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2007
5
Dic

Sardegna: Musica e Strumenti Musicali

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PICCOLA ORCHESTRA BENAS
Intervista con IGNAZIO PES
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La musica sarda è nota nel mondo intero per la sua qualità e specificità, soprattutto per il canto a tenores, per altro entrato nel  Patrimonio Orale e Intangibile dell'Umanità (v. mia intervista con Omar Bandinu  alla pagina http://www.kultunderground.org/archivio.asp?art=6951 e articolo sul canto a tenores e l'UNESCO  di Omar Bandinu su http://www.kultunderground.org/mobile/articoli.asp?art=226
La musica sarda ha però altre facce, tutte non meno interessanti, antiche e recenti. Consiglio il folk più o meno rivisitato e poetico di Maria Carta, Tonino e Tore Canu, Ginetto Ruzzetta, Marisa Sannia, Clara Murtas, Calic, Carla Denule, Enrico Frongia, Emanuele Garausa, Ciccheddu Manino, Marcello Ledda, Franca Pinna, Maria Giovanna Cherchi, Paolo Zicconi e Su Nugoresu, Totore Chessa… La musica cantautorale di Tazenda, Marras, Beppe Dettori, Sos Bardanas… Il canto sensuale e monodico di Tomasella Calvisi… Le launeddas e la musica da ballo di Luigi Lai, Furias e Cosimo Lampis… Gli strumentali di Alberto Balia ed Erda Tuvura e di Marino De Rosas…  I cori del Coro Nugoro Amada, il Coro di Nuoro, Antico Coro di Bosa, i Tenores di Bitti e i Tenores S. Gavino de Oniferi…  La raffinata world music e il pop/rock più moderni e trasversali di Murales, Balentes, Bertas, Chichimeca (dove la lingua sarda emerge melodiosa come il portoghese su musica di sapore lusitano) e i Collage (sì, proprio loro, quelli di "Tu mi rubi l'anima"… provate ad ascoltare brani all'altezza della PFM come "A Rositedda")… E ancora l'etno-jazz di Enzo Favata, il  jazz di Paolo Fresu, del gruppo Cadmo, Andrea Parodi e tanto, tanto altro.
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Anche la strumentazione musicale tradizionale isolana ha la sua unicità. Le launeddas, definite strumento policalamo semplice ad ancia battente, sono lo strumento di maggior rilievo, raffigurato già tremila anni fa e giunto a noi praticamente invariato. Il loro suono può ricordare quello di pive e cornamuse, ma a differenza di queste non possiedono otre di pelle che costituisca un serbatoio d'aria, trattandosi di tre sole canne di fiume (Arundo domax) di diversa lunghezza, legate con lo spago. Strumento polifonico difficile da suonare, richiedono lunghi anni di studio e l'apprendimento di una tecnica detta della "respirazione continua o circolare", che consente cioè l'emissione continua del fiato particolarmente evidente nella nota di bordone. In passato i suonatori di launeddas venivano stipendiati dalla comunità perché potessero fare i suonatori di professione in varie occasioni e nei piazzali antistanti le chiese la domenica mattina dopo la messa, prima dell'affermarsi dell'organetto (organittos), una fisarmonica perfettamente integratasi nel contesto musicale sardo. Le benas sono simili alle launeddas e perfino più antiche. Il pipiolu è  l'antico zufolo del pastore, solitamente autocostruito (si dice che non ci sia stato pastore che non fosse capace di  costruirsene almeno uno con le proprie mani, indispensabile compagno nelle lunghe ore di solitudine e noia al pascolo). I Tumbarinos erano tamburi realizzati con la pelle di capra dopo essere stata cosparsa di cenere bagnata e sotterrata per diversi giorni per imputridirne e staccarne i peli. La cassa di risonanza era ricavata da un vecchio setaccio e nella parte posteriore veniva applicata una treccia ottenuta con il crine di cavallo per generare una sorta di ronzio per risonanza. Altri strumenti a percussione tipici sono il triangulu, simile al comune triangolo, ma con le punte ripiegate a ricciolo, e le strocciarranas o raganelle, idiofoni la cui ruota di legno dentata produce un suono simile al gracidio delle rane. Infine, c'è uno strumento di cui farò degli approfondimenti con Ignazio Pes della Piccola Orchestra Benas: è il tumborro. Strumento musicale arcaico veramente particolare, estintosi e riesumato dopo due secoli dalla sua scomparsa.
Una esauriente esposizione di strumenti sardi è quella presente di Don Giovanni Dore a Tadasuni nel comune oristanese. E' un piccolo museo che annovera una collezione di ben quattrocento strumenti, alcuni molto particolari come la "serragia", rustico violino isolano, Su Scorriu, congegno sonoro di sughero usato dai malviventi per provocare il disarcionamento dei nemici e curiosi strumenti cosiddetti "da strepito" da usare nella Settimana Santa.

