
FLIPPER (Folk Songs for the Judgment Day)
Dai Canti delle Crociate e i Lamenti delle Vedove a David Guetta e Sia.
Presentazione di Claudio Milano.
Bandcamp link:
https://claudiomilano.bandcamp.com/album/flipper-folk-songs-for-the-judgement-day-2
Flipper è la ventunesima e penultima mia pubblicazione, la seconda come NichelOdeon, in collaborazione con l’artista e compositore elettronico Teo Ravelli (borda).
L’album è una celebrazione del valore della “storia”, per quanto vista con retroflessione di significato, in modo distopico (“distopia” è il titolo dei 7 capitoli su CD e dei 6 online) “come se un TIR mi venisse addosso”, aggiungendo “e percepire che gli unici momenti volgarmente vivi che mi hanno fatto sentire parte della mia evoluzione, della mia presenza umana, sono stati accadimenti su palco, dai 3 ai 50 anni, come se il mio marchio fosse stato già usato e gettato, centinaia di volte, sempre in un modo DIVERSO”.
Un rendez vous oltre l’estremo, di decine di temi dall’Alto Medioevo ad oggi (è presente la riduzione di una marcia romano imperiale di una marcia per tuba, presumibilmente databile 73 a.C.), trattati come citazioni stravolte da un unico aggregante: La Paura (quella che oggi modella identità e azioni).
Citazioni che come interprete (mie tutte le voci) e compositore, ho vissuto e trasposto in un Medley dove melodie appaiono, scompaiono, si sovrappongono e rincorrono come in un limbo pre-mortem che fa della coesistenza tra realtà/finzione/percezione del tempo e dello spazio/sonno/veglia un viaggio senza tempo e latitudine, in cui l’azione del singolo individuo non può avere più forza a sufficienza per cambiare il corso di quanto accade, una storia che non appartiene più a chi la genera.
Curiosa la modalità di incisione, sempre a partire dalla voce a cappella, prima dell’incisione di qualsiasi contributo sonico.
Un percorso che ha richiesto 15 anni di incisioni, studio e rielaborazione/trasfigurazione, a partire dall’intuizione di Luciano Berio e le sue “Folk Songs”, anche se in questa incalcolabile manciata di tempo, tutto è inteso come “folk”, Berio stesso, del quale è stata pubblicata ufficialmente e per la prima volta, l’aria “Quando Ricordiamo” da “La Vera Storia).
Un inno alla coesistenza.
Negazione del concetto di “cover version”, Flipper diviene creatura autonoma.
La curvatura dell’asse di visione attraverso la mia lente di visione è estrema, ma non al punto da generare crepe.
Questi i temi (in qualche caso di appena pochi secondi) impressi su CD, ad includere anche composizioni inedite:
Quando Ricordiamo (Luciano Berio/Italo Calvino) – 1980
La Fenice (Riccardo Cocciante/Rodolfo Santandrea) – 1984
Il Canto degli Italiani – per “Apostasia della Bellezza” di Marc Vincent Kalinka (Goffredo Mameli/Michele Novaro) – 1847
Albergo a Ore (Herbert Pagani) – 1969
La Chanson de Vieux Amants (Jaques Brel/ Gérard Jouannest) – 1967
Avec le Temps (E. Medail/Léo Ferré) – 1970
La Costruzione di un Amore (Ivano Fossati) – 1978
La Canzone dell’Amore Perduto (Fabrizio De André) – 1966
Mi Sono Innamorato di Te (Luigi Tenco) – 1962
Non, Je ne Regrette Rien (Charles Dumont/Michel Vaucaire) – 1956
Cornflake Girl (Tori Amos) – 1994
I’m Late (Claudio Milano/Lewis Carroll) – 1856/2020
Alexanderplatz (Alfredo Cohen/Franco Battiato/Giusto Pio) – 1982
The Cold Genius Song (Henry Purcell/John Dryden) – 1691
Après un rève, op. 7 n. 1 (Gabriel Fauré/R. Bussine) – 1870-1878
Il Pianto della Madonna (Claudio Monteverdi/Ottavio Rinuccini) – 1641
Lusive la Lune – La Canzone della Notte di Natale (tradizionale friulano) – XVIII sec.
Lu Rusciu de lu Mare (tradizionale salentino) – XVI/XVII sec.
Maramao (Mario Consiglio/Mario Panzeri da “Scura Maje”/”Mara Maje”/”Lamento di una Vedova” – tradizionale Abruzzo e Basilicata XIV/XV sec., poi in dedica al brigante Giuseppe Nicola Summa; infine “canzone della fronda” antifascista)
Ahi! Amours (Conon de Béthune) – 1189 circa
So Ben Mi C’ha Bon Tempo (Orazio Vecchi) – 1590
Mad About You (Alex Callier) – 2000
Adesso Si (Sergio Endrigo) – 1966
Fenesta ca Lucive (Matteo Di Ganci/Guglielmo Cottrau/Vincenzo Bellini/Giulio Genoino, da una poesia del XVI sec. musicata nel 1842)
E Se Domani (Carlo Alberto Rossi/Giorgio Calabrese) – 1964
Una Lunga Storia d’Amore (Gino Paoli) – 1984
Lontano, lontano (Luigi Tenco) – 1966
Vecchio Frack (Domenico Modugno) – 1955
E non Finisce Mica il Cielo (Ivano Fossati) – 1982
Estate (Bruno Martino/Bruno Brighetti) – 1960
Summertime (George Gershwin/DuBose Heyward/Ira Gershwin) – 1935
Black Is the Color – Of My True Love’s Hair (tradizionale scozzese/John Jacob Niles) – XVIII sec. (?)
