“Questioni Di Pensiero”
Da Threegonos – Modern Jazz Unity

Disponibile Su Tutte Le piattaforme Digitali dal 29 Luglio 2025
Etichetta: MIA Progetto Musica – Collana Millenium Music
Distribuzione Fisica: Giara Edizioni Musicali / Digitale: Distrokid
THREEGONOS – Modern Jazz Unity: Esce Il Nuovo Album
Un viaggio sonoro senza confini tra jazz moderno e influenze globali.
“Questioni di Pensiero” è il titolo del nuovo lavoro discografico dei Threegonos – Modern Jazz Unity, collettivo jazz fondato circa vent’anni fa dal bassista e compositore Toni Armetta. L’album, pubblicato per l’etichetta MIA Progetto Musica – Collana Millenium Music (distribuzione fisica Giara Edizioni Musicali, digitale Distrokid), è ora disponibile su tutte le piattaforme digitali.
Ascolta qui l’album https://tr.ee/_ZNyEohy85
Questo lavoro rappresenta il secondo capitolo discografico della formazione, dopo l’acclamato esordio Return to 80th Street (2023), accolto con entusiasmo dalla critica e dal pubblico.
Ma attenzione: non chiamatelo semplicemente jazz.
Threegonos è molto di più. È un laboratorio sonoro in continua metamorfosi, un sestetto di musicisti straordinari che suonano come un’anima sola, capaci di fondere flamenco, tango, candombe, groove, funk, musiche africane e mediorientali, trasformando il tutto attraverso la lente raffinata della grande scuola del jazz contemporaneo.
Il gruppo, evolutosi nel tempo da un trio a un sestetto, riunisce alcuni tra i musicisti più attivi e talentuosi della scena musicale italiana. La band è oggi composta da: Toni Armetta (basso), Giuseppe Russo (sax), Edoardo Petretti (synth e fisarmonica), Ludovico Piccinini (chitarre), Umberto Vitiello “Maracatumbi” (voce e percussioni), Danilo Ombres (batteria e tabla). Tra gli ospiti del disco figurano Paolo Innarella (sax soprano) e Gabriella Aiello (voce).
Una musica senza compromessi
Questioni di Pensiero è un viaggio tra melodie audaci, armonie aperte e ritmi serrati, dove l’improvvisazione regna sovrana. Non c’è un genere dominante, solo una direzione chiara: libertà espressiva senza compromessi.
L’obiettivo è uno solo: emozionare, sorprendere, stimolare la mente e far vibrare le corde più profonde.
Il progetto è stato presentato in anteprima live presso lo storico Alexanderplatz Jazz Club di Roma, raccogliendo grande attenzione da parte del pubblico e della critica.
Con Questioni di Pensiero, i Threegonos confermano la propria identità artistica, capace di fondere rigore musicale e libertà creativa, mantenendo sempre un forte legame con la melodia, l’energia dell’improvvisazione e la curiosità per le culture musicali del mondo.
Lo studioso musicologo argentino Mariano Busnelli, lo definisce “il lavoro di un gruppo di alchimisti musicali”, descrivendolo come “...un viaggio attraverso un paesaggio sonoro vasto e colorato, fuso con precisione tra flamenco, candombe, tango e influenze africane e mediorientali.”
Le parole di Mariano Busnelli, Musicologo Argentino (note di copertina)
“Quando un appassionato di musica si avvicina allo scaffale di un negozio di dischi, a meno che non conosca già la carriera di un certo gruppo o di un artista, il quesito che sorge immediato è… che genere di musica contiene questo disco?
È un compito difficile provare a spiegare di cosa tratta questo lavoro che avete oggi tra le mani. La cosa più facile da dire è che questo è il secondo album dei Threegonos, il cui precedente lavoro,
Return to the 80s Street, ha dimostrato la grande ricchezza creativa ed interpretativa
di questo gruppo di musicisti italiani. Ma ancora non stiamo rispondendo alla domanda iniziale. Si può dire che questo CD è l’opera di un gruppo di alchimisti musicali che, fondendo diversi stili e generi, danno vita a composizioni maestre.
