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Intervista con Lorenzo Cominoli e Roberto Olzer

12 min read

Lorenzo Cominoli (chitarrista) e Roberto Olzer (pianista) sono due musicisti jazz italiani che collaborano stabilmente in duo, caratterizzandosi per un interplay raffinato e un approccio lirico alla composizione.

Il duo ha pubblicato due album principali sotto l’etichetta Abeat Records. Timeline (2020) è il disco d’esordio del duo, descritto come un lavoro basato su tonalità pastello e visioni armoniche aperte, con riferimenti stilistici a John Abercrombie. Dreams of Others (2025/2026) è ill loro lavoro più recente, pubblicato a dicembre 2025 e promosso all’inizio del 2026. L’album include brani originali come “St. John’s”, “Pulse” e “Tomorrow’s Dawn”, oltre a omaggi ad artisti come Ryuichi Sakamoto e Richie Beirach.

Lorenzo Cominoli è un chitarrista jazz noto per un fraseggio originale e un lirismo intenso. È attivo anche come didatta e ideatore del “Pangea Project”, collaborando con musicisti internazionali. Roberto Olzer è pianista, organista e compositore con una vasta discografia (oltre trenta album). La sua formazione spazia dal jazz alla musica classica, collaborando frequentemente con ensemble nazionali e internazionali.

Il duo è impegnato nella promozione di Dreams of Others, con recensioni che sottolineano la loro capacità di creare un “racconto condiviso” attraverso lo strumento. Lorenzo Cominoli ha in programma un tour per la stagione 2025/26 che tocca vari spettacoli legati ai suoi progetti.

Intervista

Davide

Buongiorno. Cosa continua e cosa cambia o evolve “Dreams of others” rispetto al vostro precedente lavoro e il disco d’esordio con riferimenti stilistici a John Abercrombie?

Lorenzo

Sostanzialmente la voglia di “proseguire il viaggio insieme”: un viaggio musicale e amicale iniziato oltre 25 anni fa e che ci ha portato a fasi alterne a condividere molte belle esperienze sia artistiche che umane e personali. Quello a John Abercrombie è stato un omaggio ad uno dei miei eroi chitarristici che Roberto ha assecondato con piacere, ma non è l’unico esempio: nei nostri dischi ci sono molti riferimenti più o meno espliciti ad autori o brani che amiamo e che riusciamo, a mio parere, ad inserire nel nostro repertorio in modo organico

Roberto

Teniamo fede ad un approccio alla musica che vede nell’espressività e nella cantabilità un’aspirazione costante del nostro suonare; tutti i brani che abbiamo scelto tanto nel precedente che nell’attuale album sono anzitutto bei temi, melodie suggestive; le improvvisazioni stesse che seguono ai temi vogliono essere semplicemente un loro riverbero, una loro amplificazione, come i cerchi concentrici di uno specchio d’acqua.. Abbiamo voluto attingere, in questo nuovo CD, ad autori di provenienze e tradizioni musicali ancora più ampie, nel tempo e nello spazio.

Davide

Perché avete intitolato l’album come la prima traccia, una composizione del pianista portoghese Bernardo Sassetti? Cosa sono i sogni degli altri, e nondimeno i vostri?

Lorenzo

Riguarda l’omaggio a Sassetti lascio la parola a Roberto…, ma il titolo “I sogni degli altri” o “Sogni altrui” ci sembrava particolarmente evocativo. In breve: la musica è uno dei principali veicoli di sogni e noi, in quanto musicisti, abbiamo il privilegio di poter entrare in qualche modo nei sogni di chi ci ascolta attraverso le nostre composizioni o esecuzioni. Questo è assolutamente eccitante. La lettura invece in chiave più concreta e attuale è che la società in cui viviamo ci impone troppo spesso dei cosiddetti “sogni” che non sono nemmeno nostri e ci troviamo schiacciati da desideri che non ci appartengono. In questo senso la nostra è un’epoca di “sogni altrui”.

