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Intervista con ANÈ

16 min read

feat. Takkarate Boys  

Label: Filibusta Records

(distrib. fisica I.R.D., distrib. digitale Altafonte Italia)

Link:

https://orcd.co/altafonteitalia_filibusta_oadj02d

Ufficio stampa

Carlo Cammarella

Esce il primo album di ANÈ feat Takkarate Boys, “Su la testa!” per Filibusta Records (distrib.  fisica I.R.D., distrib. digitale Altafonte Italia).

È un progetto quasi interamente strumentale, le cui composizioni originali si possono vedere come dei quadri sonori che impressionano le visioni di stampo cinematografico dell’autore: quasi tutti i brani infatti sono esplicitamente associati alla scena di un film da cui prendono spunto per il titolo, ma non solo, ogni brano del disco ha anche un sottotitolo che rimanda al suo significato profondo, di natura psicologica, sociale ed emotiva.

Con una matrice rock-jazz-world che affonda le radici in un sound 70/80, il disco è incentrato sulla miscela tra groove e melodia.

La band riattualizza queste sonorità prendendo energia soprattutto dalle profonde contraddizioni del mondo contemporaneo.

Anè feat Takkarate Boys sono un quartetto, ma nel disco sono presenti i contributi di altri musicisti che rappresentano da sempre l’entourage della band.

Line up:

Fabio Mancano sassofono e voce, Andrea Nicolè batteria, Raffaele Ventura Costa basso, Loris Ruscitti piano e tastiere, e amici-ospiti: Cristian Fortucci organo Hammond e piano Rhodes, Jacopo Barbato chitarra, Danilo Ciminiello piano Rhodes, organo Hammond, synth, el. clavinet, vocoder, Tommaso Sansonetti percussioni, rumori, Emanuele Bruno organo Hammond e piano Rhodes, Bruno Marinucci chitarra

Tracklist:

Peterpaniko / Anè-stesya / Tu non sparerai / Su la testa! / Califoggia dreamin’ / Welcome AI / Woot & comin’ / Sott a chi tokk / Way Out

Discografia:

ANÈ feat Takkarate Boys – “Way Out” (2025, Filibusta Records, singolo)

ANÈ feat Takkarate Boys –  “Califoggia dreamin’” (2025, Filibusta Records, singolo)

ANÈ feat Takkarate Boys –  “Sott a chi tokk” (2025, Filibusta Records, singolo)

ANÈ feat Takkarate Boys – “Su la testa!” (2025, Filibusta Records, album)

Bio

ANÈ è un’espressione dialettale praticamente intraducibile usata nel foggiano per indicare incredulità ma anche stupore e meraviglia, è lo pseudonimo di Fabio Mancano, sassofonista e compositore che ha iniziato il suo percorso artistico a metà degli anni ’90, maturando le prime esperienze in formazioni dedite soprattutto alla rielaborazione in chiave jazz funk di musiche della tradizione popolare del Sud Italia, passando per gruppi di stampo folk-combat-rock degli anni pugliesi (Pseudofonia) a quelle più jazz-rock e world del periodo romano (Tribraco, Indaco). Ma ANÈ è soprattutto un progetto che comincia a prendere forma agli inizi del 2000, con una monografia (lavoro rimasto inedito ma di cui si trovano da anni tracce nel web) intitolata “L’arte del Lamento”, dedicata interamente alla musica del cantautore pugliese Matteo Salvatore, in una rivisitazione in chiave personale che attinge dai suoni del jazz e della world music.

In seguito è iniziata una produzione di composizioni originali sia strumentali che con l’uso di testi in italiano e dialettali che mettono in risalto la musicalità dell’idioma foggiano: da questa esigenza di scrivere musica originale unita alle collaborazioni fatte in questi anni come session-man in numerosissime bands della scena romana, inizia il percorso che porta alla realizzazione di “Su la testa!”.

I Takkarate Boys nascono insieme alla creazione dell’album e più che essere una band stabile è un insieme di musicisti che esprimono un modo di fare e vivere la musica che accomuna tutti coloro che hanno partecipato alla realizzazione del disco e che rappresentano da sempre l’entourage di ANÈ.

Social

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Filibusta Records

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Intervista

Davide

Ciao Fabio. “Su la testa”, anticipato dall’uscita di tre singoli, è il tuo/vostro album d’esordio. Come nasce “Anè”, da quali passioni e precedenti esperienze musicali?

