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Intervista con Mario Donatone & Bluesman Latino

14 min read

GROOVE MASTER EDITIONS

presenta

FUTURA UMANITÀ il nuovo disco di

MARIO DONATONE & BLUESMAN LATINO

Quando la musica supera barriere e confini diventa il miglior mezzo per creare ponti, sinergie, storie che si intrecciano tra popoli, culture e mondi diversi. Il nuovo disco di Mario Donatone & Bluesman Latino intitolato Futura Umanità, in uscita il 16 gennaio 2026 per Groove Master Editions, parte da qui, da un viaggio a L’Havana, capitale di Cuba, da una serie di concerti in varie manifestazioni caratterizzati da un’inedita fusione tra blues feeling, ritmi afro-latini e melodie mediterranee. Il terreno era già fertile perché questo nuovo lavoro nasce dopo aver pubblicato due singoli: il primo Please hold on! (Vivere ancora), con il featuring di Chicago Beau e di Roberto Luti nel 2022; il secondo Foto di Famiglia con Antonello Salis nel 2023.

Ne è nato un album, Futura Umanità, i cui brani rappresentano tanti messaggi di pace, solidarietà e memoria. Il sound è fortemente caratterizzato dall’empatia di quattro voci, due maschili e due femminili, che si fondono con il tessuto sonoro del gruppo dando vita al blues più latino e mediterraneo che si sia mai sentito. Non parliamo infatti di una formazione artefatta che si dedica a inutili tecnicismi ma di una vera band vocale composta da quattro solisti che esprimono una loro personalità, interagendo con il sound strumentale e dando un caratteristico tocco soul con le loro armonie.

Le canzoni viaggiano nell’aria tracciando una rotta immaginaria che tocca isole come Cuba e Lampedusa come nel brano che apre il disco intitolato Granello di sabbia, che si muove alla ricerca di un’utopia impossibile quanto necessaria nel mondo di oggi. I testi inoltre affrontano le tematiche più attuali come immigrazione, carcere, razzismo, guerre. C’è anche spazio per momenti più intimi e sognanti come avviene in Marcello, dedicato a Marcello Mastroianni, e Foto di famiglia, un brano inizialmente strumentale scritto da Antonello Salis che racconta con leggerezza le nostalgie familiari e calcistiche. Un forte senso di umanità pervade anche un’altra canzone dal richiamo politico dal titolo Ilaria, un canto di libertà, dedicata a Ilaria Salis e a tutte le vittime di vicende di detenzione ingiuste e lesive della dignità della persona. Il testo di Canzone della rabbia è stato invece scritto da Domenico Zampaglione, padre di Federico e responsabile della parte letteraria di molte canzoni dei Tiromancino, e parla della mercificazione del corpo femminile, Inoltre sono presenti nel disco molti ospiti musicali di rango internazionale come Chicago Beau, Roberto Luti, Pablo Menendez, Shama Milan e il già citato Antonello Salis. Futura Umanità è il prodotto internazionale di una musica italiana aperta al mondo che si esprime in varie lingue dall’inglese all’italiano e allo spagnolo, fino al latino come nel brano Pax vobis, e che fonde la forza eterna della sua melodia con il soul del sud e del nord del continente americano.

BIOGRAFIA

Mario Donatone è un pianista e cantante blues e soul tra i più apprezzati in Italia. Attivo sin dagli anni ’80, ha collaborato sia con artisti italiani che con tantissimi musicisti afroamericani di blues e gospel in tournée in Europa, e ha svolto un’appassionata opera di divulgazione della musica neroamericana, cui ha dedicato eventi didattici, spettacoli teatrali musicali, saggi letterari e dischi molto ben accolti dalla critica specializzata. Come performer, compositore e arrangiatore, lavora da anni ad una sintesi tra la genuinità blues della sua vocalità e del suo stile pianistico e il suo amore per il soul e per le band con un ricco tessuto vocale e con un impatto funky ricercato e moderno. Il suo progetto più importante attualmente è la band Bluesman Latino, fondata nel 2022.

