Intervista con Cesare Pastanella
16 min read
Lilith’s Poems è il quarto album da solista del percussionista e compositore pugliese Cesare Pastanella, pubblicato in digitale da Angapp Music il 23 marzo 2026 e disponibile in Cd.
Ha origine dalle musiche composte per il poema in cinque Movimenti “Elementa” della poetessa Luisa Varesano, da un’idea di Secop Edizioni, che lo ha pubblicato nel 2025.
Acqua, Aria, Terra, Fuoco e Spirito sono brani in onore degli Elementi e della Madre Terra, immagini di rinascita e rinnovamento che vedono la luce proprio in coincidenza della primavera. L’autore sperimenta e crea uno spazio sonoro rarefatto, ipnotico, dove i suoni naturali, spesso trasformati e destrutturati, si legano a quelli sintetici. Un ambiente immaginario in cui il compositore sovrappone armonie sinuose a respiri e soffi, combina ritmi di varie culture del mondo con pulsazioni della musica moderna. Nasce così un legame spontaneo e naturale tra scrittura e musica, che dà vita ad altre tre composizioni, Sacred Mother, She danced e The Lotus Day, ispirate dalle poesie della stessa autrice letteraria, Madre, Ella danzava e Il Giorno del Loto, quest’ultima pubblicata nel poema “Lilith” (Schena editore 2002). Brani che si esprimono con un linguaggio più immediato e diretto, mantenendo il filo conduttore con la ricerca sonora e ritmica che caratterizza il lavoro discografico.
Cesare Pastanella suona tutti gli strumenti ad eccezione delle chitarre, che sceglie di affidare a Giancarlo Consenti, suo amico storico e compagno di avventure musicali durante l’infanzia e l’adolescenza, che interpreta con maestria e un tocco personale la musica di questo album. La copertina ritrae un’immagine di Luciano Montemurro.
Al termine del percorso compositivo è stato inevitabile dare al lavoro discografico un titolo legato alla poetessa ispiratrice. Senza cercarlo, né volerlo, Luisa Varesano sente di riconoscersi in “Lilith”, figura femminile che nell’immaginario mitologico delle culture arcaiche era il simbolo della ribellione e della disobbedienza, che ha scelto l’indipendenza alla sottomissione. Un rapporto semplice e diretto, emerso spontaneamente e rivelatosi all’improvviso, all’apice di un percorso di maturazione e rinascita, di risveglio, doloroso e difficile, che esprime la libertà e la forza femminile.
Cesare Pastanella: percussioni, voce, batteria, sintetizzatori, piano elettrico, organo Hammond, melodica, flauto wote tailandese, oggetti sonori, trattamenti del suono.
Giancarlo Consenti: chitarra elettrica e acustica in Sacred Mother, She danced e The Lotus Day
Precedente intervista
https://kultunderground.org/art/41088/

Intervista
Davide
Ciao Cesare e ben tornato su queste pagine. Quattro anni fa parlammo di “Music for tales”. Cosa è successo nel frattempo e come si evolve la tua musica rispetto al passato, quali continuità e quali mutamenti sono presenti in questo tuo nuovo lavoro?
Cesare
Ciao Davide, un saluto ai lettori. Ti ringrazio per questa intervista.
Tre anni fa sono stato invitato a comporre le musiche per un poema scritto da una mia cara amica. Come spesso succede, non programmo a tavolino la produzione e la pubblicazione di un nuovo album, ma prendo al volo le occasioni e gli stimoli che si presentano.
Questo lavoro nasce da un presupposto che per me è già una novità, creare musica con un concept iniziale di riferimento, la poesia. La continuità con il passato risiede principalmente nel moto interiore che caratterizza il mio mondo musicale, fatto di certi suoni, melodie e ritmi. Non vedo altre similitudini, cerco di non ripetermi e credo che, a parte lo stile compositivo in comune, la mia musica prenda ogni volta nuove direzioni, essendo il frutto dei molteplici modi in cui la vivo.
