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Essere scrittori oggi è una grande responsabilità, ma anche un grande rischio

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MR MILICA JEFTIMIJEVIĆ LILIC, poetessa, critica letteraria, narratrice, pedagoga

Mr Milica Lilić e io, come la maggior parte delle nostre amicizie di oggi, ci siamo conosciute nel mondo della creazione poetica. Molti anni fa, quando Facebook era ancora un social network per socializzare in modo onesto e molto serio con persone che sceglievamo principalmente per professione, interessi e ispirazioni simili. Un giorno, nel mio diario è apparsa una poesia eccezionale che ha attirato in modo particolare la mia attenzione e che ho subito voluto mostrare ai miei colleghi di altre zone linguistiche. Abbiamo stretto un’amicizia virtuale non solo per poter elogiare la sua poesia, ma anche per chiederle se le sarebbe piaciuto presentare quei versi al pubblico italiano e ai poeti con cui avevo collaborato in quel Paese già da parecchi anni. E il titolo stesso di versi, “POESIA“, in cui lei si personifica sia nel titolo che in ogni parola dell’intero canto, rivelando la sua natura e quindi lo spirito creativo di una poetessa contemporanea, mi ha affascinato, e credo anche a tutti i lettori, quando l’avevo  proposta sia al pubblico italiano, che a quello macedone, più tardi anche francese. Pertanto, tutta la nostra amicizia, fino ad oggi, è sullo spirito di quella prima poesia, grazie alla quale abbiamo iniziato la nostra prima e infinitamente lunga conversazione che continua ancora oggi. Perché chiunque intraprenda una volta il cammino scelto della creazione letteraria, non ci sarà né forza né strumento che possa distoglierlo da quella strada, e per questo sono riconoscente alla sua straordinaria natura per aver accettato la mia amicizia, sebbene non mi abbia mai visto né sentito in vita sua. Che si trattava di una viaggiatrice molto tenace e forte su quel cammino della creazione che sarà confermato dalla sua vastissima opera creativa (in totale 34 libri pubblicati) elencata nelle informazioni biografiche di seguito.

A quel tempo, avevo già collaborato ampiamente con la rivista elettronica BombaGiù, il cui proprietario e caporedattore Antonio Restivo aveva aperto a molti creatori di tutti i livelli le proprie possibilità creative e di far scoprire al mondo numerosi autori di valore, alcuni  provenienti anche da queste regioni balcaniche. La circostanza più felice di tutta questa collaborazione è stata la possibilità di utilizzare le loro pagine senza alcun contributo finanziario, il che è stato un altro grande sollievo per noi, considerando ciò che le ex repubbliche jugoslave hanno dovuto lottare per raggiungere la propria indipendenza. Così, grazie a loro e agli autori che si sono impegnati a mostrare al mondo che abbiamo qualcosa da presentare al di là dei nostri Balcani, sono riuscita a instaurare una collaborazione straordinariamente fruttuosa. E non solo presentando i nostri autori lì, ma anche conoscendo numerosi autori di valore provenienti dal mondo italofono, e anche oltre, per consentirne la lettura qui traducendoli in macedone o serbo. Talvolta, è vero, anche in lingua francese, se gli autori stessi mostravano l’interesse.

I risultati di questi anni di collaborazione amichevole e sincera hanno dato i loro frutti sotto forma di raccolte di poesie pubblicate, vincite di vari premi, partecipazione a concorsi dove siamo riusciti a ricevere non solo elogi, ma spesso premi di alto livello.

Subito dopo aver ricevuto il consenso di Mr Milica Lilić, la nostra amicizia non fece che crescere e diffondersi tra tutte le conoscenze acquisite in precedenza o durante quel periodo. Giorni di splendida e fruttuosa cooperazione riempirono il nostro tempo ancora incerto perché in stati divisi e già separati, dove la lingua serba, un tempo lingua di unificazione nazionale di tutti i popoli della nostra ex grande patria comune, la Jugoslavia, giocò un ruolo chiave.

