“L’angoscia di Dio (Il potere di un’idea)”,
il nuovo romanzo di Onorato Rossi

Casa editrice: bookabook
Genere: Narrativa contemporanea
Pagine: 120
Prezzo: 13,00 €
Codice ISBN: 979-1255992264
“L’angoscia di Dio (Il potere di un’idea)” di Onorato Rossi accompagna il lettore all’interno di un’esperienza mentale precisa: quella di una coscienza che impara troppo presto a prendere sul serio ogni cosa, soprattutto i propri pensieri. L’autore segue Magno dalla prima infanzia all’età adulta, osservando la sua crescita in un ambiente che, a uno sguardo superficiale, appare ordinario: una famiglia premurosa, un paese di provincia, tradizioni condivise, una religiosità diffusa, racconti tramandati con naturalezza. È proprio questa assenza di eccessi, tuttavia, a rendere la storia così credibile e allo stesso tempo perturbante.
Il disagio di Magno nasce da un accumulo lento, quotidiano, quasi invisibile; fin da bambino, il protagonista manifesta una sensibilità fuori scala: le credenze, le superstizioni e le frasi dette dagli adulti per rassicurare o spaventare diventano per lui un materiale serio, normativo. Il confine tra immaginazione e realtà, tra bugia e verità si fa fragile, fino a dissolversi.
Nel romanzo si segue con grande attenzione questo processo di interiorizzazione, in una pericolosa escalation che porta all’ossessione: la sensibilità si irrigidisce, il dubbio si rovescia in controllo, la ricerca di senso si trasforma in vigilanza costante. Magno non smette mai di pensare e di sorvegliare il proprio stesso pensiero.
La scrittura accompagna questo ingarbugliamento mentale con estrema coerenza: la prosa è attraversata da immagini che ritornano, da frasi che sembrano riformularsi, da passaggi poetici che interrompono il flusso narrativo. Questa frammentarietà è una necessità: il testo imita il funzionamento di una mente che gira su sé stessa, che rielabora continuamente gli stessi nuclei di senso senza riuscire a scioglierli.
Magno è cresciuto con l’idea che i pensieri possano fare del bene come del male; con il tempo, questa convinzione si è radicalizzata: se il pensiero ha potere, allora va controllato, se può influenzare la realtà, allora ogni distrazione diventa una colpa. È da qui che nasce la frase presente nel titolo dell’opera: l’“angoscia di Dio” è il peso di un principio assoluto interiorizzato, di una legge invisibile che esclude deroghe; Dio, nel romanzo, è la metafora di un’istanza totale, di un garante ultimo di senso che grava sull’individuo. Magno finisce per sentirsi investito da una responsabilità sproporzionata: deve vigilare, prevenire, proteggere; anche a costo di annullarsi.
“L’angoscia di Dio (Il potere di un’idea)” è un’esplorazione onesta e dolorosa di ciò che accade quando una mente fatica a fare spazio all’incertezza. È una lettura intensa e che lascia un segno, perché mette a nudo una verità scomoda: non tutte le idee ci rendono liberi; alcune, se credute fino in fondo, possono diventare una gabbia.
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