Il gruppo formato da Mario Donatone al piano e voce, Gio’ Bosco alla voce, Isabella Del Principe alla voce, Angelo Cascarano alla chitarra e voce, Marco Camboni al basso, Antonio Donatone alla batteria e Flavio Gioia alle percussioni. Il disco Futura Umanità è stato registrato tra il 2022 e il 2025 e in parte all’Havana (Cuba) negli studi di Futura Video Musica di Roberto Ravenna, siti nell’Istituto Cubano dell’Arte e dell’industria cinematografica, e in piccola parte a Roma negli studi Mob, Abbey Rocchi e Rhythm’n’voices. Produzione Groove Master Edition di Roberto Ramberti

Nella sua lunga carriera Mario Donatone ha collaborato con tanti artisti tra cui Eddie C. Campbell, Peaches, Les Getrex, James Wheeler, Harold Bradley, Herbie Goins, Jimmy Holden, Crystal White, Cheryl Porter, Robin Brown. Ha inoltre collaborato con vari artisti italiani importanti, come Tiromancino, Neri Marcorè, Greg, Dario Biondi e tanti altri, e ha inciso diversi dischi come solista e ha partecipato a trasmissioni televisive e radiofoniche, a rassegne e festival, tra cui Umbria Jazz Winter, Pistoia Blues, Trasimeno Blues, Porretta Soul, Roma Jazz Image e tanti altri.

Ha scritto il saggio “Blues che viaggiano in prima classe”, associato al disco “Blues is my bad medicine”, nel 2022 ottenendo un ottimo successo nella critica specializzata.

TRACKLIST

GRANELLO DI SABBIA (M. Donatone)

PLEASE HOLD ON! (VIVERE ANCORA) (M. Donatone – D. Bertolone – C. Beau)

CANZONE DELLA RABBIA (M. Donatane D. Zampaglione)

BLUESMAN LATINO (M. Donatone)

MARCELLO (M. Donatone)

FOTO DI FAMIGLIA (A. Salis – D. D’Ambrosio – M. Donatone)

ILARIA UN CANTO DI LIBERTÀ (M. Donatone – G. Bosco)

BAD MEDICINE BLUES (M. Donatone – P. Muoio)

PAX VOBIS (M. Donatone – P. Menendez)

LEONE (FUTURA UMANITÀ) (M. Donatane)

Line-up

Mario Donatone, electric and acustic piano, vocals

Giovanna Bosco, vocals

Isabella Del Principe, vocals

Angelo Cascoramo, electric guitar, bass, vocals.

Marco Camboni, bass

Antonio Donatone, drums

Featuring

Chicago Beau – blues harp, vocals

Roberto Luti – slide guitar

Pablo Menendez – blues harp, vocals

Shama Milan – percussions

Antonello Salis – accordion

E il coro World Spirit Orchestra

Davide Bertolone – bass

Roberto Ferrante – drums

Flavio Gioia – percussions

Milo Silvestro – percussions

Intervista

Davide

Ciao Mario. “Futura umanità” è il tuo nuovo disco e, se non sbaglio, segue il tuo precedente “Blues is my bad medicine” del 2022 e il singolo “Foto di famiglia” del ’23. Cosa continua del progetto “Bluesman Latino” e cosa c’è invece di nuovo?

Mario

Il precedente disco Blues is my bad medicine era un progetto acustico quasi monastico. Ero da solo col mio pianoforte, con Giò Bosco come unica graditissima ospite su quattro brani. Da tanti anni desideravo fare un omaggio organico al blues delle origini, entrando con tutte le scarpe nella sua storia e nella sua più profonda sostanza espressiva. È stato un passaggio importante, come per un attore può essere a un certo punto della sua maturazione recitare Shakespeare o Pirandello. Dopo aver fatto i conti con questa tradizione e con tutto il suo spessore, mi sono sentito più libero di esprimere qualcosa di più personale, seguendo la mia naturale tendenza alla contaminazione e al cosiddetto “crossover”. Il percorso è iniziato già dal singolo Please hold on! (Vivere ancora) del 2022. Poi nel 2023 c’è stata la svolta di questo singolo che hai citato, Foto di famiglia, un brano del meraviglioso Antonello Salis su cui ho messo un testo insieme all’ottimo Davide D’Ambrosio, sdoganando finalmente la lingua italiana nella mia produzione musicale.

