
(Foto di Alessandra Di Lecce)
CAPITOLO V
Davide
Il tuo lavoro mi ha ricordato il genere della summa medievale, un’opera che riassume una disciplina, un compendio monumentale che, in filosofia e teologia, era solitamente compilato in articoli con struttura domanda-risposta-obiezioni, diventando per altro un modello per il pensiero occidentale. Quale tua domanda sta alla base di questo tuo lavoro, quale risposta e quale eventuale obiezione; e, nondimeno, verso quale modello di pensiero vorresti fosse di stimolo?
Claudio
Condividi la stessa opinione in merito alla “summa”, espressa da Rigobert Dittmann su Bad Alchemy Magazine e per me è una sorta di elogio, perché percepisco il traguardo compreso, ma non è del tutto così, nessuno mi ha dato del Focault, neanche dell’intellettuale, titolo che a TE spetta di diritto.
Lui (Dittmann) come te immagino parliate di sintesi, ma non esiste una “oggettività”, quello che ho messo “in scena è la mia vita che transita verso la morte” e lo so che “stiam tutti morendo”, ma c’è qualcuno che ha qualche ragione di più per affermarlo.
Noi viviamo di codici, non siamo in grado di decrittarli tutti, è questo il dramma dell’uomo che pretende la conoscenza e i filosofi hanno l’arroganza di pretendere di sopravvivere a una visione che li sotterra.
Non credere le parole a seguire siano divagazione, sono “la summa”:
Dio è la coscienza di spazio e tempo, è la banca dati del karma universale e personale, l’agito nel rapporto causa/effetto, in modo positivo e non.
Molti di noi sono stati scelti per pulire il karma di generazioni (e il mio “atavico” non è parco di omicidi, più o meno volontari e nel mio karma c’è la richiesta di aiuto, non compresa, di un amico, morto suicida, a cui è dedicata la mia intransigenza linguistica. Di lui parlo nel brano “Ciò che Rimane” – LINK: https://claudiomilano.bandcamp.com/track/05-ci-che-rimane-2024 ).
Tutto ciò soprattutto in questa epoca che è davvero l’ultima.
È l’epoca del narcisismo diabolico che ottunde le menti di chi fa precipitare i processi della storia.
Quando si parla di mettere le nostre sofferenze nelle piaghe di Cristo, non dobbiamo intenderLo come una fogna.
La fogna di quella banca dati universale diventerà visibile (so che è folle ma lo dico) come una coscienza collettiva ridotta a un Blob, che vedremo però a noi attorno, aria irrespirabile (ho scritto questa cosa una settimana fa, apprendo oggi del cielo su Teheran, per via delle piogge acide).
Qualcuno lo attraverserà, altri percependone il dolore lo allontaneranno aggrappandosi a quel giudizio che invece Dio ha estinto con la Resurrezione di Cristo.
Dio che è luce è stato reso un buco nero, una sorta di realtà distopica che presto attraverseremo (non parlo solo di me).
In quel buio/sospensione qualcuno vedrà luce, altri LA PAURA, per mancata evoluzione dello spirito. La paura, quella della morte e del proprio spirito, è tra le prime cose da superare, ma è anche quella che più ci rimane addosso. “Padre perché mi hai abbandonato?”.
Una sorta di trip collettivo che qualcuno è chiamato a vivere prima, perché ognuno ha il suo viaggio, più o meno compiuto.
Chi non compie il suo viaggio, lo affida ai figli, ai nipoti, ma è responsabilità soggettiva non appesantire lo spirito altrui, perché la mancanza di coscienza personale, così diviene di famiglie, di etnie, fino a divenire mondiale.
È importante rimanere lucidi e non affidarsi a droghe/alcool/attaccamenti, non come fuga/protezione e non in quel momento perlomeno, perché quelli porterebbero solo ad offuscamento.
Questa Quaresima è speciale per chi ha ricevuto “curiosi avvertimenti” (che giungono con grande gioia trasmessa e appresa, o con allarme, di riflesso a quanto avviene appena d’intorno), ovvero, deve divenire Pentecoste, affinché lo spirito della conoscenza discenda su tutti, da chi governa a Fiumane di gente che si stanno riversando per le strade e lo faranno sempre di più.
