
Sebastiano Impalà, poeta, critico letterario, recensore, giuria letterario
Come al solito succede in questa nostra epoca talvolta miracolosa e magica, ma molto spesso piena di desolazioni e paure, come andremo a salvarci davanti a tutta questa nuova tecnologia, incontrai un bel giorno versi che mi rimasero nella memoria di un certo Sebastiano Impalà, di origine italiana (più precisamente di Torregrotta, provincia di Messina). Versi che furono dedicati a una città di Bosnia e Erzegovina “Sarajevo mon amour”, ispirati dagli eventi tragici che stavano succedendo in quella Repubblica ex Jugoslava durante gli anni 1995-1996. Esattamente a causa di questi ed alcuni altri molto significativi versi dedicati alle diverse situazioni della sua propria elevazione poetica, mi sembra che si possa anche dire che le sue raccolte poetiche entrano a far parte della storia letteraria contemporanea, non solo italiana, ma europea. Come in quei periodi l’unica possibilità mi era offerta dalla rivista elettronica BombiaGiù, spazio dove per la prima volta avevo incontrato suo nome e la sua poesia, con il passare del tempo abbiamo stretto una bella amicizia collaborativa proponendogli di tradurre quei versi in serbo e macedone, più tardi anche in francese, per attirare un pubblico che andrebbe ad apprezzare la sua poesia nel modo come l’avevo vissuto io. Importante fu che nostro primo incontro lavorativo era iniziato con un spirito aperto, come dalla sua, così dalla mia parte, per far conoscere un bravo poeta italiano con tanta sensibilità che mi aveva fatto capire che anche l’Italia contemporanea sa e riesce a creare degli spazi dove nasceranno e cresceranno bravi poeti moderni come una promessa che il paese di Dante Alighieri, di Petrarca, Boccaccio, Lampedusa,Cesare Pavese e molti altri, che lo spirito poetico non muore mai.
Sebastiano Impalà (nato nel 1960 dove continua a vivere fino al 1984) affermerà il suo spirito creativo lungo tutti questi anni non solo dopo gli studi in Farmacia realizzati a Messina diventando così un bravo e amato poeta da parte del suo pubblico italiano, ma che riesce ad aprire gli interessi a essere apprezzato anche fuori dall’Italia.
Trascorre quindici anni a Milano per motivi di lavoro per assicurarsi una vita economicamente autonoma, dove l’elevazione dello spirito poetico continua a librarsi nell’aria riuscendo a soddisfare i suoi bisogni letterari non smettendo mai di scrivere le sue poesie che in quei tempi cominciano a diventare una vera e propria quintessenza del suo essere spirituale tramite cui si potrà notare una crescita artistica che caratterizzerà il resto della sua vita. Così nel 2013/14 pubblica la sua prima silloge poetica “Ossigeno e pensieri” (ediz. “David and Matthaus” in due edizioni diverse)
Nel 2016 esce già la sua seconda silloge “Normani e visi d’arabi” (ediz. “Maurizio Vetri”).
Solo due anni dopo, nel 2018, esce già la sua terza raccolta “Donne a cavalcioni d’asino” (“Convivo editore”)
Nel 2022 esce la quarta raccolta “Mimose pudiche e rami d’ulivo” (“VJ” edizione).
E infine, nel 2025 pubblica una sua nuova silloge poetica dal titolo “Sacchi d’orzo e azzurri contorni“ (“Controluna” edizione).
Ecco la mia vera attuale motivazione di voler fare questa intervista con Sebastitano Impalà.
Per l’intero suo lavoro di bravo autore, prima di tutto un bravissimo poeta, sarà onorato con molti premi nazionali ed internazionali. Scrive per diversi blog letterari nazionali ed internazionali e spesso viene chiamato come giurato in premi letterari sia in lingua che in vernacolo. Come molti altri bravi poeti anche lui è tradotto in parecchie lingue, tra cui inglese, spagnolo, francese, danese, serbo, macedone e greco.
Con Sebastiano Impalà parleremo oggi delle questioni riguardanti la pace che deve inziare a reggere questo mondo, ed in quale modo lo spirito poetico, cioè lo spirito di uno scrittore e poeta contemporaneo, sarebbe in grado di incidere sulla gente in modo da intraprendere quelle strade che devono portare verso una Umanità bisognosa per nostri tempi, inanzi tutto per nostri figli e postumi.