La Canzone dei Soli (Claudio Milano) – 2021
… Dopo (Claudio Milano/Vincenzo Zitello) – 2018
The Sleeper (Peter Hammill/Edgar Allan Poe) – 1831/1991
La Flagellazione di Cristo – recitarcantando (Claudio Milano) – 2025
From Her to Eternity (Barry Adamson/Blixa Bargeld/Nick Cave/Mick Harvey/Anita Lane/Hugo Race) – 1984
Don Giovanni (Lucio Battisti/Pasquale Panella) – 1986
La Realtà non Esiste (Claudio Rocchi) – 1971
L’Ombra della Luce (Franco Battiato/Giusto Pio) – 1991
Due i temi presenti solo su CD, trovate il paio d’occhiali giusti, per ascoltarli.
I brani non inclusi nel CD ma su pubblicazione online:
Evaporazione (Gian Paolo Tofani/Patrizio Fariselli/Sergio Albergoni) – 1976
Zingara (Enrico Riccardi/Luigi Albertelli) – 1969
Memory (Andrew Lloyd Webber/Trevor Nunn) – 1981
Take a Pebble (Greg Lake) – 1970
Titanium (David Guetta, Sia, Giorgio Tuinfort, Afrojack) – 2011
Quicksand (David Bowie) – 1971
Il Tuo Arredamento (Zorama Mariano Rongo) – 2005
The Power of Love (Jennifer Rush) – 1984
Maikäfer Flieg (Otmar) – 1800
L’ideazione compositiva dell’operazione culturale è ad opera di Claudio Milano, che ha scelto borda come co-autore e Paolo Siconolfi in qualità di chi ha permesso incisione e finalizzazione di un progetto durato una vita.
Co-autori scelti: Vincenzo Zitello, Vittorio Nistri, Stefano Giannotti, Gianni Lenoci, Filippo Manini, Paolo Tofani, Stefano Saletti, Jorge Queijo, Antonis Kalamoutsos, Tony Pagliuca. Con la partecipazione amorevole di Erica Scherl, Evaristo Casonato, Andrea Grumelli, Francesca Badalini, Luca Casiraghi, Filippo Panichi, Giancarlo Oggionni, Camillo Pace, Claudio Pirro, Alessandro Seravalle; il contributo di Andy Micarelli.
P.S.: Le versioni su CD e online sono sostanzialmente differenti in termini di durata, di mixing, montaggio e sono considerabili come forme differenti di “distopia/percezione”.
Foto di Alessandra Di Lecce
Precedenti interviste
https://kultunderground.org/art/1253/
https://kultunderground.org/art/41752/
Foto di Alessandra Di Lecce 
Intervista
CAPITOLO I
Davide
Ciao Claudio e ben ritrovato su queste pagine. Cominciamo subito col dire che di “Flipper”, il tuo ultimo lavoro, ne esistono due differenti versioni: una su CD di 77 minuti e un’altra solo online di 100 minuti. Perché questa diversificazione e come si organizzano? Inoltre, nella tua presentazione suggerisci che sono considerabili come forme differenti di “distopia/percezione”. Ossia?
Claudio
Grazie a te dell’occasione, Davide, non credo di avere tempo per permettermene un’altra, si stanno sommando troppe circostanze negative attorno al mio far musica e appresso alla mia salute e per quanto possa risultare strano, in qualche modo ciò mi rallegra.
Questa è una mia breve biografia e un piccolo testamento fatto per chi mi vuole bene o vuole avvicinarsi ai miei percorsi di musica, teatro, arti visive, dal 78 (come bambino “prodigio”… in realtà non ho un solo video o audio che testimoni quel periodo), ad oggi.
La offro a te per stima e a chi non ha noia nel leggere, con la consapevolezza che non sarà presa troppo sul serio, per fortuna, o che mi porterà un discreto cicaleccio appresso, che in qualche modo ricadrà su di te, per riflesso.
Io trovo di contro noioso chi cerca di rendersi simpatico a tutti i costi, risultando talmente di cattivo gusto e idiota, da superare il record umano verso il basso, continuamente a caccia di talenti comici estranei alla politica.
L’intervista è stata quasi tutta scritta in stato di meditazione lucida e poi riorganizzata.
Siete dunque autorizzati a farvi I FATTI MIEI.
Partiamo!
Uno dice: “ma davvero credi di avere tutto questo spazio per parlare di te? Ma chi ti credi di essere?”. In realtà tutti avremmo ragion d’essere.
Qualcun altro mi dice “sopravvaluti chi ti ascolta” e io gli dico “tu ti sottovaluti”.
