
postafazione di Gabriella Rossitto
IQdB (Sannicola, Lecce, 2026),
pag. 150,
euro 12.33.
“Il calice trabocca
l’esodo finito
Dimora lontana
atmosfera lenta
di un luogo
che avanza
dentro di me”
Sono i versi di chiusura, mi sia consentito fare – magari un po’ osando, della silloge poetica appena data alle stampe di Vivian Ley, “Coltre Umana”, per i tipi di Stefano Donno, le salentine i Quaderni del Bardo edizioni. “L’opera – ha reso noto lo stesso editore – si distingue per un approccio ‘misticheggiante’ alla scrittura. Nella visione di Vivian Ley – continua – , la parola cessa di essere un segno noto per diventare il riverbero di una nota musicale, di una visione onirica o di un’immagine emozionale. È una poesia che non cerca la consolazione, ma propone una totale accettazione disillusa della realtà esistenziale. Il verso, pur essendo colto, non crea distanza con il fruitore, ma lo cattura in una fascinazione psichica che perdura fino all’ultima pagina”. Ley, femminista militante, vittima di abbandono, “utilizza la parola e il gesto in laboratori teatrali e reading per sostenere le vittime di violenza”. La nota biografica al volume è puntuale. Firmata da Rossitto, entra in modo migliore possibile nella vita stessa dell’autrice: “La storia di Vivian Ley è caratterizzata dall’abbandono famigliare, un evento traumatico che segna la sua vita irreparabilmente. L’infanzia violata e l’indagine della memoria rappresentano i punti cardine della sua ricerca esistenziale e poetica. Vivian viene allontanata dalla famiglia di origine per essere nata donna. La madre voleva che fosse un maschio. Trascorre l’infanzia accudita dai nonni. La sua opera narrativa, poetica e drammaturgica, nasce per risarcire e difendere tutte le donne rinnegate, oltraggiate, e offese. (…) Ha sviluppato una personale indagine basata sull’assunto generale che un suono è generatore di senso a prescindere dal significato della parola. La metrica, il timbro e il tono sono i corollari della sua attività performativa, alla quale si associano una grande attenzione per il movimento corporeo e la liberazione del gesto. (…) I suoni, le loro vibrazioni armoniche producono un cambiamento di stato nella coscienza e nel corpo di chi li ascolta.”. Vivian Ley trascorre la maggior parte della sua vita tra Roma, Torino e Milano. Fra le altre cose, i suoi laboratori: il laboratorio poetico “Una stanza tutta per sé” e il laboratorio teatrale “Il teatro di liberazione”, entrambi dedicati alle donne vittime di violenza, sono occasioni di crescita, di autocoscienza, di compartecipazione solidale tra donne, piccoli presidi di resistenza.