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Il tardomodernismo letterario esclude ogni forma di critica letteraria modernista

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Chi sostiene che «[…] la critica di un testo letterario è altra cosa dalla critica o metacritica di un testo giuridico […]» è un ignorante. Per chi abbia un minimo di cognizione accademica la Law and Literature è Literature and Law e la Literature and Law è Law and Literature, come ammetterebbe un alunno del terzo anno della facoltà di giurisprudenza. Sostenere che l’atto estetico sia un performativo austiniano (senza conoscere la distinzione hareiana tra frastico e neustico) e, contemporaneamente che «[…] la critica di un testo letterario è altra cosa dalla critica o metacritica di un testo giuridico […]» è la solita doppialinguata. L’interpretazione è un’attività analitica: mai creativa. Bobbio scrive: «[…] la interpretazione della legge non ha carattere creativo […]» (Teoria generale del diritto); lo stesso H.L.A.Hart sostiene, in The Concept of Law, che: «What is necessary [for a social rule to exist] is that there should be a critical reflective attitude […] all of which find their characteristic expression in the normative terminology of ‘ought’, ‘must’, and ‘should’, ‘right’ and ‘wrong’» (The Concept of Law, 57). Hans Kelsen mette una croce sulla creatività di ogni interpretazione: «Legal interpretation is the activity of clarifying the meaning of a legal norm; it does not create law, it merely discovers what the norm already prescribes» (Pure Theory of Law, §35 tradotto dall’originale tedesco della Reine Rechtslehre del 1934). Le conclusioni dell’analitica «giuridica» derivano, o anticipano, le formulazioni anti-creative della filosofia analitica. Wittgenstein sostiene: «[…] For a large class of cases—though not for all—in which we employ the word ‘meaning’ it can be defined as the use of the word in the language-game […]» (Philosophical Investigations, § 43); Austin: «The performance of a speech act consists in the fact that a speaker utters the words in a conventional way, with the intention of achieving the conventional effect» (How to Do Things with Words, 14). Vittorio Villa – a mia opinione- chiude il discorso, nel 2010, col saggio Una teoria dell’interpretazione giuridica orientata pragmaticamente (rivista slovena Revus, 89-120), dove si immerge l’interpretazione nella svolta «paradigmatica» pragmatics dell’analitica contemporanea. Il tardomodernismo, in base alla teoria dell’interpretazione analitica, afferma che in letteratura esistano tre forme di interpretazione: a. interpretazione autentica di chi scrive (similmente alla norma che stabilisce che un organismo che introduca una norma abbia l’interpretazione incontrovertibile di essa) [max di interpretazione]; b. interpretazione soggettiva (critica letteraria e giurisprudenza) [min di interpretazione]; c. interpretazione meta-soggettiva (secondo Peirce e Vailati, la maggioranza della comunità accademica o scientifica) [max < x < min]. Per questo il tardomodernismo considera il «noi» pragmatista (community, rifugiate in bund, kolektivne/kolektivno, assemblee, attraverso la forte critica di Bauman) e verificazionista (nella dimensione falsificazionista della new epistemology) come un soggettivismo/oggettivista, o un meta-soggettivismo. L’interpretazione creativa del critico letterario modernista cade davanti all’interpretazione autentica dell’artista tardomodernista. L’artista tardomodernista ha il dovere di verificare/falsificare la sua attività an-estetica davanti alle assemblee dell’arte (interpretazione meta-soggettiva). L’interpretazione – come spiega l’estetica intenzionalista di Carroll, Davies e Mikkonen – è, in ogni caso, reale (ipotetica, in caso di assenza dell’artista). L’introduzione, in letteratura, dell’interpretazione meta-soggettiva, orientata a limitare l’egopatia dell’artista e la dittatura della critica letteraria modernista deriva dalla sintesi metodologica tra teoria analitica dell’interpretazione ed hermeneutischer Zirkel, cioè la teoria della comunicazione argomentativa di Habermas: «[…] Argumentation ist eine Form des kommunikativen Handelns, in der die Beteiligten versuchen, durch die Präsentation und Bewertung von Gründen zu einem rational begründeten Einverständnis zu gelangen […]» (Theorie des kommunikativen Handelns, 288-289). La soluzione habermasiana, mediativa tra theory of interpretation e hermeneutischer Zirkel, richiama, in letteratura, alla dimensione meta-soggettiva della kommunikatives Handeln tra artista e assemblee dell’arte. La Gespräch (Apel) tardomodernista annichilisce l’egopatia dell’artista e la dittatura della critica letteraria moderniste: i tardomodernisti di ogni continente disprezzano l’ego-mania dell’artista lirico/elegiaco e la tirannia del critico letterario doppialinguista.

 

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