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2008
13
Mar

Nelle tue mani

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Una storia complessa, difficile, imperfetta quella raccontata da Peter Del Monte. Piena di ellissi narrative, che fanno saltare il tempo in avanti, a percorrere le tappe essenziali di ogni vita di coppia. L'innamoramento, il primo figlio, l'abbandono, i problemi, forse la speranza di poter ricominciare. Ma anche il tentativo di fare luce su un universo femminile oscuro e malato, spinto da forze irrazionali verso scelte dolorose e autolesioniste. Il  personaggio di Mavi (Kasia Smutniak) è il perno del film. Il suo ombroso passato, l'ambiguo rapporto con il padre, la sua impossibilità ad essere felice, come se dentro avesse qualcosa di ferino, istintivo, che la spinge ad agire senza pensare, senza pesare le conseguenze dei suoi gesti.
L'approccio del regista al mondo femminile e a quello di coppia, che viene attentamente sondato, è di tipo esistenziale, a volte astratto (o forse confusionario?) nel suo seminare dubbi e incertezze, senza mai voler concludere, senza riuscire a spiegare. Mavi emana un'energia distruttiva che sconvolge la vita di tutti quelli che la incontrano. Purtroppo il regista nega la presenza di una forza mirata a scardinare i meccanismi dei ruoli sociali (la coppia, la famiglia, i genitori) in questa energia del suo personaggio. Nega il disgregamento della famiglia tradizionale (anche se lo mette in scena) per la ricerca di forme di assembramento umano più moderne e libere. E in questo allora si scorgono anche i limiti del film. Che non volendo avere un valore sociale rimane uno psicodramma chiuso in se stesso, ai limiti del masochismo, che offre uno spaccato familiare vicino all'orrore, dove la donna è un essere incomprensibile, violento, malato
In quest'ottica i comportamenti di Mavi rimangono ambigui, impossibili da capire, giustificare o condividere. Le sue scelte invece di smascherare l'ipocrisia di alcuni ruoli sociali, finiscono per essere solo l'espressione di una mentalità inquieta, infelice, folle. Forse Del Monte voleva solamente osservare questo universo femminile caotico e incomprensibile, ponendolo in contrasto con quello maschile, razionale e ordinato, rappresentato dal personaggio di Teo (Marco Foschi), un giovane laureato in astrofisica. In questo rapporto tra il caos e l'ordine si ritrova uno scontro che però sembra inconciliabile.
Sarebbe stata coraggiosa invece la scelta di mostrare volutamente l'orrore e la follia che può nascere all'interno di una coppia, proprio nella sua normalità, nella sua vita quotidiana. O anche il cercare nuove soluzioni "familiari" per una vita del futuro, diversa da quella di adesso, in cui secoli di cattolicesimo hanno ingabbiato uomini e donne. Del Monte sembra mettere in corto circuito diverse esistenze per rappresentare il malessere femminile, tirandosi indietro però quando è il momento di dare spiegazioni, di trasformare questa dolente storia in qualcosa di comprensibile e non solo accennato o suggerito.
Nelle tue mani è un film disturbante, diverso, aperto, che pone molti interrogativi. Ma anche ambiguo nei suoi sviluppi e nelle sue finalità. Un film che ha comunque il merito di smuovere le acque stagnanti del nostro cinema contemporaneo.
 
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:: Emiliano Bertocchi
Mi chiamo Emiliano Bertocchi. Sono nato a Roma il 22 giugno 1979. Perchè scrivo? Credo sia questa la domanda a cui debba rispondere. Scrivo perchè ne ho bisogno. Niente di più e niente di meno. Scrivere non è un hobby, o uno svago, o una cosa da fare tanto per fare. Almeno non per me. Io ne Sento il bisogno. Quando sto male, quando mi rode, quando sono incazzato, quando vorrei distruggere qualsiasi cosa ho davanti, quando amo, quando sto fuori, quando vivo. L' altra volta sono andato a un reading di poesie e mi sono accorto che leggere le mie poesie davanti ad altri è stato come andare in giro a raccontare a degli sconosciuti la propria vita. Preferisco stamparle e farle leggere le mie cose, piuttosto che leggerle io stesso. C'è meno intimità. E poi il lettore ritrova sempre se stesso nelle pagine che legge ed è preferibile che non si specchi troppo con chi le ha scritte. Scrivere è la mia libertà, il foglio bianco è la mia Anarchia, perchè lì sono veramente libero di poter dire, essere e fare tutto quello che voglio e come lo voglio. Gli scrittori che mi hanno fatto iniziare sono stati Charles Bukowski e Jack Kerouac. Grazie. E un grazie anche alle parole... le mie dolci amiche... vi prego non lasciatemi... non lasciatemi mai.
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