Permettetemi una digressione: si dice che nell’alchimia esiste una via breve e una lunga e,
se la licenza poetica vale la pena, in questo caso quella intrapresa è la via lunga, poiché Threegonos, fondato dal bassista Toni Armetta, è il frutto del lavoro intenso di un gruppo di musicisti, esecutori, compositori e insegnanti dalla solida preparazione e grande dedizione alla musica.
Ma torniamo al quesito iniziale. Cosa contiene questo CD? Un viaggio, sì, un turbinoso viaggio musicale attraverso diversi stili e generi, dove il tango si fonde con i ritmi folk, il funky con l’aria del candombe e così via. Il tutto uniformato all’interno di composizioni che possono essere incluse in quello che da oltre 70 anni è conosciuto come jazz moderno. È proprio dal jazz questi musicisti attingono gli elementi che garantiscono loro una libertà di espressione non usuale in altri generi.
Melodie fluide, cantabili, mai banali, anche per i meno avvezzi; una struttura compositiva elegante e un sobrio virtuosismo deliziano gli ascoltatori più esigenti. Tutti gli strumenti cantano per sé nei diversi brani. Ora la chitarra assume il ruolo principale, altre volte il sax canta sulla base precisa dell’immancabile batteria. In altri casi, le tastiere e anche il basso sviluppano melodie estese che risaltano con chiarezza, pur nell’insieme degli altri strumenti e negli evocativi incastri vocali.
In breve, la musica dei Threegonos è senza frontiere e, nonostante i brani eseguiti siano costruiti sulle complesse basi del jazz moderno, ogni composizione è impregnata di arie o stili provenienti da altri generi musicali che ci portano in un viaggio sonoro vasto e colorato, in una precisa fusione con il flamenco, il candombe, il tango o con influenze africane e mediorientali.
Un’opera che non può mancare nella collezione di ogni amante della buona musica.”
(Mariano Busnelli)
“Questioni di Pensiero” Tracklist:
1. Questioni di Pensiero (T. Armetta)
2. Como Si Fuera Una Bulería (T. Armetta)
3. Amore Cantadu (G. Aiello, T. Armetta)
4. Let’s Play Swing (More Orless..) (T. Armetta)
5. Minimal Impact (T. Armetta)
6. The Day Passage (T.Armetta)
7. Une Ballade (T. Armetta)
8. Sonho Diferentes (U. Vitiello, T. Armetta)
9. Walking Through The Black Market (T. Armetta)
10. Altre Storie (T. Armetta)
A proposito dei Threegonos – Modern Jazz Unity:
Fondato dal bassista e compositore Toni Armetta, Threegonos – Modern Jazz Unity è un sestetto noto per il suo approccio innovativo al jazz contemporaneo. Con una ricca storia di esibizioni in festival rinomati come Villa Celimontana, Festival Jazz a Villa Lazzaroni, Praja Jazz Festival, Walkin’ Festival e Jazz Image-Colosseo, e con due album acclamati dalla critica, la band crea musica originale che fonde diverse tradizioni musicali con lo spirito improvvisativo del jazz, offrendo un sound che è al tempo stesso profondamente radicato e in continua evoluzione.
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Crediti:
Etichetta: MIA Progetto Musica – Collana Millenium Music
Distribuzione: Giara Edizioni Musicali / Digital: Distrokid
Prodotto da: MIA Progetto Musica – Collana Millenium Music
Ingegnere Del Suono: Toni Armetta e Andrea Ruscitto
Supervisione Tecnica, Artistica, Arrangiamenti, Mix, Editing: Toni Armetta
Masterizzato da: Carlo Amato.
Registrato Presso: MIA Progetto Musica Studios, Tuscol-Analog Project Studio e Studio Miriam a Roma.
