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Intervista con Mario Montella

9 min read

COMUNICATO STAMPA ELSEWHERE

Digital Release 28/11/25

Dopo essere stato anticipato in questi giorni dal formato fisico, il 28/11/25 esce sulle principali piattaforme digitali, ELSEWHERE, album del MARIO MONTELLA TRIO, edito su CD da Abeat Records e distribuito nei migliori negozi specializzati.

Per digital downloading, validità 30 giorni: ELSEWHERE

Per il disco fisico: https://www.abeatrecords.com/music/shop/elsewhere/

ELSEWHERE è il primo progetto del pianista e compositore Mario Montella, realizzato insieme a Gianfranco Coppola al contrabbasso e Giuseppe D’Alessandro alla batteria.

Nasce come un viaggio musicale “altrove”, fra paesaggi reali ed immaginari, si muove in uno spazio interiore in cui la musica è strumento di esplorazione emotiva e ricerca di equilibrio.

Il jazz diventa linguaggio libero, dal forte impatto lirico, capace di evocare ciò che non si può o non si sa dire, ma solo sentire. I tre, tutti provenienti da Napoli, si sono incontrati durante diversi percorsi musicali e subito si è creata una naturale sintonia che ha stimolato il titolare della formazione a coinvolgerli nel suo suono, sviluppando un linguaggio narrativo personale ed essenziale e privilegiando l’improvvisazione libera e totale, intrecciata ad un forte senso melodico. L’idea comune che ogni brano debba avere la fondamentale estensione improvvisativa permette nelle esibizioni live di reinventarsi e riproporre anche i brani scritti con nuove sfumature che esprimano il momento presente.

I prossimi concerti di ELSEWHERE saranno:

27.11.25 Le terrazze

22 – Pozzuoli (NA)

29.11.25 Museo CAM

Casoria (NA)

04.12.25 Teatro Sancarluccio – Napoli

05.12.25 Gloss – Sarno (SA)

06.12.25 Blue Turtle show case – Napoli

07.12.25 Safara – Benevento (BN)

di cui il 04.12.25 sarà la presentazione ufficiale.

“ELSEWHERE invita l’ascoltatore a perdersi e ritrovarsi altrove, dentro e fuori di sé.”

Mario Montella

Le sette tracce dell’album sono tutte firmate da Mario Montella e pensate come tappe di un percorso ”intimo e immaginifico”, con il singolare inserimento di un brano, al centro della lista, ‘non scritto’ ma frutto dell’ascolto reciproco nel trio e dell’ispirazione del momento.

Nel dettaglio: 01. Italy: in apertura del disco, è il primo altrove dove tutto origina e si fonde. Concreto e affettivo, una dichiarazione d’identità in completo interplay fra i musicisti.

02. Lunar: la ballad per eccellenza, mira al cielo, in sospensione tra luce e silenzio, con atmosfere rarefatte e contemplative. La melodia è dolce e semplice, ma articolata attraverso un libero fraseggio.

03. Las Vegas: introduce un cambio di ritmo e di energia, con colori più brillanti e un senso di movimento continuo. Come il lancio dei dadi o il tiro di roulette nell’emblema simbolico e folle dell’altrove jazzistico: l’America.

04. Habemus Papam: è un omaggio alla rinascita, totalmente improvvisato e unico, una creazione estemporanea che per sua natura non potrà più ripetersi uguale, ma sarà reinterpretata in modo diverso ad ogni concerto.

05. Ballad of Fairies and Witches: è una ballata sognante, una sorta di ninna nanna nord-europea ambientata in una foresta notturna, popolata da fate e streghe, dove realtà e fantasia si intrecciano. Il trio si abbandona a ritmi e suoni più Europei ed in questo caso, alla scoperta in un altrove più onirico.

06. Blue Sea: un ritorno al mare, al Mediterraneo, come simbolo di origine, di respiro e di ritorno. Sul confine tra lirismo e musica popolare americana, il ritmo latino predomina in un vortice di passionalità strumentale, caratterizzata da continui scambi e libere improvvisazioni.