Davide
Le nuove composizioni ti sono state ispirate da “Elementa”, il libro della poetessa e scrittrice Luisa Varesano, la cui opera si distingue per la ricerca di un dialogo tra parola poetica, musica e riflessione sociale. E da altre sue poesie. Com’è nata questa collaborazione? Le tue musiche da te realizzate sono servite anche ad accompagnare i testi in qualche spettacolo o altra esperienza multimediale, come un QR Code che permetta al lettore del libro di ascoltare le composizioni musicali associate, creando un’esperienza immersiva?
Cesare
La collaborazione con Luisa è nata nel 2004, quando mi propose di accompagnare con le percussioni un suo poema, “Elementa”, una composizione letteraria in cinque Movimenti che lei definisce come “una sinfonia per voce e percussioni”.
Fui stimolato da questo invito e iniziammo a svolgere delle performance in Puglia e Abruzzo, durante le quali seguivo una partitura immaginaria interagendo con le parole e le emozioni delle poesie, lasciando anche molto spazio all’improvvisazione. Questa collaborazione è durata qualche anno ed è terminata senza un motivo in particolare. Io e Luisa siamo rimasti in contatto grazie all’amicizia che è nata tra noi, finché a novembre del 2023 mi ha proposto di comporre e registrare le musiche per questo poema. L’idea è stata di Peppino Piacente, editore pugliese di Secop Edizioni, che per la pubblicazione ha pensato di stampare un QR Code accanto ad ogni titolo, che riportasse ad una pagina web privata su cui il lettore potesse ascoltare la mia musica durante la lettura della relativa poesia.
La prospettiva di creare una sorta di colonna sonora per un poema mi ha immediatamente catturato e così è nato il progetto del libro, pubblicato ad aprile 2025.
Davide
In che modo hai affrontato musicalmente i cinque elementi (in questo caso i cinque nella filosofia indiana) che sono le basi materiali di tutto l’universo che costituiscono il corpo umano e la natura, governando funzioni fisiche e mentali dal più sottile (etere/spirito) al più denso (terra).
Cesare
Per la maggior parte dei brani la strada si è aperta in modo piuttosto fluido, con un lavoro di immaginazione svolto nelle settimane che hanno preceduto l’inizio della composizione, dell’arrangiamento e della registrazione, fasi che sono avvenute in simultanea, essendomi dedicato da diversi anni alla registrazione domestica. Per giorni camminavo, svolgevo faccende quotidiane e nel frattempo pensavo ad uno strumento, una percussione, un ritmo che potesse rappresentare l’acqua, il fuoco, la terra e così via. Una volta trovati il suono e l’atmosfera di partenza giusti, il resto si è manifestato un po’ come una scultura appare dal blocco di marmo.
Aggiungo anche che Luisa mi ha dato un notevole aiuto, in quanto autrice della parte letteraria, indicandomi una serie di immagini e significati relativi agli elementi che le avevano ispirato le poesie.
Un esempio: per Fuoco ho scelto un ritmo rituale afrocubano piuttosto raro, appartenente all’antico culto Ararà di origine africana, un ritmo che viene suonato per Hebioso, divinità associata al fuoco, al fulmine e alla virilità.
Ammetto, però, che la difficoltà maggiore l’ho incontrata per Spirito, l’ultimo nell’ordine delle poesie e anche delle composizioni. Finché ho dovuto rappresentare qualcosa di concreto, il gioco è stato piuttosto semplice, ho potuto lavorare con i materiali e con le caratteristiche fisiche dell’elemento da rappresentare.
Ma lo Spirito era decisamente un altro livello. Non mi sono perso d’animo e rovistando nel mio bagaglio di conoscenze, mi sono ricordato di un ritmo sufi che ascoltai nel 1999 a Baghdad, durante un rito islamico nella moschea Al Tariqa. Un ritmo in cinque quarti ciclico, smussato, suonato sul tamburo a cornice douf mediorientale, che mi ha sempre dato un senso di elevazione, di distacco dal terreno, di solennità. Da questa idea iniziale il processo compositivo è proseguito con naturalezza, arricchendosi dei respiri e delle sonorità di strumenti etnici, come la mbira africana e il gamelan balinese, che hanno dato vita alla melodia e a tutto ciò che ne è seguito.
