Luigi Martinale Quartet
with Orchestra da Camera Conservatorio Ghedini di Cuneo
feat. Stefano Cocco Catini
INVISIBLE CITIES

Una parte del meglio della scena jazz europea viene a costituire il Martinale quartet, nella classicissima configurazione, pianoforte, contrabbasso, batteria e sax. Accanto una classica orchestra d’archi, diretta dal maestro Bruno Mosso. Le composizioni sono tutte originali di Lugi Martinale ispirato dalla lettura di “Le Città Invisibili”, una raccolta di racconti, scritti da Italo Calvino, pubblicati nel 1972. Marco Polo descrive all’imperatore Kublai Kan i suoi viaggi attraverso città che sono reali soltanto in una memoria alterata da suggestioni e incanto per qualcosa che forse non è mai esistito. Il disco perciò è un originale crossover tra musica classica e jazz, con sonorità curate, ariose, dal forte impatto lirico, impreziosite dal linguaggio improvvisativo degli straordinari interpreti. Una operazione di grande classe, dal suono rifinito e con arrangiamenti originali e di grande impatto.
https://www.abeatrecords.com/music/shop/invisible-cities/
Artists
Cocco Cantini – tenor and soprano sax
violins:
Madeddu Luca
Anna Peano
Elena Ghione
Enrica Bergalla
Elisa Monetto
Martina Cosmello
Enrica Ottobrino
Luca Costantino
violas:
Marta Botta
Marcella Scalvini
Rossana Prandi
cellos:
Tommaso Cavallo
Sofia Artioli
Veronica Gnola, flute
Sara Barroero, clarinet
Maddalena Donini, french horn

Intervista
Davide
Buongiorno Luigi. I tuoi ultimi lavori, se non sbaglio, risalgono al 2016 / 2017 (“Caruso: Jazzin’ Italian Standards” e “Il valzer di Sofia”. Come nasce “Invisible Cities” e come si colloca, tra evoluzioni e continuità, rispetto alla tua precedente discografia? Come riassume tutto il tuo lavoro fino ad oggi e cosa mette a fuoco del tuo attuale momento artistico e per il futuro?
Luigi
Buongiorno Davide, in realtà ci sono state altre produzioni, eccole:
Luigi Martinale Trio: MercJ, feat. Michel Molines and Zaza Desiderio (Abeat – 2019)
Luigi Martinale Trio, Claudio Fenoglio, Coro di Voci Bianche del Teatro Regio e del Conservatorio “G. Verdi” di Torino: Sundials’ Time (Abeat – 2018)
Luigi Martinale Quartet, feat Cocco Cantini, Yuri Goloubev, Zaza Desiderio and Classwing Ensemble: Songs Not Words (Abeat – 2021)
Invisible Cities è il naturale proseguimento di Songs Not Words: ora
il gruppo classico si è allargato, raggiungendo 16 musicisti, mentre il Quartetto è la roccia, solida, che esiste da 10 anni. L’evoluzione sta nella scrittura, nel lavoro sui dettagli e sulle forme compositive, cercando un’interazione sempre più stretta e dialogante tra le due formazioni. Mentre il mio lavoro fino ad oggi, diciamo la continuità di pensiero è la ricerca della melodia, una ricerca continua di semplicità ed essenzialità.
Davide
Alla base de “Le Città Invisibili”, da parte di Calvino, c’era l’intenzione di rifare il Milione di Marco Polo attraverso cui riflettere sul ruolo delle megalopoli moderne. Cosa in particolare ti ha colpito del romanzo di Calvino per poi distillarlo e ri-raccontarlo in musica, attraverso quali tue riflessioni e quale tua successione di brani, che pure non implichino come già nel romanzo, una sequenzialità? Che tipo di viaggio è stato il tuo, da cosa verso cosa?
Luigi
Quello di Calvino, in questo suo capolavoro, non è un romanzo, bensì una serie di racconti. Il linguaggio di Italo Calvino è sempre denso, ogni parola è scelta con cura e ogni frase è tornita nell’acciaio. Quando compongo cerco la massima densità di significato con il minor numero di note. Ho imparato a sottrarre e lasciare soltanto ciò che ritengo strettamente necessario. I racconti de Le Città Invisibili sono molto brevi, ma scolpiti nella pietra e nulla va sprecato. Ecco, ho cercato di seguire questo modo di lavorare anche nella composizione.
L’immaginifico viaggio di Calvino mi ha spinto a viaggiare attraverso mondi sonori prima invisibili, oggi più definiti e chiari.
Davide
“Le città invisibili” è stato scritto a Torino, per Calvino città rivelatasi luogo ideale per la sua scrittura. Torino ha avuto anche per te una qualche influenza sulla tua musica, nella composizione di queste pagine in particolare?
