TOFUGATE
Il Quarto conflitto ormonale
Dal 21 novembre 2025 in digitale
e CD da New Model Label

Un concept album modernista, una tragicommedia poetico-musicale elettronica a basso voltaggio
Cos’è Tofugate? Un concept album modernista con vetrina sul presente? Una tragicommedia poetico-musicale su base elettronica a basso voltaggio? O forse un eloquio digitale lo-fi?
Le risposte sono molteplici, e ognuno potrà trarre la propria conclusione all’ascolto di quest’opera nata dall’incontro tra il chitarrista e poeta free form Fabrizio Citossi (già mente creativa degli Autostoppisti del Magico Sentiero), la gallerista udinese Maria Da Broi, voce narrante e coautrice della struttura tematica, e il produttore techno e compositore Emil Baghino, attivo tra la scena parigina e il cinema indipendente francese.
Attorno a questo nucleo si muove una costellazione di ospiti d’eccezione: il sassofonista Francesco Bearzatti, il maestro dell’armonica blues Gianni Massarutto, la pianista classica cinese Simiao Sun, e il suonatore di didgeridoo australiano Martin O’Loughlin.
A questi si aggiungono il giornalista e attivista culturale Flaviano Bosco, qui in veste di trombettista e cantante, e il poeta-compositore Franco Polentarutti, sorprendentemente all’organo. Una formazione fluida, plasmabile, che si rigenera nel numero e nella creatività.
Il progetto trae ispirazione, almeno in parte, dal romanzo Fuga da Bisanzio di Iosif Brodskij, e attraversa la storia dell’eterno confronto spirituale e ideologico tra Occidente e Oriente. L’intento è quello di porsi a distanza dalle narrazioni dominanti e dal dogmatismo ideologico, in una riflessione libera, poetica e sonora.
A dare corpo e voce a questo dialogo interviene lo spoken word recitativo dello scrittore e attore Angelo Floramo, capace di innestare, con il suo timbro e la sua potenza interpretativa, una nuova dimensione drammatica all’interno del racconto.
Il Quarto conflitto ormonale — questo il titolo dell’opera prima di Tofugate — si avvale inoltre delle voci di Laura Giavon e Ambra Drius, oltre che del cantautore Alberto Blasizza.
Dodici tracce in cui la visione cantautorale si alterna a progressioni di fitta sintassi dance hall, fondendo parola e suono in un continuo cortocircuito emotivo.
Pubblicato a novembre del ’25 da New Model Label e accompagnato dalle immagini del fotografo udinese Sandro Antoniolli, l’album è disponibile su tutte le principali piattaforme digitali. A seguire, una serie di incontri e performance offriranno l’occasione di dialogare con i protagonisti del progetto, alternando momenti di discussione sui temi trattati alla proiezione di estratti audiovisivi, in perfetta sintonia con la frequenza emanante dal significante.
New Model Label
Prossimi concerti:
12 Dicembre 2025 – Biblioteca Dell’Africa – Udine
23 Gennaio 2026 – MAKE Spazio espositivo – Udine
14 Febbraio 2026 – Caffè Caucigh – Udine
14 Marzo 2026 – Teatro della Ruggine – Autodemolizioni Del Frate – Pradamano (UD)
Divorando funghi atomici commestibili seduto comodamente su un cumulo traballante di menzogne mainstream al culmine del bandolo della matassa dai riscolti radioattivi e frequentando frequenze distorte accollate come senso di colpa retroattivo a fasce deboli di volo democratico irrisolto subito equilibrate con conforto manganellante pronto sul selciato di fronte alla sede dei servizi segreti deviati sul binario morto della smaterializzazione dei servizi al cittadino e lottizzare terreni su Titano in attesa di profili geologici ottimistici nel non senso di un bottone pigiato malamente dal despota ubriaco al cubo in una notte di plenilunio atipico certificato con picchi di cobalto, torio e corn flakes arrivati in volo con un corriere speciale direttamente dal cuore protestante dello Stato dell’Iowa mentre le cupole di San Pietroburgo brillano di skyline prospettiche sul sole dell’avvenire di un’onda d’urto certificata soffice allo storione con panna acida non priva di plica mongolica tiepidamente addobbata con fiori di zucca da consultorio fritti a colazione per i superstiti con poesia mattutina del non risveglio se non meccanico con lancio del seme del futuro contaminato da selezione genetica furbesca su piante e oli di semi vari che non attenua l’affluenza alle urne della piscina del monarca irresponsabile ed infine piscia acqua pesante in testa al popolo pollo nel baratro da lacuna di coscienza priva con un pisello schizofrenico appena uscito dal cuore algido dell’arsenale
(Dalla copertina)
Intervista
Davide
Ciao. Come è nato questo nuovo progetto e in cosa si differenzia rispetto a quello degli Autostoppisti del Magico Sentiero?