Hanno Suonato:
Toni Armetta: Bass
Giuseppe Russo: Sax
Edoardo “Edo” Petretti: Piano, Synth e Accordion
Ludovico “Ludo” Piccinini: Guitar
Umberto Vitiello “Maracatumbi”: Vocals e Percussions
Danilo Ombres: Drums and Tabla
Ospiti:
Paolo Innarella – Soprano Sax
Gabriella Aiello – Voce
Fotografo: Alberto Granata, Vincenzo Gentile, e Riccardo Romagnoli
Disegni Copertina: Maestro Leonardo Carrano
Grafica: Vincenzo Gentile.
Ufficio Stampa:
Alexandra Loria

Intervista
Davide
Buongiorno Toni. Partiamo dal nome di “Threegonos”, che rimanda al trigono, quindi a qualcosa di triangolare, e anche al numero tre, benché voi siate in sei. Cosa significa più esattamente e in che modo, questo nome, introduce il gruppo e il suo progetto all’ascoltatore?
Toni
Inizialmente eravamo appunto un trio, insieme ai miei due amici e fantastici musicisti Ludo Piccinini alla chitarra e Lorenzo Gentile alla batteria. Da qui semplicemente la “manipolazione” della parola τρίγωνο (trigono in greco), come tu hai già ovviamente compreso, che stava ad indicare il senso di coesione e interplay che volevamo ottenere dal nostro “suonare insieme”. Con il trio approcciavamo a sonorità più jazz-rock, rispettando però l’idea primaria che poneva sempre l’attenzione alla composizione di brani basati su melodie importanti, armonie larghe e pulsazioni ritmiche presenti ed incalzanti, senza porci limiti di genere o intenzioni. Una libertà questa, alla quale non credo rinuncerò mai e che rappresenta il senso del jazz per come l’intendo io. Negli anni il gruppo si è “trasformato”, in continua evoluzione di timbri e colori fino a diventare il sestetto di oggi ma, in omaggio a quelli che sono stati i nostri faticosi esordi, il nome è rimasto tale. Di quella iniziale formazione, abbiamo inserito 3 bonus-track nel primo cd “Return to 80th Street” (Threegonos, Il viaggiatore, Nessun messaggio in questa bottiglia), registrazioni effettuate ai tempi e che avrebbero dovuto far parte del nostro cd d’esordio, mai pubblicato.
Davide
Come si è formato l’ensemble dei Threegonos e con quali linee guida o programmatiche?
Toni
La cosa più importante e bella del “fare musica”, è rappresentata dalla possibilità di poter suonare quello che più ti piace, la tua musica, i tuoi brani. A mio parere, coltivare soltanto capacità tecnico-esecutive senza costruire nulla che rappresenti il tuo effettivo e profondo pensiero musicale, rischia di ridurre un musicista ad un mero esecutore dalle doti strabilianti ma più simile ad un giocoliere che altro. Sia chiaro, apprezzo il virtuosismo, anche quello più estremo ma non fine a se stesso e mi piace se usato in contesti compositivi magari semplici ma con arrangiamenti e strutture “pensate”, ispirate, di spessore. È un discorso lungo e tedioso ma quasi tutti i più importanti musicisti degli ultimi 60-70 anni, hanno preso parte e/o dato vita a progetti originali a volte come leader altre “solo” come solisti e spesso vengono associati e/o ricordati principalmente per l’attività svolta con una determinata band, a conferma del fatto che la qualità della musica che suoni valorizza oltremodo le tue peculiarità.
Davide
“Questioni di pensiero” segue l’esordio con “Return to 80th Street”: quali analogie e quali differenze e nuovi sviluppi?