Ricordo che produssi una prima bozza di sera tardi, ero molto stanco e con le orecchie saturate dai suoni. Chiusi tutto con la convinzione di aver buttato una giornata di lavoro, ma dentro di me rimasi fiducioso. Il mattino seguente la riascoltai e mi resi conto che era semplicemente giusta, emozionante, profonda, così continuai l’arrangiamento con l’aggiunta di altre idee sonore e ritmiche.
Davide
Il disco è stato quasi interamente suonato da te, le chitarre a parte, per le quali ti sei avvalso della collaborazione di Giancarlo Consenti. Non sei dunque solo un percussionista. Essere polistrumentisti permette di esplorare diverse sonorità e timbri, arricchendo la propria espressione musicale. In che modo il polistrumentismo arricchisce la tua esperienza di percussionista, e più in generale di musicista e compositore?
Cesare
Sorrido, perché non mi considero affatto un polistrumentista. Oltre alla batteria e alle percussioni, i miei strumenti da tutta la vita, mi diverto a giocare con tastiere, sintetizzatori virtuali e al massimo qualche flauto, ma solo in studio di registrazione, non dal vivo, almeno fino ad ora.
Quando compongo avverto la necessità di relazionarmi alla melodia, all’armonia, agli accordi. Mi stimola immaginare un impianto armonico e melodico, per questo mi sono avvicinato alle tastiere, seguendo una passione che mi porto dietro dall’adolescenza, quando negli anni Ottanta si faceva un uso intenso dei suoni sintetici. La considero una tavolozza di colori al pari della diversità timbrica presente nel mondo delle percussioni etniche.
Amo la chitarra e gli strumenti a corda in genere, quando compongo penso quasi sempre ad arpeggi e strumming chitarristici, mi sarebbe piaciuto saper suonare la chitarra, ma per una pura casualità da giovane ho familiarizzato con i tasti bianchi e neri. Creo i miei provini con le chitarre virtuali e poi nella fase finale coinvolgo amici chitarristi scelti in base alle loro caratteristiche stilistiche e timbriche. In questo caso Giancarlo Consenti, amico d’infanzia e compagno di musica dall’età di nove anni, a cui ho chiesto di interpretare tre brani con il suo stile tipicamente blues-rock.
Davide
Nel disco sono presenti sonorità elettroniche e percussioni di diverso tipo, anche etniche (daf, udu ecc.). L’uso delle percussioni accompagna l’umanità sin dalla preistoria, rendendo questa famiglia di strumenti la più antica al mondo dopo la voce umana. Che significato hai dato a questa particolare commistione tra preistoria o antichità ed elettronica, contemporaneità e futuro?
Cesare
La fusione tra suoni antichi e moderni, strumenti acustici ed elettronici, pulsazioni ritmiche ancestrali e contemporanee, non è una novità, lo sappiamo. La trovo affascinante e declinabile in modi diversi, sempre mutevoli e personali. Non la considero una tendenza modaiola, ma una combinazione semplice e spontanea tra linguaggi appartenenti a culture ed epoche diverse. Un organo Hammond che ricorda gli anni Settanta, unito ad un berimbau, l’antico arco musicale che produce solo due note, possono far viaggiare nello spazio e nel tempo. E se questo intreccio inusuale poggia su una batteria elettronica o campionata, si potrebbe creare la magia, il fascino dell’esplorazione musicale ad ampio raggio. L’importante è seguire una strada armoniosa e piacevole, mai forzare la mano.
Davide
Tra gli strumenti musicali etnici hai suonato un flauto particolare thailandese, il wote o voed. Che significato ha per te suonare strumenti etnici, spesso realizzati a mano con materiali naturali, che non sono solo mezzi per produrre suono, ma veicoli di spiritualità, identità sociale e celebrazione?
