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Intervista con Renato Tassiello

9 min read

Renato Tassiello – drums
Alberto Sempio – guitar
Gigi Andreone – bass

Artista: Tassiello Trio
Titolo: Il SognatorE
Genere: Fusion
Data di uscita: gennaio 2020
Casa discografica: Ultra Sound Records

Featuring:
Paolo Tomelleri : Clarinet
Mauro Negri : Clarinet
Gabriele Comeglio : Flute
Luca Campioni : Violin
Simone Rossetti Bazzarro : Violet

ll SognatorE” è il primo album solista di Renato Tassiello, batterista e docente Lomellino. Tassiello è in “trio” con Alberto Sempio alla chitarra e Gigi Andreone al basso. Anche gli “ospiti” hanno nomi di spessore. Gabriele Comeglio al flauto traverso e i clarinettisti Mauro Negri e Paolo Tomelleri che hanno accettato di collaborare per la raffinata qualità del progetto. Sette brani completamente strumentali, della durata media di 5 minuti e mezzo. Non c’è niente di ovvio: definirlo come “jazz fusion” sarebbe forse riduttivo, forse azzeccato, forse fuorviante. Questo è un genere che ne include molti altri e nonostante lui sia un batterista, la composizione è equilibrata e non basata solo sul ritmo. Ai sei pezzi inediti composti da Tassiello, Sempio e Andreone si unisce una cover, “Caravan“, che chiude l’album.

Teaser

Intervista

Davide

Ciao Renato, cominciamo da te e dalla tua storia musicale. Quando hai cominciato a suonare e quali sono stati i dischi e gli autori che più ti hanno stimolato dagli inizi ad oggi? 

Renato

Ciao Davide, ho cominciato a suonare la batteria per gioco a 10 anni. Poi a 12 i miei genitori mi hanno iscritto ad una scuola di musica ma non studiavo perché non avevo voglia: un po’ per l’età credo, un po’ perché l’indirizzo del corso era orientato sulla musica classica quindi dovevo studiare molta teoria e strumenti dei quali non mi importava molto tipo Timpani, Xilofono ecc. Io volevo suonare la batteria e avevo in mente solo il rock. Le mie prime lezioni di batteria le presi a 14 anni con il Maestro Marco Serra presso la Civica Scuola di Musica di Mortara ma anche in quel periodo studiavo davvero poco. Suonavo molto sui dischi in compenso e passavo i miei pomeriggi su artisti che hanno influenzato e stimolato il mio modo di suonare di oggi: Deep Purple, Queen, Frank Zappa, Europe ecc. A 17 anni cominciai a capire che dovevo studiare se volevo migliorare e mi avvicinai al Jazz ascoltando i dischi di Miles Davis, John Coltrane, Louis Armstrong e mi appassionai moltissimo ai batteristi che hanno fatto la storia: Buddy Rich, Sidney “Big Sid” Catlett, Gene Krupa, Elvin Jones, Art Blakey ecc.

Davide

Come nasce il “Tassiello Trio”?

Renato

Il Tassiello Trio è stato fondato nel 2012. Volevo fare qualcosa di mio, l’idea era quella di eseguire dei brani di un genere che amo molto che è la Fusion, suonavamo brani di Jaco Pastorius, John Scofield, Weather Report ecc., ci divertivamo molto a suonare questa musica, ci stimolava e ci metteva alla prova. Ad un certo punto però creare composizioni proprie credo diventi un bisogno. La scrittura riesce a darti una forza incredibile per esprimerti e questa esperienza mi ha insegnato davvero cosa vuol dire fare musica. 

Davide

Un artista è un sognatore che acconsente di sognare il mondo reale, scrisse George Santayana. Cos’è per te l’artista e cos’è il “Sognatore”? Anzi, il “Sognator∃”, con una E rovesciata che rimanda al simbolo per “esiste…”, chiamato quantificatore esistenziale nella logica simbolica?  

Renato

La definizione di “Sognatore” per quanto mi riguarda è esattamente espressa dalla frase del filosofo e scrittore da te citato, sono la stessa cosa. Secondo me un musicista che non crea musica propria non è un artista a tutti gli effetti anche se abbiamo musicisti incredibili al mondo che non hanno mai scritto un brano. È come un pittore che riesce a riprodurre alla perfezione una “Gioconda” in maniera eccellente, quel pittore ha usato la sua abilità a riprodurre l’opera di Leonardo da Vinci quindi lo possiamo definire un pittore non un vero artista, ma questa è la mia semplice opinione. La E rovesciata è stata semplicemente un’idea di font che speravo potesse risultare interessante nella grafica della copertina, non è associata alla logica simbolica. 