Fabrizio
Ciao Davide, grazie per l’invito. Tofugate è un progetto che nasce con l’obiettivo di analizzare l’attuale scenario geopolitico internazionale attraverso la musica e il testo. L’idea non è quella di proporre una lettura ideologica o di prendere posizioni esplicite, ma di utilizzare il linguaggio artistico come strumento di osservazione e riflessione. I brani cercano di restituire le tensioni, le contraddizioni e le fragilità del presente, lavorando su più livelli — sonoro, testuale ed emotivo — senza offrire risposte o soluzioni, ma lasciando spazio a un ascolto consapevole e critico.
Il progetto si differenzia in modo netto dal precedente lavoro con Gli Autostoppisti del Magico Sentiero soprattutto per il drastico cambio di formazione, che ha avuto un impatto diretto sul suono e sull’approccio compositivo. L’esigenza era quella di attualizzare il nostro linguaggio musicale, rendendolo più aderente al presente, pur mantenendo una forte componente di spontaneità. Ne è nato un progetto più essenziale e diretto, in cui la ricerca sonora convive con un’impostazione istintiva e con un’urgenza espressiva più marcata.
Davide
Il suffisso “-gate” (come in Watergate, Dieselgate, Rubygate) è usato per indicare uno scandalo politico o per fenomeni di corruzione; in italiano si usa anche il suffisso “-poli” (Tangentopoli, terremotopoli, calciopoli, bancopoli, parentopoli, vallettopoli, rimborsopoli ecc. ecc.). Ce n’è insomma per ogni gusto o disgusto; mancava all’appello il “Tofugate”… Ossia?
Fabrizio
Anche il nome Tofugate nasce da una riflessione precisa. È una forma di ironizzazione di quella che viene comunemente definita cultura woke. Non in senso provocatorio fine a sé stesso, ma come modo per esprimere una posizione critica: se davvero vogliamo affrontare e “vincere” le sfide e le rivoluzioni del nostro tempo, non possiamo pensare di farlo combattendo in trincee simboliche, dove il conflitto si riduce a gesti innocui o a una rappresentazione priva di reale impatto. Da questo punto di vista, Tofugate vuole riportare il discorso su un piano più concreto, meno estetizzato e più consapevole della complessità e della durezza del presente.
Davide
Il lavoro è liberamente incentrato sulla raccolta di scritti “Fuga da Bisanzio” di Iosif Brodskij. In che modo ha ispirato i testi de “Il quarto conflitto ormonale”? Quali sue riflessioni sono state spunto di ulteriori vostre riflessioni?
Fabrizio
Il nostro lavoro è ispirato in modo diretto ai testi tratti da Fuga da Bisanzio. Ci ha colpito in particolare la parabola umana del poeta: la fuga dalla Russia, l’arrivo negli Stati Uniti, il passaggio da un mondo fortemente gerarchizzato e statalizzato a un contesto in cui il neoliberismo è ancora agli albori, ma già caratterizzato da una diffusa ignoranza e superficialità. In questo senso, la figura del poeta diventa uno strumento efficace per descrivere le contraddizioni che ritroviamo anche nel presente.