Toni
“Questioni di pensiero” è senz’altro un’ulteriore espansione dei concetti musicali espressi su “Return to 80th Street”, che altro non sono se non una modesta appendice di quella dilatazione di pensiero presente già da alcuni decenni nell’universo musicale. Fin dagli inizi del secolo scorso, compositori come Ravel, Debussy, Bartók, Strauss, Musorgskij (per citarne solo alcuni di una lista infinita), hanno contribuito a creare mondi sonori e musicali che se pur basati sulle accademicità date dallo studio e dalla conoscenza della “musica esatta” (come definiva Leonard Bernstein la musica scritta), prendevano però in considerazione anche elementi, sonorità e forme di altri generi e culture (in alcuni casi anche dal jazz) producendo opere cariche di pathos, soluzioni formali diverse, sonorità inusuali e dalle chiare intensità melodico-armoniche. Allo stesso modo, negli anni ’60 e grazie a personaggi come C .Mingus, G. Evans, M. Davis (e anche qui la lista è lunga) il senso di quello che fino ad allora era conosciuto come “jazz”, comincia a dilatarsi, ad espandersi: l’opprimente logica degli “standard” viene disgregata, manipolata, vengono usati “strumenti elettrici” e quella che è già in partenza una contaminazione, una fusione tra musica occidentale e africana, viene ulteriormente arricchita da elementi propri di altri generi e culture come la musica latina, spagnola, caraibica, etnica in generale ed anche il rock. Arrivando ad oggi, il jazz attuale è un contenitore carico di tante incredibili idee e musicisti fantastici che producono musica stupenda senza porsi limiti di genere, suoni e forme ed è proprio questo che mi (ci) spinge ad andare ancora avanti ed oltre, sempre con modestia e consci dei propri limiti ma… liberi!
Davide
Come sono nate queste dieci composizioni, intorno a quali idee e temi generali o più specifici? Qual è inoltre l’elemento principale di collegamento fra di esse, il trait d’union?
Toni
Quando mi approccio a scrivere un brano, non parto sempre da una idea precisa: certe volte l’input iniziale è dato da una melodia o da una certa progressione di accordi; altre volte è la linea di basso o un groove di batteria ad indirizzarmi verso un’idea. Non c’è uno schema fisso. Presto molta attenzione alla cantabilità dei temi, alla fluidità ritmica dei collegamenti melodici così come considero molto importante collegare gli “a solo” dei vari musicisti con cesure musicali organizzate in partitura, diversificando poi l’eventuale tappeto ritmico-armonico per ogni solista. E a conferma di quanto detto precedentemente, il trait d’union tra tutto questo è solo la libertà di poter scrivere e suonare tutto quello che può venire in mente, considerando anche che avere la possibilità di collaborare con musicisti di così alto livello e provenienti da tante diverse esperienze, non può che facilitare le cose.
Davide
Al primo ascolto ho ravvisata una profonda sintonia tra la vostra musica e la fusion dei Weather Report, quelli del cosiddetto secondo periodo, più melodico e influenzato da elementi di musica etnica. Quali sono i vostri riferimenti artistici principali, quali poetica ed estetica ne avete ripreso e sviluppato, oggi alla base del vostro lavoro?