Sono state le prime prove di questa formazione musicale chiamata Bluesman Latino, con cui ho sperimentato un sound vocale e strumentale di confine che avevo in mente da diverso tempo. L’evoluzione definitiva verso Futura Umanità come Lp è stata l’opportunità di fare dei concerti a Cuba e di incidere lì la maggior parte di quest’opera. Respirare e vivere uno dei centri più importanti della cultura afro-latina mondiale ha senz’altro aperto la nostra musica a nuove influenze, arricchendo il nostro vocabolario stilistico, ma direi soprattutto che la cultura e l’umanità di quel mondo ha ampliato e aiutato la nostra libertà interiore di esprimerci. Questo è il più bel regalo che ci ha dato Cuba.

Davide

L’album è stato preceduto da due singoli, “Granello di sabbia” e “Pax Vobis”. Perché hai scelto questi due brani in particolare per anticipare tutto il disco?

Mario

Ho scelto questi due brani perché rappresentano meglio i due mondi che raccontiamo nel disco. Pax vobis racconta la Roma cosmopolita che noi amiamo e viviamo, una Roma che all’ombra della cupola di San Pietro parla ancora in latino, mentre nelle sue strade si parla italiano, inglese e spagnolo. Nella canzone c’è spazio per tutti questi idiomi, e la parte in spagnolo è cantata da Pablo Menendez, un personaggio incredibile, un bluesman con radici americane che ha vissuto gran parte della sua vita a Cuba divenendone parte innovativa e integrante.

Granello di sabbia invece è un brano dedicato a Cuba e tutte quelle isole di povertà e di resistenza che oggi sono particolarmente sotto l’attacco di un potere internazionale cinico e aggressivo. Pensiamo alla Palestina, o a Lampedusa e alla precarietà di tutti quei popoli che passano di lì e che sembra quasi debbano chiedere il permesso per esistere. È l’umanità alla quale mi sento più vicino in questo momento.

Davide

Qual è, se c’è, il tema portante dei testi? Quale filo di Arianna si dipana entrando dal “Granello di sabbia”, verso quale centro ideale e uscendo con “Leone (Futura umanità)”?

Mario

Premetto che Leone non è l’attuale papa, come qualcuno potrebbe pensare, ma un bambino nato nel 2023 al quale sono molto legato. L’emozione per la sua nascita ha dato vita a questo brano di speranza, una speranza oggi tanto difficile quanto necessaria. A Cuba una sera abbiamo suonato in un teatro ed eravamo in cartellone con un’orchestra stupenda di giovani di venti anni, diretti dal maestro Shama Milan, anche lui ospite nel nostro disco

Il disco Futura Umanità è dedicato anche a loro, che sono l’unica variabile positiva possibile per il domani. Come dice la nostra canzone, sono il granello di sabbia che “cambia il corso del vento”.

Davide

Chi è o cos’è un bluesman latino? Cosa significa per te fondere soul, blues e jazz con sonorità latine e mediterranee?

Mario

Siamo tutti vissuti in un’epoca di globalizzazione ed esposti a influenze culturali internazionali ineludibili. La mia generazione è cresciuta con il rock da una parte, e con il bagaglio culturale dei genitori dall’altra, che nel mio caso voleva dire soprattutto il melodramma, la canzone melodica italiana e soprattutto napoletana. Dover fare i conti con queste diverse ascendenze culturali significa guardarsi dentro e cercare, attraverso un atto di creatività, un’unità dentro di te. Questo è il senso di Bluesman Latino come band e come progetto che non è solo un percorso stilistico di sintesi tra cose diverse, ma il riconoscere e ricomporre un’anima musicale.

Io già a sedici anni cercavo di risalire al blues che avevo percepito come humus del rock che più mi piaceva. Poi l’ho trovato, praticato, mischiato a tante cose. Ora cerco di essere semplicemente me stesso.

