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Lo Hobbit – La Riconquista del Tesoro

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gioco per 1-4 persone
Autore: Reiner Knizia
Editore: Office Dog (www.officedoggames.com)

Se i giochi da tavolo su “Il Signore degli Anelli” sono innumerevoli, anche “Lo Hobbit” ha fornito l’ispirazione per un discreto numero di titoli, e tanti sono stati pubblicati di recente, per l’uscita della trilogia sul grande schermo (tra parentesi, personalmente avrei trovato più sensato dividere i due libri in quattro e due film, piuttosto che in due trilogie, visto che alla fine si sono trovati a tagliare da una parte e annacquare dall’altra, ma chiudiamo la parentesi). È notizia recente che la Asmodee ha stipulato un accordo con la Middle-earth Enterprises per gestire la proprietà intellettuale delle opere di Tolkien per quanto riguarda i giochi da tavolo, ed infatti la casa editrice di questo nuovo titolo (in inglese “The Hobbit: There and Back Again”) è una sua costola (che aveva già pubblicato “La compagnia dell’Anello – Trick-taking game”). Due sono le caratteristiche di questo gioco: si tratta di un “roll and write”, ovvero si lanciano dei dadi e si usano i risultati per scrivere qualcosa su un foglio (o una plancia cancellabile, come in questo caso), e l’autore è Reiner Knizia, di gran lunga il più prolifico autore di giochi da tavolo (e che ha già realizzato altri giochi su ambientazioni tolkeniane), e uno dei pochi autori che svolge tale professione non come hobby o secondo lavoro. Ma vediamo nel dettaglio come ha realizzato il tutto…

La scatola è di media grandezza (di forma rettangolare), e contiene:

– quattro libri con pagine plastificate (che fungono da plancia),

– quattro pennarelli cancellabili,

– segnalini di cartoncino,

– cinque dadi a sei facce non standard,

– un dado a dodici facce standard,

– il regolamento (in italiano).

I materiali sono di ottimo livello, i libri sono estremamente robusti, i segnalini di cartoncino molto spessi (effettivamente i più spessi che abbia mai visto in un gioco da tavolo), e il tutto è illustrato con una grafica fumettistica, che dà al gioco una sua identità (distinguendolo da quello che immaginiamo come classico fantasy tolkeniano); notare che non ci sono carte da imbustare. I libri contengono delle scritte in lingua, per cui conviene sicuramente giocare con l’edizione in italiano.

La preparazione di una partita è praticamente istantanea, ogni giocatore prende un libro e un pennarello, si decide chi è il primo giocatore e quale tra le otto avventure presenti nel libro giocare (la prima volta conviene procedere in ordine, seguendo gli eventi narrati nel libro) e si può iniziare.

Il primo giocatore prende i cinque dadi a sei facce e li lancia, poi ne prende uno per sé, attivandone l’azione, gli altri giocatori svolgono il proprio turno prendono un dado ognuno, quando i dadi si esauriscono (ogni giocatore avrà eseguito un differente numero di azioni) il giocatore corrente diventa il nuovo primo giocatore e ripeterà il procedimento.

Le facce dei dadi possono contenere:

– un percorso con un sentiero formato da uno, due o tre spazi, e il giocatore dovrà disegnare sulla propria plancia tale percorso, da una delle caselle di partenza o da un tracciato già disegnato, con l’obbligo di non entrare in una casella che ha i bordi spessi.

– una o due risorse (spade o pane), e il giocatore prenderà il numero corrispondente di segnalini dalla riserva.

– uno o due cappelli (da mago), il giocatore potrà segnarli sulla propria scheda in una delle magie a disposizione, e se raggiungerà il valore indicato potrà attivare la corrispondente azione speciale (una tantum).

Sulla propria plancia sono presenti anche azioni di furto, che possono essere attivate una tantum con un dado, spazi gloria, che possono essere attivate da un solo giocatore (il primo cerchierà il numero, per indicare i punti vittoria ottenuti, tutti gli altri dovranno sbarrare la casella) e regioni che possono separare diverse zone (una volta collegata con un percorso una nuova regione il giocatore non potrà più tracciare percorsi nella zona precedente). Notare che ognuno degli otto capitoli ha una serie di regole speciali, descritte in modo esaustivo su altrettante sezioni del regolamento.