Dovremmo iniziare a credere all’energia come a qualcosa di assolutamente concreto, non ad un concetto astratto. Siamo un sistema di comunicazione, una rete di luce e siamo in guerra.
Il nome della guerra non è “vita”, quella ormai non ci può più rappresentare, perché lo specchio si è rotto e il Re è nudo.
Ho sempre creduto che la creazione fosse un momento eccezionale, ma comunque un momento, un’intuizione fuori dallo spazio e dal tempo, dovuta a ricerca, guardando solo “avanti”.
Non è sempre stata mia idea, quella della necessità di difesa, studio e re-interpretazione dei valori appresso a termini quali storia, età dell’uomo. Per spingere l’angolo di visione delle cose, spesso sono stato arrogante e devo liberare quelle ceneri dal mio cadavere.
La mancanza di riscontro di pubblico rispetto alle mie espressioni (a tratti ridotta a vera aggressività, fisica, come accaduto alla Galleria “Villa Contemporanea”, a Monza, dove il rigetto ricevuto da parte di un famoso performer della cittadina e organizzatore di un Festival internazionale, mi ha generato problemi cardiaci, attualmente in grande spolvero) mi ha portato – meglio – ad una lunga collaborazione “di esperienza”, con l’etnomusicologo e polistrumentista Giovanni Floreani, tra il 2014 e il 2018 in modo continuativo (l’ultima data, assieme a Tofani, Tony Pagliuca, Andrea Centazzo e il mito Pierre Favre, a fine 2024) ed in tour per l’Europa, quel tour oltralpe che con la mia musica, ma neanche con quella de I Sincopatici, sono mai riuscito a fare.
Con noi, spessissimo Evaristo Casonato, che reputo tra i massimi fiatisti che io abbia mai ascoltato, la guida spirituale Paolo Tofani.
Trattavamo canti patriarchini medievali del Friuli, popolari dialettali italiani (ed io stesso andavo alla ricerca di fonti, le ricostruivo sulla base di documenti arcaici – la mia “Maramao”; musiche rinascimentali, anche francesi – ma in lingua arcaica, il tutto con un piglio a metà tra rispetto assoluto e continua invenzione, fino a pure mappe astrali).
Spesso le date meno apprezzate dal pubblico e da Giovanni, erano quelle che io e Tofani amavamo di più, come quella nel Giardino delle Pietre Sonore di Pinuccio Sciola, nel tour dei capoluoghi della Sardegna (più testimonianze di quei tour sono nel mio doppio album “ManifestAzioni” live 2011-2018”, ma la più bella rimane, questa incisa a Belfort,
Io ero stato contattato da Tofani stesso, che mi propose il progetto e stavo vivendo un’agonia in Puglia, dove ero stato costretto dalla mia famiglia a capitolare, in seguito alla fine di una lunga relazione (stavo con un giovane filosofo ormai di fama e a casa con noi c’erano spesso Sini, Florinda Cambria, Vattimo, Vitiello, Cacciari.
Io ero “il cuoco”, tranne che con Vattimo, il quale appreso il mio “ruolo”, mandò al diavolo il mio ex compagno, dandogli dell’ipocrita.
Stabilii un bel rapporto con Sini e Florinda, dal primo appresi un sistema di mappe concettuali che poi applicai alle mie partiture).
In Puglia l’ambiente era orrendo, fui accolto malissimo dai musicisti e dai didatti con i quali lavorai, gente capace solo di marcare il proprio territorio. Una terra conservatrice all’ennesima potenza, dove il “mistero”, non è null’altro che crudeltà celata. Sviluppai subito malattie croniche, una colite ulcerosa grave e infezioni polmonari ricorrenti. Udine si rivelò invece un modo di vivere nettamente migliore, mi sentii accolto, amato.
Nel mentre ho vissuto anche a Roma, dove l’amicizia con Coucou Sèlavy, Silvia Pegah Scaglione, Francesco Passarelli, il confronto con Pierpaolo Caputo, l’incontro con Paolo Paolacci e Nicola Alesini, Sirio, Chiara Malvestiti dei Therion, mi hanno facilitato la stanchezza di far lavori come lo spazzino e il lavacessi nelle stazioni della linea di treni da Piramide; il cameriere in una cucina/gelateria, a ridosso di un teatro romano storico, violato nella fondamenta, per aprire un ristorante, fino a rimuovere le ossa da una cripta e consegnarle a sacchi neri a guisa di gabbiani; il promoter di corsi di architettura dei giardini, per l’Accademia “Quasar” (4 euro orari, solo se riuscivo ad affiggere una locandina e a trovare interessati). Lavorai però come vocal coach anche per l’ex Teatro Ivelise Ghione (dal quale fui licenziato, dalla proprietaria, attrice e regista, per “aver portato il Demonio”, ovvero, per aver fatto ascoltare Diamanda Galàs ad interpretare Baudelaire) e per il Teatro Ghione, a due passi dal Vaticano.
