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Cocci di bottiglia – Fiorenza Aste

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prefazione di Antonella Lattanzi, Edizioni Creativa (Napoli, 2007), pag. 132, euro 10.00.

Lame rotanti, che segano. Questi dodici racconti di Fiorenza Aste non sono solamente cocci di bottiglia, pezzi di storia e storia a pezzi; ma un grande personaggio che sconvolge i ritmi del cuore. Occhi sempre diversi, forse. Eppure soggetti che hanno in corpo e più in fondo la forza di recidere. Mancano goccioline di felicità, nelle trame. Nella vicenda complessiva non appare qualche Dettaglio. In sede di prefazione Antonella Lattanzi con facilità e partecipazione emotiva è capace di presentare Cocci di bottiglia in maniera quasi esaustiva. E quel quasi non è da affidare come colpa alla Lattanzi, ma quale obiettivo cercato e preso dalla Aste. Le righe propongono una scrittura che non conosce ridondanze, che assicura grazia e limature spontanee, qualche eccezione linguistico -letteraria messa a fare da segno di riconoscimento. Dopo tutto ciò, la bravura di sapere stupire. Ricordi, emozioni, un padre o i padri. Adolescenze e pranzi senza sapore, specchi coi pezzi di chi guarda conficcati nelle viscere. I racconti fanno un’operazione che solamente le lame hanno il dovere di compiere. Tagliano. Come dovrebbero, certamente, tagliano. La lettura di Cocci di bottiglia, oltre a permettere il piacere dello scivolamento dentro il petto dell’opera, assicura allo stomaco torsioni lente. Nodi intrecciano il centro della pancia. La capacità di creare sentimenti e non solo linguaggio di F. Aste è grande. I fermenti piccolini che ogni protagonista del libro assume a modello di sentire è freccia scagliata nel sangue di chi legge. Dunque, grazie al sostegno della materia contenuta in questo volume è facile accorgersi di quanto il quotidiano possa essere sconvolto da altro quotidiano. Questo libro potrebbe essere inserito, qualora davvero ve ne fosse la necessità – magari impellente – in un filone che accoglie (se è proprio vero) altre opere di indubbio valore. Da fogli che possono stare persino nelle arcate di una letteratura forse metropolitana a invenzioni letterarie anche recentemente entrate nelle cascate della stampa. Differenze sostanziali a parte, piccolo esempio potrebbe addirittura essere l’ultimo romanzo di Chiara Cretella. Però se la Cretella arriva a contagiare la propria penna col liquido dei personaggi, la Aste esegue esattamente il segno opposto. La Aste, insomma, consegna agli occhi delle ambientazioni il flusso del proprio dire e riceve – di conseguenza – quello che vuole.

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