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Piccola Orchestra Benas (Ignazio Pes, Corrado Congeddu, Franco Persico, Franco Mameli, Cristian Serra, Simone Pala).
 
Davide
Anzitutto complimenti per l'ottima qualità della musica da voi proposta. Ho avuto la possibilità di ascoltare il vostro primo cd, una miscellanea avvincente di varie sonorità e musicalità tradizionali sarde amalgamate le une alle altre da voci narranti quadri di vita popolare tratti da vari testi, proposti in una prospettiva interiore e poetica, emotivamente trascinante. Bella anche la fusione con la musica di Sardegna a noi contemporanea, soprattutto un certo etno jazz e un pianismo romantico e minimalista. Puoi parlarci del lavoro fin qui svolto dalla Piccola Orchestra Benas? Qual è il "mandato" che vi siete dati?
 
Ignazio
Ho cercato di leggere nella mia interiorità, quelle sfumature che intuivo razionalmente, ma che a fatica riuscivo ad esprimere con la sola musica colta. Così ho pensato di utilizzare i retaggi musicali tradizionali che ho respirato qui in Sardegna da sempre, e che ho cercato di canalizzare in una dimensione musicale ampia e senza limiti espressivi e di genere. Vorrei diffondere, con i Benas, una musica diversa, che sappia cogliere le innumerevoli espressioni della musica vera, quella che raccoglie l'anima e il respiro dello spirito umano più puro.
 
Davide
Quanti e quali dischi avete inciso? Hai piacere di parlarne?
 
Ignazio
Ho lavorato ad un secondo CD, che però non ho voluto pubblicare perché, nel contempo, sono sopraggiunti cambiamenti di organico all'interno dei Benas.
 
Davide
Tu suoni il tumborro. Vuoi descriverci questo bello strumento a corda sfregata?
 
Ignazio
Ho suonato il tumborro (chiamato anche serraggia o violinu antigu) per un certo periodo, anche dal vivo, perché volevo verificare la tenuta dei due esemplari che ho fatto costruire appositamente.
Lo strumento è costituito da una canna e una tastiera, anch'essa in canna, su cui si tende una corda in ottone dolce.La corda può essere accordata per mezzo di un pirolo in legno. Come risuonatore si poggia una estremità della corda su una vescica essiccata di maiale o di vitello rigonfia d'aria.
La corda può essere pizzicata con le dita, strofinata con un archetto rudimentale in crine di cavallo, oppure percossa con un bastone di legno dentellato.Si possono ottenere delle sonorità interessanti.
Strumenti simili sono gli archi musicali con risuonatori presenti in Tanzania,Kenia, India e Tailandia. Secondo me il più simile è il Bumbass tedesco.
 
Davide
Com'è andato prima perduto e poi recuperato, su quali indicazioni organologiche o iconografiche? Come ne promuovi il ritorno, oltre a suonarlo nei dischi della Piccola Orchestra Benas?
 
Ignazio
L'ultimo suonato è morto agli inizi del 900, suonava il ballo sardo e le messe in chiesa. E' caduto in disuso per la scarsa praticità, soprattutto in riferimento al risuonatore (la vescica) che si sgonfia con estrema facilità. Naturalmente anche l'accordatura è approssimativa, ciò lo rende poco adatto all'utilizzo in organici orchestrali. Si potrebbero però costruire degli esemplari moderni, utilizzando materiali più affidabili.
 
Davide
I lettori di internet possono ascoltarne il suono da qualche parte? Puoi indicarci dove?
 