Davide

Tra  le varie tracce ce n’è una che suppongo sia dedicata a Herbie Hancock (“Mr. Herbie”). Perché avete offerto un brano a questa icona del jazz, da decenni in prima linea nella tecnologia e nella musica?

Renato

“Mr Herbie” l’ho scritta ispirandomi ovviamente al grande Herbie Hancock, in particolare ad un disco intitolato “Sextant” pubblicato nel 1973 che fu descritto dalla critica come il lavoro più astratto e psichedelico della sua carriera. Sono ovviamente un fan del grande Herbie da anni, ho letto di recente la sua biografia “Possibilities” uscita nel 2016 e mi ha coinvolto parecchio. La storia della sua vita, il coraggio che ha avuto allontanandosi dalle sue radici, il jazz, per esporsi artisticamente in tempi in cui la musica era settoriale (purtroppo a volte lo è ancora adesso). Ha sfidato critiche e pregiudizi sperimentando nuovi stili con innovazione e genialità. 

Davide

Da “Big Event” a “Infernal Rhythms” qual è il filo rosso ideale che lega le sei tracce de “Il Sognatore”? Qual era l’idea iniziale, quali sono state le suggestioni via via percorse?

Renato

In quasi tutti i brani del disco, se si nota, ho volutamente inserito sonorità ed effetti psichedelici e surreali. L’intento è di portare l’ascoltatore attraverso questo filo conduttore in questo sogno, dove ogni cosa è realizzabile. Una specie di viaggio in questo mondo personale per poter evadere dalla realtà che ci circonda, che a volte non è come la vorremmo. L’idea iniziale era di fare musica inedita ed avere un proprio marchio di fabbrica con sonorità e idee che richiamano una propria personalità musicale (cosa molto ardua oggi perché è stato fatto tutto credo… ma volevo provarci in ogni caso). Comunicare qualcosa con questa musica è molto difficile e non volevo accontentare solo una nicchia di ascoltatori jazz/fusion ma volevo ampliarmi verso un pubblico che non conosce il genere. Mi servivano delle storie e dei concetti da raccontare in cui credo molto per cercare di trasmettere il più possibile le mie sensazioni. Attraverso libri letti e seguendo alcune storie di personaggi che mi ispiravano ho cercato la chiave per farlo. 

Davide

Perché il countdown dell’Apollo 11 ad aprire il disco?

Renato

Come ti dicevo prima ho cercato di seguire le storie di personaggi che ammiro per ispirarmi alla composizione dei brani, tra questi vi è Elon Musk che non c’entra nulla con il mondo della musica ma mi affascina il suo modo di pensare e di vedere le cose.
Musk per chi non lo conoscesse è un imprenditore, inventore, filantropo miliardario dalle idee davvero folli. Ma è uno che crede in quello che fa e rischia a proprie spese mettendoci la faccia senza aver paura di fallire o di essere deriso. A maggio ha lanciato il primo razzo privato dal Kennedy Space Center con a bordo due astronauti della Nasa facendo entrare nella storia la sua azienda aerospaziale SpaceX. Tra i suoi progetti c’è la colonizazzione di Marte tanto per farvi un’idea delle ambizioni di quest’uomo. Da qui nasce l ‘idea del brano Big Event a lui dedicato che ha come intro il countdown e vuole raccontare qualcosa di grande e ambizioso come quello del lancio dell’Apollo 11. 

Davide

Tutti i brani sono firmati Tassiello/Sempio/Andreone. Come avviene l’ideazione e creazione di un brano in tre, come e attraverso quali processi ne condividete la composizione?

Renato

Partendo dal fatto di non avere la preparazione armonica per poter scrivere le idee che ho in testa per i miei brani ho preparato tutti i provini con il pc. Ho portato il materiale in sala prove e abbiamo sviluppato piano piano ogni singolo brano, quindi posso dire che il mio è un gruppo dove ognuno ci mette del suo e credo che sia la nostra forza. Non volevo fare il classico Bandleader dove consegni le parti e gli altri si limitano ad eseguire, volevo un lavoro di squadra. Non sono un vero compositore e quindi devo farmi aiutare per realizzare la mia musica e ci tengo a precisare che senza gli amici Alberto Sempio (chitarra) e Gigi Andreone (basso) probabilmente questo disco non sarei riuscito a realizzarlo.

