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Intervista con Marco Bucci

9 min read

PROGETTO M.B.

Marco Bucci è il titolare del progetto solista da studio denominato “PROGETTO M.B.”. Come mi scrive, compone, arrangia e registra da solo quadretti sonori da circa 30 anni. Utilizza suoni da strumenti musicali e non musicali per creare atmosfere.

Dopo varie cassettine autoprodotte, nel 2005 l’etichetta Snowdonia pubblica il suo promo CD ufficiale “Contrappunti”. Nel 2013 produce il suo secondo CD “…a bassa quota” per la sua etichetta personale Tubogas Produzioni.

Il CD “Ostiando” è stato stampato nel 2026 per la propria etichetta Tubogas Produzioni in collaborazione con Zeit Interference (side-label di Lizard Records) e Dischi del Minollo.

Sono 9 tracce molto orchestrate, prodotte utilizzando piccoli sintetizzatori, chitarre, voci, batterie elettroniche, strumenti vari e giocattoli sonori.

C’è pop, rumore, psichedelia, elettronica povera. I suoi nuovi quadretti sonori sono ispirati e in omaggio al quartiere di Roma in cui vive, Ostia.

soundcloud/progettomb

www.lizardrecords.it

www.minollorecords.com

Intervista

Davide

Ciao Marco. Cominciamo da te e dal “Progetto M.B.”. Un progetto musicale che porta le iniziali del tuo nome e cognome definisce un percorso artistico solista, dove tu sei il fulcro creativo,  un progetto solista ti dà il controllo totale sulla visione artistica. Qual è dunque la visione artistica di M.B., quale il progetto che risponde a questa visione?

Marco

Ciao Davide. Questo progetto nasce nei lontani anni novanta proprio dall’esigenza di poter dar sfogo alla mia fantasia senza intervento altrui. Ai tempi suonavo batteria e chitarra in vari gruppi contribuendo anche a livello compositivo alla creazione dei brani. Non mi bastava. Componevo canzoni compulsivamente e sperimentavo le prime registrazioni casalinghe con piastre e mixer. Così è partito il tutto, come il luogo dove poter esprimere il mio mondo interiore riempiendo pezzi di tempo libero.

Davide

Perché hai dedicato questo lavoro musicale strumentale al tuo quartiere sul “mare di Roma”? Cos’è il verbo “ostiare”, quindi il suo gerundio “ostiando”, che un po’ rievoca l’opporsi, l’impedire, il fare contrasto, quindi la parola “ostare”?

Marco

Erano anni che volevo omaggiare e farmi ispirare dal quartiere in cui sono cresciuto e in cui vivo ancora.

Quando è arrivato anche il titolo in maniera casuale ho capito che era giunto il momento giusto.

Incidentalmente al telefono, un errore fonetico, un gioco semantico. Alla richiesta di cosa stessi facendo ho risposto strascicando “sto oziando” che ha suonato come “sto ostiando”. Sto oziando qui a Ostia. Wow! Titolo trovato!

Davide

Tre album negli anni 2005, 2013, 2026… Le tue uscite sono state intervallate da lunghi periodi. Quali le cause? Perfezionismo e processo creativo, altre priorità, non sentire urgenza di pubblicare nuova musica o altro? Cosa “Ostiando” continua o evolve rispetto al tuo precedente lavoro?

Marco

La vita scorre tra alti e bassi, tra periodi di forti impegni extramusicali e altri momenti in cui poter concentrarsi sulle attività musicali focalizzando e concretizzando idee musicali che nascono dal fluire della vita. Solitamente i miei lavori sono tematici. Sul tema si inizia a registrare e accumulare materiale sonoro, a volte si tratta di un lavoro di accumulo veloce, altre volte il tema impegna diversi anni. Mi capita di lavorare su più temi e quindi su più lavori contemporaneamente. In più mettiamoci anche la mia forte pigrizia a presentare e cercare una via per uscire pubblicamente.

Ostiando rappresenta il tentativo di cimentarmi, rispetto ai precedenti lavori, in composizioni molto lunghe e parecchio orchestrate e sovraccariche di suoni. Solo i due brani cardine, Ostiando e Ostia Mentis, durano trenta minuti complessivi.