Davide

Condividere le proprie canzoni con altri musicisti è un processo creativo e collaborativo che fa aprire il proprio mondo artistico verso nuove prospettive. In che modo ti piace mettere in “comune” il tuo lavoro con gli altri musicisti e vocalist, cercando quale trasformazione ideale del processo solitario di scrittura in un’esperienza condivisa?

Mario

Scrivere brani e arrangiarli per un gruppo in cui ci sono quattro voci in primo piano rappresenta già una scelta precisa. Naturalmente tutti i musicisti che hanno inciso questo disco hanno una loro precisa personalità e storia. Da mio fratello Antonio Donatone, che ha tratto una antica essenzialità e purezza di suono dal suo jazz drumming, al bassista Marco Camboni, solido e memore della migliore tradizione soul e funky, al percussionista Flavio Gioia, fantasioso, duttile e profondamente calato nel mondo afro-latino e cubano in particolare.

Ma l’intesa e l’empatia tra la mia voce e quelle di Giò Bosco, Isabella Del Principe, e Angelo Cascarano (con cui condivido anche il tessuto strumentale creato dal mio piano e dalla sua chitarra) è un qualcosa che personalizza molto di più l’essenza stessa della musica che facciamo. Ci siamo formati cantando insieme per anni generi come soul, gospel, blues e jazz. Il legame che si crea cantando insieme ha una sua particolare forza. Scrivere, per me, significa scrivere per delle persone precise. Con altre la musica non sarebbe la stessa. Come ci ha insegnato Duke Ellington, che amava scrivere in modo mirato per i suoi solisti, la musica non può prescindere dall’unicità che viene espressa da chi la suona, la canta e la interpreta.

Davide

In “Granello di sabbia” c’è nel finale una citazione di “Acqua azzurra, acqua chiara”, metafora di purezza, serenità e trasparenza in contrapposizione alla torbidezza di un mare nero da cui uscire. Che significato hai dato tu a questo riferimento?

Mario

In questa citazione c’è la coesistenza di due aspetti. Da una parte il particolare momento che vive il mondo attuale. Il mare è un simbolo concreto di una realtà in cui paesi ricchi e prepotenti, se non criminali, chiudono vie d’accesso e porti, creano embarghi, strozzano l’economia di popoli più fragili, guardano impassibili a stragi di uomini donne e bambini in acqua e sulla terraferma.

Inoltre l’adagio di Battisti ha un sapore un po’ nostalgico che ci riporta anche un po’ all’età della nostra innocenza, ricordandoci valori che abbiamo vissuto e che abbiamo visto sempre più perdersi per strada.

Davide

Ma c’è anche una citazione di “Vacanze Romane” dei Matia Bazar in “Marcello”, brano dedicato a Marcello Mastroianni, specialmente quello de “La Dolce Vita”, un film che ha immortalato il boom economico italiano, trasformando Roma in un simbolo mondiale di eleganza, mondanità e spensieratezza, pur criticando la vacuità di tale vita, mostrando la noia, il vuoto esistenziale e la decadenza morale di una società in cerca di felicità superficiale. Perché hai dedicato un brano all’alter ego di Fellini, sicuramente uno dei più grandi attori della storia del cinema mondiale e protagonista indiscusso della stagione d’oro del cinema d’autore?

Mario

Comincio col dire che la dolce vita, intesa non solo come film ma come fenomeno di costume, per me è un paradigma fondamentale dell’italianità moderna. Al pari della Swinging London per gli inglesi, essa è un simbolo che evoca un mondo sicuramente contraddittorio, ma all’interno del quale vi è una scintilla genuinamente italiana, che ha radici anche nei baccanali della Roma antica o nel Lorenzo il Magnifico di “chi vuol esser lieto sia”.

Inoltre io considero Marcello Mastroianni, con le dovute proporzioni e distinzioni, un prototipo antropologico molto vicino all’espressione Bluesman Latino. Il primo logo del nostro gruppo fu infatti una stilizzazione grafica di una sua foto. È così sornione e, diciamo così “diesel”, e allo stesso tempo ha un dinamismo spesso molto legato alla musica. Mi facevano impazzire i suoi balletti improvvisati con gli zingari in Oci Ciornie.