La sfida che per me è stata così splendidamente accolta da questa amicizia inaspettata, ma preziosissima, è diventata per me una motivazione a fare qualcosa di più concreto per i nostri poeti e scrittori, ma anche per artisti in genere (pittori, musicisti, talvolta anche figure politiche d’allora). E presentare la poesia di Milica in quei momenti hanno assunto persino la forma di una bellissima sfida:  fino a che punto sarei riuscita a renderla in italiano, e poi in francese (non era esclusa nemmeno una traduzione in macedone), così attraente come lo era per me, e mi ha trascinata nel mondo delle traduzioni di un’espressione poetica speciale, che era, e lo è senza nessun dubbito la sua.

Mr Milica Jevtimijević Lilić è anche autrice di racconti straordinari, ma è ricordata soprattutto tra numerosi poeti e scrittori come autrice di recensioni, per un totale di 34 libri di poesia, saggi e prosa. La sua ricca produzione creativa può essere testimoniata da numerosi autori ai quali ha aperto le porte della creazione con il suo spirito inesauribile, incoraggiandoli con le sue parole e le sue attività, soprattutto durante il periodo in cui ha ricoperto la carica di Vicepresidente dell’Associazione degli scrittori serbi.

Mr Milica Jeftimijević Lilić, sapendo tutto ciò che abbiamo detto su di essa in questa corta, ma sufficente significativa intervista, in modo meritevole  è fruente di tantissimi premi, come nazionali, cosi internazionali, fatti che affermano sua grande qualità come scrittrice e pedagoga in genere.

 L’ispirazione per quest’ultima conversazione con lei è ancora una volta l’occasione straordinaria, la pubblicazione della sua ultima raccolta di poesie in italiano, “Balkan Rhapsody”, edita da Besa & Muci – alla cui preparazione hanno partecipato due poetesse altrettanto straordinarie, Claudia Piccinno (con la sua traduzione in italiano) ed Elisabetta Bagli (con la recensore della raccolta)

B.Z.B.:

Dato che mi rivolgo a una scrittrice  così professionale e versatile creatrice  di numerose opere (dalla critica alle raccolte di poesie, dai racconti alle recensioni), devo prima di tutto chiederti come si sente, in quanto scrittrice di professione, in questo secolo, come dice lei stessa in una delle sue raccolte di saggi critici “Esuberanza del Logos nel mondo” (“Logosno preobilije sveta” (pubblicata da Književni esnaf – 2021)? Cosa pensa lei che si dovrebbe fare, se ne avesse la possibilità, per bilanciare questo spazio in cui tutti coloro che affermano di essere impegnati nella sua professione, ovvero la scrittura professionale, si sentiranno sufficientemente responsabili,  sufficientemente desiderati e ricercati dal pubblico dei lettori in genere?

M.J.L.:

La responsabilità è molto importante in qualsiasi lavoro, e in questo soprattutto per la natura dell’attività in cui ti rivolgi ad altri che possono accettare le tue idee, adottarle e applicarle nella loro vita. Sono una persona molto responsabile per natura, e questo mi facilita le cose perché non devo impegnarmi in modo particolare. In realtà, è radicato nell’amore che provo per la creatività, nelle persone e nella vita stessa, nel desiderio di migliorare il mio lavoro, di aprire la strada ai lettori verso gli strati più profondi del scritto, che si tratti di poesia, prosa o critica, dietro i quali, per natura, si cela la personalità dell’autrice e ciò che lo è in realtà. La sua comprensione della vita come un segreto che deve essere compreso e reso più evidente attraverso la creatività. In breve, migliorare il mondo affinché sia ​​un posto migliore, dove non ci sia mai più spazio per così tanta violenza, sofferenza,  odio o invidia.