Quando un giocatore raggiunge una condizione di fine partita questa si interrompe immediatamente, tutti i giocatori calcolano il loro punteggio (ogni plancia ha uno spazio per fare le somme) e chi ottiene il totale più alto vince la partita (in caso di parità, si condivide la vittoria).

Per aumentare la rigiocabilità il regolamento fornisce una serie di modifiche capitolo per capitolo per poterli giocare a livello difficile, ed anche una variante che combina il settimo e ottavo capitolo in un unico finale epico.

Il gioco si rivela semplice da giocare: si sceglie un dado, e lo si applica sulla propria plancia, disegnando linee o barrando caselle, l’unica accortezza è prestare attenzione al regolamento per le specifiche di ogni capitolo (cercando di non mischiare le regole), elemento che è facilitato dal fatto di avere per ognuno una plancia dedicata, dove viene riportato ogni elemento importante. Per la sua semplicità (e per il fatto che si può disegnare) il gioco risulta valido anche per i più giovani, mentre i giocatori più esperti potrebbero trovarlo ripetitivo dopo alcune partite, soprattutto per il fatto che determinati livelli hanno una “soluzione” più o meno ottimale, per cui cercare strategie alternative potrebbe rivelarsi un esercizio inutile (ai fini di cercare di vincere la partita). Ciò nonostante, questo titolo risulta sicuramente accattivante, soprattutto la prima volta che si gioca ogni capitolo, per la scoperta dei vari elementi che ricalcano da vicino quanto avviene nelle pagine del libro (e che permette di riviverne la magia). Altri difetti? Molto si basa sul lancio dei dadi, quindi se si facessero scelte che restringono le proprie possibilità a determinati risultati, la dea bendata potrebbe risultare determinante per la vittoria (o la sconfitta), questo può essere o non può essere un problema, ma l’importante è che questo sia chiaro (giocatore avvisato…) e che non pregiudichi il divertimento; secondariamente si tratta comunque di un gioco veloce; quindi, un po’ di alea può essere accettabile (si perde una partita? C’è ancora tempo per farne un’altra).

Il regolamento per il gioco in solitario ha alcune differenze con quello standard: innanzitutto impone un limite di tempo, fissando per ogni capitolo un numero limitato di turni da giocare, secondariamente al lancio dei dadi questi vengono divisi in tre gruppi, ovvero si mette insieme la coppia più a sinistra e quella più a destra (rimane un dado che fa gruppo a sé), e il giocatore potrà utilizzare solo uno dei due dadi di ogni coppia (oltre al dado solitario). Il problema di questa modalità è che non c’è una condizione di vittoria vera e propria, e quindi il giocatore può soltanto segnare il proprio punteggio per tentare di batterlo nella partita successiva; in realtà una condizione di vittoria ci sarebbe, ovvero quella che determina la fine della partita, ma è molto difficile riuscire a raggiungerla nei turni limitati a disposizione. Secondariamente, hanno fornito una pedina da usare su un tracciato per conteggiare i turni, ma il tracciato è in una pagina del regolamento mentre sarebbe stato molto più comodo averlo a parte, visto che il regolamento sarà consultato spesso.

Quindi il solitario è da scartare? Forse no, un utente su BoardGameGeek ha ideato un “automa” che permette di giocare contro un avversario, si tratta di una variante realizzata con una notevole cura che permette di migliorare di molto l’esperienza di una partita in solitario (cosa che, con le regole standard, si rivela più frustrante che soddisfacente); c’è anche da notare che non è a costo zero, dato che sarà necessario stampare e ritagliare un mazzetto di carte e stampare delle plance apposite per l’automa (sarebbe davvero notevole se venisse adottata come regolamento ufficiale e incluso nelle edizioni successive).

In conclusione, abbiamo un gioco dai materiali ottimi, dalle regole semplici ed immediate, che permette di giocare in tempi brevi (al massimo mezz’ora) ad un costo decisamente contenuto, in una ambientazione che, nonostante i cinquanta anni sulle spalle (ottantotto, considerano l’edizione in inglese), continua da sempre ad affascinare i lettori (gli spettatori un po’ meno, ma per questo basta riprendere “l’altra” trilogia, e si torna ad essere affascinati).

 

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