Toni
Siamo lusingati per l’immeritato accostamento ad un gruppo come i Weather Report, che per quasi 40 anni sono stati (e continuano ad essere) uno dei più importanti fari della musica moderna! Dire che non si subiscono influenze sarebbe solo un’affermazione fuori luogo, ovviamente. Ognuno di noi “Threegonos” proviene dalle esperienze più diverse anche se, per la maggior parte, comuni a tutti noi. Chi più chi meno, abbiamo tutti partecipato ad ensemble di jazz, fusion, latini, rock, big-band, orchestre, produzioni in studio, marchette e tournée 🙂. Questo insieme di esperienze esercita sicuramente una notevole spinta durante la “messa in opera” della musica e anche se spesso la partitura può essere più complicata del dovuto, proprio questo bagaglio professionale rende giustizia alla fatica che a volte bisogna fare per realizzare al meglio ogni brano. Quando si scrive e/o si suona i riferimenti che puoi avere in testa sono tanti, cangianti e innumerevoli e lo sviluppo di idee che ne deriva, altro non è che la tua personale elaborazione di tutti questi stimoli. Tanti sono i musicisti che hanno costruito strade importanti per lo sviluppo della musica come la conosciamo basta pensare a personaggi come i già citati Weather o M. Davis, C. Corea, P, Metheny, R. Glasper, A. Cohen, H. Hankock, T. Hamasyan, Steps Ahead, L. Mays, Jaco, F. Zappa, Shai Maestro, B. Meldau etc. Anche questa, una lista che potrebbe essere infinita! Ho citato nomi e band che appartengono a periodi diversi, presenti in un lasso di tempo ampio a dimostrazione che la musica è cangiante, in continua espansione e anche se può sembrare si sia raggiunto un limite creativo, in realtà si trovano sempre nuovi stimoli e intuizioni provenienti da varie parti e musicisti di tutto il mondo.
Davide
Per mia scelta personale, ho deciso di non ascoltare (quasi mai) musica in streaming e apprezzo ogni disco prodotto ancora fisicamente per la sua qualità sia nell’ascolto, sia tutto il resto. E, in questi ultimi anni, ho constatato che la produzione fisica di dischi (vinili o cd), anche se inevitabilmente in parallelo con lo streaming o il download, sta riguardando in prevalenza il settore della musica jazz. Il jazz, dunque, continua a produrre dischi e cd, sia nuove uscite che ristampe, anche se con una minore visibilità rispetto ad altri generi musicali. Le registrazioni e la musica di qualità, dunque, non possono a meno di un degno supporto?
Toni
Ecco un altro tema un po’… fastidioso 🙂 Niente di così grave, intendiamoci e comprendo pienamente gli stress e le concitazioni dovute al “logorio della vita moderna” (citando una vecchia e simpatica pubblicità interpretata dall’attore italiano E. Calindri), Non c’è piu tempo per nulla, ci si manda auguri, messaggi di lavoro, lettere d’amore tramite sms sul cellulare… si litiga, si guardano film, si costruiscono o si sfasciano relazioni attraverso l’uso del pc o del telefonino. Quindi figuriamoci se può fare eccezione la musica! Ovviamente pur comprendendo tutto, preferisco sempre ascoltare un cd su di un buon impianto hi-fi anche se le possibilità tecniche generali e di codifica dei file sono senz’altro evolute negli anni e l’ascolto, usando quantomeno speaker decenti e non quelli del cellulare, è senz’altro migliorato. Non so se entro qualche anno spariranno totalmente i supporti fisici di riproduzione musicale: credo di no. Bisognerà aspettare i progressi tecnici generali anche sull’audio. Resta il fatto che oltre alla qualità di ascolto, il cd o il vinile sono importanti perché contengono anche foto, informazioni e “storia” di quel dato prodotto ed è questo “un feticcio” che mi farà ancora piacere consultare e maneggiare, preferendolo allo streaming.
Davide
La musica è qualcosa in cui le lingue cessano e si fa essa stessa linguaggio universale. Ma voi, nei due testi cantati presenti in “Questioni di pensiero”, avete scelto delle lingue particolari: “Amore cantadu” credo sia sardo, mentre “Sonhos diferentes” sembra un insieme di diverse lingue africane, o cosa? Perché, dunque, questi specifici idiomi?
Toni
Il senso evocativo della voce umana è qualcosa di inspiegabile, ancestrale. L’introspezione che una melodia cantata può generare all’ascolto, indipendentemente dalla lingua usata, è altissimo e profondo. Ho deciso fin dall’inizio di questo percorso, che in ogni produzione avrei inserito almeno un brano interamente cantato oltre ad interventi vocali presenti negli arrangiamenti.