Siamo testimoni che, dell’epoca in cui viviamo, così tanto non va bene, che il sistema di valori tradizionali racchiuso nell’antico concetto di kalokagathia, l’unità del bello e del buono, sta crollando. E l’uomo, in quanto essere umano, ha un bisogno costante di provare questi sentimenti, di nutrirsene e di esercitarli. Tuttavia, il predominio della negatività fa sì che l’uomo si senta svalutato, alienato. La letteratura è quindi un campo infinito in cui tutto questo continua a fiorire, in cui lo scrittore può incoraggiare, per offrire una versione della vita più umana e significativa, anche se sembra un’utopia. Tutto è più accettabile della distopia che viene impostata e in cui si è realizzato il principio di Hobbes secondo cui (Homo homini lupus est) l’uomo è un lupo per l’uomo.

B.Z.B.:

Nonostante tutto e tutti i nostri sforzi, che ci piaccia o no, dobbiamo concludere che la lettura è diventata una disciplina molto rara, e che (almeno io personalmente ne ho questa impressione) abbiamo bisogno di ricreare di nuovo, cioè di far rinascere quella bella abitudine di amare la lettura, amare leggere. Di iniziare a riscoprire, soprattutto tra i giovani, oppressi dalle conquiste tecniche e tecnologiche  moderne, l’amore per la lettura. La lettura, come disciplina speciale, come esercizio mentale, come necessità non solo di ampliare molte conoscenze, ma anche di ampliare il vocabolario personale, affinché il discorso e la conversazione tra le persone possano tornare a essere ciò che erano un tempo, almeno per le nostre generazioni: qualcosa di molto attraente, istruttivo e significativo per la crescita spirituale per ognuno di noi?

In questo contesto, ci racconti come ha vissuto i momenti della lettura della sua ultima raccolta di poesie davanti a un pubblico italiano, cui l’inaugurazione ha avuto luogo il 17 maggio di quest’anno? Qual è l’atteggiamento del pubblico italiano in generale nei confronti della letteratura e in particolare nei confronti della poesia che lei stessa aveva presentato?

M.J.L.:

Leggere è una benedizione, la mia personalità si è formata leggendo classici e adottando modelli di comportamento e obiettivi che le opere della grande letteratura hanno avviato. Ieri alla 68ª Fiera Internazionale del Libro di Belgrado, ho visto così tanti giovani acquistare libri e questo mi ha reso davvero felice. Una persona deve tornare alla sua essenza, e questa è la spiritualità. Tecnologie che la cultura imposta dei selfie e dell’auto-adorazione non può offuscare a lungo la vista. I più consapevoli, prima o poi, vedranno la trappola. Il punto è uscire da sé stessi, addentrarsi nell’infinito campo di bellezza e valore che la letteratura porta con sé e smettere di guardarsi narcisisticamente, perché lì s’ incontrerà il vuoto, un abisso in cui non si può che sprofondare. Il fatto è che le persone leggono meno perché richiede pazienza, staticità e la società ha imposto il dinamismo. Le tecnologie affermano la forma breve, l’informazione e l’immagine, ed è lì che tutto inizia e finisce, ma l’anima umana è immensa e cerca di essere riempita di contenuti autentici. Quando questi mancano, le persone ricorrono alla droga o ad altri vizi, per annegare l’energia che porta inquietudine da qualche parte, ma tutto questo offre solo un conforto momentaneo, e sprofondano di nuovo nel nulla. E dopo aver letto un libro prezioso, ci si riempie di beatitudine e calma che rinnovano il proprio essere, si è più ricchi e completi. Nella mia giovinezza ho letto grandi scrittori italici, mondani e macedoni che ammiravo e sono loro grato per ciò che della loro genialità rimane nella mia anima.

