
Seconda tappa fondamentale per l’innovativo duo francese, “La Tregua” segue le orme del primo album eponimo del duo, pubblicato nel 2020, già contraddistinto dalla forte personalità di questa singolare entità musicale bicefala.
La musica del Duo Réflections accarezza l’intelletto e scatena l’istinto, alternando un profondo senso del groove a sonorità dolci, oniriche e misteriose. L’ingrediente principale del loro successo musicale è l’eccezionale complicità tra Sylvain Rey (pianoforte) e Leandro Lopez-Nussa (chitarra). Insieme creano un “suono” che si trasforma in una terza entità, superando la somma delle loro individualità.
“La Tregua” segna il passaggio a un universo più intimo, nel quale gli standard reinterpretati lasciano spazio alle composizioni originali dei due artisti. La loro passione per l’esplorazione delle texture si intensifica: le avventure ritmiche si spingono oltre – con il groove sempre al centro –, le melodie affascinano e restano impresse, mentre l’improvvisazione si esprime in interventi sia individuali che collettivi.
Infine, per affermare una forte identità musicale, anche la registrazione doveva giocare un ruolo importante: “La Tregua” è stato interamente registrato con un registratore Nagra, utilizzando un solo microfono stereo, su nastro analogico. Questa scelta, resa possibile dal mago del suono Johann Berger, restituisce brillantemente il linguaggio estremamente vivo del Duo Réflections, aggiungendo un ulteriore tocco di calore e cromia.
Brani:
Aube / Juan & John / La tregua / Zythum / Fo’ blue / En las nubes / For Karl / Bobado / L’ami de Rasputin
Filibusta records 2025
Intervista
Davide
Cosa questo vostro secondo lavoro continua o riprende e cosa cambia ed evolve dall’esordio del 2020 con il primo album eponimo?
Duo Réflections
Quello che cambia radicalmente è il desiderio di distogliere l’attenzione dal repertorio degli standards che – pure se trattati in modo singolare – hanno preso uno spazio importante nel nostro primo disco. Ne “La Tregua” vi è solo materia originale nostra (ad eccezione di un brano). Evolvono anche gli stili di “gioco” nel senso di ricerche timbriche, modi di suonare le ritmiche, modi melodici. Aggiungerei anche che le nostre influenze spaziano più di prima andando a toccare tanto l’improvvisazione totale quanto la folk tanto cara ai nostri idoli contemporanei (Bill Frisell, Aaron Parks, Julian Lage e tantissimi altri).
Davide
Cosa avete fatto nei cinque anni di iato tra la prima pubblicazione e “La Tregua”? Ci sono stati altri vostri progetti solisti e paralleli le cui esperienze siano state significative nella creazione di questo nuovo album?
Duo Réflections
In questi anni abbiamo suonato un po’, anche se altri progetti (ognuno dal canto suo) hanno preso più spazio rispetto al Duo Réflections. In particolare abbiamo lavorato sull’esperienza del cine-concerto attraverso un incredibile film muto “Borderline” del 1930 che abbiamo suonato in festival importanti come “Jazz à Vienne”, “Musique on Tourne” e “Jazz en Avril”. Nel frattempo le esperienze di ciascuno ci hanno soprattutto ridato la voglia ed il bisogno di “riprendere gli affari in mano”: scrivendo nuova musica e progettando l’uscita di un nuovo album.
Davide
Quale l’idea musicale portante de “La Tregua” intorno alla quale avete lavorato?
Duo Réflections
Sebbene non ci sia stata una particolare riflessione nel comporre i brani dell’album, ci siamo resi conto a posteriori che c’è un’importante dimensione narrativa e cinematica nella nostra musica, che ci porta a scrivere, improvvisare e interpretare in un certo modo. Credo che la coerenza de “La Tregua” stia in gran parte lì, assieme a una ricerca di freschezza nelle idee permanente.
Davide
Come avete lavorato intorno all’incontro di sonorità e possibilità dei due strumenti a corde forse più importanti, quanto meno nella cultura occidentale, il pianoforte e la chitarra?
Duo Réflections
Negli anni abbiamo stabilito vari principi più o meno taciti. Il primo è che i ruoli possono e devono cambiare: non c’è uno strumento che accompagni o suoni melodie più dell’altro, i ruoli di batterista, bassista, solista e così via cambiano tutto il tempo. Il secondo è la connivenza armonica fra i due strumenti a livello dell’arrangiamento che include spesso e volentieri concordanze armoniche precise che risultino essere più della semplice somma delle due parti. Infine ci siamo resi conto che l’unisono è una delle soluzioni di orchestrazione più pure ed incisive per quanto riguarda i nostri strumenti. Il che non significa affatto che ci priviamo di usare armonizzazioni, ma la purezza e la bellezza di un unisono può trasportare lontano…
Davide
“La Tregua”, unico titolo in italiano, che è anche titolo dell’album, si riferisce forse al libro di Primo Levi? O cos’altro? Dunque, perché la tregua?
Duo Réflections
Effettivamente il libro di Primo Levi c’entra qualcosa. Trovare i titoli non è facile per noi e per quanto mi riguarda spesso uso lo scaffale che sta alla mia destra nel mio studio, laddove stanno tutti i miei libri. Ogni tanto dò una sbirciata e se vedo un titolo che mi piace o che mi fa pensare a qualcosa, lo propongo, ne parliamo e vediamo che effetto ci fa. In questo caso “La Tregua” è venuto a significare un’immagine precisa: quella di un vulcano che entra in eruzione poco a poco, con attorno un panorama di natura rigogliosa (non) pronta a ricevere tutta la potenza distruttrice in moto. Nel brano l’eruzione è abbastanza identificabile direi, così come l’istante in cui tutto si calma… ovvero “La Tregua”.