Il libro affronta temi che risultano sorprendentemente attuali: una sorta di “cortina di ferro” antelitteram, le influenze spirituali legate allo spostamento della Chiesa bizantina verso Mosca — con il conseguente passaggio di potere simbolico dai Cesari agli Zar — e il movimento verso nord dell’ordinamento militare ottomano. Parallelamente, emerge una riflessione sull’Occidente, che nella sua esasperata razionalità fatica a comprendere fino in fondo il proprio ruolo e la propria responsabilità nel mondo. Tutti questi elementi dialogano con il nostro presente e ne riflettono le tensioni profonde, che abbiamo cercato di tradurre in musica e parole.
Davide
Qualche storico pensa che, dopo la Prima e la Seconda Guerra Mondiale, la Terza sia da considerarsi a tutti gli effetti la Guerra Fredda, avendo tra l’altro coinvolto paesi che ufficialmente non erano in guerra, sfoggio di armi a parte, ma che hanno spinto altre nazioni allo scontro nelle cosiddette “guerre per procura”. “Il Quarto Conflitto Ormonale” si riferisce a una Quarta Guerra Mondiale i cui protagonisti principali sono ancora l’Occidente e l’Oriente, l’America e la Russia, o la Cina, magari una guerra imminente o già iniziata ufficialmente non dichiarata, ma che alcuni analisti descrivono come un conflitto continuo e asimmetrico, dominato da sistemi elettronici avanzati, come si è visto in Ucraina? Cos’è, dunque, il “quarto conflitto ormonale”?
Fabrizio
Einstein sosteneva che il quarto conflitto mondiale si sarebbe combattuto con sassi e bastoni. Oggi, invece, assistiamo a uno scenario in cui sistemi tecnologici estremamente avanzati prendono il posto di mortai, carri armati e cannoni. Se la Terza guerra mondiale è stata la Guerra Fredda è difficile dirlo con certezza, ma personalmente credo di sì. Se quella è stata una guerra mondiale, allora quella che stiamo vivendo ora può essere considerata la quarta.
Forse, a questo punto, la riflessione di Einstein andrebbe spostata alla quinta. Ciò che emerge è un quadro profondamente instabile e pericoloso per tutti. Gli attuali schieramenti sembrano bloccati in un equilibrio geopolitico e tattico di stallo che dà l’illusione di una normalizzazione del conflitto nel tempo. In realtà, la sensazione è che siamo tutti appesi a un filo, in una condizione di precarietà permanente che riguarda l’intero pianeta.
Davide
“Duello all’alba con pistole a pietra focaia tra l’amministratore delegato del Wall Street Journal e il rappresentante legale di Tik Tok per l’Italia”, oppure “Incredulità di fronte ad una composizione istantanea dopo un orgasmo (notte di plenilunio atipico con picchi di cobalto, torio con utilizzo improprio del kit di sopravvivenza”… Il record di titolo più lungo al momento spetta ancora alla cantautrice folk Christine Lavin (97 parole e 383 caratteri)… ma anche i titoli scherzosi di questo disco non scherzano. Perché, dunque, titoli così lunghi, apparentemente anche autonomi rispetto ai testi?
Fabrizio
I titoli, volutamente lunghi e apparentemente bizzarri, sono in realtà parte integrante del testo e del progetto. Il titolo funziona come un aggancio narrativo che mette in relazione il passato con la realtà contemporanea. Attraverso queste metafore, studiate in modo approfondito, è possibile creare collegamenti — anche complessi — con alcuni passaggi scritti da Brodskij, che rappresentano un riferimento importante per il lavoro.
