“Non è Amore è Violenza: il manuale per la sopravvivenza sociale” di Ollettab Naitsirc: il libro che smaschera la violenza culturale.

Genere: Saggistica
Pagine: 271
Prezzo: 13,00 €
Codice ISBN: 979-8291759516
“Non è Amore è Violenza: il manuale per la sopravvivenza sociale” di Ollettab Naitsirc è un’intensa opera che si assume il compito – assolutamente urgente e necessario – di illuminare ciò che spesso resta confinato nell’ombra: le dinamiche sottili, quotidiane e normalizzate della violenza di genere. È un testo che nasce come gesto politico e umano insieme, e come volontà di scardinare la retorica nociva che confonde il possesso con l’amore, il controllo con la cura, la gelosia con l’interesse.
L’autore porta avanti la narrazione con una scrittura diretta e tagliente, ma non priva di tensione lirica; è un linguaggio che mescola l’analisi sociale alla carne viva delle storie, il dato culturale al doloroso racconto di vite spezzate. Il lettore si trova immerso in una mappa complessa e stratificata di abusi psicologici, economici, verbali e digitali, dove la violenza non è il colpo finale ma il sommarsi lento e subdolo di parole e gesti ignobili. Nel saggio si spiega come l’abuso sia parte di un meccanismo invisibile di matrice culturale che si insinua nelle relazioni familiari, nei banchi di scuola, negli ambienti di lavoro, nei social network; la violenza non arriva mai all’improvviso: germoglia spesso nell’infanzia, nelle prime disparità, nei modelli affettivi distorti, nei silenzi collettivi.
Ollettab Naitsirc descrive con precisione dinamiche quali il gaslighting, la manipolazione affettiva, la lenta costruzione della dipendenza psicologica, la progressiva corrosione dell’autostima, la perdita del senso di realtà da parte della vittima. Il ritmo del testo imita quello della spirale abusiva: un susseguirsi di “love bombing”, fasi di “luna di miele”, tensioni, esplosioni, fino alla totale dissoluzione della persona; il lettore avverte nitidamente la vertigine, la claustrofobia, il peso di quelle catene invisibili eppure totalmente coercitive.
Nel saggio non si parla però soltanto delle e alle vittime, ma ci si rivolge a un’intera società che troppo spesso minimizza, giustifica, esercita omertà; l’indifferenza è infatti una forma di violenza secondaria: è quella che si consuma quando un amico distoglie lo sguardo, quando una famiglia invita al silenzio, quando un’istituzione risponde con freddezza burocratica a un grido d’aiuto. L’autore insiste sulla responsabilità collettiva, ricordando che la violenza non è mai un fatto privato ma è un fallimento comunitario.
La violenza di genere, sembra suggerire Ollettab Naitsirc, si riconosce solo imparando a chiamarla per nome: quest’opera diviene quindi un tentativo di restituire alle parole il loro peso etico, ed è un invito a spezzare il silenzio, a disinnescare gli stereotipi, a educare alla libertà emotiva. Un libro che si colloca accanto a quei testi che mirano a trasformare la cultura prima ancora che le leggi, perché – come afferma l’autore – «Il rispetto dei limiti altrui è fondamentale e non negoziabile».
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