07. My Laura: in chiusura dell’album, è un viaggio interiore, una dedica d’amore, un dialogo silenzioso tra affetto, ricordo e introspezione. L’altrove, qui, è immaginato in una persona.

Formazione: Mario Montella – piano

Gianfranco Coppola – contrabbasso

Giuseppe D’Alessandro – batteria

Registrato, mixato e masterizzato da Stefano Amerio @Artesuono Recording Studios di Cavalicco (UD) il 09/05/2025 Foto di copertina: Ernesto Greco Altre foto: Luca D’Agostino Design di Marina Barbensi Prodotto da Mario Montella Trio per Abeat Records

Intervista

Davide

Buongiorno Mario. Un’artista sensibile è di solito una persona dalle innumerevoli sfaccettature a cui piace conoscere e scoprire nuove cose e provarcisi, che vive la propria arte in modo diverso secondo i periodi della sua vita. A che punto “Elsewhere” arriva del tuo percorso musicale e come lo sviluppa e riassume?

Mario

Buongiorno Davide, Elsewhere non è arrivato sicuramente all’improvviso. È il frutto di tanto lavoro e studio fatto in passato e che attendeva la scintilla per poter esplodere. L’album arriva in un momento della mia vita artistica in cui mi ero rimesso in discussione fortemente e, stranamente, direi quasi magicamente, mi ha lasciato dentro delle fortissime emozioni che segnano in me tuttora un nuovo inizio. L’ho aspettato tanto quest’album, ma ora ho come la sensazione di aver ricevuto un reset energetico, dunque, ho già voglia di lavorare su altri nuovi brani.

Davide

Un viaggio tra gli “altrove”, reali e immaginari, che tuttavia nasce qui in Italia (“Italy”) e nel Mediterraneo (“Blue Sea”) con una una dichiarazione d’identità. Come si incontrano in “Elsewhere” l’Italia e il Mediterraneo con l’altrove americano in cui peraltro il jazz si è originato (“Las Vegas”), attraverso quali sintesi e peculiarità da te considerate e trattate proprio con queste tre composizioni?

Mario

Quando suono questi brani sento un senso di appartenenza, una radice comune tra l’Italia e l’America. Sento le tradizioni mescolarsi, in Italy sento la filmografia italiana, le vespe, le 500, i soldati americani, i colori… in Las Vegas le luci, il gioco, l’eccesso, il jazz. Mentre li suono avverto e cerco di esprimere che fra il nostro mondo e quello d’oltre oceano esistono elementi comuni, tra cui le persone, i miti, il cinema e soprattutto il mare… il mare blu.

Davide

Come è nato il trio con Coppola e D’Alessandro e in che modo avete condiviso questo viaggio verso un altrove musicale ideale?

Mario

Ci siamo conosciuti suonando con altri musicisti. Li ho cercati a lungo, ma quando ci siamo incontrati è stato subito interplay. Sono dei musicisti bravissimi, eccellenti, empatici e tutti noi del trio amiamo la libera improvvisazione.

Davide

Il trio jazz è generalmente costituito dalla classica formazione che comprende pianoforte, contrabbasso e batteria. In “Elsewhere” avete avuto qualche riferimento ideale in qualche trio jazz del passato?

Mario

Non in particolare, a me personalmente mi ha fatto sempre impazzire il trio di Jarrett.

Davide

Il critico musicale Ralph Waldo Ellison scrisse che, per improvvisare, il jazzista deve perdere la propria identità mentre la trova. “Habemus Papa”, collocata proprio a metà del vostro viaggio musicale, è una composizione estemporanea che continuerà ad essere improvvisata senza mai ripetersi uguale nel corso dei vostri concerti. Questa sua centralità nel disco mi è parso come un momento di riaccordatura dell’ascolto reciproco e delle diverse sensibilità. Come lo avete inteso voi e come lo continuerete dal vivo?

