
«Ove fosse generale la persuasione che il protezionismo è un male per il paese stesso che l’adotta e non solo per gli altri, e che, se mai, l’unico vantaggio che possa (non è detto che debba) derivarne è la diminuzione delle tariffe degli altri paesi; quando soprattutto si comprendesse che il danno delle tariffe protettive altrui sta solo nella conseguente diminuzione degli scambi, e che erigendo per conto nostro ulteriori barriere doganali corriamo il rischio di non ottenere che una ulteriore diminuzione di scambi da aggiungersi a quella già esistente: allora non dubito che molti andrebbero più guardinghi nell’esaltar l’uso di quest’arma a doppio taglio» [1904] [Gli americani non studiano, non studiano, non studiano]
L’origine etimologica del termine «canone», non è affatto sacrale. Il κανών -όνος (der. di κάννα «canna») è il regolo degli artigiani micenei, ricordato dall’epica proto-“omerica”. Le religioni – come certa «poesia» orfica contemporanea – riuscirono a fare la magia: trans-formare l’artigianato in diritto, il regolo in regola. Eusebio di Cesarea si mantiene nella letteratura, con le sue tavole canoniche. Il diritto romano non conosce il concetto di «canone» (nel Codice Teodosiano, canon significa l’ordinamento dei tributi in natura delle province, cioè il canon frumentarius o, nello ius civile, il canone di locazione). La Chiesa, col suo Stato Pontificio, iniziò molto tardi a contrapporre il suo «canon» ai νόμοι dell’autorità civile: il diritto canonico fu, e rimane, il diritto di uno stato nazionale estero, recepito in Italia dal diritto ecclesiastico. La letteratura religiosa si è impossessata, intersecandoli, dei concetti di «canone» e «tradizione»: la letteratura laica acquisì le due denominazioni da Dante, e non le mollò fino al XX, col collasso dis-sacrante del moderno nel tardo-moderno (moltissimi elegiaci, nel XXI, non si sono ancora accorti del cambio di «paradigma», e continuano, imperterriti a scrivere come Luzi). Quindi la giurisprudenza è innocente; rea con-fessa è la letteratura italiana, che mutua dal diritto canonico dello Stato Pontificio, con il suo Papa Re e i suoi cardinali, le due nozioni di «canone» e «tradizione», e tutto il suo strumentario/armamentario. Le infinite discussioni su «canone» e «tradizione» non si sono mai sviluppate, autoctonamente, all’estero: l’Italia, col suo Stato Pontificio, è canonica. L’unica soluzione è espugnare lo Stato Pontificio italiano dell’arte, che non esiste, e crede di esistere. Io sono andato, sin dal 2005, con le «[…] cesoie a tagliare il filo spinato del «canone» e della «Tradizione» […]». Peccato che, sapper, guastatore, mi sono accorto che l’esercito, alle mie spalle, che doveva attaccare le trincee nemiche, si era dissolto: molti facendo i loro affaracci, moltissimi compra-venduti dai Pontifici, molti vaticinando da giornalini di quartiere. Il sapper, sotto la mira dei cecchini e in missione suicida, si è stufato di attendere un esercito di bersaglieri inesistenti, ha strisciato sotto i cavalli di frisia, è rientrato miracolosamente in trincea, e da lì, lancia concioni interventiste e bombe a mano su Pontifici e bersaglieri (che mi sembrano la medesima cosa, come avvenne nella realtà storica). Io non ho nessuna intenzione di sacrificarmi contro l’esercito Pontificio o contro l’esercito Savoia: qui gli austriaci sono peggio dei Borboni, e i Savoia potrebbero essere peggio dei Pontifici. Tiro una bomba a mano sulla trincea nemica e una bomba a mano sulla trincea amica. Per sicurezza. Più danni faccio, in Italia, meglio è: è il tardomodernismo interventista. Per usare un topo della sfera economica, direi che […] nella borsa valori della poesia italiana novecentesca e post […], col fallimento della Lehman, non è rimasto nessun valore (nemmeno il mio: in fondo l’anti-canone è un canone dell’anti-canone, ad infinitum). Ascoltando l’austriaco/amerikano, io bombarderei Mosca, usando come bombe i muli della Giulia. Penso che i russi, con Trump arroccato dietro a una nuova dottrina Monroe, ci metteranno venti minuti a farci il mulo.