Dopo aver faticato nove anni come operatore in call center; il volantinaggio; la ristrutturazione di locali; i laboratori di musicoterapia, spesso volti ad altro per esigenze delle ONLUS; il vetrinista; i laboratori di scenografia a 3 euro l’ora; i lavori da imbianchino con 110 e lode all’Accademia di Brera (con la media più alta della storia dell’Istituzione, in barba ad anni “dark” di puro autolesionismo, dovuto non all’impiego di droghe, ma a molto alcool nelle mie uscite serali e soprattutto all’impiego di psicofarmaci, a curare una depressione maggiore, poi diventata “amica”); i fondali per fotografi fatti “di fusion” e non solo (cito Jarman); il periodo da commesso a Palazzo Reale; quello come custode al Liceo di preparazione per il Conservatorio “Verdi”; le lezioni di ripetizione per bambini cinesi, a 10 anni già guide di famiglia; le lezioni di canto a “d’omicidio” per ricchi borghesi in accappatoi che si aprivano come serrande e il mio capo a dire “no”; il busker; i 25 anni di insegnamento di voce, storia della musica contemporanea e composizione moderna in Accademie storiche, come la Lizard o l’Accademia di Monza, tra le tantissime; i terrificanti centri estivi, una falce per le corde vocali; gli anni nella scuola pubblica e il costante contrasto con i dirigenti scolastici di CL o Opus Dei. Qui il non voler vedere di quasi tutti i colleghi a discapito dei ragazzini mi ha fatto capire che troppa gente è lì per darsi un tono e per esiti fallimentari di propri interessi, ammesso ne abbiano.
L’avvento del secondo lockdown poi, ha segnato una netta divisione tra mia vita precedente e incubazione di idee per generarmi in un futuro possibile, non necessariamente fatto di azioni, progetti, ma di lotta quotidiana ad implodere, una lotta per la sopravvivenza a me stesso, percepito come un mostro.
Ho posto fine alla mia vita.
Ho disintegrato la mia socialità e la mia vita affettiva, quel fermo imposto, mi ha portato dal sincero credere in un’evoluzione continua, sulla base del mio vivere il buddismo, al ritorno al cristianesimo (lasciato a 10 anni dopo una domanda al prete di paese: “perché chi va in guerra e ammazza migliaia di persone non commette peccato?”), può sembrare assurdo, ma nato da domande esistenziali che mi venivano poste in modo drammatico, urgente e necessario, da un ragazzino cinese (autore del cartonato interno del mio vinile, “MusicaMortoSì”, stampato in sole 21 copie, mai recensito e con un artwork d’assoluta collezione, in un cartonato/brossure a contenere un “kit di sopravvivenza sacro” e uno “profano”, nello stile delle spedizioni OnlyFans di intimo, dirette verso il Giappone feticista) per il quale ero insegnante di sostegno, come “qual è l’origine del linguaggio?”, “qual è l’origine e la fine dei numeri?”, “se Dio è spazio e tempo, perché noi parliamo di origine?”. Mi metteva due dita dietro la testa, nella regione occipitale chiamata “bocca di Dio” e premeva con forza, quasi fino a rendermi “diversamente cosciente”. Follia mi dicon tutti. Senz’altro.
Il mio apparente saluto al buddismo si è sviluppato e tale è tutt’oggi, senza rinnegare nulla e nel credere con fermezza a corsi e ricorsi storici.
Ho detto “cristiano”, ma non mi sento legato al cattolicesimo per come oggi e da almeno 1700 anni è vissuto, da quando la chiesa è divenuta un Impero, sono stati, per qualcosa che non appartiene al Vangelo, creati dogmi come il celibato dei preti, nato nel XVI secolo, così come la figura del Papa, nata tra il V e l’VIII secolo, assieme alla pretesa della sua Santità.
In sua coscienza, qualcuno considererebbe Alessandro VI dei Borgia, Giovanni XII o Bonifacio VIII credenti?
La Chiesa ha piegato i fedeli con l’ossessione del peccato, privandoli della gioia del piacere, anche di cagare, dimenticando che la celebrazione vera non è nella croce, nella morte, ma nella Resurrezione. Dio è gioia (e avere invece un popolo in ascolto indotto alla sofferenza, lo induce ad essere innocuo). La missione di Cristo sulla Terra, è stata quella di chiedere la sospensione di giudizio, quella che era radicalizzata nell’Antico Testamento. Poi esiste giudizio e discernimento.
Il Giudizio di Dio non è altro che il karma creato dall’uomo stesso in millenni, ci è stato concesso libero arbitrio, ma quasi tutti abbiamo rinnegato la nostra missione sulla Terra, perdendo un’infinità di tempo utile. “Attento a come te ne vai”, ha scritto Jarman in “Chroma” e non parliamo certo di una persona pudica.
Sappiamo benissimo che esistono nel cattolicesimo migliaia di posizioni. C’è chi attraverso lo IOR sovvenziona costruzione di armi per guerre in atto (lo affermò Francesco I, dicendo che la pace non è possibile, causa il più redditizio dei mercati mondiali: quello delle armi) e chi vorrebbe entrare nella ormai ex Palestina per portare aiuti umanitari ma è fermato dall’IDF e così in Cisgiordania, rischiando la propria vita.