Davide
Cinque brani sono composti da Leandro Lopez-Nussa, uno da Sylvain Rey, e due, il primo e l’ultimo sono invece improvvisati. Perché avete deciso di aprire e chiudere il disco con due improvvisazioni?
Duo Réflections
L’improvvisazione è letteralmente ciò con cui cominciamo ogni prova o sessione di scrittura. Quasi come dirsi “buongiorno”. È peraltro un linguaggio (nel senso di improvvisazione “libera”) che abbiamo appreso con un maestro comune, Denis Badault, che ci ha insegnato a conoscere la magnifica sensazione di far scaturire brani dal nulla, senza preconcetti, senza preavvisi… Ci è sembrato quasi doveroso inserire una o due improvvisazioni, e alla fine abbiamo deciso di aprire il disco con una (“Aube”, tradotto “Alba”) e mettere come penultimo il più stravagante (“Bobado”, gioco di parole col nome di Denis Badault).
Davide
Poi un brano di Denis Badault (For Karl), mancato un paio di anni fa. Perché avete scelto un suo brano?
Duo Réflections
Come dicevo prima, si tratta di una personalità umana e musicale molto significativa per noi come per tantissimi musicisti in Francia. Era un pianista, compositore, arrangiatore e soprattutto improvvisatore come ne abbiamo conosciuti pochi. E per non farsi mancare nulla era un maestro dalla pedagogia praticamente infallibile tanto quanto umana. Quando è scomparso (ben troppo giovane, appena 65 anni) ci è venuto a mancare un punto di riferimento nella nostra vita di musicisti. Era quindi naturale approfittare di uno dei brani che ci aveva trasmesso qualche anno fa per fargli un omaggio a modo nostro.
Davide
“La Tregua” è stato interamente registrato con un registratore Nagra, utilizzando un solo microfono stereo, su nastro analogico. Perché avete scelto questa particolare modalità?
Duo Réflections
Abbiamo voluto cercare qualcosa di originale nelle riprese perché volevamo dare alla nostra musica l’aspetto più sincero che potessimo cercare. È stato un tentativo rischioso devo dire, perché trovare il giusto equilibrio strumentale attraverso un solo microfono è difficile. E non è l’unico ostacolo. Il nastro non si può riascoltare troppe volte per confermare o meno un’impressione (bisogna riavvolgerlo meccanicamente ogni volta e si può rovinare), costa parecchio e l’editing è complicato. Però, paradossalmente, il dover scegliere sistematicamente fra 2 take massimo ci ha messi in una situazione di totale fiducia in noi stessi, sapendo che con o senza errori, avremmo dato la versione più autentica e vera della nostra musica. Non so se lo rifaremmo allo stesso modo, ci dovremmo sicuramente riflettere per cercare un risultato passo a passo più idoneo al nostro mondo musicale. Ad ogni modo la registrazione su nastro e con un solo microfono offre sensazioni alquanto uniche: stereofonia naturale e sorprendentemente aperta, calore, distorsione dolce, profondità.
Davide
La musica evoca pensieri e riflessioni connesse alle emozioni, stimolando il cervello e offrendo una forma di comunicazione universale che supera le parole. Quali sono le riflessioni sulla musica e sul mondo che volete suscitare attraverso il “Duo Réflections” e la vostra musica?
Duo Réflections
Un po’ come dicevo prima, il nostro universo è spesso e volentieri fatto di immagini in movimento, di narrazione a momenti statica e ad altri irrequieta, gioiosa a tratti oppure misteriosa. Anche se la musica che proponiamo può sembrare complessa (e a volte lo è), cerchiamo di non intellettualizzare troppo le cose. La musica che scriviamo o improvvisiamo, ci fa sorridere o ci commuove, ci fa venire voglia di battere il beat col piede e di muoverci, oppure di lasciarci andare ai sogni più fantastici. E queste stesse sensazioni le vogliamo trasmettere a chi ci ascolta.
Davide
La musica ci insegna la cosa più importante che esista: ascoltare, aveva detto il compositore Ezio Bosso. Le tecnologie digitali stanno però cambiando profondamente le modalità di ascolto della musica, sempre più veloce e disattento, spesso anche lo-fi, quindi la musica stessa e il modo di farne. In quanto musicisti autori di musica che richiede un ascolto attivo, dedicato, cosa pensate di questa situazione in cui invece molta musica ormai non insegna nemmeno più l’ascolto?
Duo Réflections
È difficile dare una risposta soddisfacente e ci vorrebbe una riflessione profonda sul tema. Penso che individualmente non possiamo fare granché per evitare questo “sbando” (secondo me temporaneo) del consumismo musicale dei giorni nostri. L’unica cosa su cui abbiamo potere è quella di fare la musica che ci sentiamo di suonare e soprattutto di fare il possibile per proporla a un pubblico vasto. Unendo le forze con partner privati o istituzionali (talvolta una label, talvolta un collettivo di artisti, un ente statale, festival, e così via) stiamo appunto costruendo qualcosa di solido che durerà (speriamo!) nel tempo e che potrà sopravvivere nel mondo musicale moderno.
Davide
Cosa seguirà?
Duo Réflections
Adesso che il disco è uscito ci aspettano i concerti che speriamo numerosi e davanti a un pubblico curioso e accogliente! Per ora ci sono programmazioni in corso in festival nel Sud della Francia, a Parigi e in diverse altre regioni. Ci sono anche progetti per l’Italia, la Spagna e altri paesi limitrofi. Penso che tutti e due avremmo tanta voglia di concretizzare una tournée in Italia. Io perché sono italiano (di Bologna), Sylvain perché gli piace la pasta e la pizza fatte a dovere!
Davide
Grazie e à suivre…