
Journey To Rhodos,
il nuovo disco di Fabio Di Tanno
In uscita il 24 gennaio 2026, etichetta Wov Records
Un lavoro dove il jazz e il funk si fondono aprendo la strada ad altri linguaggi come il reggae, il rock e la world music. Sono queste le caratteristiche principali di Journey To Rhodos, ultimo disco del bassista e compositore Fabio Di Tanno in uscita il 24 gennaio per l’etichetta Wov Records. Un percorso musicale fatto di contaminazioni e legami dove prevalgono il lavoro d’insieme, l’interplay e la coesione tra gli strumenti che danno voce a ogni brano. L’album descrive un viaggio che comincia dalla nostra penisola e vola verso est, a Rodi, dove nasce il Sole e dove diverse culture musicali si fondono lasciando spazio all’immaginazione. L’isola, infatti, famosa nell’antichità per il suo colosso, l’antica statua dedicata ad Apollo, simboleggia un punto di partenza dal mar Mediterraneo verso l’oriente, un mondo che apre la strada alla contaminazione sonora e alla commistione dei linguaggi. L’elemento che lega tutte queste influenze è rappresentato dalle melodie dei brani, accomunate da una spiccata cantabilità e da uno stile che risiede nel gusto compositivo dell’autore.
Il disco è infatti composto principalmente da composizioni originali come la title track, Journey to Rhodos, ipnotica e scandita da un tempo dispari che simboleggia un vascello fluttuante sul mare intento scoprire le antiche rotte del Mediterraneo che mettevano in comunicazione oriente e occidente. Arya Sura è un brano ciclico, caratterizzato da vari ostinati ispirato all’omonimo libro che narra le precedenti vite di Buddha prima che si reincarnasse in quella che lo portò all’illuminazione. A questi si aggiungono rivisitazioni di grandi successi come, Impressions di John Coltrane, So What di Miles Davis e Indagine su di un cittadino al di sopra di ogni sospetto di Ennio Morricone. Quest’ultimo è un omaggio, in un carosello di stili ed emozioni musicali, a questa grande ed evocativa melodia, dove il tema centrale rimane l’idea secondo cui chi detiene l’autorità sia immune alla legge che egli stesso deve far rispettare. Brani che, aggiunti agli originali, acquistano una nuova forma grazie ai musicisti che accompagnano il leader in questo viaggio sempre in equilibrio tra l’interplay, la ricerca del groove e un coinvolgimento ritmico e danzante della musica. Completano, dunque, la formazione che ha preso parte alla realizzazione di questo disco Tommaso Iacoviello alla tromba e flicorno, Francesco Felici al sax tenore, Nicola Tontoli al piano & tastiere, Pietro Borsò alle percussioni e Angelo Carmignani alla batteria.
Link Audio
https://fabioditanno.bandcamp.com/
Tracklist
Bumble Bee Funk
Journey to Rhodos
Indagine su di un cittadino al di sopra di ogni sospetto
Flor del Desierto
Arya Sura
Gain Addicted
Camilla’s Steps
Impressions_So What_Relations
BIOGRAFIA: Fabio Di Tanno si diploma in contrabbasso classico presso l’istituto di alta cultura musicale L. Boccherini a Lucca sotto la guida del Maestro Sergio Grazzini. Si laurea in arrangiamento e composizione Jazz presso l’istituto superiore di Studi musicali Pietro Mascagni a Livorno. Frequenta stages e corsi di musica jazz tenuti da musicisti come Paolino Dalla Porta, Ares Tavolazzi, Larry Grenadier (Brad Meldhau), Dario Deidda, Pietro Leveratto, Fabio Zeppetella, Umberto Fiorentino, Gianni Serino, Dominique di Piazza, Anthony Muthuraja, Gianluca Renzi. Negli ultimi 10 anni ha trovato nell’associazione Mixart, la sua base per l’attività didattica. A partire dagli anni della pandemia scrive corsi dedicati alla teoria musicale e al basso elettrico che sono disponibili sulla piattaforma internazionale online Udemy ad oggi contano più di 1000 studenti.
Tra il 2003 ad oggi milita in parecchie formazioni cimentandosi in parecchi generi musicali che spaziano tra classica, rock, pop, funk e jazz. Ha suonato con molti musicisti tra cui Carl Potter (percussionista Pino Daniele, Lucio Dalla), Franco Santarnecchi (tastierista Jovanotti ed Elisa), Nico Gori, Alessio Menconi (Triobobo), Nico Di Battista, Ron (orchestra Modigliani), Marlene Verplankt (Vocalist Frank Sinatra, Mel Tormè), Marco Calliari (songwriter pop/world music from Canada), Fry Moneti (Modena City Rumblers), Finaz (Bandabardò) e Bobo Rondelli. Tra il 2003 ad oggi partecipa a vari eventi e festival di importanza nazionale ed internazionale. Dal 2004 ad oggi ha all’attivo più di 16 incisioni come musicista e/o leader del progetto.