Allo stesso modo, dal 1999, il buddismo giapponese della Soka Gakkai, attraverso il suo braccio politico, Komeitō, supporta il Partito Liberal Democratico, che sostiene la necessità della pena di morte, a favore assoluto di una popolazione tendenzialmente sadica. A fronte del pregare ogni giorno per la “pace nel mondo e la felicità di tutta l’umanità”, con flash mob contro il nucleare, se qualcuno nell’Istituzione buddista afferma determinate incoerenze viene condannato moralmente ad avere la testa spaccata in sette pezzi. (cosa del resto espressa da Nichiren Daishonin in persona, nella lettera alla monaca laica di Ko, cosa che fa capire quanto la necessità di autoprotezione del culto buddista giapponese, si risolva, nella lettura che ci è stata offerta, anche in violenza dichiarata, ma è offuscamento).
La pratica del mantra è un passaggio di vita che consiglio a ognuno, porta ad un’evoluzione assai più rapida.
Il vero religioso è per sua natura eretico e Cristo è stato il più grande rivoluzionario di cui abbiamo fonte, con un “porgi l’altra guancia” che destituisce in termini ogni principio di guerra, anche privata e “ama il prossimo tuo come stesso” (tutto, non per selezioni di comodo), come te stesso. Queste due affermazioni, inibiscono la paura della morte e sono illuminazione assoluta.
E’ bene distinguere ciò che produce malessere, ma è bello anche “affidarsi”, avere fede, non esisterebbe alcuna forma di amore altrimenti.
L’ipocrita narrazione delle guerre in corso, ha peggiorato nettamente la situazione.
Per necessità mie di alloggio a Milano, per scelta, tra le diverse opzioni, ho optato per una canonica, dove tutt’ora vivo quando non vado in soccorso di mia madre, scarsamente autonoma.
Qui trascorro la quasi totalità del mio tempo in meditazione e preghiera.
È il sonno, o meglio, il dormiveglia (soffro di insonnia cronica e resistenza farmacologica grave), a rappresentare la mia evoluzione, i sogni (rari) purificano, quanto rileggere su un diario personale le azioni svolte nel corso della giornata.
Vivere per me è camminare su milioni di cadaveri che interagiscono con noi in modo più o meno cosciente (ci sono morti che non sanno di esserlo, altri che si legano alla dimensione terrena per rimpianto o soprattutto per rimanere accanto ai propri cari vivi. L’abitudine al Sud di apparecchiare anche per il defunto e per anni, nuoce a chi muore, che deve essere lasciato libero di andare).
La Storia, come “verità” scritta sui libri mi è sembrata solo l’illusione che tutto per l’essere umano/macchina/formica (e sì, “siamo simili agli insetti” – cit. Battiato) possa essere circoscritto tra l’Ego di un dittatore e quello di un altro.
Sono i grandi condottieri ad essere ricordati, non i morti che loro hanno seminato, a definire le epoche e questo non posso più accettarlo. I morti ci chiederanno ragione (l’affermazione è in chiave più estesa nel brano “Quigyat” del 2025:
LINK: https://claudiomilano.bandcamp.com/track/01-quigyat-little-symphony-for-frozen-soldiers )
E in questo audio/video che mi racconta come interprete e compositore: https://www.youtube.com/watch?v=3c2S1vM66UY
Non è più possibile far finta di nulla, non prendere posizioni. Farlo, con l’idea di potersi tagliar fuori dal proprio agito è da buffoni e gente che si considera “arrivata”. Ridicole in merito le prese di posizione di taluni artisti o pseudo tali.
È pieno di gente che si spiana le rughe con un programma per foto, o che si riempie di plastica, che vaneggia su presunta immortalità, avendo seminato in buona misura capelli colorati, tatuaggi, vestiti appariscenti, falsa modestia, mutande in bella vista o levate con accortezza prima di salire su palco, che afferma la sua indipendenza da tutto, mentre salta da un letto all’altro diventando vuoto a perdere e poi piangere per attacchi di panico su palco, mentre fa uso della qualunque per sopravvivere all’immagine di sé che comunica agli altri. Il corpo è “mio”, la mente è “mia”… quando dovremmo vederci come seminatori di energia “comune” e non come inquinatori di canali di comunicazione in quanto eletti perché in grado di sopravvivere a un sistema monetario.
Siamo discrasie.
D’accordo con l’intendere la loro arte come “grande”, ma pure basta a mistificare Hendrix, Joplin, Morrison, Cobain, perché ce l’hanno fatta a ballare per poco all’interno di uno schifoso star system.
Ma davvero qualcuno vorrebbe la vita di Marilyn Monroe? Ma le avete viste le foto sue da morta?
Avete mai letto la biografia testamento di Derek Jarman, “Chroma”, quando era divenuto cieco per HIV? Riuscite ad immaginare quanto schifo e senso di colpa uno/una debba essersi portato addosso per morire di stigma, come Freddie Mercury? Davvero mezza donna vorrebbe essere al posto di Melania Trump(f)?