Esiste un “disegno”, ma è possibile ottenerne indulgenza, perché la nostra coscienza di spazio e tempo è profondamente erronea. Si ricevono in dono salute e possibilità di tempo da spendere: minuti, ore, giorni, che hanno il compito di portarci a equo compimento (anche “Padre perché mi hai abbandonato?” fece parte del compimento).
È da tener di conto che mia madre ha abortito dieci volte, prima di dover partorirmi, volente o nolente.
Ha rischiato molto a 40 anni nel 1975.
Io sono 10 + 1, come per le liste dei privée.
Ho ricevuto nella vita più maledizioni.
La prima “a cura” di un ragazzo colombiano, la cui tata (rimasta comunque dama di famiglia abbiente) praticava il voodoo; una quella sera, in parte già descritta, a Villacontemporanea (il furente “performer futurista”, esordì nella mia azione di teatro-voce aperta al pubblico, strappando i disegni realizzati dai bambini e disegnandomi una croce al contrario in fronte, maledicendomi pubblicamente – un video molto sintetico porta su Youtube, i suoi grugniti vocali “d’aggressione” alla mia modalità); un’altra da parte di una strega dell’Est, che è una cantante slovena di chiara fama e che partecipò ad un mio seminario (salvo poi mandarmi una mail in cui parlava di un demone che ho alla gola e che mi porta via energie facendomi essere sempre ammalato – lei voleva guarirmi con un macchinario a pagamento – allego email per il divertimento collettivo); infine una fatwa ricevuta da un utente su Soundcloud appresso al mio brano “Ho Gettato Fabrizio Corona da una Rupe, perché non Somigliava a mio Figlio”, che non mi accusa per presunto mio accanimento rispetto al “Fabrizio nazionalpopolare” (ora anche in politica si dice), ma per la mia citazione di alcuni miei versi relativi al Corano.
Mi vien detto testualmente “straniero amaro, sarai inseguito in un tunnel oscuro”.
A voi immagine e fonte: https://soundcloud.com/claudio-milano/nichelodeon-cp-mordecai-wirikik-ho-gettato-fabrizio-corona-da-una-rupe
Abbiamo risorse impensabili, anche nel togliere buio, minchia ma che fatica ragazzi!
FLIPPER è parte di questo viaggio, mio, che si sta concludendo, durante il quale ho avuto il limite (enorme) di aver portato dolore agli altri con le mie espressioni e loro giustamente han detto: “ma sei scemo?” mettendo distanza, spessissimo con sdegno, ma questa gente non ha ascoltato ciò, geniale già in primo Novecento: https://www.youtube.com/watch?v=5a0MIwf7b5M&list=OLAK5uy_mnW5KMQ2T_UM0CLS0Z67iuoepXhauE1fU&index=5
Altro mio limite grande, il mio intendere il denaro come “qualcosa da temere” e non come “energia che permette di creare”. Ambo i limiti, assieme a rabbia mai del tutto estinta, sono ancora un carico gravoso che VA RISOLTO.
Uno degli spettacoli che valgono una vita l’ho fatto a Stradella con “L’Inferno” di Dante (“Decimo Cerchio” OST con interventi teatrali, chiedo venia a Francesca Badalini de I Sincopatici, se ho fatto tanto mio quello che era in intenzione un “cineconcerto”, ma ero troppo maturo per rinunciare di fare “il passo importante”), il pubblico alla fine è rimasto “in sospensione”, non ha applaudito, né fischiato.
LINK: https://www.youtube.com/watch?v=0sRkVkJ0GkU e LINK intervista: https://www.youtube.com/watch?v=pX5W1GFw90o&t=1083s
“Flipper” è una raccolta di codici, lo è la scrittura, lo sono i suoni. Se questi diventano elaborati da conoscenza, studio, addirittura da trasfigurazioni (prova ad ascoltare “Après un rêve”, a quello che ha composto Gianni Lenoci prima di andarsene), decrittarli diviene un gioco subdolo, insozza.
È un album altamente formativo (per me). A quanto pare non lo è per molti altri.
CAPITOLO VI
Davide
“E se domani” mi ha rievocato “Zona minata” de Le Forbici di Manitù & Friends, un disco in cui Vittore Baroni rispettò le melodie, registrate a cappella, ma le parti strumentali erano state sostituite dal détournement situazionista, dadaista, industrial, noise, random e, insomma, da deviazioni stranianti varie. Il détournement situazionista ha per obiettivo la creazione – anche sovversiva – di nuovi significati, decostruendo le sovrastrutture culturali come critica alla vita quotidiana massificata, al capitalismo, alla società dello spettacolo ecc. Quali le tue maggiori critiche attraverso la tua opera, passata e presente, specialmente verso il mondo del mainstream e dello spettacolo?
