz e il mio sito: www.maciekpysz.com.
Se volete supportare davvero la mia musica, il modo migliore è acquistare un CD direttamente da me o dall’etichetta.
La musica è ovviamente disponibile anche sulle piattaforme di streaming, ma pagare circa 10 euro al mese per avere accesso a tutto non supporta realmente gli artisti, è in un certo senso come ascoltare gratis, solo con un modello diverso rispetto alla pirateria di un tempo.
Se ci pensiamo, un album costa circa 15 euro, quindi il confronto è evidente.
Detto questo, lo streaming è importante per la visibilità e oggi fa parte del sistema, ma non è ideale per la sostenibilità della musica.
Il prossimo passo sarà promuovere il nuovo album con concerti, festival e interviste.
Davide
Grazie e à suivre…
Maciek
Grazie mille Davide!