Fabio (Anè)

Anè non è altro che il risultato di tutti questi anni (circa 30) di esperienza e vita in musica, a partire dai primi tempi quando negli anni novanta, con una band che si chiamava Mare Nostrum, studiavamo e cercavamo di riprodurre i suoni delle cose interessanti che provenivano da Napoli, come Pino Daniele, Napoli Centrale, NCCP (quindi tutto un repertorio di musica antica non sacra), i primi 99Posse, ma qui poi si apriva tutto uno scenario di confronto con la musica afroamericana e arabo-mediterranea, che rimandava alle origini di certe cose che ci piacevano, quindi provavamo a suonare anche i Weather Report, Miles Davis e gli standard jazz, ma anche Khaled e Paco De Lucia: nel frattempo io già mi esercitavo a scrivere pezzi originali perchè la musica popolare (world diremmo oggi) ti imprime un forte senso melodico e ritmico. Poi c’è stata una fase importante a fine anni ‘90 che mi ha iniziato al professionismo, sperimentando i primi tour con la band pugliese Pseudofonia, fase che mi ha fatto conoscere meglio il mondo del reggae e della musica balkan, unitamente alle qualità musicali del dialetto foggiano, così stretto e tosto. Gli anni successivi appartengono al periodo romano, che sostanzialmente mi ha dato la possibilità di consacrare certe mie attitudini in campo jazz ed “etnico” (voglio citare solo alcune belle collaborazioni con i Tribraco, Sonia Aimy e gli Indaco ) e al contempo, lavorando come sessionman con tantissime band della scena romana, di far emergere la mia anima rock, che è poi il risultato confluito nel disco SU LA TESTA!

Davide

Ho consultato il dizionario del dialetto foggiano di Antonio Sereno e alla voce “anè” recita:escl. Ma guarda!, Ma vedi un po’!”. Perché, dunque, la scelta di questa esclamazione come nome per presentare al pubblico te stesso e le tue opere?

Fabio (Anè)

Come rispose J. Senese al giornalista Michele Giuffrida nel film “No grazie il caffè mi rende nervoso”: Ma chest è n’intervist o è na provocazione? (Ride) Scherzi a parte, è un nomignolo che mi accompagna da sempre, a Foggia è molto usato in varie circostanze, è come un portachiavi che hai sempre con te, mi mantiene agganciato alle mie origini, e Anè da un lato esprime la meraviglia che ti da sempre la musica, a volte l’incredulità di fronte alle situazioni della vita.

Davide

Lo stesso dizionario mi ha tradotto “taccarate”, ovvero “bastonate, percosse, botte”. Come si è costituito il gruppo dei Takkarate Boys? Si può dire che è una sorta di gruppo composto da una formazione centrale fissa e un’altra di musicisti esterni, diciamo, variabili? Ci sono però come tre livelli o diversi incastri: Anè, quindi il featuring con i Takkarate Boys fissi e quindi quelli variabili in una sorta di gruppo aperto, o semi-aperto o cosa, comunque intorno a un tuo progetto solista? Insomma, come funziona?

Fabio (Anè)

Un po’ tutte le cose che hai descritto sono vere, ma Anè è un concetto musicale nato da cose mie personali che includono anche brani dialettali, che magari vedranno la luce nei prossimi dischi; mentre la presenza dei Takkarate Boys, inteso come gruppo allargato di amici, nasce negli ultimi anni (a partire dalla presenza pressocchè costante del batterista Andrea Nicolè, e per lungo tempo del pianista Danilo Ciminiello) durante la costruzione di quel sound che poi ha dato vita all’album SU LA TESTA!, sound che in seguito ha acquisito maggiore “funk-punk” con l’arrivo del bassista Raffaele Ventura Costa.

Davide

Ho letto che i vostri brani sono come quadri sonori che impressionano le tue visioni di stampo cinematografico: quasi tutti i brani cioè sono associati alla scena di un film da cui prendono spunto per il titolo. Sicuramente il principale, che ha dato il titolo anche all’album, Su la testa (sottotitolo. Ritorno alla realtà) rimanderebbe al film di Sergio Leone, che però la testa raccomandava di tenerla giù… Diversamente mi torna in mente il programma TV comico e satirico di Paolo Rossi… Insomma, perché “Su la testa!” Stiamo vivendo un periodo di crescente sottomissione e rassegnazione (anche musicali)?