Cesare
Meraviglia, magia, connessione profonda, a un livello non ordinario, con una parte di me che non so da dove proviene e che non è necessario spiegare razionalmente. Una volta ascoltata la voce di uno di questi strumenti o un groove, si viene segnati per il resto della vita, proprio come dal ritmo rituale siq in cinque quarti della moschea irachena.
Davide
Fuoco si basa sul ritmo rituale afrocubano Ararà Hebioso. Spirito si basa invece su un ritmo sufi della moschea Al Tariqa di Baghdad (Iraq). La musica è un veicolo sensoriale capace di trasportarci in luoghi e tempi lontani senza muoverci. Cos’è per te il binomio musica/viaggio?
Cesare
È l’essenza della mia storia musicale e personale. Penso che la mia passione per le culture del mondo, nelle loro manifestazioni più disparate, il fascino delle percussioni etniche e l’amore per il viaggio, sia fisico che immaginario, siano elementi strettamente collegati fra loro, sfaccettature della stessa pietra preziosa, la conoscenza dell’umanità.
Davide
In copertina c’è una immagine creata dal fotografo e grafico Luciano Montemurro: vi domina la silhouette stilizzata di una figura umana probabilmente un riferimento a Lilith. La figura è completamente nera ma costellata di punti luminosi arancioni e rossi, che richiamano l’aspetto di una galassia o di un corpo celeste. Il fondo è arancione-corallo saturo, un colore che conferisce un senso di calore ed energia. Volevate in questo modo comunicare un’atmosfera ancestrale e contemporanea allo stesso tempo, riflettendo le sonorità contenute nel disco, o cos’altro?
Cesare
Luciano Montemurro è mio cugino, fotografo e artista visivo con cui sono cresciuto e che mi ha “iniziato” al rapporto tra musica e immagine. Arrivava con le diapositive appena sviluppate e passavamo ore a guardarle e selezionarle, ascoltando in contemporanea tanta buona musica, dal rock inglese degli anni Sessanta, al jazz d’avanguardia degli Art Ensemble of Chicago, passando per le cantigas spagnole del XIII secolo e la musica rinascimentale.
Trovo che il suo sguardo, riflesso nelle fotografie e nei suoi lavori grafici, sia speciale e fuori dal consueto.
Ma il processo che riguarda la scelta di questa copertina è molto più semplice e immediato di quanto si possa pensare. Ad eccezione del mio primo disco con il progetto Afrodiaspora, gli altri due album da solista che ho pubblicato hanno come copertina una sua immagine. Volevo qualcosa di astratto, nel suo stile, quindi sono andato a cercare tra le migliaia di foto e immagini pubblicate sulla sua pagina Facebook e ho trovato questa, che forse avrà realizzato dieci o quindici anni fa.
Non ho esitato a riconoscerla, era già pronta e mi aspettava, la raffigurazione giusta per Lilith’s Poems.
Davide
Ancora a proposito di arte, il tema di Aria è stato ispirato dall’installazione di Mimmo Paladino “Senza titolo” del 2005, esposta nella sala a lui dedicata del Museo di Arte Contemporanea Madre di Napoli. Il rapporto tra musica e arte è una connessione millenaria e sinestetica, in cui il suono si traduce in forme e colori (arte visiva) e le immagini evocano ritmi e armonie (musica). Entrambe sono espressioni universali dell’anima, spesso intrecciate per esplorare l’interiorità, l’emozione e l’inconscio, trovando nel Novecento (Kandinskij, Klee) un dialogo di astrazione pura. Qual è il tuo rapporto personale tra musica e arte?
Cesare
Come musicista non sento di avere un legame specifico con l’arte. Mi piace quella figurativa, ma non la metto in connessione con il suono o il ritmo. Questo non vuol dire, però, che non possa capitare di essere ispirato da un’opera visiva. Il caso di Aria è stato curioso e inedito per me. Ero in una sala del Museo Madre di Napoli, in un weekend di pausa dalla creazione dei brani per Elementa. Mentre ero al centro della stanza e giravo su me stesso per ammirare l’opera di Paladino, apprezzandola e rimanendone affascinato, da una sala adiacente proveniva il suono dell’installazione di un altro artista. Ho chiuso gli occhi e mi sono fatto attraversare da questo sibilo dolce e delicato, non distinguibile nettamente, ma vago e appena accennato. Qualche giorno dopo, mentre cercavo una melodia per il mio brano, mi è tornato alla mente questo momento, questa sensazione, e ho iniziato a fischiare quello che poi è diventato il tema.
