Chi ha ucciso la politica: quando e perché abbiamo iniziato a odiare la democrazia?” di Emanuele Cristelli: cronaca di una crisi che riguarda tutti noi.
Genere: Saggistica
Pagine: 72
Prezzo: 10,80 €
Codice ISBN: 979-8285647911
«Riaffermare il primato della politica significa restituirle il ruolo che le compete in una democrazia sana: essere il motore del cambiamento, capace di dare forma alle sfide complesse attraverso decisioni che non si limitano a rispondere agli umori del momento, ma che costruiscono basi solide per il futuro. È un compito arduo, che richiede un rinnovamento della classe dirigente, un impegno serio nella formazione civica, e una cultura del servizio che valorizzi la politica come strumento di bene comune, e non come mero mezzo per interessi particolari o carriera personale»: “Chi ha ucciso la politica: quando e perché abbiamo iniziato a odiare la democrazia?” di Emanuele Cristelli racconta della crisi della politica italiana inquadrandola come il risultato di scelte scellerate e di narrazioni dominanti, che l’hanno progressivamente svuotata della sua funzione originaria.
L’autore parla di una sequenza di errori interpretativi che, nel tempo, hanno prodotto un effetto cumulativo di delegittimazione; individua quindi una serie di nodi strutturali – finanziamento, trasparenza, rapporto tra poteri, comunicazione, dimensione sovranazionale – trattandoli non come capitoli separati ma come parti interconnesse di un unico processo di deterioramento, che ha condotto alla difficile e quasi irreversibile situazione odierna.
Uno dei meriti principali del saggio è la capacità di ribaltare alcune narrazioni largamente condivise nel dibattito pubblico italiano, specialmente riguardanti la diffusa disintermediazione che ha avuto come conseguenze dei partiti più fragili, meno radicati e più esposti a pressioni esterne, contribuendo paradossalmente ad alimentare proprio quella distanza che si voleva colmare.
Vi è stato infatti un profondo cambiamento nel modo in cui la politica viene percepita e praticata: la semplificazione estrema del linguaggio, la manipolazione mediatica del giudizio e la polarizzazione permanente sono elementi strutturali di un ecosistema che premia il conflitto social e penalizza la complessità delle idee.
Per Emanuele Cristelli, la politica ha smesso di essere uno spazio di elaborazione collettiva ed è diventata un’arena emotiva, in cui il consenso si misura sulla capacità di intercettare rabbia e paura più che sulla costruzione di visioni sul lungo periodo. Anche la comunicazione diretta, quindi, spesso celebrata come uno strumento di democratizzazione, viene analizzata nei suoi effetti collaterali, come ad esempio il leaderismo.
“Chi ha ucciso la politica: quando e perché abbiamo iniziato a odiare la democrazia?” analizza punto per punto la crisi della politica per poi tentare, nell’ultimo capitolo, di riaffermare la sua funzione ordinatrice rispetto ad altri poteri sociali. Una politica che rinuncia a decidere per timore dell’impopolarità, suggerisce il saggista, non è solo debole: è semplicemente assente.
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