“Amore cantadu” è un brano nato come strumentale ma mentre ne definivo la scrittura, il senso della melodia mi spingeva sempre più verso l’idea che avrei dovuto usare una voce per esprimerla. E mi sarebbe piaciuto un testo di definizione popolare, con sonorità vicine a un dialetto Abruzzese, salentino o qualcosa di simile. Ovviamente, non essendo capace a scrivere testi, non potevo fare altro che rivolgermi alla mia amica Gabriella Aiello, musicista esperta e specialista di musica popolare ed etnica. Suo è il merito dell’intensità di questo brano con un testo poetico, bello, in lingua sarda appunto, il cui suono delle parole e della voce, sinuosa e avvolgente, commuove e affascina. Gli interventi solistici di Paolo Innarella al sax, di Ludovico Piccini alla chitarra, di Edoardo Petretti alla fisarmonica, tutto sostenuto dalla sezione ritmica articolata e accurata di Danilo Ombres alla batteria e Umberto Vitiello alle percussioni, fanno il resto.
“Sonhos diferente”s invece conferma quella particolare propensione che lega me e Umberto Vitiello ai colori del mondo musicale latino. Conosco Umberto da alcuni decenni e le nostre strade si sono spesso incrociate tra festival, serate, teatri in giro per l’Italia. Agli inizi degli anni “80 è stato tra i primi “ambasciatori” della musica brasiliana e grazie anche a questa comune passione per la musica latina, ci siamo ritrovati a collaborare nel progetto Threegonos. Nello specifico, come detto precedentemente, in ogni produzione futura sarà presente almeno un brano cantato e per questo abbiamo “sancito un accordo” stabilendo che io mi occuperò della scrittura musicale e Umberto, oltre al suo apporto come percussionista e vocalist, scriverà testi meravigliosi in lingue diverse! 🙂 Così è stato sia per “Sonhos diferentes” che per “Itaparica”, pubblicato sul precedente cd, brano del quale, esiste anche un video visibile in rete. Il testo di “Sonhos diferentes” è un gioco, un saltellare tra fonemi e parole totalmente di fantasia ma che evocano linguaggi lontani ed esotici. Questa collaborazione è molto divertente e stimolante e al momento sto già elaborando i prossimi brani da realizzare insieme ad Umberto detto “Maracatumbi” (non so perché ma tutti i percussionisti da queste parti, associano pittoreschi epiteti ai loro nomi reali. Facci caso. Sai dirmi tu perché, Davide?) ahahah!!!
Davide
Non so perché, ma è una cosa simpatica su cui ci si può interrogare. Nel caso di Umberto si direbbe un’unione tra le maracas, da suonare sapendo anticipare il movimento (cosa non così facile) e il tumbi, strumento musicale dagli effetti ritmici ipnotici… o magari c’entra il “Zang Tumb Tumb” di Marinetti e le sue parole in libertà? 🙂 Veniamo alla copertina. Da Kandinskij a Carrano e molti altri, pittura e musica sono due forme d’arte interconnesse, legate da una storia di influenze reciproche e aspirazioni estetiche comuni, che si manifestano nell’armonia, nell’emozione e nell’astrazione. In quanto amante dell’arte, ho apprezzato molto anche la copertina, su cui è appunto presente l’opera del pittore, grafico e cartoonist-artist Leonardo Carrano. Perché questa scelta artistica?
Toni
Anche con Leonardo il rapporto risale a ca. 40 anni addietro, fin dai tempi in cui, agli inizi della mia attività professionale, a metà degli anni “70, suonavo con il fratello Massimo detto “Ninad” (hai visto che quella degli epiteti è cosa vera?), percussionista allora giovane e bello!