Sarà che tanti anni prima avevo visto una bellissima installazione di sculture sonore di Mimmo Paladino e Brian Eno, sarà che l’associazione tra immagine e suono non è scontata o necessariamente istantanea, ma ho attribuito la melodia che stava nascendo a quel preciso momento vissuto nel museo.
Chissà, potrebbe essere per me la prima esperienza di un nuovo rapporto tra musica e arte, che proseguirà in futuro manifestandosi in altre occcasioni. Vedremo…
Davide
Lilith è una figura complessa e misteriosa, spesso associata alla ribellione e al potere femminile. Nel simbolismo moderno è oggi è diventata un’icona del femminismo, simbolo di indipendenza, autonomia e rifiuto del patriarcato. Nel mito, Lilith fugge dall’Eden pronunciando il Nome Ineffabile di Dio. Questo atto di “parola magica” lega la sua figura alla vibrazione sonora e alla voce come strumento di potere. Il suo carattere ribelle e la sua natura notturna hanno influenzato i generi musicali che esplorano l’ombra, il proibito e l’indipendenza. Qual è la tua Lilith musicale?
Cesare
La mia Lilith musicale è Luisa Varesano.
Un giorno, mentre la informavo sulla composizione dei tre brani che nell’album si sarebbero aggiunti a quelli di Elementa, dovendo iniziare a pensare quale potesse essere il suo titolo, mi raccontò di essersi identificata con questo simbolo arcaico. Un rapporto inaspettato, irrazionale, manifestatosi trent’anni prima all’improvviso, senza cercarlo, in un momento di maturazione, di lotta interiore e di forte reazione ad alcune vicende spiacevoli della sua vita. Un’azione di ribellione alla costrizione della propria essenza, che la portarono a scrivere di getto le basi di quello che sarebbe diventato il poema Lilith, pubblicato nel 2002 da Schena Editore.
Pensammo subito che questo potesse essere il titolo giusto per l’album, innanzitutto perché direttamente legato all’autrice delle poesie che lo avevano ispirato.
Inoltre, Lilith rappresenta un archetipo femminile, affascinante e reazionario, che ha scelto di non sottomettersi all’uomo, a costo di essere raffigurata in modo malefico e demoniaco, bandita e maledetta dalle antiche culture. Un modo per affrancarla da questa visione negativa e oscura, dandole un senso luminoso di rinascita e risveglio.
Davide
Le percussioni costituiscono l’ossatura ritmica della musica, ma alcuni compositori come John Cage hanno trasformato il concetto di musica percussiva, spostando l’attenzione dalla mera ritmica alla ricerca del timbro e del valore estetico di ogni singolo suono degli strumenti a percussione. Per Cage, la percussione è per altro “tutta aperture” ed è “infinita”, poiché non è vincolata alle leggi rigide dell’armonia accademica. Qual è la tua estetica della percussione? In che modo ne esplori la bellezza del suono, la sua fisicità, il timbro, al confine tra musica e rumore, determinato e indeterminato, melodia e non-melodia ecc.?
Cesare
I suoni delle percussioni per me sono gradazioni cromatiche con cui dipingere immagini sonore, figurative, simboliche. Figure astratte in grado di darmi emozioni. A pensarci bene, questo potrebbe essere collegato alla tua precedente domanda sul mio rapporto tra musica e arte.
Se analizzo il processo creativo, mi rendo conto che tendo sempre a legare la mia musica ad una sequenza di immagini in movimento. Una specie di colonna sonora ideale, che non viene cercata in modo esplicito e razionale, ma appare solo in un secondo momento, quando riascolto quello che ho realizzato.
Sperimento la fisicità delle percussioni attraverso il contatto con le forme ed i materiali differenti. È impossibile svincolare il rapporto con esse dall’esperienza tattile, uno degli aspetti più interessanti dell’approccio a questa tipologia di strumenti.