Fabio (Anè)

Beh se pensiamo alle condizioni di trattamento a cui è sottoposta la stragrande maggioranza (noi compresi) dei progetti musicali “non posizionati” come dicono nel gergo, in contesti come Spotify eccetera, oggi ritenuti indispensabili per farsi conoscere, la sottomissione è evidente, e anche la rassegnazione visto che nessuno al momento saprebbe come fare senza. SU LA TESTA! è un’esortazione a non sottomettersi, a rifiutare queste condotte dovute alle posizioni dominanti. Oggi la coercizzazione è a livelli impensabili un tempo perchè è sempre meglio mascherata da comodità. In Sergio Leone per sopravvivere bastava tenere giù la testa per scansare le pallottole, nella realtà bisogna alzarla, alzarla dai telefonini, alzarla per respirare e guardare di nuovo negli occhi degli altri. C’è molto affanno, c’è molta rabbia nella nostra società.

Davide

Poi i titoli principali: Peterpaniko, Anè-stesya, Tu non sparerai, (il già detto) Su la testa!, Califoggia dreamin’ (v. domanda seguente), Welcome AI, Woot & comin’, Sott a chi tokk (si riferisce forse a “Sotto a chi tocca”, il film di Parolini…? In chiusura, giustamente, Way out (via d’uscita). Non sono sicuro a quali film tu ti sia ricollegato… Quali, dunque, e perché, tracciando quale altro percorso di poetica ed estetica, e nondimeno di riflessioni?

Fabio (Anè)

I brani sono fondamentalmente scene musicali e non proprio tutti sono legati esplicitamente alle sequenze di film: i sottotitoli dei brani rimandano al loro senso profondo e indicano la via; ti farò tre esempi su tutti:

Peterpaniko rappresenta la Fuga dalla realtà, e la scena associata è quella famosa di “Trainspotting” in cui il protagonista Renton si infila in un water putrido e poi finisce in un trip acquatico, un viaggio allucinato provocato in questo caso dall’eroina, ma io alludo soprattutto alla droghe mediatiche e sociali, le grandi affabulatrici di oggi.

Tu non sparerai sottot. Vivere nella nostalgia del passato, prende le mosse da una scena del film “no grazie il caffè mi rende nervoso“ con L. Arena, soggetto di M. Troisi e musiche di J. Senese. I tre erano già all’epoca (1982) protagonisti di una Napoli che stava cambiando, cioè tutto l’opposto di quello che avrebbe voluto l’assassino misterioso dal nome Funiculì Funiculà..

Da questa specie di giallo/azione/commedia/psycho/napoli è scaturita l’ispirazione per questo pezzo funk.

Anè-stesya sottot. Trovare posto nella società, si riferisce alla storia raccontata nel film “Un Borghese piccolo piccolo” di M. Monicelli, in cui il protagonista Giovanni vive come anestetizzato dal suo ruolo di persona per bene, ma un evento catastrofico rovina il suo “sonno” inducendolo a perdere il senno perché sopraffatto da una frustrazione insuperabile e trasformandolo a sua volta in un mostro!

Sono tutte emozioni che rappresentano ancoraggi per le persone, ma senza una crescita interiore possono portare alla catastrofe dell’individuo, che è sempre più solo!

Davide

“California dreaming” è anche il titolo di un film ambientato durante la guerra del Kosovo, ma certamente il rimando va più facilmente alla nota canzone sunshine pop dei Mamas and Papas, divenuta poi un inno del California Sound e della controcultura esplosa poi a San Francisco nell’Estate dell’Amore. Passando per il calembour dalla California ieri alla vostra Foggia di oggi, cos’è invece il Califoggia dreamin’?

Fabio (Anè)

Califoggia dreamin’ ha come sottotitolo Sogni di gioventù, non ha un film di riferimento specifico, ma ha sicuramente dei rimandi che vengono colti giustamente nella tua domanda: questo perchè il brano rappresenta un ponte immaginario tra le mie origini e la musica d’oltreoceano, tra il “canto dei sanfedisti” (che è il canovaccio armonico su cui si basa il tema d’ingresso del brano) e i Mamas and Papas, che io conobbi prima attraverso la cover italiana Sognando la California dei DikDik. La realtà però è spesso contraddittoria e nel bel mezzo del brano ho voluto inserire una notizia di cronaca che ti riporta sulla terra, perchè la mia città è ancora vittima di quell’abbandono politico e sociale che l’hanno condotta sul baratro della quasi invivibilità. Nel contrasto continuo tra realtà e fantasia, Foggia diventava un villaggio surfistico ambientato nella piazza della villa con un colonnato bianco, in cui esiste realmente una fontana (detta del Sele) che potrebbe avere la forma di un’aquila e nella sua grande vasca ci vedevo onde fluttuanti e beachboys sulle tavole… ma forse erano solo delirii da caldo torrido foggiano chi lo sa…

Davide

Mettendo insieme i sottotitoli c’è una sorta di filo conduttore che sembra fatto di titoli dati a importanti momenti della vita in cui ci si ferma man mano a fare il punto della propria vita oscillando tra la ricerca di una propria via esistenziale e, aggiustando il tiro, quella che deve anche necessariamente confrontarsi, integrarsi e (almeno in parte) conformarsi? Fuga dalla realtà, Trovare un posto nella società, Vivere nella nostalgia del passato, Ritorno alla realtà, Sogni di gioventù, Vita di compromessi – Vita compromessa, Trovare il coraggio, Comportarsi bene – ricevere il premio… Cosa rappresentano dunque questi “sottotitoli” e come questo disco esprime il tuo percorso artistico, facendone infine un quale punto della tua vita e del tuo modo di fare e intendere la musica?