B.Z.B.:
Introducendo in breve la sua biobibliografia, stimato Sebastiano Impalà, voglio iniziare il nostro colloquio chiedendoLe in quale misura, Lei come poeta e scrittore, crede che la Pace (con grande P) dipenda da noi scrittori, poeti, artisti , giornalisti in genere? In quale e con quali mezzi si può migliorare l’intero pianeta e trasformare quel mondo “dove ci sarà posto per tutti”, nonostante le provenienze e le diversità culturali, educative, tradizionali, linguistiche?
S.I..:
La pace è un problema dell’umanità intera e noi poeti ed artisti di ogni genere siamo responsabili di apportare nuovi concetti di vera fratellanza, pace sia con i nostri versi, sia attraverso la diffusione della bellezza. Il culto dell’estetica artistica potrà salvare l’intera umanità dal collasso ideologico in cui stiamo vivendo.
B.Z.B.:
Dopo tante raccolte poetiche di cui posso testimoniare anch’ io da sola avendo avuto il piacere di leggerle ( e non solo ma tradurre con grandissimo piacere le sue poesie nelle lingue con cui sto lavoravo da anni), ciò che mi fu presentato tramite social networks, fu la visione di un nuovo sforzo letterario e sempre in forma poetica con titolo “Sacchi d’orzo e azzurri contorni“. Sapendo benissimo che la sua vera e propria natura tratta la poesia come la quintessenza del suo spirito creativo, come mai arriva questa ispirazione, non direi nuova, perché anche è ovvio che un artista è quasi sempre poliedrico e non si ferma mai solo a una delle forme letterarie? Cosa si nasconde dietro questo titolo tanto poetico, ma abbastanza enigmatico per poter presagire, o indurre al contenuto vero del suo nuovo libro? Si tratta di eventi di fantasia, ovvero, come sempre nei suoi sforzi versatili, raccontare gli eventi vissuti e raccontati dal suo proprio punto di vista?
S.I.:
Questa è una nuova silloge poetica che nasce dalle mie esperienze quotidiane, dai miei amori e, soprattutto, dai miei viaggi dell’ultimo triennio. Amo follemente viaggiare, conoscere gente e culture diverse dalla mia. Mi piace addentrarmi nell’intimo tessuto sociale, confrontarmi con persone che parlano lingue diverse, che vivono secondo usi e costumi differenti dai miei. All’interno del libro si possono trovare anche alcune poesie più datate che, per questioni di scelta, ho voluto inserire per poter così amalgamare i miei concetti poetici e vitali.
B.Z.B.:
Secondo le mie cognizioni e l’intera educazione che ho ricevuto nella mia esistenza, per me la letteratura in genere porta con sé, voglio dire sottintende o un importantissimo messaggio che i lettori dovranno scoprire da soli o ci racconta gli eventi che si sono succeduti ma raccontati dai diversi testimoni che casalmente, o direttamente sono diventati veri partecipanti di alcuni eventi?. Cosa ci offre Sebastiano come lettura questa volta: messaggi importanti, o eventi già vissuti e spiegati dallo suo spirito esplorativo, percettivo, o visionario?
S.I.:
Io vi racconto la mia stessa vita, i miei sentimenti più profondi, il gusto della bellezza che ci circonda ma che spesso viene deturpata dall’ingordigia dell’uomo moderno. Vi parlo della nostra Terra, deturpata da inquinamento, ferita da guerre inutili causate da individui bramosi e poco inclini alla pace dell’umanità
B.Z.B.:
Per concludere questo nostro incontro virtuale dove abbiamo almeno tentato a spiegare ai lettori di un pubblico molto più ampio, cosa significa oggi, in questo periodo talvolta assurdo ma, molto spesso anche magico e pieno di miracoli, cosa Lei come poeta e scrittore del nostro tempo, testimone di tutto ciò che stiamo seguendo insieme, vorrebbe lasciare non solo come un avviso, ma come una grande e significativa lezione a tutti i suoi seguaci, lettori e pubblico?
S. I. :
Vorrei che ci incamminassimo verso un nuovo Umanesimo con l’uomo al centro del mondo, dove poter occupare il ruolo primordiale che gli spetta. Vorrei che la gente vivesse meno di apparenza e che fosse più istruita e che non ci fossero disuguaglianze sociali con pochi ricchi che comandano e molti poveri che muoiono letteralmente di fame. Spero non rimanga una sterile utopia!
Ti ringrazio, Biljana, per questa piacevolissima ed intensa intervista.