Sia che si vogliano definire rumori o suoni musicali, scegliendo personalmente il secondo caso, li percepisco come entità a metà fra il mondo materiale e quello spirituale, capaci di far sognare e mettere in contatto con altre dimensioni. D’altronde, questo non è forse il ruolo dello sciamanesimo, che utilizza le percussioni da millenni?
Davide
Cosa seguirà?
Cesare
Per adesso non ho intenzione di dedicarmi ad un nuovo progetto discografico solistico. Mi piacerebbe produrre un singolo in cui ospitare, se possibile, un musicista che ho già in mente e che vorrei tanto coinvolgere. Vedremo…
Come dicevo in apertura, non faccio mai programmi, e in questo momento non posso immaginare se si presenterà una nuova e stimolante occasione creativa. Chissà, il singolo che sto pensando di realizzare potrebbe essere il primo tassello di una nuova avventura discografica, ma ora è difficile dirlo.
Oltre all’attività concertistica con i miei progetti e le varie collaborazioni, sto per produrre un nuovo singolo con Tavernanova, storico gruppo di world music nato nei primi anni Novanta, i cui testi sono ispirati alle tematiche della tradizione popolare pugliese, scritti nel dialetto di Corato, il paese nella provincia di Bari in cui viviamo. Tre anni fa ci siamo riuniti con la formazione originaria e stiamo pubblicando un singolo all’anno, con la calma e il piacere di proseguire un lungo viaggio musicale e creativo iniziato oltre trent’anni fa.
Un certo tipo di musica non ha tempo, questo è il bello.
Davide
Grazie e à suivre…
Cesare
Grazie a te, Davide, per questa intervista.
CESARE PASTANELLA
Percussionista, compositore e produttore musicale pugliese. Da numerosi anni si occupa di world music, jazz e musica etnica, in particolare afrocubana, brasiliana e araba. Il suo stile unisce le antiche tradizioni musicali di queste culture, con le sonorità e i ritmi della musica contemporanea europea e afro-americana. Con il progetto Cesare Pastanella Afrodiaspora ha pubblicato nel 2019 l’album “The round trip” (AlfaMusic) che ha ricevuto entusiasmanti recensioni in Italia e all’estero, per il carattere culturale e di ricerca sulla musica generata dalla tratta degli schiavi africani in America. Nel 2021 e 2022 ha prodotto e pubblicato gli album “Music for Tales vol. 1 e 2” (Angapp Music) che raccolgono sue composizioni originali scritte per il teatro. Nel 2025 ha pubblicato il libro “Elementa” con Luisa Varesano (Secop Edizioni), autrice del poema in cinque Movimenti per il quale ha composto le musiche, ascoltabili attraverso un QR Code stampato in corrispondenza di ogni poesia. È il batterista e percussionista di Tavernanova, storico gruppo pugliese della scena world music e del nuovo folk italiano degli anni ’90, riunitosi nel 2023 per produrre e pubblicare singoli inediti. Dal 1999 al 2015 è stato percussionista e co-autore del gruppo vocale Faraualla, con cui ha pubblicato gli album “Sind”, “I concerti del Quirinale di Radio 3”, “Sospiro” e “Ogni male fore”, svolgendo numerosi concerti in festival italiani ed internazionali. Nel 2017 ha partecipato al tour italiano del cantautore e chitarrista brasiliano Toquinho e della cantante Selma Hernandes. Fra le sue numerose collaborazioni figurano Bobby McFerrin, Antonella Ruggiero, Paolo Fresu Sextet, Radiodervish, Farafina, Toups Bebey, Gabin Dabiré, Javier Girotto, Fabrizio Bosso, Roberto Ottaviano, Nicola Conte, Mirko Signorile, solo per citarne alcuni. Con il marchio Batimba facilita Drum Circle in contesti sociali, didattici, culturali e aziendali, dopo aver conseguito il VMC 6-Day Graduate con Arthur Hull, ideatore del metodo Village Music Circles.