Davvero ormai immagine e contenuto appaiono anche agli occhi dei più illuminati come unica cosa. L’essere umano è pigro e la pigrizia, assieme alla vanità, alla necessità di consumare tutto, anche e soprattutto il tempo affinché l’agonia di un vivere fatto di maschere tolte e poi indossate, possa cessare. Siamo tutti eroi di un compromesso sulla lama di un rasoio, tutti appesi ad un pendolo dal quale cadiamo. Ci siamo mangiati anche la coscienza, io in primis ed il peggio è che o siamo autoindulgenti, oppure torturiamo la nostra mente.
Ad un certo punto mi son chiesto che senso avesse avvalare conoscenza acquisita da portare a ragazzi disperati in una scuola, adolescenti senza meta, certi di avere il mondo il mano, quando in mano abbiamo solo un pendolo, se va bene.
Complice anche un peggioramento inspiegabile di mie patologie, ho conseguito l’inabilità al lavoro che intendo anche come atto “inconscio”. Si può diventare matti e scemi per scelta (protezione estrema), un tale poeta inglese, raccontò di un principe danese divenuto tale e prima di lui, in un portento letterario; intuizione simile ebbe tale Ludovico Ariosto.
Il mio spazio e il mio tempo si sono sovrapposti in milioni di punti di vista, tutti, inevitabilmente falsi, perché l’arte della menzogna cerca specchi per diffondere notizie false e screditare il proprio nemico. Difatti è intendere la realtà come un gioco di Versus ad essere infantile specchio per allodole, che porta solo ad Odissee di sofferenza, cosa che accieca.
È importante prendere posizione, ma una mente lucida non celebra l’Illuminismo (per quanto la ragione abbia senso di essere, eccome, come fattore di chi si autodetermina nello spazio-tempo), ha consapevolezza delle relazioni tra gli esseri, fondamentali e non.
L’Occidente ha i mesi contati (il tempo è cosa strana nei disegni del rapporto causa-effetto/karma/giustizia divina e ciò che è un giorno può essere un anno. Ciò che cambia i destini è la clemenza di Dio e il suo amore per carovane di formiche a tornare sui propri percorsi, anche laddove qualcuno le ha uccise, è un re-inviare la caduta indotta da quanto si è seminato, credendo tutto ci sia dovuto e Hamelin è lì che ci aspetta. È un dolore immenso sapere della cecità dei propri figli).
Una gettonatissima intervista in inglese, rilasciata a Son of Marketing e pubblicata il 21 Ottobre 2021, racconta bene di come credo si evolveranno alcune questioni (senza alcuna pretesa “profetica”, tante cose di quelle che ho dette, sono già accadute, la meditazione e la malattia associata, possono fare “miracoli”, non posto qui il link all’intervista perché sarebbe irrispettoso nei tuoi riguardi, Davide).
Il modo che abbiamo di misurare il tempo è ridicolo, perché non tiene conto del fatto che tutto è già stato e trova solo una misura altra nella partitura, ad illuminare vite di chi ha concluso il proprio ciclo sulla Terra, per poter “evaporare”, come un canto fatto di un soffio, verso la contemplazione di una luce che non brucia gli occhi, diventa uno stato mentale fatto di perfetto equilibrio, su fronti larghe e altre appena accennate.
Per presentare il mio, tenero e ultimo videoclip, creato grazie all’immensa dolcezza di Alessandra Di Lecce, ho scritto questo:
“E = mc²
Lo spazio e il tempo sono un’unica entità quadridimensionale relativa all’osservatore e influenzata dalla gravità e dal movimento dell’osservatore stesso.
Lo spazio-tempo emerge dalle relazioni, sia fondamentali che non fondamentali.
L’unica realtà è la vertigine di un coma chiamato vita, guidato da fantasmi che non hanno mai lasciato la nostra dimensione e determinano i nostri percorsi, chiedendo in preghiera o blasfemia il risveglio alla luce e il rispetto per ogni variazione sul tema del multiverso, dall’inizio all’eternità.
I sogni sono sintomi, la malattia è la cura, ogni fotone di luce è identità in viaggio.
Che il viaggio sia bello perché mai pago, mai arreso.”
IL SOGNO:
Sono stato mandato affanculo anche dai miei bisnonni in sogno e a proposito di sogno dopo aver scritto ciò, in un sogno lucido e controllato, ho visto questa meraviglia:
“C’era il giovane cane di un mio amico stanotte, che, per paradosso, si chiama Orfeo.
Ero in una villa accanto alla masseria dei miei genitori, in campagna, dove sono cresciuto.
Tanti animali bellissimi e io che avevo paura di perdere i miei tanti gatti, neri, in campagna, finalmente liberi ma anche in cattività, soprattutto i più piccoli, che svezzavo col latte rubato di nascosto dalla dispensa di casa.
La villa a fianco era qualcosa di incredibile e lo sapevo, ma preferivo lasciarla alla mia età matura.
Era stata abbandonata da chi l’aveva fatta edificare con stili estremamente diversi tra loro e in epoche diverse. Un tuffo nella storia ricchissimo di dettagli, strabordante.
La gente diceva che era stanca di indagarla, anche quando da un salone appariva un fiume generosissimo, dalle acque impetuose che portava appresso a sé ogni cosa, assieme ai colori di un tramonto collinare.