Mario

Noi amiamo la libera improvvisazione, crediamo che le energie delle persone e della musica possano, di volta in volta, mescolarsi e modellarsi rispetto al momento, all’ambiente, alle sinergie fra i musicisti e al pubblico. Noi intendiamo la libera improvvisazione come un mettere da parte “sgomberare” la mente e l’anima da tutto ciò che si è sedimentato all’interno di noi stessi; fare spazio tra le pregresse nozioni, limiti, ascolti, influenze ed ascoltare il silenzio del momento in cui decidiamo di suonare in questo modo. Ciò che avverrà è una incognita. Habemus Papam nasce così.

Siamo andati in sala con l’idea di farlo e l’abbiamo registrata… buona la prima! Poi l’abbiamo chiamata così perché in quei giorni di maggio avevano da poco eletto il nuovo Papa e noi … abbiamo approfittato dell’occasione per attribuire a quel momento una rinascita interiore e musicale. Quando suoneremo dal vivo questo brano, ovviamente, non sarà mai uguale e muterà a seconda delle emozioni che proveremo nell’ambiente in cui lo suoneremo, sperando di sgomberare il più possibile.

Davide

Tra gli altrove c’è anche una sorta di ninna nanna nordica. Marguerite Yourcenar scrisse che sembra esserci nell’uomo, come negli uccelli, un bisogno di migrazione, una vitale necessità di sentirsi altrove. D’altro canto “la musica è spesso l’arte di muoversi restando fermi (B. Eno)”. In che modo la musica di “Elsewhere” ha rappresentato un vostro viaggio ideale, da quale partenza verso quale conclusione anche imprevista all’inizio?

Mario

Si, senza questa ninna nanna, probabilmente, Elsewhere non sarebbe ancora concluso. È l’ultimo brano da me composto. Si è composto da solo, mentre lo suonavo la prima volta la mia mente andava in questa foresta nord europea di notte, tra fuochi fatui streghe e fate. Ho percepito subito delle vibes gotiche in questo brano, delle sensazioni fortissime come se celassero un segreto magico. Al contempo ha segnato il punto di chiusura del lavoro, nel senso che mi ha convinto a registrare l’album. Probabilmente, questo brano è anche il mio preferito.

Davide

La musica sta attraversando cambiamenti importanti, sia nell’ascolto e fruizione, sia nel crearne conseguentemente e diffonderne, per altro in modi sempre più personalizzati per mezzo dell’intelligenza artificiale, il tutto dunque a motivo di tecnologie elettroniche e computazionali che per altro consentono di “fare musica” e sintesi vocali anche a chi non conosce la musica e non sa suonare neanche uno strumento musicale, né cantare. Cosa ne pensate di questi cambiamenti in corso che sollevano questioni sulla creatività e sul ruolo degli artisti umani?

Mario

Penso che la tecnologia sia un buon supporto se usata correttamente. Qualora si dovesse abusare degli strumenti che ci vengono offerti, così come ogni eccesso, sicuramente potrebbe appiattire la creatività dei più. È un discorso complesso e secondo me non può essere generalizzato e rapportato a tutte le persone in modo uguale.

Davide

La musicoterapeuta Marzia De Rold afferma che la “musica è creazione e incarnazione, crea, dà voce e vita. Traccia i confini senza porre limiti alle possibilità. È Parola senza essere parola, è creazione libera, è volontà di essere e di esserci”. Cos’è per te la musica, in particolare quella jazz? Che cosa provi nel suonarla e nel crearne?

Mario

Per me la musica è contatto. A volte rappresenta un collegamento con me stesso, con quello più profondo, altre è un contatto con il mondo esteriore. Quando suono e sto bene con la musica sento una specie di forte confidenza e quando c’è questo feeling il mio scopo è cercare attimi di luce sonora. Questa luce sonora che possiamo chiamare melodia, canto, frammento lirico etc. mi piace cercarla nella improvvisazione. Mi piace cercare il contatto con quello che c’è il quel momento. Questo per me è il vero jazz, a parte linguaggio, tradizione e storia.

Davide

Cosa seguirà?

Mario

Seguirà presto un nuovo album questo è sicuro. Elsewhere è stata un’esperienza molto bella anche se arrivata un po’ in ritardo, ma va bene così.

Davide

Grazie e à suivre…

 

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