L’ironia resta comunque un elemento centrale: l’idea di puntare al Guinness dei primati per il titolo più lungo era una provocazione consapevole. Non sapendo però chi fosse il detentore del record, si è trattato più che altro di una gara contro ignoti, perfettamente in linea con lo spirito del progetto.
Davide
Come sono nate le musiche per questa tragicommedia poetico-musicale? Qual è stato il ruolo della free improvisation, quindi della libertà creativa?
Fabrizio
Gli spunti alla base di queste canzoni sono molto diversi tra loro. Le basi elettroniche nascono da frammenti di chitarra successivamente dilatati e rielaborati grazie all’uso sapiente di apparecchiature digitali avanzatissime da parte di Emil Baghino, uno dei migliori musicisti elettronici con cui abbia mai lavorato. Emil ha trasformato le idee iniziali in una sorta di cocktail esplosivo, in cui techno, house e drum’n’bass si fondono con il blues originale delle composizioni.
Per quanto riguarda gli altri brani, quelli pianistici, l’ispirazione è nata da armonie vocali canticchiate — a volte sotto la doccia — che hanno dato vita a un approccio di free improvisation molto diretto. In questo senso, la sperimentazione domestica e la stonatura “bifartiana” hanno avuto un ruolo centrale nel plasmare la spontaneità e l’immediatezza di questi pezzi
Davide
Perché la scelta di narrazioni come in un dialogo interiore e poetico, quindi la poetica performativa dello spoken word e della poesia in forma libera che si concentra sul ritmo spontaneo e flessibile del linguaggio parlato e sull’impatto emotivo delle parole, e perché non invece anche la metrica o il canto?
Fabrizio
Il nostro approccio alla metrica e al canto è piuttosto anarchico: ci rifacciamo in parte alla dialettica carmelo-beniana e cerchiamo di far sì che la voce si trasformi in una vera e propria orchestra. In questo senso, la performance di alto livello dello scrittore Angelo Floramo e della gallerista Maria Da Broi ha dato un contributo significativo, aggiungendo colore e dinamica alle nostre registrazioni.
Per le parti più liberamente declamate, alla maniera dei FUGS, abbiamo collaborato con numerosi ospiti vocali che hanno seguito le indicazioni inviate via messaggi vocali su WhatsApp. Questo metodo ha reso il lavoro estremamente diversificato e immediato, rispondendo soprattutto a esigenze pratiche e materiali.
La produzione dei nostri dischi non è mai pianificata rigidamente a tavolino: le scelte artistiche nascono anche dalla nostra capacità di adattamento e dalle risorse disponibili. I mezzi limitati non ci permettono di inseguire un’estetica standardizzata come altri gruppi, perciò ogni progetto si sviluppa seguendo il proprio percorso, modulando forma e contenuto in base alle possibilità concrete del momento.
Davide
L’obbligo del poeta verso la società, secondo Josif Brodskij, è scrivere bene, poiché solo così mantiene la sua unicità e sfida l’oblio; se fallisce, rischia che la società perda la capacità di comprendere la complessità e diventi vulnerabile alla demagogia, ma la società stessa non ha obblighi verso il poeta, avendo altre opzioni. Il ruolo del poeta è visto come rivelatore di verità profonde, interprete del mondo, guida emotiva e profetica, o come colui che esprime parole che tutti hanno in mente ma non sanno dire, fungendo da legislatore spirituale. Qual è il tuo/vostro sentito e ricercato “obbligo verso la società” in qualità di artisti della musica e della parola in musica?
Fabrizio
L’obbligo del poeta verso la società, come lo intende Brodskij, è anche il nostro. Noi, come Tofugate, ci sentiamo tutti un po’ poeti: l’idea di esprimere ciò che pensiamo senza filtri ideologici ci pone nella responsabilità di comunicare in modo chiaro ed efficace. È un processo continuo, che stiamo cercando di perfezionare da tempo.