Roberto

Qualche anno fa suonai, in alcuni concerti a Tel Aviv, un intero repertorio dedicato a Bernardo Sassetti; trascrivendo e suonando sue composizioni ebbi di modo in entrare in sintonia con il suo mondo sonoro, rispetto al quale sento una grande sintonia e vicinanza. ‘Dreams of others’ era una di queste sue composizioni, forse la più malinconica, e proprio per questo la più aderente anche alla sua vicenda umana a tratti molto tormentata. Il modo in cui ha sublimato in questo poetico brano i suoi sentimenti ci ha sedotto.

Davide

Qual è stato il tema unificante, narrativo, emotivo e stilistico delle vostre composizioni e delle riproposizioni di brani altrui presenti in questo disco? Che tipo di storia e di ricerca lega le diverse tracce?

Lorenzo

Con Roberto condividiamo l’amore per le melodie e il lirismo di un fraseggio morbido, mai muscolare, evocativo e poetico. Credo che questo ci abbia guidati nella scelta del repertorio, ma a dire il vero è stato molto semplice spontaneo, ognuno ha fatto le sue proposte e dal momento che condividiamo in buona parte gli stessi gusti tutto era già molto coerente fin dal principio.

Roberto

In effetti raramente proponiamo l’un l’altro temi sui quali non ci troviamo d’accordo; anche in questo caso semmai la sfida era quella di contenere le idee ad un numero adeguato di temi, che esprimessero al tempo stesso sfaccettature diverse, colori e climi musicali interessanti e complementari. In questo modo tanto i nostri brani originali che le composizioni di altri autori, si integrano e illuminano a vicenda.

Davide

Tra i compositori di cui avete riproposto una propria composizione, vi sono anche due importanti protagonisti della musica della seconda metà dell’Ottocento e i primi del ‘900, come il barcellonese Miguel Llobet, che favorì la diffusione della chitarra classica in Francia, dove si dedicò a una sua ricerca sui colori e sul timbro della chitarra che lo portarono ad avvicinarsi all’impressionismo. Che tipo di interazione piano-chitarra e di sonorità perseguite, ovvero quale ricerca del suono e di complementarità timbrica?

Lorenzo

Una delle caratteristiche che amo di più di questo duo è che credo abbia una sua precisa “sonorità”, una voce riconoscibile. Questo ci permette di affrontare temi e autori molto diversi fra loro sia per estrazione stilistica che per epoca storica e, non me ne vogliano i puristi, “farli suonare” come se fossero nostri e restituirli a chi ci ascolta attraverso la nostra visione sonora. Non importa che siano autori dell’ottocento o contemporanei, jazzisti o rock bands. Mi piace pensare a me e a Roberto come “collezionisti di melodie”. Quanto ai riferimenti nel duo chitarra-piano, uno su tutti: Jim Hall e Bill Evans, ma ancora una volta… tutto con Roberto è molto spontaneo e naturale. Non abbiamo bisogno di darci molte indicazioni. Credo che tutto nasca semplicemente dall’ascolto reciproco.

Roberto

La combinazione di due strumenti ‘armonici’, e che vanno a toccare tessiture simili, è sempre molto delicata; ma penso anch’io che attraverso l’ascolto continuo e reciproco si riesca a creare una sonorità convincente, non ridondante; è un lavoro, spesso, di sottrazione, e di rispetto degli spazi e dei tempi. Credo conti molto anche la cura delle dinamiche, anche la distribuzione dei volumi all’interno dello stesso strumento, in modo che ci si possa integrare, come tasselli di un mosaico, negli spazi lasciati liberi dall’altro.

Davide

E poi una composizione di Giuseppe Rachel, compositore e direttore di banda nuorese, uno dei primi musicisti sardi provenienti da ambienti colti a volersi interessare delle tradizioni musicali della sua terra, celebre per avere musicato la canzone “No potho reposare”, divenuta patrimonio identitario della musica tradizionale sarda. Perché questa particolare scelta?

Lorenzo

Ancora una volta la melodia.

La melodia oltre il tempo, la melodia oltre i confini fisici e culturali, la melodia come stella polare.

