
Zygmunt Bauman tralasciò, a causa di mille motivi esistenziali, di scavare in alcune materie, come l’economia aziendale (economia politica, politica economica, economia aziendale e diritto aziendale) o la teoria delle emozioni (Eva Illouz). Luciano Gallino, si occupa della finanziarizzazione aziendale. La finanziarizzazione è l’oscillazione storico-economica in cui la finanza diventa il centro dell’economia: mercati finanziari, istituzioni e asset lucrativo assumono dirimente misura sulla «produzione di beni e servizi» del vecchio, e, anacronistico, marxismo o neo-marxismo (Jacques Lacan e György Lukács), marxismo contemporaneo (Žižek, Eagleton, Wright, Roemer, Negri, Zupančič, Dolar). Profitti e operazioni finanziarie (speculazione, derivati, leveraged buyouts, buy-back azionari) sono i mezzi di reddito/rendita dell’attuale, aldilà dell’investimento a lungo termine. Questo spostamento altera la governance delle imprese, le politiche pubbliche e le condizioni esistenziali dell’essere umano. Come nella mia ascesa aziendale al ruolo di AD di società multinazionali, il mio maestro dr. P. Mascheroni (direttore logistico internazionale Carrefour) concordava con Gallino: «La finanziarizzazione delle imprese industriali ha avuto tra le sue conseguenze che al loro vertice arrivano sempre più spesso manager privi di qualsiasi competenza specifica nel settore di cui le prime si occupano, e però abili nel concepire e perseguire strategie finanziarie» denotando il “fallimento” o ridimensionamento delle aziende come Auchan o Carrefour (non Walmart) [nucleo teoretico, ribadito, in I costruttori di consenso (2005) e La società di classe. Il capitalismo, il futuro, la sinistra (2009)]: lavoratori non adeguati riescono a diventare dirigenti e AD delle multinazionali (abbattimento dei costi) con, conseguente, abbattimento delle multinazionali. Dovremmo essere felici, noi tardomodernisti del KNSEAE: esodati, trasferiti in Kazakistan, disoccupati? Gallino, nell’introduzione a Finanzcapitalismo (2011), scrive: «Il finanzcapitalismo è una mega-macchina che è stata sviluppata nel corso degli ultimi decenni allo scopo di massimizzare e accumulare, sotto forma di capitale e insieme di potere, il valore estraibile sia dal maggior numero possibile di esseri umani, sia dagli ecosistemi» (1). Quali sono i meccanismi concreti della finanziarizzazione: shareholder value e corporate short-termism; espansione del credito e indebitamento delle famiglie; derivati e leva; politica economica lobbistico/finanziaria. Non avete capito niente? Non chiedete il salario minimo. Meritate un salario minimo. Aldilà di Beck (sulla stessa linea di Gallino con la sua Risikogesellschaft) e di un inatteso e decontestualizzato Habermas «Law and democracy must mediate between individual autonomy and collective norms» (Between Facts and Norms, 1996, XXI). non è facile scovare i riferimenti al Finanzapitalismo. Costas Lapavitsas, in Grecia, in The Financialization of Capitalism (2011) e Profiting without producing: how finance exploits us all (2013) («Finance has become the central mechanism for accumulating wealth without contributing to production») [Profiting Without Producing, 5], Saskia Sassen, in USA, in The Global City (2001, rivisitata) e in Expulsions: Brutality and Complexity in the Global Economy (2014) o Thomas Piketty, in Francia, in Capital in the Twenty-First Century (2014). [«When the rate of return on capital exceeds the rate of growth of the economy, inequality tends to rise»] (2014, 25). La financialization theory, ha trovato delle scarsissime applicazioni in ambito della teoria estetica e della letteratura, subordinate alla liquidity di Bauman: Ivan Pozzoni in La malattia invettiva (silloge, 2018, 8), Hanif Kureishi in The Nothing (2017, 88-94) o Stefano Giovanardi, in Lingua e capitalismo: il caso della narrativa italiana contemporanea (2019, 112-120), Dov’è la letteratura del mondo del lavoro? Citiamo, alla lontana, Wu Ming (Altai , 2022), in Italia, Claudia Rankine (Citizen, 2014), in USA, o Zadie Smith (Swing Time, 2016), in UK. Non esiste. Secondo la nostra opinione, servirebbe studiare maggiormente H.C. Bukowski in accademia. Sei in grado di collaborare, in momento di crisi, alla costituzione del PIL della tua nazione? Avanti, con ogni mezzo.