Per quanto riguarda la mia poesia e l’accoglienza da parte del pubblico italiano, sono molto soddisfatto, perché reagiscono emotivamente, mi mostrano che l’anima è universale e che ci riconosciamo a vicenda. Una filosofa italiana una volta mi ha detto di percepire il mio mondo come se fosse il suo, il che mi ha reso molto felice perché conferma la mia idea che siamo tutti uguali, indipendentemente dalle differenze formali. Inoltre, gli organizzatori delle promozioni, la Biblioteca di Letteratura Contemporanea, il Teatro Castelmaggiore e la libreria dove si sono svolte le promozioni, trasmesse in diretta su Facebook, hanno coinvolto attori che hanno letto i testi accompagnati dalla musica, il che ha certamente contribuito alla loro esperienza completa. L’attore Renato Balestra ha interpretato i miei testi con grande emozione, così come Claudia Piccinno, e attraverso un’intervista abbiamo parlato di tutti gli aspetti della poesia contemporanea. Sono grata anche a Claudia Piccinno per questo. Si sono anche instaurati contatti con colleghi italiani il cui lavoro è un’opportunità di nuova conoscenza. Non vedo l’ora di incontrare Esther CecereCinccia Demi e il pittore Maurizio Caruso, che ha dipinto Branko Radičević e Kočo Racin con la tecnica acrilica.

B.Z.B.:

Leggendo la sua ampia biografia, scopriamo che si è dedicata all’attività pedagogica per molti anni, che ha lavorato anche nei media, il che significa che ha avuto a disposizione uno spazio molto ampio per creare quelle opportunità che oggi, proprio a causa del grande progresso tecnologico, a volte sembrano inaccessibili a molti. E avrebbe potuto agire con i suoi metodi pedagogici in modo molto più ampio e versatile. Lei personalmente  non ne ha anche quella impressione che l’accesso ai media e il diritto di parlare apertamente di tutte le questioni che più interessano i giovani (perché sono la luce che dovrebbe guidarci domani), in parte a causa della privatizzazione dei media pubblici, sia diventato un grande privilegio solo per gli “eletti”? O un privilegio solo per coloro che possono permettersi di aprire uno spazio in cui parlare apertamente di tutto, comprese le loro esigenze specifiche di impegnarsi in una professione.

M.J.L.:

La mia prima scelta è stata quella di diventare professoressa, sono docente di letteratura e lingue per formazione, e sono stata molto felice di fare quel lavoro. Oggi sono in contatto con molti dei miei studenti, con i quali ho un rapporto affettivo. Molti di loro si dedicano alla scrittura. Ho messo tutta me stessa in quel lavoro, non appena entravo in classe, si risvegliavano in me emozioni per gli studenti, che volevo educare e aiutare a trovare se stessi. Di recente, uno di loro mi ha detto di aver imparato da me non solo i contenuti del corso, ma anche lo stile di abbigliamento, il comportamento, la posizione e ciò a cui non pensavo consapevolmente, che fa tutto parte del processo educativo. L’amore dà sempre risultati, quando si porta emozione e sincerità in ciò che si fa, tutto è facilmente realizzabile.

Purtroppo, i media sono un argomento difficile, quando ne facevo parte, le cose erano più chiare e pulite. Ci siamo impegnati per la verità e per sensibilizzare, coltivando lettori o spettatori. Oggi è tutto il contrario, l’obiettivo è attirare quanta più attenzione possibile e il metodo non è scelto, ed è per questo che scandali e volgarità sono venuti alla ribalta. Il loro scopo non è più quello di illuminare, ma di ottundere coloro che diventano solo la massa necessaria per determinati scopi. Questa è un’influenza dannosa di vasta portata. Si è verificata una svolta fatale nella direzione sbagliata. Speriamo che l’intelletto dei giovani riconosca le insidie ​​e le eviti.

B.Z.B.:

Infine, vorrei chiederle, come educatore e come persona che vive questo secolo molto spesso stressante, qual è il suo atteggiamento nei confronti dell’Intelligenza Artificiale di cui si parla tanto e che, come anche noi stessi già sentiamo e vediamo, contribuisce a creare inutili problemi, non solo personali ma anche collettivi?

M.J.L.:

L’intelligenza artificiale ha due facce, come ogni altra cosa, una buona e una cattiva. Un buon servitore e un cattivo padrone se lasciato libero di fare ciò che vuole.

Grazie mille per aver apprezzato il mio lavoro e per l’opportunità di presentare il mio punto di vista sui tempi in cui viviamo a un pubblico più vasto, non solo serbo, ma anche quello italiano.

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