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Decennio rosso – Massimo Battisaldo e Paolo Margini

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Il “Decennio rosso” di Massimo Battisaldo e Paolo Margini, tra rivoluzione e disillusione

Casa editrice: VJ Edizioni
Collana: Parole Nuove
Genere: Narrativa storica
Pagine: 390
Prezzo: 19,00 €
Codice ISBN: 979-1281266704

“Decennio rosso” di Massimo Battisaldo e Paolo Margini racconta gli anni Settanta – passati alla storia come gli anni di Piombo – attraverso le vicende di alcuni personaggi che vivono immersi nelle lotte sociali dell’epoca, permettendo al lettore di comprendere meglio le motivazioni che hanno spinto molti giovani militanti a credere nella possibilità di una trasformazione radicale della società, e di entrare in contatto con le emozioni, le speranze e le paure di un’intera generazione.

Il racconto si sviluppa nella Milano industriale e operaia: una città che in quegli anni rappresentava uno dei principali laboratori politici e sociali del paese; le fabbriche, le università, i quartieri popolari e i luoghi della militanza diventano il teatro di una narrazione corale in cui la politica permea ogni aspetto dell’esistenza. I protagonisti – tra cui spiccano Sofia, Elio e Rick – sono giovani militanti che vivono l’impegno politico come una missione: le loro giornate sono scandite da assemblee, manifestazioni, riunioni clandestine, discussioni ideologiche e rapporti personali che si intrecciano continuamente con l’attivismo. In questo universo la distinzione tra vita privata e vita politica tende a dissolversi: le amicizie nascono nei collettivi, le relazioni sentimentali si sviluppano all’interno dello stesso ambiente militante, persino le scelte professionali sono influenzate dall’appartenenza politica.

Gli anni Settanta vengono spesso ricordati attraverso la lente della violenza politica e del terrorismo, ma in questo romanzo si mostra come dietro quella stagione ci fosse un universo molto più complesso fatto di aspirazioni, ideali e conflitti interni alla stessa sinistra radicale. Gli autori non nascondono infatti le tensioni che attraversavano i movimenti: le discussioni ideologiche erano frequenti, e talvolta feroci, sul marxismo, sul leninismo, sull’autonomia operaia o sulla strategia della tensione. Ed è proprio questa intensità ideologica a rappresentare anche una delle principali contraddizioni della generazione raccontata nel libro: la convinzione di vivere un momento storico decisivo alimentò purtroppo una progressiva radicalizzazione, che condusse alcuni militanti a considerare la violenza come uno strumento legittimo di lotta politica.

Il romanzo segue con attenzione questo processo di trasformazione, conseguenza della delusione per i risultati elettorali della sinistra, della percezione di una repressione crescente da parte dello Stato e dell’influenza delle esperienze rivoluzionarie internazionali. Alla fine della lettura di “Decennio rosso” emergono delle sensazioni ambivalenti: da un lato la nostalgia per un’epoca in cui la politica sembrava capace di mobilitare energie straordinarie, ma dall’altro la consapevolezza delle tragedie che quella stagione ha prodotto, oltre alla disillusione e alla sensazione di non poter mai più sperare in un futuro migliore.

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