Davide

Come sono nate queste nove composizioni tra il 2018 e il 2024… Qual è stata l’idea musicale portante iniziale nel 2018 e come è arrivata al dunque nel 2024? Cosa lega la prima composizione all’ultima nell’attraversare sette lunghi anni? E sul disco stesso, da “Levante” a “Ponente”?

Marco

Come già accennato, il tema “Ostia” ronzava nella mia testa da almeno un decennio. Ogni tanto nasceva un pezzo che accantonavo. Poi nel 2023 ho messo lo sprint. Era giunta l’ora di concretizzare. I cuori pulsanti sono le due lunghe composizioni sopra citate.

Il lavoro si sviluppa idealmente tra la nascita e la fine di una giornata. Ostia Levante (la parte dove sorge il sole) e Ponente (dove tramonta) sono veramente le due macrozone in cui si articola il quartiere.

Tra Levante e Ponente le altre composizioni descrivono luoghi e situazioni varie; ad esempio il trenino che collega Ostia a Roma (Freccia del Mare), oppure la zona dove è stato ucciso Pasolini (Lungo Via dell’Idroscalo).

Una curiosità: ho lasciato fuori due composizioni, una cantata (forse fuori luogo) e un’altra che rappresentava la mia versione, in forma di medley, della colonna sonora del film di Caligari Amore Tossico ambientato a Ostia negli anni Ottanta e composta da Detto Mariano (paura per questioni legate a diritti d’autore).

Davide

La seconda traccia si intitola “Sotto Covid”. “Scritto sotto Covid. Che fare nell’ipnosi di massa?” è un libro di Colette Soler che analizza la soggettività e i cambiamenti sociali durante la pandemia. L’opera esplora l’impatto psicologico e sociale della pandemia, definita “ipnosi di massa”. Qual è stato il tuo “Sotto Covid”?

Marco

Il mio “Sotto Covid” ha fatto nascere questo brano, durante i 20 giorni di positività e di ozio coatto! Inoltre durante le lunghe chiusure forzate da Covid ho ideato e registrato un altro lavoro ancora inedito dove ci sono solo brani da un minuto!

Davide

Cos’è per te anche e soprattutto concettualmente “elettronica povera”?

Marco

Rappresenta la possibilità di manipolare quei pochi strumenti a disposizione in maniera primitiva e semplice. È la libertà di poter filtrare una tastierina per bambini attraverso una pedaliera per chitarra o modificare il suono dei tamburelli con un distorsore di bassa qualità. È la possibilità di poter riconoscere dignità artistica a suoni esteticamente anche brutti.

Davide

Da John Cage a Yann Tiersen alla Playtoy Orchestra ecc., l’uso di strumenti giocattolo nella musica odierna è una tendenza consolidata che spazia dalla musica classica d’avanguardia al pop e alle colonne sonore, trasformando oggetti nati per l’infanzia in strumenti dotati di una propria dignità. Per la libertà creativa che sollecitano, per i loro timbri unici o per quale altra ragione ne hai fatto uso?

Marco

Ho fatto di necessità virtù. All’inizio avevo poco spazio disponibile e pochi soldi. Tanti piccoli oggetti poco costosi mi hanno permesso di sviluppare questa mia estetica che prosegue ancora oggi. Un approccio infantile ma con una consapevolezza da adulto.

Davide

La copertina è una fotografia scattata su una spiaggia di Ostia, suppongo, durante una mareggiata. Il cielo è plumbeo, carico di nuvole grigie che promettono pioggia. In evidenza c’è un relitto di legno rosso, probabilmente i resti di una barriera frangiflutti, logorato dal mare e dal tempo. Il buco nel legno sembra quasi un occhio che guarda verso l’osservatore. E in lontananza, le sagome degli alberi delle barche nel porto di Ostia, che danno un senso di profondità e solitudine. Questo contrasto tra staticità dell’opera umana e dinamicità della natura riflette il contenuto musicale dell’album, ovvero un mix di  elementi naturali e decadenza urbana, l’estetica della natura che si riappropria dei suoi spazi, o cosa?