Davide

Quando un brano è compiuto e siete certi che abbia espresso tutto quel che volevate?

Renato 

Nel caso di questo album abbiamo registrato la stesura di tutti i brani in 3 giorni ma andando in studio di volta in volta e riascoltando quello che avevamo registrato aggiungevo tutto ciò che sentivo potesse abbellire e personalizzare i brani. È  stato un processo lungo e c’è stato un grande lavoro da parte del fonico che ha perfettamente espresso la sonorità che avevo in testa per “Il SognatorE”. Direi quindi che questo disco è stato sviluppato in gran parte durante il mixaggio e l’editing, ed è stato in quel momento che credo di aver capito di aver espresso tutto ciò che volevo dire. Ringrazio moltissimo Stefano Bertolotti per la qualità dei suoni che caratterizzano questo lavoro. 

Davide

Presentaci gli ospiti presenti in questo disco e raccontaci come sono stati coinvolti.

Renato

È stato davvero emozionante poter avere questi ospiti in questo debutto discografico.  Le parti di archi sono state registrate da Luca Campioni (violino) e Simone Rossetti Bazzarro (viola), hanno fatto un grande lavoro anche perché le mie parti sono state fatte al pc ed erano molto complesse, farle eseguire a musicisti veri non è stato facile, il brano era veloce e con pochi respiri. Le parti di flauto sono state eseguite da Gabriele Comeglio musicista che stimo fin da quando ero ragazzino, sassofonista,  arrangiatore e direttore d’orchestra. Andavo a sentire tutti i concerti della Big Band Jazz Company da lui fondata e diretta e averlo ospite nel mio disco è stato un vero sogno. Al clarinetto abbiamo Mauro Negri e Paolo Tomelleri, Mauro è un musicista di fama internazionale e non ha bisogno di presentazioni, da ragazzino ho letteralmente consumato tutti i suoi dischi ed averlo tra gli ospiti è un altro sogno che si realizza.
Il maestro Tomelleri è un altro mio eroe del jazz e non solo, una bibbia di sapienza  e persona di estrema umiltà, lavorare con lui è stata un’esperienza che ricorderò per tutta la vita. Tra racconti di vita vissuta e aneddoti sulle sue avventure  musicali ho imparato moltissimo anche se non è stato facile convincerlo a far parte del progetto. Il suo modo di suonare è molto differente dalla mia musica e questo non lo convinceva affatto, ma alla fine dopo ripetuti incontri a casa sua sono riuscito. Alla fine ha trovato molto divertente sposare il suo sound “old” con i miei suoni moderni, ed era proprio  quello che volevo.

Davide

Perché è stato importante rifare “Caravan”, l’esotico classico di Duke Ellington e Juan Tizol? E perché porlo al di fuori delle sei tracce come bonus track?

Renato

Questo è il primo disco a mio nome e credo che sia come scrivere una propria  biografia, parli di te, del tuo passato e delle tue emozioni. Caravan è un brano davvero importante per me, credo sia il brano che mi ha fatto innamorare del jazz. Da ragazzino sono stato travolto dalla sua ritmica e come tutte le sensazioni che si provano a 15/16 anni rimangono dentro i te per il resto della vita.
Ho deciso di metterlo fuori dai sei brani inediti prima di tutto per la particolare esecuzione (spazzole, rullante e clarinetto) e poi perché volevo separare le mie composizioni da un brano così  importante e storico per la musica.

Davide

La musica appartiene ai sognatori?

Renato

Credo che la musica sia una cosa dal valore talmente immenso che debba appartenere ad ogni essere umano, il suo potere e i suoi benefici sono tali da poter guarire l’umanità da tutti suoi mali. Se pensiamo con quanta energia positiva ci aiuta ad affrontare le difficoltà di ogni giorno, a volte non ce ne rendiamo conto. Direi  quindi che può trasformare chiunque in un sognatore.

Davide

Cosa seguirà?

Renato 

Sono già al lavoro per il prossimo disco! 🙂

Davide

Grazie e à suivre…

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