Claudio
È una domanda un po’ imbarazzante…
In realtà, l’arrangiamento è stata un’ideazione di Stefano Giannotti.
Lui ha accordato i suoni di campane registrate per sua mano, uno ad uno, fino a trarne una sorta di orchestra appresso al canto, offrendogli gioia (e offrendola a me).
Nella versione su CD, a “E Se Domani”, seguono, sulle stesse campane, “Una Lunga Storia d’Amore” di Paoli, “Lontano, lontano” di Tenco, una citazione di “Vecchio Frack” di Modugno.
A seguire, l’ultima cosa che fin qui ho cantato in studio: “E non Finisce Mica il Cielo” di Fossati, che amo particolarmente.
Per questa è stata organizzata una sarabanda di trapani (!), ancora a cura di Stefano, meno incline al romanticismo di quanto lo sia io (da ex maniaco sentimentale ridotto a Casanova, nella speranza che almeno un incontro si rivelasse quel sogno di condivisione di intenti a cui ho sempre ambito), notoriamente, ma che non ha rinunciato ad un harmonium di fondo a conferire uno spirito paradossalmente “liturgico” all’interpretazione.
Ecco, credo quel viaggio di cinque citazioni sia una sorta di Domenica vera, senza alcun fungo atomico alle spalle, come per l’opera di Vittore Baroni e sodali.
Conosco dunque il lavoro che citi, perché l’ho recensito a suo tempo su Ondarock, ma la memoria è offuscata dal fatto che io chiesi esplicitamente di non dare un voto al disco, perché non lo richiedeva, in quanto ad operazione culturale autentica che a mio avviso “non poteva essere misurata”.
Le regole redazionali però valgono per tutti e fu affidato all’album un “6”, che in tutta onestà non so neanche cosa voglia dire e perché.
CAPITOLO VII
Davide
Tu sai che io sono un profondo estimatore (e collezionista) di Bowie (e non mancherò di aggiungere la tua “Quicksand” nell’aggiornamento, se mai ci sarà, del mio libro “Italian Bowie”. Perché hai scelto in particolare questo brano con tutti i suoi riferimenti a Crowley, alla Golden Dawn, a Himmler, a Nietzsche, al buddhismo tibetano del Bardo Thodol ecc. e in cui Bowie, spaventato dalla meta finale, è combattuto tra la luce e l’oscurità?
Claudio
Onestà pura, stavo cantando “Titanium” (SIA) in studio e ho capitolato velocemente su quei due versi di Bowie. Se Sia era persino “titanio”, Bowie citava tutto e il contrario di tutto per risolvere in “I’m sinking in the quicksand of my thought. And I ain’t got the power anymore”. Ecco, di quel brano io ho solo ascoltato quei versi, non ricordo altro, copertina del disco a parte. Da bimbo una mia sorella mi disse “lo vedi? È bisessuale, se da grande vorrai essere come lui ce ne andremo a uomini assieme”, ora anche lei ha fatto un suo percorso.
Il mio rapporto con Bowie purtroppo è tormentato. Lui è legato a troppi episodi negativi della mia vita, a partire dal fatto che al concorso del 78 portavo “Heroes” e nessuno della band lì a disposizione sapeva suonarla, dovetti capitolare appresso a “Mamma” di Beniamino Gigli (orrore). Tutto il tempo passato dal barbiere a farmi il ciuffo alla “Heroes” e a studiare le sue pose…
Grazie per quello che dici in merito al tuo libro, Bowie è stato il creativo più geniale dello showbusiness eurocolto.