Fabio (Anè)

Si nei sottotitoli c’è la traccia emotiva, esistenziale se vogliamo, del disco. Noi cerchiamo sempre di dare un significato e una sostanza alla musica che facciamo. È la nostra espressione, perciò combattiamo l’estetica delle scatole vuote, oggi predominante, fatta di contenitori senza contenuto e disimpegno totale. Se vuoi essere vero devi suonare quello che ti accade davvero, dentro e fuori, diciamo che a quest’età me lo posso pure permettere!

Davide

L’album è strumentale, a eccezione di “Welcome AI” e “Way out”, in cui hai cantato descrivendo di fatto un presente molto prossimo o già simile a certi racconti distopici in cui si presagiva un ipotetico mondo futuro o un’ipotetica società futura caratterizzati da espressioni sociali o politiche opprimenti, controllanti e conformanti anche grazie all’uso di tecnologie rese sempre più necessarie e invadenti, il tutto a una velocità crescente a cui è difficile stare dietro, evolvendo di pari passo (sempre che l’evolvervi di pari passo possa essere un fatto positivo a priori e che il progresso da accettare sia davvero tale). Cosa volevi dire in particolare con queste due canzoni?

Fabio (Anè)

Credo di aver descritto una realtà già a tutti gli effetti esistente. Welcome AI affronta vari temi, comunque interconnessi, dalla costruzione del consenso attraverso il parossismo mediatico, alla facilità con cui ci lasciamo abbindolare dalle presunte comodità offerte dalla tecnologia, compresa quella dell’IA (welcome AI write, my song now!) che viene in larga scala accolta con entusiasmo ma che a mio parere andrebbe affrontata con maggiore spirito critico; su questo si innesta il cancro del consumismo che proprio perchè ci sollazza così insistentemente ci porta poi a dover accettare passivamente una contropartita, che oggi purtroppo corrisponde a necessità (come questa delirante corsa al riarmo) che temo saranno catastrofiche, perchè la guerra ti fa vedere anche la morte come qualcosa di necessario!

Way out è la ricerca di una via d’uscita da questa idea di progresso, che è sempre più acriticamente improntato allo sviluppo tecnologico e sempre meno a quello umano. Ma è anche la vicenda di un uomo che a un certa età fa i conti con se stesso quando scopre di non riconoscersi in questo modello di vita così conformistico. Una voce cerca di rassicurarlo dicendogli di non voltarsi indietro e di non preoccuparsi perchè sarà il progresso stesso a mettere tutto a posto, ma il nostro uomo sente la necessità di tacere un pò, di riflettere e cercare quella via d’uscita, just a fuckin’ way out!

Davide

Quando per te una musica deve essere solo musica, quindi strumentale, e quando invece senti che deve anche avere delle parole e deve essere anche cantata?

Fabio (Anè)

La scelta di inserire almeno due brani cantati è stata dettata dal bisogno di esprimere anche con le parole certi sentimenti contenuti nella musica, diciamo che sono due livelli di comunicazione paralleli, anche perchè io ho sempre scritto “canzoni” ma essendo soprattutto uno strumentista affido alla voce e al sassofono quasi lo stesso ruolo, timbro, melodia scelta degli accordi su cui cantare quella data parola, provo a non renderli casuali: la forma per me deve trovare un equilibrio con la sostanza e con il significato di quello che vuoi esprimere, non esercizi di stile, non ricerca della pura estetica, ma qualcosa che anche musicalmente ti fa stare con i piedi a terra… anche se nella musica il viaggio è inevitabile!

Davide

Autore della copertina è Ruggiero Valentini, attore e scenografo teatrale, anche pittore e scultore laureato già attivo in vari settori quali illustrazione, fumetti, animazioni per videogiochi e pubblicità; ed è molto bella. Come è nata questa collaborazione e cosa volevate rappresentare, aggiungere o raggiungere a un primo impatto visivo con il vostro lavoro?