Dentro erano rimaste maioliche, sculture simboliche che mi riportavano all’infanzia e che avevo paura fossero danneggiate. C’erano vetrine con gioielli e persino una grandissima dispensa con centinaia di pacchi di merce alimentare ormai da gettar via, inquinata.
Nascosta, dietro una parete, la cantina conteneva vini del 1600, conservati alla perfezione.
Fuori c’era un tramonto vivacissimo e l’aria frizzante.
Decisi di fare della memoria di quel posto, generoso come nessuno, la mia missione di vita.”
FINE SOGNO e non siamo da Red Ronnie, manco dalla mia psicanalista.
Il Giudizio:
Facile giudicare chi non ha voluto notorietà, perché incappato subito nel viaggio degli anni pre-duemila (80 e 90), fatti di soldi spesi dalle etichette discografiche per bruciare giovani talenti. C’erano soldi in esubero che bisognava spendere attraverso provini che finivano in archivi mai recuperati, un miracolato fu Mango, la cui “Oro” (con testo e arrangiamenti ben diversi, poi a cura di Mogol e del giro Maionchi) divenne l’inizio di una carriera a favore di gran pubblico.
Mango, come le persone di certo Sud, era un essere assai spirituale (oltre ad aver posseduto probabilmente la più bella voce maschile del pop italiano).
Qualcuno riderebbe appresso alla ricerca spirituale sua, di Battiato, Camisasca, Alice, Claudio Rocchi? Chi lo fa si espone al ridicolo. Un tizio parecchio famoso alla fine degli anni 70, in una recente intervista ha pesantemente giudicato Battiato (ho fatto da comparsa per il suo “Perduto Amor”) e il suo primo seguito, come “drogato”, senza però raccontare delle sue dipendenze.
Mando intanto un caro saluto ad Elettra, di cui sono stato musicoterapeuta.
Fu comico nei ‘90, pattuii con un produttore, Sony, un percorso fatto di musica prevalentemente acustica, con testi sarcastici, ma l’aver scritto un brano dal titolo “Candy Dandy al G8”, prima degli episodi di Genova, a raccontare quanto troppi ragazzi intendessero eventi come “sfilate”, quando l’incubo era dietro la porta, mi portò immediatamente l’aura del tizio “apocalittico”, da mettere in disparte e a cui dire “i nastri son lì, li rivaluteremo forse”, intanto devi vestirti in un certo modo, frequentare questi locali, aperitivi e feste private, accettare la compagnia di queste persone senza fiatare. Scappai dallo studio con i nastri (sul mio canale Bandcamp: https://claudiomilano.bandcamp.com/track/bonus-17-candy-dandy-al-g8 ).
Ho avuto anche un produttore discografico, che me l’ha menata per un anno con un “tu devi stare zitto, faccio tutto io, non fiatare!” e intanto, lui contattava i critici di “Prog Archives” proponendo pacchetti di album di macarena, assieme al mio. Lo conosci benissimo.
Oggi che siamo a un passo dallo Stato di Polizia (le forze dell’ordine che possono avere armi private per decreto di legge, sulla base di un esempio americano non degno dell’essere umano), le guerre civili vendute per manifestazioni di gente “disturbata” e con pregressi inventati di sana pianta, è necessario interrogarsi sul termine “giudizio”, nel nostro quotidiano. Jarman prima di morire, in “Chroma”, – s’è capito che è un mio testo formativo? – affermava “attento a come te ne vai” e lì è tutto (lo canto qui: https://claudiomilano.bandcamp.com/track/collaboration-8-blue-jarman-alternate-longer-version-from-aavvs-out-of-standard-italia-4-2016 ).
Il passaggio, andarsene dalla cosiddetta “vita”, è un traguardo d’evoluzione compiuta o no, oggi è durissima.
IL MIO ALBUM… pensavi non ci saremmo mai arrivati eh? Ma in realtà ne ho già parlato. “Flipper”, è accaduto “nel mentre”.
Non è album, è un percorso di vita a ritroso e proiettato in un futuro che non vedrò, credi altrimenti ti avrei raccontato tanto della mia vita?
Ma del resto… credi a qualcuno interessi della mia musica senza conoscermi? È un bene donarsi, troppo spesso e per fortuna, le risposte vere sono in dettagli insignificanti e la gente vuole “vederti”, “percepire la tua vibrazione” (in materia Paolo Saporiti è fra gli ultimi grandi rimasti, la visione di un suo concerto oggi, cambia la vita. Inquieta, disturba, scava, ti conduce ad estasi, ti guida con una voce ultraterrena e umanissima che ormai ha dell’unico a livello mondiale. Oltre a lui penso a Matt Elliott).
Poi ci sono quelli a caccia di pettegolezzo e qui ce n’è da farne un centro commerciale.
In modo concreto, ci sono dieci, cento, mille versioni del mio ultimo lavoro con “borda”, Teo Ravelli.
Prova ad ascoltarlo più volte il disco, ti risulterà sempre diverso in modo sostanziale, fino alla repulsione perché sinceramente, questa volta sono stato sin troppo indulgente (Claudio è “tutto “troppo”).