Questa esperienza, che si ricollega al percorso degli Autostoppisti del Magico Sentiero, è in costante evoluzione. Ogni disco rappresenta un tassello che cerca di superare il precedente, anche se a volte può avere meno punti di forza. Non c’è una crescita verticale, ma un riconoscimento dei nostri limiti come artisti e un impegno quotidiano per migliorarci.
In questo senso, credo che il poeta debba veramente scrivere bene. Tuttavia, osservando la quantità di scrittori e poeti in circolazione oggi, si ha l’impressione che una selezione naturale “darwiniana” ne eliminerebbe almeno il 90%. Dunque, sebbene il principio sia fondamentalmente valido, le regole della natura sembrano cambiate, e la sfida per chi scrive rimane più complessa che mai.
Davide
Molte le collaborazioni. Come accade ogni incontro che porti a una tua/vostra collaborazione, cosa prima di tutto deve contenere potenzialmente?
Fabrizio
Le collaborazioni di Tofugate nascono principalmente da affinità umane. Anche quando ci rivolgiamo a persone che conosciamo solo relativamente, cerchiamo sempre di capire il loro modo di approcciarsi alla realtà. In questo senso, il progetto è fortunato ad avere al suo interno figure come Franco Polentarutti, Martin O’Loughlin, Maria Da Broi ed Emil Baghino, che costituiscono l’ossatura del gruppo.
Molte collaborazioni si sviluppano soprattutto nell’ambito strumentale, con professionisti straordinari come Francesco Berzatti al sassofono e Gianni Massarutto all’armonica, e con la capacità attoriale di Angelo Floramo. C’è inoltre un evidente flusso creativo che attraversa l’intero progetto, che va ben oltre la semplice necessità di comporre e incidere, entrando profondamente nell’ambito della conoscenza e della sensibilità umana. In questo contesto, ci riteniamo fortunati di aver collaborato anche con artisti del calibro di Ambra Drius, Alberto Blasizza,Laura Giavon e Flaviano Bosco.
Da esaltare assolutamente anche il lavoro svolto dal fotografo udinese Sandro Antoniolli per quanto concerne la parte grafica,il quale, grazie a degli scatti fotografici in sintonia con lo spirito del progetto, ha dipinto dei formidabili scenari postatomici con maestria chiaroscurale e profondità espressiva sia per quanto riguarda la copertina che per il booklet interno al CD fisico.
Davide
Ho letto che seguiranno incontri e performance nelle quale verrà offerta l’occasione di dialogare con i protagonisti del progetto, alternando momenti di discussione sui temi trattati alla proiezione di estratti audiovisivi, in perfetta sintonia con la frequenza emanante dal significante… Perché la scelta di un dialogo così intimo e partecipativo con il pubblico?
Fabrizio
Sì, abbiamo la possibilità di portare Tofugate in sale teatrali, caffè, associazioni culturali e biblioteche. Attraverso l’uso della videoarte, curata dal nostro collaboratore esterno Enrico Folisi, cerchiamo di comunicare anche per immagini il significato del disco. L’intento è creare un dialogo con il pubblico: le domande e le interazioni diventano parte dello spettacolo stesso, trasformando l’energia del progetto in uno scambio aperto. In questo modo, i musicisti rappresentano solo uno dei tasselli dello spettacolo e il pubblico diventa a sua volta protagonista, riflettendo su ciò che proponiamo e vivendo l’esperienza in prima persona.
Davide
Cos’altro seguirà?
Fabrizio
A questo disco seguirà un secondo lavoro, Tofugate 2, che avrà sempre come punto di riferimento Josif Brodskij e rappresenterà una continuazione ideologica del primo. Abbiamo già registrato le parti vocali e strumentali e stiamo aspettando che vengano assemblate dal produttore tecnico del progetto, Martin O’Loughlin. Tofugate 2 vedrà la presenza al flauto di Massimo De Mattia e di Alipio Carvalho Neto al Sassofono.
Davide
Grazie e à suivre…