Marco

Ho scattato la foto alla foce del Tevere durante una mattinata di burrasca proprio vicino al luogo dove è stato ucciso Pasolini.

È un luogo molto fragile in quanto le mareggiate provano a riprendere ciò che gli esseri umani si sono conquistati in un processo costante di lotta e resistenza tra necessità abitativa e furia della natura.

Davide

La settima traccia si intitola “Ostia Mentis”. Se la “forma mentis” è la “struttura mentale con riguardo al modo di considerare e intendere la realtà, quale si determina nell’individuo, per indole e per educazione”, cosa è l’ostia mentis? Cosa gli è più contraria e cosa più congeniale?

Marco

Ostia Mentis è un altro gioco semantico. È la particolare struttura mentale di noi Ostiensi costruita nel vivere in questo territorio. Nulla più, è solo un titolo simpatico.

Davide

Sebbene ben curato nei suoni e nella registrazione, ma anche nella composizione, ho avuto durante l’ascolto la sensazione di un tuo sperimentare di fondo con l’estetica outsider. Cosa significa per te? Serve a trovare o mantenere un approccio primitivo e viscerale alla creazione, per dare priorità all’urgenza espressiva rispetto ad altro o cos’altro? Quali sono state, inoltre, le tue principali influenze?

Marco

Io non ho mai avuto competenze tecniche relativamente ai software di registrazione. Utilizzo da una quindicina d’anni lo stesso software limitandomi al minimo indispensabile.

A fine anni 90 registravo con un 4 piste a cassetta, poi passai ad un 8 piste digitale, finché non sono approdato al Pc. Ma il mio approccio è rimasto lo stesso, è molto semplice e primitivo. Collego sulla scheda audio il jack della chitarra o quant’altro col suono già manipolato (creato smanettando sulla pedaliera o sulle manopole di qualche sintetizzatore), della serie “buona la prima se mi piace”. Poco editing a posteriori. Viene da sé che la registrazione venga poco patinata e abbastanza lo-fi! Inoltre ho anche parecchio improvvisato su questo lavoro, soprattutto sui due pezzi lunghi.

Sono un appassionato ascoltatore di musica da quaranta anni. Acquisto ancora cd e vinili.

Ho avuto grandi passioni: dalla psichedelia al punk, dal rap al jazz, dal postrock al funk, dal grunge alle colonne sonore. Tutto ciò può aver contribuito ad influenzarmi in maniera più o meno palese.

Davide

“Penso che sia una cosa bella se una canzone ha più di un solo significato. Forse quella canzone può raggiungere molte più persone” (Syd Barrett). è per questo che non usi le parole dedicandoti alla sola musica strumentale? E cosa significa per te raggiungere le altre persone attraverso la tua musica?

Marco

Mi sono spesso mosso tra la dimensione cantautorale (che ha caratterizzato prevalentemente il primo periodo delle cassettine demo) e quella strumentale di library music tipica dei lavori ufficiali in cd.

In mezzo ho registrato anche molti brani rock cantati comparsi nei demo in cassetta e cd-r. Negli ultimi anni mi sono dedicato poco alle canzoni.

Alcune di esse sono confluite nel cd ufficiale Pazma “Piedi di Pongo” edito nel 2013 dalla mia etichetta TUBOGAS PRODUZIONI. Canzoni scritte e arrangiate in un progetto a due (con Paola) in cui mi dedico anche alla parte cantata.

È ascoltabile sulla piattaforma Soundcloud a nome Pazmaduo. Il cd è ancora disponibile per chi volesse acquistarlo.

Davide

Cosa seguirà?

Marco

Seguirà un “best of” di sole canzoni? Chissà….mai dire mai!

Più in concreto c’è già un mezzo accordo con un’etichetta italiana per un altro cd o doppio cd comprendente 2 lavori già ultimati: uno con tema il mio viaggio a Gerusalemme e dintorni e l’altro, composto in pandemia, comprendente tutti i brani da un minuto!

Per chi volesse sapere di più in merito o per quelle etichette che volessero partecipare alla coproduzione possono scrivermi in privato al marcobucci@libero.it .

Grazie per la disponibilità e per avermi accolto in questa sede.

Davide

Grazie e à suivre…

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