Oltre che un omaggio ad una delle terre più belle del pianeta, la Sardegna, dove sia io che Roberto abbiamo avuto il piacere di suonare con altri progetti, ma non ancora insieme con il nostro duo, chissà che questa volta…

Roberto

La musica popolare o di ispirazione popolare è una sorgente inesauribile di idee, di stimoli, di possibilità di elaborazione; questa melodia in particolare, legata ad un testo struggente, ad una terra che tutti amiamo, legata anche, nel nostro ricordo, ad esecuzioni di illustri colleghi, è particolarmente accattivante, per la sua estrema essenzialità armonica, per la la sua disarmante semplicità.

Davide

E ancora due composizioni di Ryuichi Sakamoto e di Richie Beirach. Perché questi due ulteriori omaggi e come avete riadattate le loro composizioni (“Energy Flow” e “Elm”) al vostro repertorio, al vostro stile, risaltandone o valorizzandone quale essenza vicina alla vostra visione della musica?

Lorenzo

Riguardo a Elm lascio la parola a Roberto dato che è stata una sua apprezzatissima proposta.

Sakamoto è un autore che entrambi amiamo molto e che avevamo già omaggiato nel primo disco e ci siamo ripromessi di inserire un suo brano in ogni registrazione anche futura come fil rouge attraverso i vari album. La verità è che sia io che Roberto amiamo molto il Giappone, la sua cultura

e le sue tradizioni e abbiamo mai avuto modo entrambi di suonare lì in occasione di due nostri tour. Ancora una volta speriamo di ritornarci insieme.

Roberto

Si, il brano Elm è uno fra i miei preferiti, lo suono ogni volta che posso, lo insegno spesso ai miei allievi; usa un linguaggio molto classico ma che si rivela molto stimolante anche per l’improvvisazione, sempre sul filo di una mai sopita tensione verso la risoluzione finale. Il caso ha voluto che, visto ora, ci risuona anche come un omaggio e un pegno di gratitudine per questo grande pianista che ci ha da poco lasciati.. e Sakamoto è davvero un emblema di una terra specialissima in ogni senso, ma in particolare, dal nostro punto di vista, per l’amore che ha per la musica, e che dunque speriamo di poter tornare a visitare presto insieme.

Davide

In alcune note di “Pulse” mi è sembrato di cogliere una citazione del ritornello di “Smells like teen spirit”, quello di “Here we are now, entertain us”, critica alla cultura dell’intrattenimento superficiale e alla necessità di distrazioni continue. Avete una vostra visione critica sulla situazione musicale attuale, specialmente nel nostro paese?

Lorenzo

“Pulse” è un bellissimo brano che Roberto ha pensato per questo progetto e l’intuizione sulla citazione è corretta. Ricorrono quest’anno i 35 anni di quel capolavoro che fu Nevermind dei Nirvana in cui con tutta la rabbia del grunge Kurt Cobain criticava esattamente la cultura dell’intrattenimento superficiale e alla necessità di distrazioni continue. Temo che nulla sia cambiato. Nel nostro paese come in tutto il mondo c’è un sacco di ottima musica e di ottimi musicisti, il punto è che spesso non sono visibili e che molta parte del pubblico non vuole fare lo sforzo di “cercare” adagiandosi sugli ascolti suggeriti da un algoritmo che ripropone in modo consolatorio solo ciò che ci è già piaciuto all’ascolto precedente in una spirale che ci impedisce di viaggiare verso altri territori musicali se non con un esercizio di volontà ancora maggiore.

Roberto

Il tema dell’intrattenimento, della distrazione nel senso di far distogliere l’attenzione da ciò che conta, è antico come il mondo. Riguardo alla musica attuale, quello che personalmente spiace di più è vedere che le scelte siano così assoggettate al compiacimento del gusto comune, che tende spesso a livellarsi verso il basso. Il musicista, l’intellettuale in generale, dovrebbe avere sempre un ruolo anche etico, non solo estetico, questo a volte ce lo dimentichiamo, occupati a cercare likes e ascolti sulle piattaforme streaming.

