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2006
5
Feb

Michelangelo Buonarroti

media 3.00 dopo 1287 voti
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Michelangelo Buonarroti, scultore, pittore, architetto, poeta (Caprese, ora in provincia di Arezzo, 1475 – Roma 1564). Come recita l’Enciclopedia della Utet, Michelangelo Buonarroti è giustamente annoverato tra i creatori più profondi e originali che abbiano operato nel campo artistico, realizzando con somma coerenza e straordinario ardimento le aspirazioni di un’epoca e anticipandone gli sviluppi futuri, incidendo in modo decisivo sul corso storico successivo…
Ma non è lui che avrei potuto mai intervistare, se non che immaginariamente, e perché no? C’è un altro Michelangelo Buonarroti, però, che s’aggira per il tempo contemporaneo, ed è un gruppo di Firenze ormai entrato nell’Olimpo del reggae italico. Nato più di quattro secoli dopo, nel 1996, i Michelangelo Buonarroti hanno esordito nel 2000 con un primo album autoprodotto intitolato “Libera Dhab”, a cui sono seguiti “In sogno” nel 2002 per l’etichetta Alternative/Venus e “Cose che vedi” nel 2005. Il gruppo fa musica reggae e dub, fa un buon uso personale insomma delle sonorità cosiddette “ragga” e “rock steady” non senza contaminazioni “dance hall” ed “elettroniche” in chiave Bristol, ha avuto e continua ad avere una intensissima attività live e annovera, tra le molte apparizioni, anche approdi importanti in televisione, come ad esempio al “Roxy Bar” di Red Ronnie o via videoclip (come per il singolo “Difficile”). Hanno collaborato con molti nomi di qualità, tra cui 99 posse (di cui hanno remixato il brano “Comincia adesso” per la BMG), Dropaflo, rapper italo-americano della Chess Music, Madaski, Il Generale, Giamparez dei “Magnapasta” e si sono esibiti con Raymond Wright & The Hi Grades, Africa Unite, Morgan Heritage, Shaggy, Ganjamama e Reggae National Tickets… tra gli altri.
Brani dei Michelangelo Buonarroti, free download mp3 su:
 
Davide
 
Ciao Princevibe… Cos’ho tralasciato, che non sapevo, nel fare la vostra presentazione?
 
Princevibe
 
Ciao Davide, una presentazione bizzarra anche se da un certo punto di vista “ovvia”; mah...leggendo la minibio direi esaustiva a parte alcune importanti collaborazioni tralasciate, tra le quali quella con il Dj Fish ex Sottotono con il quale io e Retnek abbiamo prodotto i singoli “Resta ancora”, “Niente è per sempre” e alcune tracce dell’album “Robe grosse”...
 
Davide
 
Perché Michelangelo Buonarroti?
 
Princevibe
 
Il nome della band è nato davvero per caso... io e Retnek 10 anni fa frequentavamo la facoltà di Architettura a Firenze, ci conoscemmo proprio nelle aule dell’ateneo e decidemmo di formare una band in occasione di un concorso che ci permise di esibirci nei liveclub più grossi di Firenze. A 5 minuti dall’inizio del primo concerto scegliemmo il nome “Michelangelo Buonarroti” perché la maggior parte del pubblico che avevamo quella sera faceva parte della goliardia di architettura... infatti grazie a loro se non ricordo male passammo anche il turno!

Davide
 
Ho cercato di capire come sia composta la vostra folta formazione, già definita una grande famiglia… Retnek, Sister E, tu… Poi? Ci dài una mano?
 
 
 
Princevibe
 
Si, in effetti siamo una gran bella famiglia, col passare del tempo abbiamo cambiato un po’ di volte formazione fino ad arrivare a quest’ultima in pianta stabile ormai da anni. C’è Sister E che affianca Retnek vocalmente e ci dà una grossa mano dal punto di vista organizzativo; abbiamo FedeK9 che suona il basso, con il quale condividiamo lo Studio Ciretnek covo di tutte le nostre produzioni; c’è Bosketto al sax e Maurizio Piccioli alla chitarra, ottimi musicisti che navigano in tantissimi progetti paralleli; Jos il secondo tastierista in combination dal vivo con me, il nuovo arrivato Gianni Cerone alla batteria e il management di Pietro Moroni. Non posso dimenticare che la gioia più grande in questi ultimi anni è stata la nascita della figlia di Retnek, Matilde, l’ultima arrivata della grande famiglia.
 