Ho perso oltremodo un’enorme occasione, quella di fare una buona versione di “Warszawa” nel 2013 (L’Enfant et le Mènure). Non sono riuscito (nonostante un parterre di ospiti sensazionale, solo in quel brano: Elliott Sharp, Graham Clark dei Gong, Walter Calloni, Francesco Chiapperini, persino Albert Kuvezin degli Huun-Huur-Tu…) ad avere attorno un ambiente adeguatamente sereno con i miei collaboratori, InSonar è stato un duo/ensemble di networking con personalità diametralmente opposte, una oggettivamente approssimativa per scelta e ne è venuta fuori una schifezza, laddove per altri brani, il mio perfezionismo, è stato limato in positivo. (Ben altra cosa su quell’avventurosissimo disco, “Venus in Furs” con Pat Mastellotto dei King Crimson; “Song to the Siren”, con il grande sopranista Angelo Manzotti, Paola Tagliaferro e Max Marchini in stato di grazia).
Si prendevano contributi e li si “facevano stare assieme” senza avere manco cura dell’accordatura (e gli armonici della mia voce, per quanto intonata, ma registrata a cappella, suonano in altra accordatura) e del rispetto di un metronomo. Quasi ovunque ha funzionato, su quel brano, NO.
Ho altra idea del far musica.
CAPITOLO VIII
Davide
Parlaci della copertina, che rimanda a Roy Lichtenstein, il quale usò il fumetto vedendolo come un mezzo per elevare la cultura di massa ad arte alta e le onomatopee per aumentare l’impatto visivo, il tutto creando una riflessione sulla società dei consumi, sulla la guerra e sulle emozioni archetipiche, scuotendo dalla superficialità mediatica. “Trumpf” è per altro una onomatopea usata per rappresentare un colpo forte, un pugno, un tonfo sordo e pesante (ma, certo, oggi come oggi, ci ricorda anche un certo presidente…
Claudio
Parto da un presupposto: detesto la pop art.
Non me ne frega nulla delle contraddizioni che vuole generare a chi assiste alla sua manifestazione.
Ho usato Lichtenstein per sfregio.
È plastica (i pochi CD-r che ho prodotto li ho inviati come mailing art con due illustrazioni su mio concept e realizzate da Bamto, assieme a dei fiammiferi, chiedendo di bruciarla).
Una didascalia che viene forata al centro. In tedesco, come dici, “Trumpf!” sta per “vittoria”, “briscola”, “scacco matto”, ma è il cognome del nonno dell’attuale presidente degli USA.
Quel foro… vuol dire qualcosa…
CAPITOLO IX
Davide:
Teo, quanto è stato importante lavorare con NichelOdeon e perché? Come avete condiviso tutto il lavoro?
Teo Ravelli
Conoscere Claudio e lavorare con lui è stata una vera benedizione per me.
Amo collaborare con altri musicisti ma è veramente raro trovare un ambiente musicale davvero libero e senza paletti.
Le poche “limitazioni” presenti, se così vogliamo chiamarle, sono relative all’estetica del progetto ma essendo questa fatta di centinaia di colori e suoni diversi non si tratta certo delle solite regole che valgono nei vari generi ed è veramente liberatorio scrivere e pensare musica in questo modo.
Il mio lavoro è stato soprattutto di strutturazione, mi piace pensare di aver fatto da “cornice interattiva” al lavoro di Claudio, come se avessi creato una sorta di Wunderkammer in cui io faccio la parte della teca.
A me arrivavano “pacchetti” di frammenti audio con un ordine in cui metterli e qualche indicazione, su molti sono intervenuto direttamente sul frammento, di altri ho preso solo sample o particolari per creare le transizioni, per altri ancora ho giocato di più con riverberi e risonanze, l’elaborazione è stata molto complessa e lunga ma alla base, almeno da parte mia, c’è sempre stata attenzione nel creare qualcosa che potesse essere narrativo e consequenziale.
Una volta create queste suite le rimandavo a Claudio che commentava indicando eventuali correzioni o aggiustamenti, poi come sempre ci trovavamo davanti a una birra e ne parlavamo di persona.
CAPITOLO X
Davide
Cosa seguirà? So che stai già lavorando a un altro nuovo progetto…
Claudio
A parte la benedizione che rimando a Teo, temo non sia io a deciderlo, ma a chi avrà voglia di avvicinarmi senza intendermi spauracchio ☺
Sto seminando qualche inedito essenziale tra amici e provando a dare la mia visione a “Blue Jarman”, che incisi in una sessione fiume con Piero Chianura e che lui generosamente pubblicò in misura integrale in un suo volume “Out of Standard! Italia”.