Intervista
Davide
Ciao Fabio. Come nasce “Journey to Rhodos”, tra quali continuità con i tuoi precedenti lavori e quali novità lungo il tuo percorso musicale?
Fabio
“Journey to Rhodos” nasce da un flusso creativo unico che mi ha portato nel novembre del 2024 a pubblicare un altro disco “Square the circle” sempre per la Wow Records. Tra il 23 e 24 ho scritto tanti brani uno dopo l’altro che mi hanno portato a poter pensare di pubblicare due dischi. La continuità col precedente sta a livello compositivo e stilistico. Ci sono anche delle diversità musicali evidenti che differenziano “Square the circle” da “Journey to Rhodos”; in primis l’aggiunta delle percussioni con Pietro Borsò e lo sguardo ad oriente per quanto riguarda il metro di alcuni pezzi che ho scritto. In secondo luogo come orchestrazione, soprattutto per quanto riguarda l’impiego dei fiati e la scrittura della musica, in questo disco ci sono in 4 brani in cui due o più melodie che si intrecciano vicendevolmente, al contrario del precedente dove la melodia era una.
Davide
Perché Rodi, la più orientale delle isole dell’Egeo? Qual è stata l’idea musicale portante nelle composizioni di “Journey to Rhodos”?
Fabio
Sono un appassionato fin da ragazzo di mitologia greca e di storia. Rodi, dove sono stato di recente, con il suo leggendario colosso, una statua interamente di bronzo alta 32 metri (si dice), ha rapito la mia fantasia, eleggendole a luogo ideale di incontro tra oriente e occidente, cosa tra l’altro è vera anche storicamente. Da qui è nata l’idea di un viaggio verso Rodi e verso est dove nasce il Sole, ponte non solo tra il continente asiatico ma anche con quello africano. Infatti nel periodo ellenistico l’isola era un grande snodo commerciale per il grano proveniente dall’Egitto.
Davide
In copertina un disegno minimalista e simmetrico, dominato da una complessa figura a spirale che ricorda un mandala, composta di forme a goccia (simili a motivi paisley) e file di stelle o soli e quarti di luna, evocando un senso di movimento cosmico. L’uso del mandala e del motivo paisley suggerisce influenze orientali e culture diverse, in linea con la fusione di generi musicali. Simboleggia un viaggio, un percorso che si muove e si trasforma o cosa?
Fabio
Il rimando al mandala è intenzionale. Il disegno è stato fatto da Arianna Ricciardi che ha elaborato un mio input iniziale trasformandolo in quello che è la copertina di questo disco. Anche il precedente ha un disegno sulla stessa “frequenza”. Il tema del ricorrente e del ciclico è centrale anche nella mia musica, specialmente in questo disco e il tema del viaggio è uno dei miei preferiti in assoluto nella letteratura e nel cinema.
Davide
La terza traccia è un riarrangiamento di “Indagine su di un cittadino al di sopra di ogni sospetto” di Ennio Morricone, a cui segue “Fior del desierto” di Daniele Morelli. L’ultima traccia “Impressions/So what/Relations” attinge invece a John Coltrane e Miles Davis. Come hai riarrangiato questi brani per allinearli alle tue composizioni e perché li hai scelti?
Fabio
Devo dire che in primis ho subito la fascinazione per il film di Petri con Volontè di cui il brano è la colonna sonora. L’arrangiamento di questo brano non è solo farina del mio sacco ma è stato elaborato da un mio storico gruppo, i John La Forges (Cristiano Stocchetti, Roberto Molesti, Alex Criscino e Matteo D’Ignazi), attivo tra il 2008 e il 2012. La melodia nella sua semplicità e perfezione si presta senza snaturarsi a molteplici chiavi di lettura stilistiche e così abbiamo fatto dando fondo a tutte le idee che ci passavano per la testa.
Per il brano, del mio grande amico chitarrista Daniele Morelli, mi sono “limitato” ad aggiungere una voce per Sax tenore ispirato dalle grandi capacità musicali di Francesco Felici e a rallentarlo fino al limite, facendo risaltare la bellezza della melodia.
Per i classiconi “Impressions” e “So What” invece ho fatto quello che in gergo dei DJ si chiama “Mushup”; essendo le due melodie complementari e basate sugli stessi accordi le ho sovrapposte in quanto mi sono accorto che insieme avevano un carattere responsoriale, cioè quando una è attiva, l’altra si ferma e viceversa. Relations in onore a questa relazione è una melodia che mi è nata studiando questi due pezzi.
Davide
L’interplay è fondamentale nel jazz. Come hai condiviso il lavoro con gli altri musicisti? Che tipo di interazione e di dialogo sonoro si è creato durante le sessioni di prova e le registrazioni?