Davide
 
Il reggae, normalmente, non lo fa chi non ne assorba in sé anche la sua cultura. Riassumendo per i lettori, il reggae nasce come tale nei primi anni ‘60 anche per veicolare il messaggio di una religione e di un movimento nati trent’anni prima: il rastafarismo. In poche parole: “ritorno all’Africa”, futuro di riscatto e liberazione con l’incoronazione di un re nero (il che avvenne con l’avvento del negus d’Etiopia, Haile Selassie I, il Ras Tafari, proclamato “Re dei Re” e “Leone conquistatore della tribù di Giuda”, investito della missione di bandire il modello di vita di Babylon, l’Occidente corrotto, e di ricongiungere i figli d’Africa alla terra di origine da cui furono deportati in schiavitù). Poi venne il boom del Reggae negli anni ’70, la sua diffusione e la sua ampia influenza sulla storia della musica occidentale, e soprattutto venne Bob Marley, considerato dai giamaicani come il loro nuovo profeta. La sua musica e il suo messaggio tra temi religiosi e sociali, lotta politica e marijuana, si credeva avvicinassero a Dio. Oltre al trascinante e ipnotico ritmo in levare, o alle sonorità solari dello “smile and be positive”, alle peculiarità di quel canto, cosa di tutto ciò voi pensate di mutuare in forma locale e attuale? C’è un filo rosso conduttore di matrice ideologica in chi nel mondo, come voi, lontani dalla Giamaica, sceglie il “reggae”, una somigliante riflessione sul sociale, sui diritti umani o su messaggi di pace, amore, fratellanza, spiritualità? Come lo avete assimilato e riadattato?
 
 
Princevibe
 
Noi consideriamo il reggae come modalità espressiva, tralasciando volutamente le tematiche religiose appartenenti a culture diverse e lontane, cerchiamo solo di fare tesoro di quel bagaglio culturale che è partito tanti anni fa alla conquista del mondo, e adesso torna sotto nuove, svariate forme. La grande capacità del reggae, di amalgamare ritmo e melodia creando un impatto forte ma nello stesso tempo dolce, coadiuvato dal potere della parola, è ciò che mi ha avvicinato a queste sonorità... La nostra produzione artistica non è ispirata da un ideologia politica in particolare, ma mossa dagli stimoli che il mondo vero, quello che ogni giorno viviamo, ci dà. La nostra musica racconta di noi, di quello che ci fa stare bene, di cio che ci fa soffrire e di ogni insegnamento che la vita ci dà modo di imparare.
 
Davide
 
Nonostante il reggae suoni ovunque per le strade, le case e i locali della Giamaica, con il suo messaggio di riscatto e non violenza, pare tuttavia che la Giamaica, rapportato al numero di abitanti, sia uno dei paesi con il più alto tasso di criminalità nel mondo, oltretutto in preoccupante fase di incremento…

Princevibe
 
Si, in effetti la situazione in Jamaica è molto pesante, in particolare nei confronti degli omosessuali, vittime di abusi, linciaggi, omicidi sotto gli occhi dell’indifferenza della gente e molte volte della complicità delle forze dell’ordine. Questa discriminazione è radicata nella cultura storica dell’isola, inoltre è stata fomentata da molti cantanti famosi e criminalizzata dalla sua legislazione. L’abuso di potere, la microcriminalità da parte di ragazzini minorenni, la pena di morte, le violenze sessuali sono i temi contro i quali molte associazione mondiali che difendono i diritti umani stanno lottando. Noi non possiamo fare altro che supportare appieno questi movimenti, sperando in una presa di coscienza, perché il rispetto per ogni essere umano, qualsiasi sia la sua natura, è il principale fondamento della vita.
 
Davide
 
Dai sillogismi dell’amarezza di E.M. Cioran, tra gli aforismi sulla musica, ve n’è uno che dice: Senza l’imperialismo del concetto, la musica avrebbe preso il posto della filosofia: sarebbe stato il paradiso dell’evidenza inesprimibile, un’epidemia di estasi…
 
Princevibe
 
E' vero che la musica ha un grande potere comunicativo... probabilmente le sorti del mondo sarebbero state diverse da quelle che si prospettano adesso... più ballabili almeno...
 
 
Davide
 
Cosa state facendo in questo momento, cosa per il prossimo futuro?
 