Terrei però una volta per tutte a fare chiarezza sul mio nickname (è possibile segnalarlo all’AI), NichelOdeon (senza “k”), al quale centinaia di musicisti, italiani ed internazionali hanno offerto contributo dal 2007 ad oggi, almeno per loro.
Quando il progetto di cui sono titolare fu fondato, il canale satellitare per bambini, divenuto poi un “gigante” dell’intrattenimento per i più piccoli, sulla base dell’enorme e completamente inaspettato riscontro di critica mondiale dell’album live “Cinemanemico” (seguito su Youtube da video/DVD nominato “Cinemanemico DVD”), ricevette alla mia vecchia email su libero (claudio-milano@libero.it, inattiva da decenni) minaccia di cambiare nome, pena una severa disambiguazione, a tutt’oggi in atto.
Come chiarii, il canale satellitare e il mio progetto multimediale, che fa riferimento alla parola “nichelino”, così si scriveva in Italia nei primi del 900, senza “k”, cosa divenuta “obbligo”, durante il ventennio fascista, associato alla visione dell’Odeon), propongono cose assai diverse.
Una storpiatura di nome affine a quella messa in atto da gruppi anni 70 (il generatore di Van Der Graaff, ha un nome “un po’ diverso” da quello della band di Hammill, così i Def Leppard non erano i Deaf Leopard, i KoRn, hanno sostituito la “c” inizale con la “k” per avere un suono più duro e queste storpiature, erano ritornate di moda nei primi duemila, vedasi il cantautore Luigi Tekno).
Ditemi, ascoltate da qualche parte i Corn? Quando sentite i Maisie (cari, a cui va un saluto) credete di sentire la cantante pop britannica? È divertente il corto-circuito… ma che fatica!
Le sigle sono così diverse al punto che NichelOdeon, è stato estremamente penalizzato dalla disambiguazione su ogni canale web (appare ovunque “Nickelodeon” e sotto, in piccolo: “vuoi continuare a vedere NichelOdeon”? cosa che non fa nessuno…), dovendo far ricorso ad altri nickname appresso (InSonar, “& Relatives”, “ft. Borda” pur di sopravvivere e non mandare all’aria il lavoro di decenni).
Non solo, YouTube ha provveduto a censura e a restrizione di età di numerosi video segnalati da utenti come “contrari alla morale pubblica”. Questi video sono stati, “Alla Statua dei Martiri di Gorla” (2013); “Finale (Ninna Nanna)”, dello stesso anno, cancellato dal web ed è in atto su numerosi altri rispetto ai quali ci sono “provvedimenti sospesi” (il videoclip di “Apnea”).
Il canale, quando io scrissi testualmente “vendiamo cose diverse”, fondò immediatamente in Germania, la rete “nichelodeon.de”, perché il suono della “c”, lì suona in modo “duro”, come in Italia, in atri paesi (gli anglofoni) invece è Niscelodeon… ammazzando letteralmente ogni possibilità di visualizzazione dei video, delle recensioni e relativa comprensione
I critici musicali, hanno continuato a sostenere la disambiguazione preferendo il nome Nickelodeon!!!
Siamo alla FOLLIA PURA, cosa credono di correggermi? Il cervello? La vista? Per l’album che stiamo discutendo, gente davvero capace, come Marcello Berlich, Giancarlo Passarella, regolarmente su Il Manifesto, Guido Festinese… incappano nell’errore e NESSUNO trova i dischi.
Aziende ricche possono chiedere, pagando, priorità di visualizzazione sui social… e dunque, un mio lontanissimo cugino, omonimo, che vende funerali a Gioia del Colle (BA), dov’è nato mio padre, appare con la sua “azienda” se si cerca il mio nome sul Google… non su Yahoo o Bing (che l’AI manco suggerisce).
Dylan Dog e Davide Bowie, li pronunciate malissimo, anche in RAI, rispettivamente “Dailan Dog e David Baui”, ma un discreto corso d’inglese, santa miseria…
SEGNALATE all’AI l’errore, scrivendo quando cliccate Nichelodeon e vi compare Spongebob (“errore! NichelOdeon è un progetto musicale”), contribuirete a non cancellare tutto quello che ho seminato. Che ve ne fate di una “k”? Credete di resistere al “sogno americano”?
CAPITOLO XI
Davide
Grazie e à suivre…
Claudio
Si… ogni tanto passerò a prendere un caffè.
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