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Da luoghi lontani – Giovanni Agnoloni, Carlo Cuppini, Sandra Salvato

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Arkadia Editore

(Cagliari, 2022)

pag. 141

euro 15.00

In genere sono minimalisti, i racconti che accendono maggiormente la nostra attenzione. Epperò sappiamo che la bellezza porta eccezioni.

Questi nove racconti tenuti sotto il titolo “Da luoghi lontani”, comunque, sono certo che abbiano subito incantato il narratore Magliani, amico caro e scrittore pregiato che insieme Paolo Ciampi e Luigi Preziosi dirige la collana “Senza Rotta”, dell’intraprendente editore sardo di questa comunque anomala raccolta di scritti brevi in prosa; diversa perché, intanto, i testi escono da tre diverse mani: Giovanni Agnoloni, Carlo Cuppini, Sandra Salvato.

Poi – non di meno – sono messi in una struttura apparentemente di immediata comprensione, eppure frutto di una di sicuro non semplice attenzione al movimento dell’ingranaggio. Qui si è in moto, appunto. Seppure le tre sezioni del volume fingono di presentare uno svolgimento più che altro mentale, di svolgimento più che altro nel luogo del cervello. “Memoria”, “Sogno”, “Spazi cosmici”. Che fanno immaginare prima di tutto un pensiero, un pensare, un pensamento.

Epperò noi sappiamo bene, per esempio, che invece lo scrittore e traduttore Agnoloni, autore, di un terzo del libro appunto e terza primaria parte del raccontare luoghi simbolicamente lontani come di certo agganciati con lo spostamento, è un viaggiatore. Non a caso, per dire, uno dei suoi libri, “Berretti Erasmus”, è sottotitolato anti-didalistico “Peregrinazioni di un ex studente del Nord Europa”.

Cuppini ha volteggiato nel mondo difficile del teatro e sconvolgente della danza. Suo è il racconto che apre il libro, “Il palazzo rinascimentale”. Quindi il piano e fermo incipit: “Il tempo respira, il passato può cambiare”. Che apre uno slittamento di tempi, allora di punti di vista. In una vicenda di paesaggio appoggiato al verbo del ‘fu’, quanto meno nella rivisitazione della storia biografica da parte del narratore dell’evento di osservazione del moto dei ricordi, dei ricordi in moto perpetuo.

Salvato, giornalista, in esergo alla sua entrata in scena pone una commovente, almeno per noi, citazione del compianto scrittore Tassinari. Un boccone d’aria da “Agli angeli ribelli”, il testo che Stefano Tassinari dedicò allo studente e militante di “Lotta continua”, portato sul palco solo l’anno prima della scomparsa dello scrittore ferrarese. Il primo dei racconti di Sandra Salvato è un sempre più necessario omaggio letterario alla lotta partigiana.

I tre autori in fondo sono simili fra loro, nella loro estrema diversità di veduta. Si somigliano per scelta di tono. Infatti il libro fuziona al massimo. Il meccasismo è fermo, si muove bene, ben saldo sta.

“E a partire dalla Memoria, transitando per il Sogno, i tre autori ci conducono negli Spazi Cosmici, in un futuro fatto di consapevolezze volutamente ignorate e faticosamente accettate (Agnoloni) e, con una vera e propria sarabanda verbale, ci imbarcano su una capsula spaziale (Cuppini) o ci trascinano in un viaggio nello zodiaco Salvato)”, ha ben sintetizzato lo scrittore Paolo Codazzi.

“(…) Di racconto in racconto, si dipana una geografia che va da Urbino alla Dalmazia, dalle Dolomiti alla Sardegna, da Firenze a Venezia, dagli Stati Uniti all’Australia, fino agli spazi interstellari; un itinerario che corrisponde al vagare dentro se stessi, sprofondando come accade ai protagonisti di queste storie” capaci di dirci che esiste una conciliazione fra il dovere di liberarsi, compiendolo, dal desiderio di curiosità e meraviglia con una trasfigurazione delle tante e diffuse memorie.

 

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