Inoltre in Otto e mezzo, dopo essere stato nella camera d’albergo della sua amante impersonificata da Sandra Milo, uscendo sfoga una sorta di nervoso imbarazzo con se stesso in una comica camminata a scatti durante la quale canticchia Rossini. Da lì mi è venuta l’ispirazione per la canzone, che vuole raccontare un attore che aveva un suo modo, un suo ritmo interiore con cui stare al mondo, legato in modo estemporaneo e spesso irresistibile alla musica.

Davide

Svolgi anche un’appassionata opera di divulgazione della musica neroamericana, a cui ha dedicato eventi didattici, spettacoli teatrali musicali, saggi letterari e dischi molto ben accolti dalla critica specializzata. Come e quando è questa passione per la musica neroamericana, che sicuramente ha avuto un ruolo centrale nella formazione della società moderna, e cosa in particolare ti preme divulgarne anche alla luce di nuove oppressioni che ancora funestano, di cui è stata non solo cronaca, ma anche testimonianza di lotta, resilienza e creatività?

Mario

La passione per la musica neroamericana è nata in modo del tutto istintivo, ascoltando i primi esempi che arrivavano alle mie orecchie, da Armstrong ai Folkstudio Singers (di stanza a Roma negli anni ’60), da Joe Tex a George Adams, che arrivò ad Umbria jazz nel 1975 con Charlie Mingus e mi colpì profondamente.

Poi a 18 anni ho visto Ray Charles dal vivo e ho capito che non si trattava solo di suoni ma di una cultura dentro cui c’era tutta la libertà, l’intensità comunicativa, l’emancipazione e la possibilità di esprimersi per tutti che io cercavo. Ho cercato di imparare sul campo questo linguaggio suonando per anni con tanti artisti afroamericani e insegnando a mia volta quello che avevo imparato da loro.

Dopo tanti anni sono ancora più convinto che i valori etici e umanistici di questa cultura sono uno strumento inestimabile per rendere più civili e veri i rapporti tra le persone e per contrastare l’annichilimento e l’intorpidimento delle coscienze che una certa dittatura tecnologico politica sta cercando di imporre al mondo.

Davide

“Pax Vobis”… Come sostenuto da Kant, la pace non è lo stato naturale degli esseri umani che convivono; essa va costruita attivamente, non esiste spontaneamente. Ma la pace duratura è possibile solo dove i diritti umani sono rispettati, c’è equità e i popoli sono liberi da fame e oppressione. E direi che siamo ancora lontani, molto lontani (o sempre di più?). In che modo la musica, parlando al cuore di tutti, può essere per te uno strumento di pace? C’è una tua ideale futura umanità e quale?

Mario

La musica può contribuire al tessuto etico delle coscienze parlando alla mente, al cuore e anche al corpo. E rispetto ad altre forme di arte ha sicuramente un potere in più, quello di portare le persone nell’oasi di benessere di un linguaggio più alto e profondo di quello delle parole. Quando si suona insieme ci si può comprendere, tollerare e persino amare con una facilità, un’empatia e un piacere che fa apparire tutti gli altri modi di comunicare difficili e spigolosi. Inoltre nella musica si può fare quello che nella vita reale viene considerato utopico, e cioè creare un mondo di pace in cui al comando ci sia l’umanità e la creatività, e nel quale la violenza viene percepita come qualcosa fuori posto, che ha sempre vita breve se il viaggio che si sta facendo è di valore e di qualità. Credere in questo mondo virtuale e parallelo (che però fa stare bene chi ci si mette in contatto) significa mantenere una fede nell’umanità che nessuna intelligenza artificiale potrà mai scalfire.

Davide

Cosa seguirà?

Mario

Per il mondo che ci circonda speriamo, bene, e ci sforziamo di essere ottimisti. Per quanto riguarda Mario Donatone & Bluesman Latino mi permetto di segnalare due concerti di presentazione del disco al Teatro dei Ginnasi in via delle Botteghe Oscure 42 a Roma il 14 e 15 marzo. Vi aspettiamo tutti lì.

Davide

Grazie e à suivre…

 

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