Princevibe
 
Noi siamo sempre in attività. La musica è una grande passione che mi avvolge a 360°; col tempo, come ho citato prima, abbiamo creato il nostro studio privato, il Ciretnek Studio Bunker, nel quale ogni giorno bands, cantanti, musicisti dal reggae al rock, dal jazz all’Hip Hop, passano a dare il loro contributo. In questo momento, oltre al Tour di “Cose che vedi” dei MB che ci vede impegnati sempre di piu’, sto lavorando al nuovo disco di un grande dj siculo-fiorentino, Jaka, nome storico nell’ambiente reggae italiano, sto limando il progetto R-LAB, un esperimento di Dub dal vivo con mixer, sax e basso, che ci vedrà in giro da fine febbraio ( www.r-lab.net ) e nei momenti “liberi” sto tirando giù le basi di quel che sarà il terzo disco dei Michelangelo Buonarroti.
 
 
Davide
 
Per non parlare soltanto di musica, prendo spunto dal titolo di un vostro brano, “Dub in a coffeeshop”… Che ne pensate del recente cambiamento di rotta in Olanda, finora ritenuto il paese delle libertà e della tolleranza. Il leader cristiano democratico Maxim Verhagen propone di creare campi di rieducazione per i giovani delle sempre più violente e insicure banlieu, quelli rimasti indietro con gli studi, ovvero dei centri specializzati dove tenere i ragazzi considerati a rischio, senza che nemmeno abbiano commesso alcun crimine, a cui impartire un’educazione o rieducazione forzata al fine di inserirli preventivamente nei binari della società. E’ questa la politica del governo conservatore guidato da Jan-Peter Balkenende e gli olandesi plaudono al nuovo rigore dopo decenni di apertura di vedute per cui è oramai famosa nel mondo. Il Parlamento olandese ha per altro appena approvato una nuova normativa sull’immigrazione, che prevede a breve dei test obbligatori di lingua e cultura olandese cui sottoporre a proprie spese chiunque aspiri a ricevere un permesso di soggiorno. Verranno altresì ridotti i punti di vendita delle sigarette, verrà proibito il consumo di alcol ai minori (e ben sappiamo quanto i ragazzoni e le ragazze olandesi sotto i 18 siano bevitori… il 60% e il 55% dei ragazzi all’età di dodici anni bevono regolarmente birra, il 20% tra i 16 e i 24 anni sono dipendenti dall’alcol…). L’unico baluardo resterà forse quello della droga libera in quanto, più che per ideologie rimaste oggi alla base, sembra aver peso il fatto che il libero consumo di droghe sia la più forte attrativa turistica olandese. In ogni caso, molti coffee-shop, specie nelle periferie, hanno infine chiuso i battenti. Che ne pensi?
 
Princevibe
 
Non credo che un paese come l’Olanda non abbia altre risorse che il “turismo drogato”, comunque cerco sempre di non approcciare in maniera politica certe questioni …e credo di non farlo dicendo che l’educazione della persona, sta alla base dell’individuo e dei suoi comportamenti con il mondo; ritengo che un’educazione di ampie vedute e non costrittiva porti ad un rapporto migliore con se stessi e con gli altri. Non danneggiare il prossimo, dovrebbe essere una regola indiscutibile del vivere insieme…          Già che siamo in tema di citazioni ne propongo un’altra a proposito: «In Italia è permesso tutto ciò che non è proibito. In Germania è proibito tutto ciò che non è permesso. In Inghilterra è proibito e permesso tutto allo stesso tempo. In Russia è proibito permettere qualcosa. In America non ci si può permettere di proibire qualcosa. In Francia non ci si chiede se qualcosa sia permessa o proibita. » (Carlo Franchi)
 
Davide

La domanda che non vi ho fatto?
 
Princevibe

...i nostri colori preferiti...: Green Gold & Red!!!
 
Davide
Grazie, à suivre.
 
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:: Davide Riccio
Davide Riccio, di Torino, educatore, musicista polistrumentista, compositore e giornalista. Ha collaborato con molti musicisti italiani e internazionali. Ha scritto poesie, racconti e saggi, che ha pubblicato su antologie e riviste sparse dal 1983 ad oggi (tra le ultime opere pubblicate “Il Musico David Rizzio” (biografia, ebook, 2006), “Povertssiment” (Genesi 2006), “Sversi” (Libellula, 2008), Neumi, cantus volat signa manent – La musica che lascia il segno (con cd di autori vari, Genesi-Into my Bed-Unamusica 2011). Dal 1998 è stato inquirente e articolista ufologo, copywriter in pubblicità e giornalista (il settimanale La Val Susa, il quotidiano Torino Sera, e il mensile Oblò di Livorno) occupandosi di cultura in genere e divulgazione.
 
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