Ignazio
Credo che il Museo Etnografico ha pubblicato un interessante libro con relativo CD dal titolo SONOS strumenti della musica popolare sarda, ma il contenuto audio è insufficiente.
Si può sentire il tumborro nel mio cd.
 
Davide
Leggendo vari testi a fronte, una cosa che mi colpisce della canzone popolare sarda è che ha testi di qualità poetica alta, mai banale, anche quando sono canti di vino e ubriaconi. Non è cosa che capiti con tutte le tradizioni folklostiche. Mi sbaglio o c'è qualcosa che possa forse spiegarlo secondo te?
 
Ignazio
In Sardegna ci nutriamo di poesia da generazioni. Anche le classi più umili amavano la poesia improvvisata, e nelle piazze i poeti improvvisatori erano apprezzatissimi e strapagati. Da un po' di tempo si assiste a un leggero ritorno a questa forma di spettacolo. In media quindi c'è una cerca cultura verso la poesia orale e scritta.
 
Davide
Solita querelle globale-locale… Io vedo un valore positivo nella cosiddetta globalizzazione. Voglio dire, da quando le culture si sono man mano globalizzate, divenendo patrimonio culturale più noto al mondo, sembra che il locale si sia improvvisamente rafforzato non solo perché sentitosi minacciato, ma anche perché finalmente apprezzato e valorizzato ovunque, nonché continuato con la nuova linfa dei rinnovamenti meticci.  Cosa ne pensi in proposito? Mi sembra come se la globalizzazione avesse radicato più a fondo ogni piccola tradizione, tutelandola maggiormente…
 
Ignazio
Anche io ho questa sensazione, anche se qui la tradizione è fin troppo radicata, tanto che si fatica non poco a fare accettare altre forme musicali (come i Benas ad esempio). Per darti un'idea, alla fine ho dovuto rinunciare ad avere nei Benas un fisarmonicista perché tutti affannosamente  impegnati con la musica folk.
A volte mi sembra di vivere fuori dal mio tempo.
 
Davide
Vi sono altri strumenti poco noti e particolari della tradizione sarda di cui vorresti occuparti o che vuoi descriverci?
 
Ignazio
Ci sono le launeddas (simili all'arghul egiziano o alla zummara tunisina) che tu sicuramente conosci, ma abbiamo anche le benas (da cui prende il nome il mio gruppo) che sono precedenti e ancora più antiche delle launeddas, e che possono essere di vario tipo, fra cui semplici e doppie, con il corno o la zucca.
Vi sono una serie di strumenti a percussione quali sos tumbarinos de Gavoi, su tunchiu, sas taulittas, e vari pifferi e flauti, fra cui su pipiolu della Barbagia.
 
Davide
Cosa c'è in programma per "domani"?
 
Ignazio
Lavoro ai miei brani da cantautore in lingua sarda (ho vinto 2 volte il premio Recanati nuove tendenze della canzone d'autore), in cui voglio far confluire lo spirito compositivo dei Benas. Prossimo cd a breve. Compongo liriche per piano e voce su testi in lingua italiana di Grazia Deledda (Progetto Regionale).
 
Davide
Mi sembrano due progetti molto interessanti. Spero quanto prima di sentirne qualcosa. Grazie e "à suivre".
 
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:: Davide Riccio
Davide Riccio, di Torino, educatore, musicista polistrumentista, compositore e giornalista. Ha collaborato con molti musicisti italiani e internazionali. Ha scritto poesie, racconti e saggi, che ha pubblicato su antologie e riviste sparse dal 1983 ad oggi (tra le ultime opere pubblicate “Il Musico David Rizzio” (biografia, ebook, 2006), “Povertssiment” (Genesi 2006), “Sversi” (Libellula, 2008), Neumi, cantus volat signa manent – La musica che lascia il segno (con cd di autori vari, Genesi-Into my Bed-Unamusica 2011). Dal 1998 è stato inquirente e articolista ufologo, copywriter in pubblicità e giornalista (il settimanale La Val Susa, il quotidiano Torino Sera, e il mensile Oblò di Livorno) occupandosi di cultura in genere e divulgazione.
 
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