Fabio (Anè)

Ruggiero è uno di quegli amici cari che non sapevi di avere prima di conoscerlo; fino a poco tempo fa avevamo solo tanti amici in comune e ci era successo di collaborare, ognuno col proprio strumento, all’album di uno di questi amici in comune appunto, quella copertina mi era piaciuta molto e così pensando a qualcosa un po’ alla Jacovitti per il nostro disco, l’ho cercato e gli ho fatto ascoltare i brani. Lui ha colto subito lo spirito dell’insieme ed è andato subito nella giusta direzione a livello visivo, traducendo quella mia tendenza poco minimalista e carica di colori forti e così accesi: mille personaggi, mille situazioni, mille vite, mille emozioni che si incrociano, condensate in una sola immagine. Devo aggiungere però che a ravvivare ulteriormente la gamma di colori e contrasti ci ha pensato un altro caro amico, Giuliano detto Er Pinto, che è un nostro poeta metropolitano col vizio delle arti grafiche, consiglio di andare a conoscerlo.

Davide

Sì, in effetti, ricorda molto certe panoramiche di Jacovitti. Domanda solitamente di rito, a quali musicisti, gruppi o dischi devi maggiormente la tua formazione nel gusto e della tua identità sonora e creativa?

Fabio (Anè)

Fare un elenco delle mie influenze musicali è sempre difficile, ma se può servire a stimolare l’ascolto nelle persone più giovani ne citerò qualcuna: Weather Report, Zappa, Gato Barbieri, Napoli Centrale, Area, Led Zeppelin, King Crimson, Morphine, Argent, Hendrix, J. Brown, EWF, per non parlare della tradizione popolare del sud, ma è un elenco assolutamente incompleto.

Davide

Nel booklet, tornando al cinema per altro, ha riportate le parole di Gianmaria Volontè: “A volte di sera mi viene a trovare la tristezza mista a malinconia, a vedere come va il mondo che volevamo cambiare, un mondo così vasto, così pieno e contraddittorio, ma è solo un momento, poi mi riprendo, non mi lascio sopraffare facilmente, non mi lascio trascinare, non mi lascio abbattere, bisogna sempre tenere botta, non lasciarsi amareggiare, essere svegli, vigili, tenersi vivi, leggere, studiare, conversare, “Essere pronti”.

Hai anche tu dei motivi per lottare e quali, anche o specialmente attraverso la musica?

Fabio (Anè)

Quando nasci e vivi per lungo tempo in un quartiere periferico di una città periferica come Foggia, in un ambiente suburbano (si passava molto tempo in strada) con un tessuto sociale bracciantile e “sottoproletario”, al massimo fatto di piccole attività commerciali, e la tua provenienza è quella del mondo operaio (mio padre “per fortuna” è stato a lungo un sindacalista della cartiera di Foggia), ebbene hai due possilibità, o lotti o soccombi. Personalmente ho avuto la fortuna di poter incanalare le mie energie nella musica, passione trasmessami da mio padre, ma vivere in quel contesto così contraddittorio e di sostanziale abbandono da parte delle autorità cittadine, ha rafforzato in me un senso di identità sociale e poi politica, cosa che poi ho potuto strutturare meglio nel periodo passato a suonare con gli Pseudofonia, periodo in cui, girando per la prima volta l’Italia per concerti, ho potuto toccare con mano un senso di militanza politica, sicuramente meno in difficoltà di oggi.

Quello che voglio dire è che musica, quindi anima e politica, quindi una chiave per stare con gli altri, difficilmente possono dividersi se hai fatto un certo percorso, se hai costruito una tua identità e puoi prendere una posizione a prescindere dagli eventi, perchè ci sono dei principi che ti ancorano e difficilmente ti faranno vacillare, anche se questi eventi acquistano un tono funesto come sta avvenendo oggi. Volontè è ancora oggi un faro per questo, perchè la sua identità, la sua appartenenza lo ancoravano e ravvivavano in lui il senso di lotta, che era manifestamente politica e sociale, cosa che oggi si tende a voler liquefare per dare l’impressione che non ci siano contrasti ma laddove non si riesce con le buone, stiamo assistendo, ahinoi, a nuove crescenti forme di autoritarismo.

Davide

Cosa seguirà?

Fabio (Anè)

Il futuro di questo progetto dipenderà dal modo in cui si creerà una sintonia tra noi e chi ci ascolta, e la sua evoluzione sarà frutto di quello che continuerà ad attirare la nostra attenzione, anche a livello sociale e culturale, poi noi del sud conserviamo sempre un certo fatalismo, quindi se arrivano anche colpi di fortuna non li rifiutiamo !

Davide

Grazie e à suivre…

 

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