Fabio
Una delle cose più importanti nella musica, a mio parere è l’ascolto. Stabilire una connessione con gli altri è fondamentale e questo può partire solo dall’ascolto reciproco tra i musicisti. Quando questo c’è possiamo allora veramente parlare di interplay. I ragazzi con cui ho avuto la fortuna di incidere questo disco e anche quello precedente rientrano nella categoria di cui sopra. Grazie al loro suono, i miei brani hanno raggiunto il giusto potere evocativo della musica che avevo scritto e con le loro osservazioni hanno portato i brani ad una maturità condivisa, che ci ha coinvolti in prima persona nell’esecuzione dei pezzi che poi abbiamo registrato. Con Tommaso Iacoviello, Francesco Felici, Nicola Tontoli, Angelo Crmignani e Pietro Borsò ci conosciamo e suoniamo insieme in varie situazioni, sia insieme che divisi, già da un po’. Tutto questo processo è stato alimentato da tutti noi nelle varie, diverse prove che abbiamo fatto per introiettare i brani di questo disco. La mia musica deve molto a loro!
Davide
Il jazz è ampiamente riconosciuto come un genere che facilita le commistioni musicali o fusioni più di molti altri, grazie alla sua natura intrinsecamente aperta, improvvisativa e ibrida. Fin dalle sue origini, infatti, il jazz è stato un “melting pot” di culture, unendo ritmi africani e armonie europee. Come usi il jazz per aprirti ad altri linguaggi e come questi li riconduci al jazz? In che modi usi le contaminazioni per evolvere una tua visione personale di jazz?
Fabio
Per me è andata così: ho trovato nel jazz quella chiave estetica musicale che si confaceva di più ai miei gusti. La continua ricerca di stili e la continua contaminazione sono elementi che mi stimolano e mi divertono, mi spingono verso il lato curioso/ludico della musica. In generale rispetto ai linguaggi, se trovo qualcosa che mi piace, la faccio mia e poi la rielaboro con i miei mezzi espressivi.
Davide
C’è un brano intitolato ad Arya Sura, che è stato un celebre poeta e maestro buddhista indiano, vissuto probabilmente intorno al IV secolo d.C..”Jātakamālā” (La Ghirlanda delle Jataka) è la sua opera più famosa, considerata un capolavoro della letteratura buddhista. Perché questo omaggio?
Fabio
L’omaggio va al libro “La ghirlanda delle nascite”, la storia delle vite precedenti di Buddha prima che si reincarnasse in quella dove ha colto l’illuminazione. Non sono buddista ma la storia di Siddhartha mi ha sempre appassionato.
Davide
Miles Davis invitò con una sua frase a “suonare quello che non c’è”. In che modo crei la tua musica unica al di là degli schemi precostituiti? Qual è il tuo approccio creativo tra quel che c’è e quel che ancora non c’è?
Fabio
Quando arrivi a suonare quello che non c’è, vuol dire che hai messo da parte il tuo ego di musicista e ti dedichi totalmente alla musica e al suo risultato finale nell’insieme. Davis è famoso per i suoi lunghi silenzi in cui fa risaltare il vuoto in un’esaltante attesa per il pieno. La musica per me deve ispirarsi alla forma sinusoidale del suono e quindi riempire e svuotare lo spazio in attesa che i musicisti ne incarnino perfettamente il loro spirito in questo andamento altalenante. Quando riesco a scrivere qualcosa che possa suscitare una cosa del genere mi sento appagato.
Davide
Dal 1999 svolgi anche attività come didatta, sia presso scuole private, sia in forma privata. Cosa ti preme di insegnare innanzi tutto al di là della tecnica e dello strumento, che tipo di relazione con la musica?
Fabio
Una cosa che è comune ed è stata sempre in tutti questi anni è la curiosità, instillare la curiosità del conoscere. Detto questo alla curiosità va affiancato un metodo di conoscenza e una sana pratica ludico/conoscitiva
Davide
Cosa distingue per te la buona musica dalla cattiva?
Fabio
La musica come manifestazione artistica è prodotta da esseri umani che a loro volta sono espressioni individuali all’interno della società. Le mie macro categorie per la musica sono “mi piace o non mi piace”. Se per buono o cattivo intendi la strutturazione formale della canzone ci sono canzoni buone che non mi piacciono e cattive che mi piacciono, se intendi il senso morale direi che quella buona è quella che ha anima e quella cattiva quella che ne è sprovvista .
Davide
Cosa seguirà?
Fabio
Seguirà la musica! Ho ancora dei pezzi che non ho ancora messo su con il gruppo e ci vorrei lavorare per vedere il risultato finale. Un altro disco nel prossimo anno? Non lo so ancora adesso, di sicuro però voglio continuare. In particolare mi piacerebbe portare in giro la mia musica con i concerti dal vivo.
Davide
Grazie e à suivre…
Fabio
Grazie a te Davide, è stato un piacere fare due chiacchiere con te!