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Amerigo – Stefan Zweig

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Il racconto di un errore storico
introduzione di Andrea Di Consoli
traduzione di Luisa Paparella
Elliot (Roma, 2012)
pag. 115, euro 12.00
 
Di Consoli, ma con foga da filologo, s’appassiona in introduzione al rapporto tra Americo Vespucci e lo stesso immenso Stefan Zweig. Ma “Amerigo” non è che dedizione a una causa ben precisa: verità e giustizia. Se, in buona sostanza, la maggior parte delle persone oggi sanno che non fu  Amerigo Vespucci a scoprire l'America, non tutti sanno invece che non fu il navigatore toscano ad affermare – mai – d’esser stato il primo uomo europeo a mettere piede sul nuovo continente, né, cosa forse ancora più importante, pretese mai di dargli il proprio nome. E Zweig, drammaturgo drammaticamente assassinatosi e romanziere giovane ma già di grande fama, scrive un opera letteraria che potremmo definire come l’unica o la più grande azione utile a riconsegnare dignità all’Amerigo Vespucci lungamente calunniato; si noti, per esempio, che tra i più accaniti detrattori di Vespucci troviamo il nome impensabile del poeta Emerson. Con piglio giornalistico, il grande austriaco Zweig, con una scrittura che si ferma a poco prima del momento che vede lo scrittore darsi la morte insieme alla sua seconda moglie, spiega quanto e cosa c’è stato di rocambolesco dietro al nome America, anzi dietro alla decisione universale potremmo dire, di consegnare al Nuovo Mondo il nome America in ‘ricordo’ d’Amerigo e non del genovese, amico comunque di Vespucci, Cristoro Colombo primo scopritore in realtà delle Americhe. Questo libro, finalmente restituito a lettrice e lettore italiano, uscì negli Usa il giorno della morte di Stefan Zweig. Sarà come dice Andrea Di Consoli, che in filigrana al testo possiamo trova l’esistenza dello stesso scrittore perseguitato dal nazismo fino all’esilio? O che più normalmente Zweig abbia voluto omaggiare un personaggio storico a suo pensare ingiustamente condannato? La sorte, possiamo specificare infine, tra l’altro vide finire la vita di Colombo e di Vespucci alla medesima maniera. Soli, poveri e dimenticati. Gli errori tipografici e le furbizie tipografiche del Cinquecento, del Seicento e così via, quindi, non portarono bene né a C. Colombo né tantomeno all’uomo di mare che involontariamente diede titolo a terre forse nuove.

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