
Non sembra arrivato il momento di rifiutare ogni forma di ποίησις, col suo fattore -F e la sua dimensione ologrammatica (come ho fatto io, che sono stato, forse, unico esempio di ποίησις ologrammatica non NOE), e oltrepassare post-modernismo e iper-modernismo, slittando verso il tardomodernismo, in età tardomoderna, liberandosi di una concezione ontologica macchiata irrimediabilmente dall’ontologia estetica moderna? La πρᾶξις deve sostituire – come anti-forma-poesia – la ποίησις metafisica dei lirico/elegiaci; la socio/etno/antropologia deve sostituire l’ontologia in ogni serio accostamento al mondo e alla cultura (artista, come homo agens e arte, come actio). La visione di Derrida, abbastanza anacronistica (come critica allo strutturalismo), non contiene – con alcune lievi divergenze- il fondamento teoretico olistico pragmatis del text-context (and intertextuality), sostenuto da Philosophy and the Mirror of Nature di Richard Rorty e Sources of the Self di Charles Taylor e ripreso in Italia da due filosofi misconosciuti, Carlo Penco e Mario Jori (ex direttore del mio dipartimento) che, in Pragmatica giuridica, distingue tra micro‑pragmatica (contesti specifici) e macro‑pragmatica (funzione generale dei linguaggi), tentando, in Saggio di metagiurisprudenza descrittiva di conciliare theory of interpretation analitica di Hart (Austin, Searle, Hare) e hermeneutischer Zirkel di Gadamer attraverso la teoria dell’argomentazione di Habermas/Apel. La praxeis, olistica o ologrammatica, rinunzierà al fattore -F e acquisirà il fattore -O, creazione fantastica vs. organizzazione stile economia aziendale, non rinuncerà a strategie come “dedoublement de Man”, остранение šklovskijana, guerrilla marketing estetica anti-neo-consumistica, carnevalizzazione bachtiniana, existentielle polyphonie (Beck), sovrapposizione di registri e nonsense sistemico (Pynchon), rovesciamento oulipiano (Perec). Però bisogna andare fino in fondo col rifiuto di ogni metafisica moderna (da Cartesio, a Freud, a Marx, a Lacan e a Heidegger): rinunciare a una nuova ontologia e incamminarsi, sulla strada tardomoderna, della non-ontologia estetica (magari sostituendo l’estetica con sociologia e politologia dell’arte). Il «significato» nasce dall’«interazione sociale». La catena semantica di significati – come accadde con la catena causale metafisica, spezzata da William James con il ricorso alla decisione (caesura della catena)- catena semantica infinita definita dallo stesso Charles Taylor come «[…] We can never arrive at a pure, neutral, or definitive understanding of the Self or the world, because every meaning is embedded in a historical, cultural, and linguistic network, which in turn refers to other meanings […]» (Sources of the Self: The Making of the Modern Identity, Harvard University Press, 1989, 49), deve essere spezzata dall‘Handlungsrationalität, «Eine Norm ist nur dann gültig, wenn alle, die an einer kommunikativen Praxis beteiligt sind, sie als gültig anerkennen können, indem sie an einem rationalen Diskurs teilnehmen» (Theorie des kommunikativen Handelns, Suhrkamp, Frankfurt am Main, 1981, 45), o nella dimensione etico/giuridica, dalla rottura del Veil of Ignorance di John Rawls, attraverso la decisione motivata comunitaria delle assemblee dell’arte, bund, kolektivne (equity). Questa strategia implica anche il collasso della definizione della praxeis come distopia, nella visione originale di Paulo César Andrade da Silva «O sujeito lírico que emerge de certa poesia brasileira… dramatiza a descrença na eficácia do discurso poético» (O discurso da distopia na poesia brasileira contemporânea, in “Texto Poetico“, 2010, 3). La realtà è distopica: diviene necessario introdurre una praxia (la ποίησις, nel tardomoderno, si è fatta πρᾶξις) neutra – come Gedankenexperiment– in grado, attraverso una strategia di risonanza magnetica, di shockare e emotivizzare il lettore (fake), in modo da influenzare il perseguimento di un futuro a-distopico. L’uso di una strategia di risonanza, caotica o magnetica, crea un λόγος, di spaesamento o di rieducazione, tra un artista e un lettore (fake): cade il fondamento teoretico neo-ontologico del rifiuto della triade mittente-messaggio-destinatario. L’utilizzare un effetto risonanza, implicando una sottostante «interazione sociale», conduce all’antinomia coll’affermazione del rifiuto della triade mittente-messaggio-destinatario. Qualsiasi effetto/strategia risonanza necessita di un mittente, l’artista, di un destinatario, il lettore (fake) e di un messaggio (spaesamento o shock). Il tardomodernismo risolve l’antinomia teoretica di ogni nuova ontologia estetica ri-definendo la triade mittente-messaggio-destinatario, in doppio senso (Il contributo «neon»-avanguardista alla concretizzazione di un’originale anti-«forma-poesia»), utilizzando una strategia di risonanza magnetica shocking e rifiutando ogni forma di «poesia», e di «poesia» distopica, sostituendola con «esperimenti» praxeologici atopici. Il tardomodernismo è atopico.