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2006
17
Gen

Apostle of Hustle – Folkloric Feel

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Toronto, Canada, primi vagiti di un tempo nuovo.
La scena che ha già figliato i Broken Social Scene sembra vivere una fase di creatività incandescente: il chitarrista Andrew Whiteman, tra le anime del progetto di Kevin Drew e Brendan Canning, è cardine e fulcro degli Apostle of Hustle: trio (Julian Brown: basso; Dean Stone: batteria; A.W.: chitarre, voce) pop-folk sperimentale; retrogusto latino – si pizzica un tres cubano, lo strumento che s’accorda con tre corde doppie: c’è chi la definisce iberica e africana al contempo: approfondite qui – intelligenza e Zeitgeist Arts & Crafts.
Stile, classe ed eleganza sono ben diverse rispetto all’anarcoide e ludico amalgama di tendenze & sound dei BSS; questo “Folkloric Feel” è segno e testimonianza di una fase di ricerca della band già più che promettente, e personalissima.
 
Incipit è la traccia eponima: Folkloric Feel è un ibrido delizioso tra una introspezione dei Penguin Café Orchestra, un arpeggio primitivo e lo-fi, una rottura psichedelica à la (primi) Mercury Rev. La voce scivola nel brano attorno al terzo minuto, per qualche breve battuta; sembra integrata come disturbo antropoide, suono tra suoni; non ha nessun vezzo di dominazione; è l’annuncio dell’avvento d’una liturgica dissolvenza, bianca e paraintimista.
Sleepwalking Ballad è introdottada una batteria che non può non far pensare agli Smashing Pumpkins;in generale, il brano regala suggestive reminiscenze – diciamo che si torna a pensare alle ballate di Siamese Dreams o più ancora di Mellon Collie. È postromanticismo distorto e vagamente depresso, musica nata interiorizzando la pioggia. Baby You’re in Luck è una credibile espressione del ritorno – non certo solo canadese, ma, per quel che può significare, “occidentale” – al folk, alla sua essenzialità, alla sua dolcezza povera; in un tempo di diffusa percezione di decadenza politica e di crisi economico-sociale, in area tanto atlantica quanto europea, sembra quasi che la musica stia tornando a indagare il senso primo di tutto quel che è oggetto di riflessione – riflessione in senso etimologico; e quindi il folk, spurgato da bizantinismi come appare, estraneo al disordine e all’artificiosità, torna a essere il (polveroso) sentiero da battere.
Energy of Death è rock da shoegaze: qualcosa che, recentemente, sembra possa essere suonato in Svezia (The Radio Dept.), in una fattoria della Virginia (Sparklehorse), da Irish trapianti a Dundee (Snow Patrol) ma non in Italia, naturalmente. Lo shoegaze in salsa Apostle è più rabbioso e – non troppo paradossale accorgersene, considerando quanto qui si cerchi di sporcare le matrici – latinoide e solaride. Nella nona traccia, Gleaning, l’alchimia è analoga – si perde solo luminosità (mica poco…).
Kings & Queens non incide e non persuade. Il canto femminile – in particolare l’odioso coretto – irrita e stucca. Questo è un pezzo che avrebbe bisogno di essere ripensato e riarrangiato; così com’è, sembra troppo grezzo per essere pubblicabile altrove che in un ep di b-sides e di demo.
Song for Lorca è un momento elegiaco, di dolcezza e intimismo. Qui le sorgenti di ispirazione possono essere salutate tanto in Neil Young quanto in Nick Drake; la progressione è younghiana, la profondità drakeiana. Non manca qualcosa à la Zorn, penso ad Animal Fat, che ha jazz freddo, malinconia latina e pop nel suo codice genetico, senza perdere equilibrio: indie rock e seducente maledettismo loureediano in They Shoot Horses, Don’t They, traccia conclusiva – l’ultima, anonima, è un congedo ipnotico e glaciale, suoni di cristallo per una manciata di secondi – di un album che meritava – se il pubblico italiano fosse stato solo appena più sensibile alla bellezza – di avere le fortune del progetto Broken Social Scene. Non è quindi una strenna o una curiosità o una digressione originata dal sempre più stuzzicante magma creativo della scena canadese odierna; è un progetto intelligente, dalle ibridazioni fascinose e dall’anima cubana; sarebbe un peccato se restasse un unicum.
 
 
APOSTLE OF HUSTLE         
Andrew Whiteman. Chitarra, voce.
Julian Brown. Basso.
Dean Stone. Batteria.
 
DISCOGRAFIA ESSENZIALE e BREVI NOTE
 
Folkloric Feel, Arts & Crafts, 2004.
 
Toronto, Canada, 2001. Da una delle tante costole dei Broken Social Scene nascono gli Apostle of Hustle.
 
Approfondimento in rete: Arts & Crafts / idbox / Rocklab / Pitchforkmedia.
 
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:: Gianfranco Franchi
Lankelot (Gianfranco Franchi, Trieste, 1978), laureato in Lettere Moderne con una tesi sulla menzogna nella Letteratura del Novecento, è stato responsabile di due riviste letterarie underground: Ouverture (1998-2001, finanziata dall’Università Roma III) e Der Wunderwagen (2000-2003, indipendente). Dall’aprile 2003 al gennaio 2006 è stato coordinatore del portale indipendente di comunicazione e critica letteraria e dello spettacolo Lankelot.com.
Ha pubblicato due “laboratori” di poesia: “L’imperfezione – opera III” (2002) e “Ombra della Fontana.” (2003; e-book di Kult Virtual Press nel febbraio 2006). Un giorno o l'altro vedrà la luce la prima e ultima raccolta vera: quella totale. Si chiamerà “L’inadempienza”.
Ha partecipato, tra il 2001 e il 2003, a diversi programmi radiofonici di letteratura e spettacolo. È curatore del catalogo delle opere del pittore russo
Plotnikov. Collabora, o ha collaborato, a diversi siti, tra i quali preferisce ricordare: Kult Underground (con recensioni di dischi e libri), SuperTrigger e Kaizenlab (con recensioni di dischi)  Piazza Liberazione, OcchiRossi, Anpi Magenta (con recensioni di libri e film), Nuovi Autori (con racconti e prose varie). Collabora regolarmente con la rivista letteraria indipendente “Il Don Chisciotte”, coordinata da Luca Martello e Gianluigi Pala.
Nel 2005 ha fondato, e affondato, la sbarellata casa editrice Edizioni del Catalogo. Dal gennaio del 2006 è uno dei tre compari immaginari che animano Al Sangue. Lavora altrove.

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