Luigi
Ho abitato a Torino e ci vado spesso, ma quando compongo l’influenza può arrivare da situazioni, luoghi della mente, non necessariamente geografici.
Davide
Il connubio tra Calvino e l’architettura si ritrova nello sviluppo di molti spunti architettonici che si possono trovare nelle sue opere. È opinione diffusa che la musica e l’architettura siano discipline strettamente collegate, tant’è che l’architettura viene a volte definita musica pietrificata e, a sua volta, la musica come creatrice di architetture nella mente.
C’è un connubio anche tra la tua musica di “Invisible Cities” e l’architettura e quale?
Luigi
Condivido il pensiero e mi ci ritrovo in questo mio ultimo lavoro. Amo lavorare sulle architetture, che in musica chiamiamo strutture o forme. E mi piace inventarne di nuove o usare quelle della tradizione jazzistica. In alcuni casi ho elaborato forme che potessero rispecchiare il modo con cui Calvino argomenta e arrivare a definire un concetto. Tutto potrebbe essere spiegabile, ma non scrivendo qui. Con una seduta di ascolto finalizzata all’analisi dei brani e un parallelo con la struttura di alcuni racconti sarebbe più facile.
Davide
Come è stato lavorare con Yuri Goloudev, Zaza Desiderio e Stefano Cocco Cantini, quindi con l’Orchestra da Camera del Conservatorio Ghedini di Cuneo? Che tipo di esperienza è stata per te combinare il tuo quartetto ai colori più estesi di una orchestra da camera, quindi tra il classico e il jazz?
Luigi
Lavorare con i musicisti del mio quartetto è stimolante, anzi una vera sfida: la loro creatività porta la musica a livelli che mi stupiscono ogni volta.
Il mondo classico necessita di una scrittura che non lascia nulla al caso, ogni suono, ogni frase, devono essere totalmente previsti dal compositore che in sede di prova avrà la possibilità di richiedere agli orchestrali una pronuncia, un portamento, un certo modo di stare sul tempo. L’obiettivo finale era far interagire le due realtà, renderle dialoganti e dinamiche.
Davide
Il disegno della copertina, “Città aerea” di Marina Barbensi, mi ha ricordato molto le meravigliose sculture filiformi di Fausto Melotti, esili e poetiche architetture che raccontano di luoghi invisibili all’occhio umano, o quelle di Giacometti, realizzate in un periodo in cui al centro della loro arte vi era l’uomo insoddisfatto e fragile, con le sue continue e angosciose indagini sul mondo e se stesso, e in cui a riempire la scena non era più il volume dell’opera ma soprattutto quel vuoto che si forma attorno ad essa. Come è nata questa copertina e cosa introduce in particolare di “Invisible cities”?
Luigi
Non ho scelto io l’opera di Chiara Crepaldi, che Marina Barbensi ha scelto per la copertina. Però sono stato subito entusiasta quando mi è stata proposta. Spero di vederla presto perché la scultura è tridimensionale, per cui la rappresentazione bidimensionale non rende mai giustizia.
Davide
Quanto è importante che esistano ancora case discografiche e discografici che investano nella qualità della musica (solida, aggiungerei, visto il dilagare di quella liquida) come la Abeat Records e come Mario Caccia?
Luigi
Non è solo importante, è un’azione eroica. Molti sostengono essere un’azione anacronistica, forse hanno ragione. L’oggetto fisico però rimane, come un libro. Ogni contenuto “liquido” sappiamo essere fruito con velocità, senza sforzo: e questo è il suo limite, perché scorre via in fretta e rischia di non lasciare traccia. I contenuti liquidi sono adatti ad un uso mordi e fuggi (e dimentica); l’arte ha ancora bisogno di altri canali di fruizione.
Davide
«Anche le città credono d’essere opera della mente o del caso, ma né l’una né l’altro bastano a tener su le loro mura. D’una città non godi le sette o settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda.» Così Italo Calvino. Avevi delle domande in particolare all’inizio di questo lavoro e, completandolo, hai ora trovate delle risposte, innanzi tutto legate al meraviglioso mondo della musica?
Luigi
Quando mi siedo al pianoforte, al pari di uno scrittore che trova davanti a sé un foglio bianco, ho un enorme spazio vuoto di fronte. Dopo alcuni mesi mi giro indietro e posso ascoltare quello spazio, ormai fitto di pensieri musicali, Queste sono le risposte che trovo.
Davide
Cosa seguirà?
Luigi
Un altro spazio vuoto quando mi siederò di nuovo al pianoforte, in attesa delle risposte.
Davide
Grazie e à suivre…
Luigi
MERCJ (cit.)
Luigi Martinale Trio: MercJ, feat. Michel Molines and Zaza Desiderio (Abeat – 2019)