Con Massimo, che ha anche partecipato con voci e percussioni alla realizzazione di alcuni brani sul precedente cd “Return to 80th Street”, ho condiviso per quasi 20 anni molte esperienze musicali su tutti i palchi italiani, partecipando a centinaia di concerti. Come sai, Leonardo è un artista di livello altissimo, molto apprezzato e riconosciuto anche e forse soprattutto all’estero (qui in Italia, chissà perché, le cose vanno sempre più a rilento per quanto riguarda il riconoscimento nelle arti in genere). Le sue incredibili opere, cortometraggi realizzati su pellicole disegnate a mano utilizzando tecniche particolari, geniali e assurde, sono considerate ormai un cult. Ho avuto l’onore di poter curare negli anni, tutta la realizzazione tecnica per le riprese, mix e mastering delle musiche annesse. Era inevitabile prima o poi che saremo giunti ad una collaborazione dato che, oltre all’amicizia che ci lega, le incredibili immagini che Leonardo realizza a mano su piccoli pezzetti di pellicola (!) sono folgoranti, positivamente devastanti e ben si associano alle visioni musicali suggerite dalla musica che scrivo per Threegonos. Ammesso che Leonardo continui ad avere voglia negli anni a venire, di frequentare un orco come me, anche le prossime copertine saranno opere sue. Lui ancora non lo sa, ma mi farai la cortesia di riferirglielo tu, per favore! A te darà ascolto! Per me sarebbe solo un onore e un ulteriore impreziosimento della mia modesta opera.
Davide
Beh, se la leggerà, lo abbiamo appena fatto insieme con questa intervista. Che significato ha per te e per voi tutti dei Threegonos la sperimentazione in un’epoca in cui sembrerebbe essere stato sperimentato già di tutto e in cui, più che l’innovare, mediante la scoperta di nuovi territori di ricerca e nei quali sperimentare le intuizioni di una qualche avanguardia, sembra possibile solo più il rinnovare qualcosa del passato? Qual è, in sostanza, la vostra chiave comune di ricerca tra musica del passato e del tempo presente e futuro?
Toni
Hai perfettamente ragione Davide. Qui non si tratta più di inventare cose nuove o rinnovare cose del passato. Può essere anche questo ma fondamentalmente si tratta di identificare al meglio le proprie emozioni in base alle personali esperienze e conoscenze, umane e musicali. Più sai e più hai la possibilità di produrre musica senza nessun limite di pensiero. Non bisogna preoccuparsi se quello che fai, che suoni, che scrivi sia innovativo o più o meno attinente a cose del passato: deve piacerti, devi essere convinto e deciso sulle tue idee, ci devi credere prima di tutti. Gli ingredienti sono uguali per tutti armonia, ritmo, melodia, suoni e note ma un po’ come avviene in cucina, l’utilizzo degli stessi ingredienti ma con dosi, tecniche di preparazione e cotture diversificate, rende lo stesso piatto cucinato da 10 cuochi diversi, altrettanti diversi piatti. Passami l’esempio culinario ma penso che nella musica avvenga effettivamente quello che succede in una cucina d’alto rango e se è pur vero che quelli sono gli elementi che tutti possiamo usare, sono proprio i diversi mix e modalità di utilizzo che renderanno ogni preparazione diversa dall’altra.
Davide
In che modo attingete alla musica di svariate altre culture? Come ne rielaborate qualcosa anche nell’ambito di un messaggio di mondo o di società ideale multiculturale?
Toni
La musica è pregnanza, assorbimento, disponibilità, incorporazione. Fermarsi soltanto a ciò che conosci o a quello che pensi ti possa piacere scartando a priori tutto ciò che non rientra nei tuoi parametri cognitivi del momento, è sbagliato e fuorviante. Bisogna sforzarsi di documentarsi ascoltando, elaborando, accettando e studiando, anche se nell’immediato può sembrare che quanto stai ascoltando non sia interessante e non possa accrescerti in nessun modo. Sicuramente molte cose continueranno ad essere tali ma molte altre no. Quello che fino a qualche tempo prima non destava alcun tipo di interesse, ora smuove una qualche considerazione, magari un suono, un timbro, una successione di accordi, uno stralcio di melodia o un particolare movimento ritmico che prima non notavi ma che ora torna utile nell’ispirare la scrittura di una sezione del nuovo brano ad esempio. L’elaborazione di qualunque natura, non solo quella musicale, avviene sempre con la conoscenza e bisogna essere disposti ad aprirsi mentalmente ed emotivamente, pur analizzando sempre fatti ed elementi. Solo così puoi avere la possibilità di costruire e rafforzare basi importanti che permetteranno alla tua personalità artistica di essere sempre in continua evoluzione.