Davide

La copertina ha uno sfondo suddiviso in riquadri irregolari e come acquarellati che ricordano una parete scrostata o una composizione di tessuti, tipica dell’astrattismo geometrico morbido. Questa struttura, di tonalità desaturate, crea un senso di ordine frammentato, quasi come se fossero “stanze” della memoria o sogni differenti. Il tutto suggerisce una dimensione calma e meditativa, salvo il contrasto di una macchia nera densa e graffiata da cui sembrano scendere gocce di pioggia (o lacrime?) sull’unico elemento figurativo minimalista di una figura umana meditativa e raccolta, o anche triste. Come è nata questa immagine che traduce visivamente il vostro “racconto condiviso” e in che modo avete mescolato musicalmente il rigore formale (come la griglia strutturata) e l’improvvisazione immaginifica (come invece la libertà del segno grafico)?

Lorenzo

Innanzitutto grazie Davide per la bellissima descrizione e interpretazione che hai dato della nostra copertina. La verità è che, anche questa volta come per il disco precedente, si è trattato di un lavoro di squadra. La cover di “Dreams of Others” è integralmente opera di Marina Barbensi di Abeat Records che, dopo aver ascoltato il disco, ha prodotto questa grafica interpretandolo con grandissima sensibilità. Appena l’abbiamo vista Roberto ed io ce ne siamo innamorati.

Roberto

Proprio così, Marina ha trovato una chiave grafica perfetta per interpretare, e permettere all’ascoltatore di intuire già visivamente, il contenuto musicale del disco; la dimensione geometrica, simmetrica, alla quale non rinunciamo mai, quella per così dire ‘razionale’, e poi quella emotiva, giocata su tinte pensose, malinconiche. Credo che ogni creazione musicale debba trovare un proprio punto di equilibrio tra ragione e sentimento, tra simmetria e fantasia, nel nostro caso anche tra scrittura e improvvisazione.

Davide

Tra le note di copertina avere riportate due frasi di Sakamoto: “Il concetto chiave è aprire le orecchie. La musica può essere qui e là, ovunque intorno a te” e “Sono semplicemente felice di vivere, di poter avere una semplice conversazione, di sentire un raggio di sole sulla pelle e di ascoltare la brezza che si muove tra le foglie di un albero”. Sakamoto disse anche: “Cerco qualcosa di nuovo, qualcosa di sconosciuto al mio orecchio”. Voi cosa cercate attraverso la musica?

Lorenzo

La meraviglia nella semplicità. L’armonia nell’essenziale.

Per usare un termine giapponese: il mio Ikigai.

Una ragion d’essere, uno scopo, ma al tempo stesso un bisogno, il motivo per cui alzarsi felice ogni mattina. Parafrasando Charlie Chaplin: “un giorno senza musica è un giorno perso”.

Roberto

La musica è anzitutto un potente, efficace mezzo di comunicazione, e comunicare è un’esigenza insopprimibile, che ci rende uomini: comunicare e ascoltare, in un gioco circolare inesauribile. E’ quello che esprime bene Sakamoto, aggiungendo questo ulteriore elemento, la meraviglia della scoperta e dell’ascolto del nuovo, dello sconosciuto, dell’imprevedibile.

E la musica è anche un mezzo potente per dare forma ordinata, oggettiva, al contenuto complesso, impalpabile, del proprio cuore. E fissandolo, ponendolo dinanzi a sé, anche per conoscersi meglio.

Davide

Cosa seguirà?

Lorenzo

Senz’altro quanti più concerti possibile, alcuni sono già fissati per la primavera-estate e anche se entrambi abbiamo molti altri progetti e quindi sarà un gioco di “incastri” come sempre, “tornare” al nostro duo è sempre per me come tornare in un luogo familiare: una casa che conosci bene dove non vedi l’ora di rifugiarti. E poi… fra un po’ un altro album che contenga almeno un brano di Sakamoto!

Roberto

Condivido quanto dice Lorenzo; al di là della registrazione, il momento della musica dal vivo, di fronte ad un pubblico, è sempre quello più esaltante, la musica prende forma come la scoprissimo in quel momento; e così come la scopriamo la ‘restituiamo’ al nostro pubblico.

E fare musica con Lorenzo è da sempre un piacere che coniuga tanti aspetti, musicali, amicali, anche autobiografici e di vissuto comune!

Davide

Grazie e à suivre…

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