Le due versioni ufficiali … (pensa che in realtà ne sto realizzando un mantra essenziale, per capitoli e generi, su Youtube e dunque una “terza”) : https://www.youtube.com/playlist?list=PLPMxeHNEf9VaOzFdRJ-RmMsWMwVPPuaDx .
Ogni versione è frutto di decine di stratificazioni andatesi a generare in 22/23 anni di lavoro.
Tutto è distopia.
Fare musica, forse, ha solo un senso: “effettuare un viaggio”.
Niente a che vedere con incisione, pubblicazione, tournée, agenzie per la rassegna stampa e una per il booking, in Italia i musicisti che non accettano il grande pegno che è essere nel mainstream, devono fare tutto da soli, a partire dai soldi impiegati per dare senso ai loro percorsi (se uno poi si occupa di arrangiamenti orchestrali e corali, come nel mio caso, si arriva alla pubblicazione del disco, completamente esauriti).
Poi si celebrano etichette che sono degli spartiacque perché hanno un “valore” agli occhi dei critici. Non c’è un cane che abbia il coraggio di dirlo, perché c’è un circolo vizioso del tipo “io faccio questo per te e tu per me farai quest’altro”. Anche nel mondo underground, non c’è alcuna autenticità d’intenzione, ma giuro, ringrazio tutti quelli che mi hanno dato valore e minima visibilità, le etichette che mi hanno dato un numero di catalogo e qualche supporto: Lizard, Andromeda Relix, dEN e Snowdonia in primis, ma anche Carabà edizioni e Music Force/Egea.
Ho percepito affetto da parte loro, pur con la coscienza di non poter alterare modalità di auto-aiuto. Certamente Cinzia La Fauci è la persona che più mi è stata vicina e le voglio bene, tant’è che ho preso parte a più album dei Maisie e con loro sono stato corista in quattro occasioni, in una con ospite il mio amico Arrington De Dionyso degli Old Time Relijun
LINK: https://www.youtube.com/watch?v=P9yKDtYmiPI
Un ruolo, per così dire a parte, per Paolo Siconolfi, a cui devo tutto. Lui nel 1995 mi ascoltò nell’unico concerto di un progetto, a posteriori da riscoprire, Linea d’Ombra, che produsse un demo tape/CD-r, la cui suite d’apertura, “Emersione – Strappati al NullaVerso” (assolutamente non mixata da lui), resta una delle mie cose migliori, ma con un audio attualmente vergognoso (sul mio Bandcamp: https://claudiomilano.bandcamp.com/track/bonus-8-emersione-strappati-al-nulla-verso-demo-1995 ).
Da allora, a parte pause fisiologiche, abbiamo lavorato creando un laboratorio sperimentale, facendo dello studio una parte più che essenziale nel progetto di produzione.
Adesso e purtroppo, per via di questo mio ultimo lavoro, che lui ha fatto fatica a comprendere, abbiamo avuto qualche difficoltà di comunicazione che passerà, le mie condizioni di salute non mi permettono di interfacciarmi in alcuni momenti con una persona così speciale, generosa e a cui voglio un bene filiale, ma anche con una vitalità estrema, non nei miei riguardi, ma nei riguardi della vita. Dal 2013 l’ho reso ufficialmente co-autore di NichelOdeon.
Lui oltremodo, piaccia o meno, ha inventato il mio suono e nel suo studio io riesco a cantare nel modo più libero possibile, chiuso il Karma Studio (nel mio paesello), altrove io mi sento a disagio, perché quasi nessuno è in grado di gestire le mie dinamiche e di farmi ascoltare in cuffia contemporaneamente, senza chiedermi di fare “un balzello indietro” quando apro in potenza e di mangiarmi il microfono quando sussurro, della serie: automazione, questa sconosciuta!
Continuo a credere nello spezzare le catene dell’ovvio, in un processo che è molto più di psicoanalisi. Voglio ribaltare punti di vista, rendendo l’azione creativa atto socio-politico.
“FLIPPER” è stato possibile solo attraverso l’azione dei fantasmi miei e di “borda”, cosa che è estremizzata in un lavoro a venire, che ho timore di non concludere, dove la metafonia, (cosa in cui credo assai di rado e sulla cui natura dei “contatti” presunti o reali, resto perplesso) diventa drone (di mia composizione, dopo decenni ho raccolto ogni nota di strumenti ad arco, con modalità esecutive diverse e “colori” estremi) per una Missa per Peregrinaggio, due ballate politiche, un conturbante recitarcantando ed estratti sonici da azioni teatrali con NichelOdeon, ad Udine,
il più amato, non ancora concluso del tutto (manca davvero poco), è senz’altro “Puttani di Guerra”, sul quale con NichelOdeon (Teo Ravelli, Francesca Badalini e Andrea Grumelli e dunque parte di I Sincopatici e degli Aether, in un mutuo aiuto pari a “comune sonica”), ho già costruito uno spettacolo di cui vado estremamente orgoglioso (l’audio è tra i miei “culmini”):
LINK 1 (Videoclip): https://www.youtube.com/watch?v=4BNrozKX6f0
LINK 2 (live in prova): https://www.youtube.com/watch?v=BAcdHzKIVBg&t=30s
(l’articolo prosegue qui)