Davide
Cosa seguirà?
Toni
Altri cd, altri concerti, altra musica cantata, suonata urlata, strappata… non so. Stimoli ce ne sono tanti e spero di continuare su questa strada per molto altro tempo insieme a tutti i miei amici. Ho ancora diversi progetti in testa: un cd di soli brami cantati, un altro con brani vicini alla mia idea di jazz moderno, standard x come vorrei che fossero concepiti almeno in parte gli standard, il 3° cd di Threegonos etc. Spero di riuscire a concretizzarli tutti invitando a partecipare tutti quegli amici con i quali ho condiviso i quasi 50 anni di attività professionale.
Davide
Grazie e à suivre…
Toni
Grazie a te Davide e a tutti coloro che avranno la pazienza di leggerci e soprattutto di ascoltarci.
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Threegonos – Modern Jazz Unity, è stato fondato circa 20 anni fa dal bassista Toni Armetta inizialmente come formazione in trio, per poi arrivare nel corso degli anni, all’attuale formazione in sestetto.
Toni Armetta inizia lo studio della musica a 12 anni e a 14 intraprende quello del contrabbasso, laureandosi nel 1983 c/o il Conservatorio G.Rossini di Pesaro. Fin da giovanissimo Armetta è stimolato dalle varie forme e generi musicali ed è per questo che nel corso degli anni approfondirà anche lo studio del basso elettrico, dell’armonia, della composizione, dell’arrangiamento, del jazz, dell’improvvisazione etc. partecipando nel frattempo, a moltissime esperienze professionali di ogni genere che spaziano dalle orchestre da camera e sinfoniche, a gruppi di jazz, latin-jazz, big-band, fusion, pop, studio di registrazione, etc.
La grande attrazione generata dalla composizione e dalla musica originale, lo porta a preferire e a partecipare a numerosi progetti dove la prerogativa principale è appunto quella di eseguire brani propri, senza definizione di genere, attingendo elementi ritmico-armonici da diversi mondi sonori, non tralasciando momenti di improvvisazione che guardano dritto verso la strada maestra del jazz ma tutto sempre legato da un profondo senso melodico-tematico.
Musicisti come M. Davis, C. Mingus, J. Zawinul, C.Corea, P. Metheny, W. Shorter, R. Ferrante, L. Mays e tanti altri, hanno rimodellato profondamente i concetti di scrittura e arrangiamento della musica degli ultimi 50 anni e le contaminazioni sempre in continua evoluzione, non smettono di originare mondi sonori sempre più creativi, intensi, profondi e diversi.
Nella musica dei Threegonos, tutto questo è ben evidente e nei vari brani proposti si alternano momenti strumentali (alcuni di più grande virtuosismo), cantati, atmosfere più intense e rarefatte con altre ritmicamente più decise e serrate, talvolta più aggressive ma tutto sempre plasmato dalla grande attenzione per melodie dall’ampio respiro supportate da armonie caratterizzate da aperture non usuali. Il gusto del jazz si unisce al senso lirico di una melodia e le sonorità caratterizzate da un approccio vagamente rock, possono evolversi verso respiri più etnici e tribali.
Non c’è un limite al pensiero compositivo della musica di Threegonos che nasce da ispirazione intensa, dalla ricerca di emozioni profonde ma anche di divertimento e gioia perché di fatto, la musica non ha un limite.